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	<title>FanFictions di Lumos.it</title>
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	<description>Lumos.it: la Passaporta per Hogwarts</description>
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		<title>Riflessioni di fine anno &#8211; di Giulatesta</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 22:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulatesta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
		<category><![CDATA[Romantiche]]></category>
		<category><![CDATA[Serpeverde]]></category>
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		<description><![CDATA[Memorie di un posto chiamato "Hogwarts". Di un luogo unico al mondo, che molti si ostinano a chiamare semplicemente "scuola" ma che per altri è come una Casa, una parte di sè. Pensieri di un garda caccia... oh no, che brutto termine... piuttosto pensieri del custode dei luoghi e delle chiavi, del professore, del Mezzogigante, dell'amico, del guerriero, pensieri di chi non dimentica, di chi con il suo immenso cuore tiene sempre viva la memoria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p><strong>FF A TEMA LIBERO</strong><br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Memorie di un posto chiamato &#8220;Hogwarts&#8221;. Di un luogo unico al mondo, che molti si ostinano a chiamare semplicemente &#8220;scuola&#8221; ma che per altri è come una Casa, una parte di sè. Pensieri di un garda caccia&#8230; oh no, che brutto termine&#8230; piuttosto pensieri del custode dei luoghi e delle chiavi, del professore, del Mezzogigante, dell&#8217;amico, del guerriero, pensieri di chi non dimentica, di chi con il suo immenso cuore tiene sempre viva la memoria.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Hagrid</p>
<p><span id="more-1784"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p><em>Ecco qua.<br />
Anche quest&#8217;anno abbiamo chiuso i battenti, anche gli ultimi studenti sono partiti.<br />
La fine d&#8217;anno è sempre un delirio, con i G.U.F.O. e i M.A.G.O. e le feste di fine semestre e il banchetto di saluto. La Foresta Proibita è sempre da controllare, le solite coppiette che cercano di andarsi a nascondere per stare un pò in pace&#8230; ma dico io, ci vuole un cervello da Troll per considerarla un posto &#8220;tranquillo&#8221;! Non sono tutti come me. Anzi, penso proprio di essere l&#8217;unico che riesce a non trovarsi a disagio tra Acromantule, Schiopodi Sparacoda, Grami e Ippogrifi scorbutici.<br />
Solitudine? A volte. Come a tutti, penso. Tutti quelli che si ritrovano ad essere orfani, in ogni senso, alla fine la vivono come una parte di sè. Ma c&#8217;è sempre talmente tanto da fare che alla fin fine il tempo per pensare è sempre poco. Tutto il parco del castello da tenere a posto, le creature che lo abitano da curare e seguire per evitare che facciano danni o se ne facciano, le faccende di casa, le piccole e grandi riparazioni del Castello da seguire&#8230; davvero non c&#8217;è sosta per un guarda-caccia, che poi ad essere sinceri qualcuno mi dovrebbe spiegare il senso di &#8220;guarda-caccia&#8221;. Io non vado a caccia! Semmai debbo evitare che qualche bestiola vada a caccia del sottoscritto o di qualche studentello sprovveduto, quello sì!<br />
Custode dei luoghi e delle chiavi. Questo è il mio incarico esatto. Ed in effetti è quel che faccio. Cerco di tener tutto al meglio, e di dare una mano dove serve. Una mano, non una bacchetta. Quanto a magia, sono sempre stato goffo, anche se il Preside mi ha sempre detto che, ogni tanto, esercitarsi non mi fa male e che non sono affatto un incapace. Comunuque sia a qualcosa servo, e per chi si è sempre sentito una bestia da circo, un Mezzogigante da esibire nelle fiere di paese, sicuramente è una cosa bella.<br />
E poi ho degli amici. Oh, beh, molti studenti mi considerano un amico, magari se gli insegno come ammaestrare una Puffola o come accarezzare un Ippogrifo, o se chiudo un occhio su qualche loro escursione non proprio in regola&#8230; ma io parlo di amici veri, persone come Harry, e Ron, ed Hermione&#8230; persone come Albus Silente, degne di essere ricordate come e più di Merlino.<br />
Poi c&#8217;è quel vecchio scorbutico di Aberforth giù alla Testa di Porco che ogni tanto vado a trovare. Ci facciamo un paio di bicchierini e quattro chiacchere. Non abbiamo tante cose da dirci ma non importa, ci si fa compagnia e il tempo passa meglio.<br />
Si, perchè in verità la pausa estiva è davvero dura per me.<br />
Non per il lavoro da fare, figurarsi. Gli Elfi Domestici fanno un sacco di cose, e quando gli chiedo una mano sono sempre disponibilissimi, anche se oramai sono quasi tutti Elfi Liberi e felici di esserlo. Insomma, siamo un bel team, e a me toccano i lavori delicati, come magari aiutare una femmina di Unicorno a partorire o fare due chiacchere con i Centauri per evitare che litighino con qualche studentello. Poi, comunque, la fatica non mi spaventa, alla fine basta una tazza di the e un pò di biscotti per rimettermi in sesto. E senza gli studenti in giro, ci sono creature timide che si fanno vedere più volentieri, e a volte vengono anche nel mio giardino a rosicchiare qualcosa.<br />
No, è che alla fine, per quanto mi inventi nuove cose da fare, mi ritrovo sempre a passare da quel giardino, da quella piccola e pazza foresta piantata a ricordare chi è morto per difendere questa scuola dall&#8217;empia magia di Voldemort e dei suoi meschini accoliti. Perchè ognuno di quegli alberi è per me un amico, un ricordo vivo, che posso abbracciare e curare, a cui posso parlare e che posso, nel silenzio, ascoltare. Ascoltare e ricordare le loro voci, i loro scherzi, i loro consigli, ripensare a tutto quello che hanno combinato e che mi hanno insegnato.<br />
Hogwarts è la mia casa. E loro sono morti per difenderla, perchè era anche la loro casa.<br />
Per questo la preferisco quando è piena di ragazzi e di professori, per questo mi piace insegnare Cura delle Creature Magiche quando non sono impegnato con i miei usuali doveri&#8230; perchè mi ricorda quando facevo anche fatica a parlare correttamente, mentre adesso sono anche un professore. E tutto grazie a quei fantastici ragazzi, che sono cresciuti e diventati maghi e streghe senza eguali, o che riposano qui, in questo regno unico e inimitabile.<br />
Sono fiero di ciò che mi hanno aiutato a diventare. E per questo mi mancano tanto. Per questo tengo tanto a far sì che la loro memoria non si disperda, e che Hogwarts continui ad essere il luogo magico che è sempre stato. Per non dimenticare, e continuare sempre a vivere. E a sorridere ad ogni nuovo nascere del sole.<br />
Vi saluto e, in qualità di Professore di Cura delle Creature magiche e Custode delle Chiavi e dei Luoghi di Hogwarts, vi auguro ogni bene.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Hagrid</strong></em></p>



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		<title>Dietro la maschera: parte seconda &#8211; di _chiara_</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 22:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
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		<category><![CDATA[Armadio Svanitore]]></category>
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		<description><![CDATA[Siamo di nuovo alle prese con l’animo di Draco Malfoy. Quello che dovrà affrontare, ora, è molto più complesso, ben oltre la sua immaginazione, e sicuramente diverso da ciò che lui stesso aveva pensato al riguardo. Ciò che resta da decidere, per il giovane Draco, è "cosa fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p><strong>FF A TEMA LIBERO</strong><br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Siamo di nuovo alle prese con l’animo di Draco Malfoy. Quello che dovrà affrontare, ora, è molto più complesso, ben oltre la sua immaginazione, e sicuramente diverso da ciò che lui stesso aveva pensato al riguardo. Ciò che resta da decidere, per il giovane Draco, è <em>cosa fare</em>.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Draco Malfoy, altri vari.<br />
<strong>NOTE DELL&#8217;AUTORE:</strong> Si tratta del seguito di un mio precedente lavoro, &#8220;Dietro la maschera&#8221;, presentato lo scorso mese di aprile sempre in sede di tema libero.</p>
<p><span id="more-1795"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p><center><strong>Capitolo 1: Tormenti</strong></center></p>
<p style="text-align: center;">
<p><em>Ogni cosa era… buio. Tutto ciò che poteva esistere era imbevuto nell’oscurità. Non si vedeva assolutamente niente. Mi feci avanti a tentoni, smarrito, non sapendo che fare. Da qualche parte sentii parlare. Delle persone c’erano, dunque! Sì, qualcuno mormorava. Dalla voce, non sembrava si trovasse nelle migliori condizioni.<br />
Sollevato, ma leggermente sospettoso, seguii quel suono, e mi resi conto che il luogo in cui mi trovavo esisteva davvero, era una casa… un qualche edificio, ma non potevo dirlo con certezza. Per istinto, mi avvicinai sempre più finchè trovai uno spiraglio di luce proveniente da una porta socchiusa. Feci per raggiungerla, ma a un tratto qualcosa mi bloccò. Qualcun&#8217;</em>altro<em> parlò…<br />
“Non lo accetto. Lo sai.”<br />
Era una voce così raggelante, fredda. Ascoltarla era persino doloroso. Rabbrividii: probabilmente sarebbe stato meglio evitare quella stanza. Feci per scappare nell’oscurità dalla quale fino a poco prima volevo così disperatamente fuggire, ma poi fu come se le tenebre si appropriassero di me e gli occhi mi si chiusero…</em></p>
<p><em>Il buio scomparì. C’era molta più luce ora; mi trovavo in una bella stanza, rettangolare, elegantemente adornata, le pareti tappezzate di bellissimi dipinti, candelabri pendenti dai muri che diffondevano una luce soffusa, ma non feci in tempo a guardarmi intorno che qualcosa mi colpì, facendomi cadere: era dolore, dolore che mai avrei potuto immaginare: mi giravo e rigiravo sul pavimento, gridavo, contorcendo accoratamente i muscoli, nella convinzione che così sarei riuscito a scacciare quel male che mi opprimeva… e, miracolosamente, si fermò.<br />
Respiravo a stento, ora immobile, tenendo gli occhi chiusi; poi sollevai lentamente le palpebre, e istintivamente alzai lo sguardo. Non ero solo: c’era una persona, dall’aspetto molto strano: sul lungo mantello nero che indossava, risaltava la pelle totalmente bianca, di un pallore innaturale; la testa era calva, e il viso non era umano: mi fissava, con i suoi occhi vividi, rossi… malvagi.<br />
“No, non lo accetto, Draco”, sussurrò Lord Voldemort. Alzò il braccio, e un ghigno gli apparve in volto mentre pronunciava le parole che mai avrei pensato di sentire rivolgere a me.<br />
“Avada …”<br />
Era la mia morte. Di lì a qualche secondo, mi resi conto agghiacciato, sarei stato strappato via al mio corpo.<br />
Avevo fallito.<br />
E vidi un lampo accecante di luce verde.</em></p>
<p>Draco sussultò, spalancando gli occhi. Buio. Spinse in avanti le coperte. Ah, amate coperte: era nel dormitorio, allora. Si ridistese lentamente e cercò di riprendere sonno ma era impossibile. Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva sé stesso, in quella stanza, divincolarsi su quel pavimento, contorcersi dal dolore, ai piedi di quell’immondo…<br />
No, non era immondo. Come poteva pensarlo? Era il Signore Oscuro, l’unico, il solo col potere di dominare il mondo magico; e non meritava che i suoi progetti crollassero per negligenza sua, del suo nuovo servitore. Lui gli aveva giurato fedeltà e di certo non voleva tradirlo e né che il suo ultimo sogno diventasse realtà.<br />
Ma proprio non riusciva a mantenere la sua consueta freddezza, l’indifferenza che da sempre ostentava con così tanta naturalezza e gli incubi che occupavano le sue notti – talvolta interamente – non rendevano di certo più facile la situazione.<br />
Si strofinò stancamente gli occhi e si aggiustò meglio il copriletto, voltandosi dall’altra parte.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p><center><strong>Capitolo 2: Tremende incertezze</strong></center></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Poco dopo essersi alzato, quando urtò dolorosamente il comodino con la gamba, scoprì che non aveva davvero chiuso occhio. Si vestì svogliatamente e lasciò subito il dormitorio senza neanche rassicurarsi della presenza di Tiger e Goyle, infine scese le scale, attraversando la Sala Comune a testa bassa: non aveva voglia di vedere proprio nessuno… ancor peggio del solito.<br />
“Assonnato per caso, Draco?”<br />
Imprecando mentalmente, alzò lo sguardo. Zabini, con quella sua solita espressione fra l’altero e l’impassibile, lo osservava indifferente, la bocca stirata in un sorriso sghembo.<br />
“Hai certe occhiaie” aggiunse “fatti curare.” E se ne andò alla volta della Sala Grande, superandolo.<br />
Seguendolo con lo sguardo, infastidito, digrignando i denti, Draco riprese a camminare, sperando di non ricevere ulteriori seccature; ma sapeva che, proprio fuori dai sotterranei, c’era ad aspettarlo…<br />
“Buongiorno, Draco!” esclamò Pansy, prendendolo per mano.<br />
“Pansy”, rispose di rimando il ragazzo. Ma lei non badò al suo saluto: lo stava osservando in viso con troppa ansia nello sguardo, per i suoi gusti.<br />
“Ma hai delle occhiaie terribili; cosa ti è successo?”<br />
“Cosa può essermi successo, secondo te?” ribattè aspramente. “Quegli idioti hanno russato tutto il tempo.”<br />
Pansy rimase offesa dal suo tono, ma decise di restargli comunque accanto; così Draco attraversò svogliatamente il percorso alla Sala Grande con lei; per fortuna, non si spendeva tanto in chiacchiere, e potè tranquillamente restare nel suo silenzio sprezzante tutto il tempo.<br />
Dunque se n’erano resi conto: ormai era abbastanza evidente che non passava le notti nel migliore dei modi e, lui lo sapeva bene, non erano soltanto gli incubi che lo tormentavano. Le angoscie e soprattutto un unico, implacabile pensiero fisso lo struggeva da tempo: l’obiettivo che si era lui stesso prefissato dal primo giorno in cui aveva messo piede a Hogwarts, il solo motivo che l’aveva spinto a salire con impeto su quel treno tanto odiato: far valere la sua nomina di Mangiamorte, mostrare di esserne davvero all’altezza. E tutto ciò si incentrava su una sola azione, un unico gesto che avrebbe totalmente alterato non solo la sua vita, ma quella dell’intero mondo magico.</p>
<p>Erano già arrivati in Sala Grande, dove alla tavola dei Serpeverde gruppi di ragazzi ciarlavano, chiacchieravano, schiamazzavano. Ancora non ci credeva davvero; era sempre stato così infervorato, così raggiante, al pensiero della missione, sin da quei pochi giorni che lo avevano separato dal viaggio per il castello, poco dopo aver appreso l’ineccepibile novità: in quel periodo si era incessantemente crucciato nel curare ogni singolo, piccolo dettaglio del suo progetto, prima di iniziare a metterlo in atto; ricordò la sua ultima visita da Magie Sinister: si sentiva così forte, così sicuro di sé, fiducioso nelle sue abilità.<br />
Ma adesso non ne era poi così deciso. Finora non si era dimostrato capace neanche di far funzionare a dovere quegli stupidi Armadi, ed era già quasi la fine dell’anno: come accidenti avrebbe affrontato la situazione?<br />
“Ehm … Draco? Faremo tardi.”<br />
Pansy stava dall’altra parte della tavola, in piedi, scrutandolo apprensiva; Draco si riscosse dai suoi pensieri, guardandola senza vederla davvero; solo dopo qualche secondo si rese conto che la tavola dei Serpeverde era quasi del tutto svuotata: i ragazzi si stavano dirigendo nelle rispettive aule.<br />
“Oh… già. Arrivo” disse, ma rimase ancora lì, soprappensiero. “Vai pure, ti raggiungo tra poco” aggiunse, leggermente seccato, vedendo che la ragazza lo stava aspettando; Pansy gli lanciò un’occhiataccia, livida: aprì la bocca come per dire qualcosa, ma poi scosse la testa e se ne andò.<br />
Draco la seguì con lo sguardo. <em>“Anche lei ci si mette, adesso. Non vedono, non si rendono conto che sono occupato in qualcosa di certo più importante delle loro vite?”</em>  Si guardò intorno: dove accidenti erano andati a finire Tiger e Goyle? Irritato, prese la borsa e lasciò da solo la Sala Grande e, incurante della lezione di Storia della Magia che stava per cominciare, si diresse da tutt’altra parte, nella Sala d’Ingresso e salì, correndo le scale. Cosa lo spingeva a farlo, non lo sapeva: era forse la determinazione nel portare a termine un compito, la sua presunzione nel mostrare il suo vero valore o forse era solo paura.<br />
Il suo pensiero volò a suo padre, e senza rimuginarci troppo, tornò a lui stesso, alla notte che aveva da poco trascorso e a quel sogno che non avrebbe mai dovuto trasformarsi in realtà…<br />
Strizzò gli occhi, scrollando il capo come per impedire al suo ingarbugliato cervello di pensare e continuò a salire, gradino dopo gradino, senza neanche controllare dove veramente stesse andando e a un certo punto sembrò rifletterci: si fermò di botto, le mani appoggiate sulle ginocchia piegate per prendere fiato, la testa bassa. Poi alzò lo sguardo.<br />
Mai gli era capitato di sentirsi così insicuro, così poco deciso: tutto nella sua vita, sino a poco tempo prima, sembrava essere stato perfettamente disegnato: sapeva cosa fare, dove andare, sapeva come comportarsi; adesso, ogni cosa sembrava maledettamente distorta e Draco Malfoy non era abituato a questo genere di vita.<br />
Senza quasi rendersene conto aveva ridisceso le scale, in balia di un’intricata logica, e aveva preso il percorso per i Sotterranei; già, era proprio lì che voleva stare: lontano dal banale, stupido mondo in cui era costretto ogni giorno…<br />
Sussurrò la parola d’ordine e la porta in pietra si aprì, rivelando l’ampia scalinata; scendendo, lanciò un’occhiata alla Sala Comune, dove alcuni marmocchi nullafacenti occupavano uno dei suoi luoghi preferiti, ridendo troppo di gusto per potergli essere minimamente simpatici: ma a un suo sguardo gelido, i ragazzini filarono via, ben conoscendo gli atteggiamenti del giovane Malfoy. <em>“E a ragione”</em>.<br />
Draco si fece cadere su una poltrona, lasciando che la borsa cadesse rumorosamente sul pavimento e si prese la testa tra le mani. Era esasperato. Il mondo era divenuto qualcosa di ben più complesso per lui, di questo se ne era certamente reso conto; lo scorso anno, quando suo padre era stato catturato, aveva provato sgomento, poi rabbia, ma in seguito la fortuna sembrava aver girato nuovamente dalla sua parte, con un potente, inattaccabile Marchio che aveva costituito tutto per lui: ciò che lui rappresentava, ciò che lui era, le sue scelte, il suo destino, il suo futuro: la sua <em>vita.</em> Ma adesso… era davvero <em>sicuro</em> di tutto questo?<br />
All’improvviso avvertì un bruciore al braccio sinistro, che lo fece sussultare e alzò il capo, strofinandosi la pelle in quel punto del braccio; sotto il tessuto della camicia poteva avvertire con le dita le fattezze del teschio, che in quel momento era sicuramente più nero che mai. Ancora doveva abituarcisi…<br />
Tutt’a un tratto gli tornò alla mente la breve e accesa discussione che aveva avuto con Piton, molti mesi prima, a Natale.</p>
<p><em>“… Cosa credi di fare? Draco, il tuo atteggiamento è decisamente sconsiderato …”<br />
“La smetta! La smetta con queste stupide raccomandazioni! Lei non è mio padre, non può dirmi cosa fare, né tantomeno come comportarmi!”<br />
“Insomma, Draco, hai già dimostrato di aver fallito una volta! Sarebbe così semplice, io posso…”<br />
“Non mi interessa! Io ci riuscirò.”<br />
“Se commetti di nuovo gli stessi errori, lui ti ucciderà, lo sai. E la stessa fine farà la tua famiglia. Vuoi prenderti questa responsabilità, vuoi tenerti questo peso sulla coscienza? Se mi permettessi…”<br />
“Crede che non lo sappia? Io ci </em>riuscirò<em>!”</em></p>
<p>Pur nascondendolo, in quel momento lo aveva assalito una terribile angoscia. Sapeva, ovviamente, che il Signore Oscuro non era facile nel perdono. Allora rischiava realmente la morte, sì… e così sua madre. Suo padre. Questo timore, assieme a tanti altri, appesantiva il suo animo come un macigno e appariva all’improvviso nei suoi pensieri, in ogni momento della giornata, come un campanello d’allarme, pronto a ricordargli qual&#8217;era il suo dovere, e cosa comportava… ed era a causa del terrore che lo colpiva in questi momenti che aveva agito così ingenuamente, quelle volte: l’idromele avvelenato e prima ancora la collana di opali: tentativi goffi e sciocchi insieme, come aveva detto Piton.<br />
Cercando di rischiararsi la mente, si guardò attorno, distrattamente, e si guardò le mani, che stringevano la borsa; forse era proprio tempo di tornare all’altra realtà.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p><center><strong>Capitolo 3: L’ennesima prova</strong></center></p>
<p style="text-align: center;">
<p>“COSA ti è successo?” esplose Pansy.<br />
La prima lezione della giornata era già finita e i Serpeverde si stavano avviando verso l’aula di Pozioni, per la seconda ora di studio.<br />
Draco non rispose. Quel giorno stava accumulando talmente tanto rancore che difficilmente avrebbe resistito ancora a lungo; ma, per restare in un’atmosfera <em>normale</em>, disse:<br />
“Mal di testa. Sono stato in infermeria”. Poi cercò con lo sguardo Tiger e Goyle, che gli stavano pochi passi avanti.<br />
“Tiger, Goyle” chiamò. I due irrigidirono le spalle, e poi si voltarono, con una strana espressione dipinta in faccia. Rassegnazione?<br />
“Oggi pomeriggio, uno di voi due dovrà fare la guardia. E&#8217; importante.”<br />
Tiger gli rivolse uno sguardo truce, ma non replicò e continuò a camminare, corrucciato.<br />
“Si può sapere cosa sta succedendo, Draco?” proruppe Goyle, vicino all’esasperazione.<br />
“Una volta tanto fai domande intelligenti. Allora, Draco?” si intromise Pansy. Gli si mise davanti, quasi come se volesse bloccargli il passo: a giudicare dallo sguardo avvelenato, sembrava volesse distruggerlo con le sue stesse mani.<br />
“Sto parlando con <em>loro</em>, accidenti, togliti di mezzo”,ribattè Draco acido, a denti stretti.<br />
“Ma io…”<br />
“Tu <em>niente</em>, non c’entri assolutamente niente in questa faccenda. Perciò farai meglio a girare i tacchi.”<br />
Distolse lo sguardo, sperando che la cosa finisse lì. Si aspettava un’ennesima sua risposta adirata, perciò si sorprese al suo silenzio e rivolse nuovamente lo sguardo verso di lei.<br />
Pansy lo osservava in un modo così inusuale che non ci avrebbe creduto, se non l’avesse visto con i suoi stessi occhi: lo sguardo della ragazza era infuocato, acceso dall’ira, gli occhi stretti minacciosamente; mai avrebbe pensato di sentirsi rivolgere uno sguardo del genere da <em>Pansy Parkinson</em>.<br />
“Non vado avanti così, Draco. No” disse, la voce rabbiosa; si voltò di scatto e se ne andò, camminando a passo spedito, confondendosi nella folla, lasciandosi dietro un’atmosfera raggelata. Tiger e Goyle si lanciavano occhiate furtive, imbarazzate e strusciavano i piedi, non sapendo cosa fare o cosa dire; Draco osservava ancora Pansy, per quel che riusciva a intravedere di lei in mezzo a tutti quei ragazzi.<br />
Era tramortito. Stupefatto. Spiacevolmente sorpreso. Ma riusciva lo stesso a mantenere il suo solito cipiglio altezzoso.</p>
<p>Guardò la parete a lungo, inquieto. Sospirò. Era inutile fermarsi a pensare, ad ogni modo; quel che era stato fatto era stato fatto: ora doveva pensare al suo futuro. Fu questo che lo spinse ad attraversare per l’ennesima volta l’entrata invisibile per la Stanza delle Necessità.<br />
“<em>Mostrami il posto in cui nascondo l’Armadio… Mostrami il posto in cui nascondo l’Armadio… Mostrami il posto in cui nascondo l’Armadio…”</em><br />
E la porta si materializzò all’improvviso, provocandogli un tuffo al cuore. Ormai ogni cosa che riguardasse la sua missione lo rendeva profondamente irrequieto. Sospirò di nuovo ed entrò.<br />
Dinanzi a lui si estendeva una luminosa stanza rettangolare, dalle dimensioni inimmaginabili. La solita Stanza.<br />
Era pomeriggio presto. Aveva ancora tutto il tempo del mondo, no? Prese a camminare lentamente attraverso quegli strani corridoi, venuti a crearsi grazie ai numerosi oggetti nascosti e accumulati per secoli da svariati allievi di Hogwarts: erano a <em>migliaia</em>. Migliaia di migliaia.<br />
E in mezzo a loro c’era anche il suo segreto, proprio lì: addossato alla parete, isolato dalle cianfrusaglie che abitavano la Stanza, giaceva il vecchio Armadio Svanitore, banale nel suo liscio legno scuro e, per quanto lo riguardava, privo di ogni utilità. Almeno al momento.<br />
“Stupido Armadio”. Era arrivato, ormai era quasi alla fine. <em>Doveva</em> funzionare, altrimenti…<br />
Sfilò dal taschino della camicia una grossa moneta d’oro e la poggiò su un tavolo traballante lì vicino. Quel Galeone falso era il suo mezzo di comunicazione più importante.<br />
E iniziò per l’ennesima volta a cimentarsi nel far funzionare a dovere l’oggetto che ormai lo legava alla sua vita.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p><center><strong>Capitolo 4: Percorsi diversi</strong></center></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Ci era riuscito … ci era <em>riuscito</em>. Era assolutamente <em>incredibile</em>, la cosa più <em>meravigliosa</em> che gli potesse capitare, che gli fosse capitata da molto tempo a quella parte. E, come se tutto fosse stato progettato nel modo più perfetto, Silente era in uno dei suoi soliti viaggetti, fuori dalla scuola. Era il momento… a breve sarebbe arrivato. Ah, ora capiva, <em>sentiva</em> cosa si provava: percepiva la soddisfazione dell’impresa riscaldare il suo animo.<br />
La gloria era vicina. Gli sarebbe bastato fare un ultimo incantesimo e gli orrendi giorni che aveva appena passato non sarebbero più stati una realtà per lui.<br />
Omicidio. Avrebbe dovuto commettere un omicidio. Ormai non sarebbe più tornato indietro. Lui ce l’avrebbe fatta!<br />
<em>Tu non lo farai. Non ucciderai. Non ne sei capace. Non sei un assassino.</em><br />
Lo sarebbe diventato.<br />
<em>Il tuo cuore è troppo sensibile…</em><br />
Scacciò via questi pensieri: rimuginare troppo faceva davvero male, portava alla pazzia.<br />
Rimase lì dov’era, in allerta, la porta ben chiusa: lì, nella torre più alta del castello, sarebbe arrivato il vecchio Preside, la sua vittima. Per gli sciocchi eroi come lui, il Marchio sospeso appena sopra Hogwarts sarebbe stato un richiamo troppo forte per ignorarlo.<br />
Sentì dei rumori soffocati, dietro la porta. Qualcuno aveva appena attraversato i bastioni merlati, a pochi metri da lui, e si era fermato.<br />
Era l’ora. Subito spalancò la porta, il cuore palpitante.<br />
“<em>Expelliarmus!</em>”<br />
La bacchetta di Silente volò nel vuoto, oltre i bastioni.<br />
Troppo facile… stupido vecchio, non era nemmeno capace di difendersi da un incantesimo così banale; forse non sarebbe stato così difficile. Silente era proprio di fronte a lui, illuminato dalla delicata luce della luna, appoggiato ai bastioni. Sembrava così… <em>sereno</em>, perfettamente calmo e, come se fosse la cosa più normale del mondo, mormorò: “Buonasera, Draco”.<br />
Era sempre il solito, stupido vecchio. Draco lo ignorò, e gli puntò la bacchetta contro, guardandosi intorno: c’erano delle scope.<br />
“Chi altro c’è?” domandò bruscamente.<br />
“E’ la domanda che potrei fare io a te. O agisci da solo?”<br />
“No” disse Draco. Il suo sguardo si posò sul Marchio Nero, che si stagliava luminoso e nefasto nel cielo oscuro. “Ho dei rinforzi. Ci sono dei Mangiamorte nella sua scuola, stanotte.”<br />
Il momento stava arrivando, c’era quasi. Eppure continuava a parlare a ruota, senza neanche rendersene conto, rispondendo correttamente a ogni domanda che Silente gli poneva. Sembrava quasi un interrogatorio, un piacevole interrogatorio. Si sentì così fiero, così orgoglioso, nell’illustrare l’impresa che aveva duramente realizzato quello stesso anno, impossibile a chiunque, ma non a lui. Ogni cosa, ogni azione che aveva compiuto era stata minuziosamente studiata, dettata dall’astuzia… persino le gaffe dell’idromele avvelenato e della collana maledetta sembravano delle trovate così geniali…<br />
“Resta poco tempo, ad ogni modo; quindi consideriamo le tue alternative, Draco.”<br />
La fiumana di parole con cui si stava sfogando attimo dopo attimo si interruppe: Draco smise improvvisamente di parlare e riprese invece a pensare. A pensare a <em>quegli</em> occhi rossi, e quella voce fredda… ma più vividi nella mente gli tornarono gli occhi verdi e tristi di sua madre, che lo fissavano pieni di affetto… gli occhi spenti del padre, vuoti e inespressivi, come li aveva visti in sogno… i <em>suoi</em> stessi occhi, che lo guardavano dallo specchio incrinato del bagno, pieni di lacrime…<br />
“No” sussurrò, la voce roca “io…”<br />
Poi alzò la voce: “Io non ho alternative! Devo farlo! Lui mi ucciderà! Ucciderà tutta la mia famiglia!”<br />
Ecco. L’aveva detto.<br />
“Mi rendo conto della gravità della tua posizione. Perché credi che non ti abbia affrontato prima d’ora? Perché sapevo che saresti stato ucciso se Lord Voldemort avesse compreso che sospettavo di te.”<br />
Draco ora lo guardava in un modo nuovo: sembrava che Silente conoscesse tutto di lui, sembrava avesse sempre saputo…<br />
“Io posso aiutarti, Draco…”<br />
“Non può… nessuno può…” Era vero. Non c’era soluzione. Non poteva morire… non <em>potevano</em> morire. Doveva alzare il braccio, tenerlo fermo, deciso, puntato verso il Preside, e pronunciare le parole di morte. Si costrinse ad alzare il braccio di qualche millimetro. Tremava.<br />
“Passa dalla parte giusta, Draco. Tu non sei un assassino.”<br />
Il ragazzo sussultò. Quelle parole le aveva già sentite: le aveva pensate lui stesso, le aveva già pronunciate il suo inconscio…<br />
“Ma… sono arrivato fino a qui… Lei è qui a chiedermi pietà…”<br />
“E’ la tua pietà, non la mia, che conta adesso.”<br />
Draco rimase a bocca aperta. Forse Silente <em>era</em> nel giusto… doveva ascoltare il suo inconscio? Davvero non era capace di strappare la vita a un essere umano? A <em>Silente</em>?<br />
<em>“Saremo al sicuro… protetti… non saremo più costretti…”</em> Sì, forse era quella la via che voleva intraprendere e la sua famiglia l’avrebbe seguito. Tutto si sarebbe concluso nel modo migliore, come doveva essere da sempre, e per sempre.<br />
Sentì il braccio che reggeva la bacchetta abbassarsi: Il Marchio bruciava più forte che mai, ma voleva ignorarlo… Ma all’improvviso qualcuno piombò vicino a lui. Non era possibile, erano…</p>
<p>I Mangiamorte vennero fuori, uno dopo l’altro, mettendosi al suo fianco. Erano quattro.<br />
“Silente disarmato! Ben fatto, Draco!”<br />
In mezzo agli schiamazzi generali, risate di scherno e accuse beffarde rivolte a Silente, il ragazzo non riusciva più a pensare, a decidere cosa fare. Perché era lì? Perché si era cacciato in una situazione simile?<br />
Ma sentì un’altra voce, più forte, più equilibrata delle altre, eppure così terribile:<br />
“Draco, fallo o spostati. Uno di noi…” Era sua zia, Bellatrix, impaziente, fredda, crudele come al solito, assetata di sangue, più che mai in quel momento.<br />
E poi entrò Piton, il suo insegnante preferito. Piton, che voleva aiutarlo, che aveva stretto il Voto Infrangibile per lui… E poi, dopo molto tempo, Silente parlò. Draco si voltò inorridito verso di lui, osservandolo: era così patetico, lì, appoggiato ai bastioni, senza forze. Ora sembrava supplicasse Piton. Non aveva altra alternativa se non aspettare di morire… e neanche lui stesso, si disse, aveva molte alternative. Ma Silente, meritava davvero questo?<br />
Prima, però, che fosse possibile fare alcunché, successe.<br />
“<em>Avada Kedavra!</em>”<br />
Tutto si bloccò, ogni cosa si fermò: c’era un grande silenzio, quasi innaturale.<br />
Il cuore di Draco palpitava furiosamente, mentre restava impietrito a osservare una vita andarsene per sempre.<br />
Era finita.<br />
Aveva scelto l’altra strada.</p>
<p style="text-align: center;">



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		<title>La vittima &#8211; di Robin</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 20:07:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Suspense]]></category>
		<category><![CDATA[Tassorosso]]></category>
		<category><![CDATA[hermione granger]]></category>

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FF A TEMA LIBERO
RATING: G
Dopo una pessima giornata al lavoro Hermione torna a casa e trova un misterioso bigliettino. Sarà forse un&#8217;altra sorpresa romantica del suo Ron???
PERSONAGGI: Hermione Granger

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Hermione aprì la porta della sua camera, entrò, si tolse le scarpe e si buttò sul divano. Era stata una giornata pesantissima al lavoro. Rivolse lo sguardo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>FF A TEMA LIBERO</strong><br />
<strong>RATING</strong>: G<br />
Dopo una pessima giornata al lavoro Hermione torna a casa e trova un misterioso bigliettino. Sarà forse un&#8217;altra sorpresa romantica del suo Ron???<br />
<strong>PERSONAGGI</strong>: Hermione Granger</p>
<p><span id="more-1232"></span></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>Hermione aprì la porta della sua camera, entrò, si tolse le scarpe e si buttò sul divano. Era stata una giornata pesantissima al lavoro. Rivolse lo sguardo fuori dalla finestra. Il sole stava tramontando. Chiuse gli occhi e cercò di rilassarsi. Sentì il bisogno di una doccia. Si sollevò a fatica dal divano e si avviò verso il bagno. Davanti alla porta d’ingresso vide sul pavimento un fogliettino di carta che le era sfuggito poco prima. Lo raccolse e lo girò. Stampato nel mezzo del bigliettino c’era uno strano indirizzo di un sito web e dei dati di accesso:</p>
<p>www.lumosfansub.cn/xhg/898/new_poll.html<br />
<em>Username</em>: Hermione<br />
<em>Password:</em> winner</p>
<p>“Wow!” pensò. Il fogliettino lo aveva trovato proprio davanti all’ingresso e poteva essere stato infilato dal pianerottolo facendolo passare sotto la fessura. Il mese precedente il suo fidanzato Ron le aveva preparato una sorpresa simile. Via e-mail le aveva mandato un indirizzo di un sito web, dove aveva trovato un “buono virtuale” per un week-end romantico in riva al Lago Nero. Era stato un regalo per il loro anniversario e avevano passato due giorni meravigliosi. Stavano assieme da ormai due anni ed Hermione sperava di ricevere una proposta di matrimonio, o almeno di convivenza. Decise che la doccia poteva aspettare. Estrasse dalla borsa il suo portatile, lo posò sul tavolo della sala e lo avviò.<br />
“Vai!” disse ad alta voce.</p>
<p>Quando sullo schermo apparve il suo desktop, si collegò alla rete wireless, lanciò Firetass e digitò nella barra di navigazione l’indirizzo trovato sul bigliettino.</p>
<p>Si aprì una pagina su sfondo nero, con un titolo giallo in caratteri enormi:</p>
<p>NUOVO SONDAGGIO:<br />
TERMINE SCADUTO<br />
CLICCA QUI PER VEDERE I RISULTATI<br />
SI RICORDA CHE IL VIDEO DELL’EVENTO SARA’ TRASMESSO OGGIA PARTIRE DALLE ORE 20.30</p>
<p>Hermione seguì il link e le si aprì una nuova pagina,  sempre su sfondo nero, con solo un semplice menù da cui poteva scegliere:</p>
<p>1) LE CANDIDATE<br />
2) I RISULTATI<br />
3) VIDEO IN DIRETTA (SOLO PER UTENTI ABILITATI)</p>
<p>Cliccò sulla voce numero uno. La connessione ora sembrava più lenta. Sulla barra di stato la scritta “waiting for www.lumosfansub.cn” sembrava bloccata. Passarono alcuni secondi e la scritta cambiò in “Transferring Data from www.lumosfansub.cn”. Nella pagina che si aprì si vedevano quattro foto in miniatura che ritraevano delle ragazze in primo piano ed Hermione notò subito che la seconda era lei. Sotto le foto la scritta “Clicca su una foto di una delle candidate per accedere alla sua pagina” lampeggiava vistosamente.</p>
<p>Una sensazione di disagio iniziò a nascerle improvvisamente dalle viscere. Senza pensarci cliccò sulla sua foto e le si aprì la “sua pagina”. La paura si trasformò in terrore e la vista le si annebbiò mentre vedeva caricarsi miniature di sue foto prese di nascosto ovunque: in strada, nei negozi, sulla scopa e, cosa che la paralizzò del tutto, in camera sua mentre dormiva.<br />
Sotto le foto c’era del testo con una sua biografia:</p>
<p>“Hermione Jean Granger, 25 anni. Nata a Aberdeen, vive a Grimmauld Place da 8 anni. Laureatasi come Auror, lavora come Auror per l&#8217;Ordine della Fenice. Capelli castani, occhi marroni. Altezza 1,70 cm circa…”</p>
<p>Il testo proseguiva, ma non riuscì ad andare avanti. Premette il pulsante “back” del suo browser, tornò alla pagina precedente e scelse la seconda voce: “I risultati”.</p>
<p>Attese il caricamento della pagina successiva. Pochi secondi, ma le sembrarono ore. Alla fine si aprì la solita pagina su sfondo nero:</p>
<p>LA VINCITRICE DI QUESTO MESE E’:<br />
HERMIONE JEAN GRANGER</p>
<p>CLICCA QUI PER VEDERE L’EVENTO IN DIRETTA (SOLO PER UTENTI REGISTRATI)<br />
CLICCA QUI PER ACQUISTARE L’ACCESSO</p>
<p>Hermione. Ricordò che sul bigliettino c’erano anche una username e una password. Tornò alla Home del sito e seguì il link per l’evento in diretta. Le si aprì un box chiedendole i dati di accesso, digitò quelli trovati sul fogliettino e attese il caricamento della pagina. Lentamente si aprì una sua foto. Sotto vide apparire la scritta:</p>
<p>LA VITTIMA DEL MESE E’<br />
HERMIONE JEAN GRANGER<br />
CON 274 VOTI</p>
<p>METODO DI MORTE SCELTO:<br />
IMPICCAGIONE</p>
<p>CLICCA QUI PER IL VIDEO IN DIRETTA!</p>
<p>La sua mente già provata non trovò nessun appiglio a cui aggrapparsi. Puntò il mouse sul link al video. Si aprì una finestra con l’interfaccia di Windows Media Player, su sfondo nero. Attese il caricamento dei dati. Quando comparve la prima immagine del video trasmesso in diretta sentì un brivido gelido lungo la spina dorsale. Nel video riconobbe la sala della sua stanza ripresa dall’alto: lei era di spalle, seduta davanti al tavolo che guardava il computer. Dietro di Lei un uomo con una corda in mano si stava avvicinando lentamente. Si girò di scatto e con la coda dell’occhio notò un gancio sul soffitto che non era mai esistito&#8230;</p>



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		<title>La più grande paura di Hermione &#8211; di Lukinos Potter</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 17:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lukinos potter</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tassorosso]]></category>
		<category><![CDATA[draco malfoy]]></category>
		<category><![CDATA[Grifondoro]]></category>
		<category><![CDATA[harry potter]]></category>
		<category><![CDATA[hermione granger]]></category>
		<category><![CDATA[Hogwarts]]></category>
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		<category><![CDATA[ron weasley]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
FF A TEMA LIBERO
RATING: G
I personaggi presentati dalla nostra autrice J.K. Rowling a volte ci appaiono come un po’ troppo “fortunati”.
Perché, dunque, attenerci solo a quello che è scritto sulla carta e non provare a immaginare qualcosa di diverso?
In questa FF verremo a conoscenza della più grande paura di Hermione che, purtroppo per lei, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p><strong>FF A TEMA LIBERO</strong><br />
<strong>RATING</strong>: G<br />
I personaggi presentati dalla nostra autrice J.K. Rowling a volte ci appaiono come un po’ troppo “fortunati”.<br />
Perché, dunque, attenerci solo a quello che è scritto sulla carta e non provare a immaginare qualcosa di diverso?<br />
In questa FF verremo a conoscenza della più grande paura di Hermione che, purtroppo per lei, si avvererà.<br />
Questa esperienza sarà per lei un incentivo alla crescita; perché le farà comprendere quante cose si danno per scontate&#8230; quando per noi sono essenziali!<br />
<strong>PERSONAGGI</strong>: Hermione Granger, Harry Potter, Ronald Weasley, Pansy Parkinson, Draco Malfoy, Severus Piton, Minerva McGranitt, Albus Silente.</p>
<p><span id="more-1358"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p>Come tutti gli anni era arrivato il 1° Settembre e a King’s Cross si respirava un’aria frenetica. Tra pochi minuti sarebbe partito l’espresso per Hogwarts dal famoso binario 9 e tre quarti.</p>
<p>L’aria era veramente soffocante: chi urlava, chi spronava i propri figli, chi perdeva tempo nell’osservare il treno, chi chiacchierava con l’amico più intimo.</p>
<p>Tra tutta questa folla girava un bambino dai capelli nerissimi e arruffati, coronati da due occhi molto profondi di color verde intenso. Sembrava solo e senza amici e pareva disperso nei suoi profondi pensieri. Appena l’altro giorno aveva scoperto la sua identità, negata per 10 lunghi anni dai suoi zii malvagi e mentalmente chiusi a ogni cosa che non fosse, a loro giudizio, “perfettamente normale”. Aveva così scoperto di essere un mago e di essere anche molto famoso nel mondo dei maghi per aver sconfitto, seppur non definitivamente, uno dei più temuti maghi di tutti i tempi.</p>
<p>Salì dunque sul 7° vagone, trovando posto solo in uno scompartimento in cui sedevano un ragazzo e una ragazza che non parevano conoscersi. Si conobbero e dopo poco ognuno sapeva il nome degli altri due (ovvero Harry, Ron e Hermione) e non solo&#8230;<br />
Passarono assieme quelle sette ore necessarie per arrivare nella scuola di magia; tempo nel quale i tre ragazzi si scambiarono molte idee parlando anche delle case in cui sarebbero mai potuti venir collocati. Alla fine del loro discorso erano tutti e tre convinti che nella casa di Godric Grifondoro si sarebbero trovati benissimo. Chissà se il Cappello Parlante avrebbe mai soddisfatto i loro desideri&#8230;</p>
<p>Il treno si fermò presso il lago di Hogwarts che, grazie alla luce emanata dalla luna piena, risplendeva di una luce insolita e strana. Salirono poi sulle barche e giunsero, finalmente, nell’antico e magico castello, dove sorprese ed emozioni li attendevano.</p>
<p>Tutti gli studenti del primo anno entrarono dal portone principale ammirando la magnificenza del castello: sculture, quadri, tappeti, busti e molto altro; finché una voce dal carattere autoritario non li riportò alla realtà. La professoressa Mc Granitt li stava attendendo davanti a quello che pareva un altro enorme portone. “Buonasera ragazzi  e benvenuti nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. La casa nella quale verrete smistati diventerà per voi la vostra famiglia. Le quattro case sono Grifondoro, Tassorosso, Corvonero e Serpeverde. Che la cerimonia abbia inizio!”</p>
<p>Gli studenti erano molto spaventati, ma seguirono la professoressa che, a uno a uno, li chiamò a sedere su una seggiola posta sopra il piccolo rialzo dove si trovava il tavolo dei professori. Si cominciò dunque con Anna Bones che finì in Tassorosso e si proseguì. Ognuno aspettava con ansia il proprio nome. “Weasley Ronald”, disse la Mc Granitt, e Ron salì sul palco per poi abbandonarlo tutto contento diretto al tavolo dei Grifondoro. Passarono quindi Draco Malfoy che fu assegnato ai Serpeverde,  poi  toccò a Potter Harry che dopo un po’ venne assegnato a Grifondoro. A questo punto mancavano due ragazze: Hermione Granger e Pansy Parkinson. Le due vennero accompagnate sullo sgabello:  Hermione fu smistata nei Serpeverde e Pansy nei Grifondoro. Harry e Ron parvero un po’ dispiaciuti, ma mai quanto la povera Hermione, che pareva distrutta dopo questa nefasta decisione del Cappello Parlante. Il banchetto ebbe dunque inizio e dopo un bel po’ di tempo Albus Silente, il direttore della scuola, li congedò augurando loro un felice sonno.</p>
<p>Harry e Ron seguirono Percy sulla torre, dove un caldo e profumato ambiente li accolse mentre dalle finestre si notava la gelida tempesta. Nei sotterranei, invece, Hermione era appena entrata nella sala comune che l’avrebbe accolta per ben sette anni. La sola idea la spaventava, la turbava, ma alla fine decise di essere  forte e andare avanti senza scoraggiarsi mai.<br />
Il giorno seguente parve subito come incerto e pallido e questo rifletteva perfettamente il carattere degli studenti che, ancora assonnati e indolenziti, varcarono la soglia della Sala Grande per mangiare qualcosa prima della ripresa ufficiale delle lezioni. Hermione era triste; nel suo succo di zucca fece scorrere due lacrime che incresparono leggermente la superficie della bevanda mentre pensava a ciò che le era successo. Draco Malfoy, che stava osservando attentamente la giovane ragazza, cominciò a parlare piano piano con Tiger e Goyle che, a ogni sua affermazione, ridevano come due babbuini. Hermione si sentiva vittima di quel discorso perché pareva che i due si stessero rivolgendo proprio a lei. Fu per questo motivo che decise di lasciare la sala per dirigersi un po’ in anticipo verso l’aula di Pozioni, dove avrebbe atteso il resto della classe nonché il famigerato e temuto professor Piton.<br />
Erano passati appena cinque minuti (tempo nel quale la povera ragazza pianse ancora), quando il professor Piton assieme al resto della classe varcò la soglia. La lezione non fu particolarmente lunga, poiché il professore prese subito di mira Harry. Quando fu chiesto loro di preparare la “Pozione per i foruncoli” Hermione, nonostante l’avesse imparata a memoria, non riuscì a farla vista la tristezza e l’angoscia che la accompagnavano già da un giorno. Piton, tuttavia, non le disse nulla, ma anzi cominciò a inferire contro un povero Grifondoro il cui errore, pensò Hermione, non era legato alla preparazione della pozione, ma alla casa in cui si trovava. Il suono della campana diede più speranza agli alunni che, raccolte le proprie cose, uscirono, chi alla volta di Incantesimi, chi diretto a Difesa Contro Le Arti Oscure.</p>
<p>In quel mentre arrivò un’altra pugnalata nel cuore della ragazza: Pansy, Harry e Ron camminavano insieme e ridevano molto fragorosamente. Lei invece era sola e senza amici.<br />
Hermione si diresse molto lentamente, assorta in mille pensieri, verso l’aula di Difesa. Dopo una noiosissima lezione passata a pulire l’aglio contro i vampiri che, secondo il professor Raptor, erano sempre in agguato, uscì dirigendosi nella sua sala comune. Hermione non mangiava da quella mattina, ma non le importava. Lì, dove i riflessi del Lago Nero le giungevano sugli occhi, provava un bruttissimo senso di solitudine. Passarono dunque i secondi, i minuti, le ore, quando Hermione si rese conto che doveva andare a lezione di Trasfigurazione. Prese i suoi libri e varcò la soglia appena in tempo. La professoressa McGranitt spiegò loro come trasformare una matita in un ago. Hermione, che già sapeva la teoria nonché la pratica, non riuscì a far nulla; ma anzi dovette assistere alla perfetta trasformazione che Pansy, seduta vicino a Harry e Ron, aveva effettuato in pochissimo tempo.<br />
I suoi sentimenti stavano sopportando troppo: rabbia, tristezza, solitudine, angoscia. Non poteva più farsi carico di tutto ciò. I nervi si gonfiarono, il cuore cominciò a battere all’impazzata, gli occhi offuscarono ogni immagine.</p>
<p>Un tonfo. Era caduta. Hermione si svegliò di soprassalto, aprì gli occhi e si guardò intorno: era in una stanza con cinque letti tutti occupati (tranne quello da cui era caduta) da altre quattro ragazze. Si girò intorno e vide che sulle pareti erano affissi tantissimi manifesti raffiguranti un leone con dietro dei bellissimi colori: giallo e oro. Cominciò a riflettere: o era svenuta e stava sognando ciò che avrebbe tanto desiderato&#8230; oppure il contrario, ovvero nel suo sogno aveva pensato a ciò che più non desiderava: finire nei Serpeverde. Ragionò e, sforzando il suo cervello ancora assopito e stanco, capì che era stato tutto un sogno.<br />
Lei era una Grifondoro e non una Serpeverde! La felicità la pervase e, solo allora dopo sei anni, comprese quanto ci tenesse alla sua casa e quanto si sentisse nella mente e nel cuore una Grifondoro.</p>



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		<title>Scene da un matrimonio &#8211; di Cucciola_83</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 13:37:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cucciola_83</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre capitoli per spiegare le avventure che possono capitare ad una coppia di promessi sposi.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p><strong>FF A TEMA LIBERO</strong><br />
<strong>RATING:</strong> PG13<br />
Tre capitoli per spiegare le avventure che possono capitare ad una coppia di promessi sposi.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Remus Lupin, Tonks, Molly Weasley, Andromeda, Sirius Black, Altro personaggio</p>
<p><span id="more-1791"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800080;">Proposta</span></h1>
<p style="text-align: center;">
<p>Remus Lupin era particolarmente di buon umore quella sera di metà maggio, mentre tornava da Hogwarts dopo essere stato chiamato da Albus Silente, per un colloquio informale con alcuni membri della commissione del ministero. Da quello che aveva potuto capire sembravano tutti particolarmente impressionati dalle sue credenziali, e gli avevano fatto capire che il posto di docente di Difesa Contro le Arti Oscure era di nuovo suo. Tutto questo era stato possibile grazie alla fine della guerra contro Voldemort e all’intercessione di Silente.<br />
Era talmente felice che entrando nell’appartamento di Tonks, notò a malapena il disordine che regnava sovrano in quasi tutte le stanze.<br />
«Tonks, sei in casa?» chiese togliendosi il mantello e appendendolo al gancio dell’appendiabiti.<br />
Per tutta risposta ottenne soltanto un tonfo proveniente dalla cucina, intuendo cosa fosse successo andò a controllare e, proprio come aveva supposto, Tonks era sdraiata a terra circondata da una quantità imprecisata di cocci.<br />
«Tutto bene?» chiese a metà tra il divertito e il preoccupato, aiutandola a rialzarsi.<br />
«Sì, stavo sistemando questi piatti nella credenza, ma devo aver messo male il piede sul tappetino vicino al lavandino.» rispose, di nuovo in piedi, spolverandosi un pochino i vestiti.<br />
Con un rapido colpo di bacchetta Remus aggiustò tutti i piatti senza battere ciglio. Questo fatto insospettì non poco Tonks.<br />
«Ok, chi sei, cosa ne hai fatto del mio Remus?» chiese sospettosa puntandogli il dito contro.<br />
«Amore, sicura di non aver battuto anche la testa?» chiese a sua volta Remus, confuso.<br />
«No, non ho battuto la testa. Ma se tu fossi il vero Remus, avresti sicuramente elargito una delle tue solite perle di saggezza sul fatto di fare attenzione e così via.» rispose Tonks, alzando un sopracciglio.<br />
«Vero, ma oggi sono troppo felice per elargire perle di saggezza.» commentò lui imitando il suo modo di parlare, mentre la portava in una stanza più sicura.<br />
«E’ vero! Oggi avevi il colloquio a Hogwarts. Scusa me ne ero completamente dimenticata.» mormorò mortificata. «Quindi, è andato bene?» chiese curiosa.<br />
«Benissimo direi. Mi hanno fatto capire che sono il candidato adatto per il ruolo d’insegnante di Difesa Contro le Arti Oscure.» rispose sfoderando un sorriso a trentadue denti.<br />
«Fantastico!» esclamò lei abbracciandolo con un po’ troppo entusiasmo, facendo atterrare entrambi sul divano.<br />
«Hey, non vorrai mica fare fuori un neo professore…» tossì Remus, cercando di respirare con lei ancora appollaiata sul suo sterno.<br />
«Scusa…» mormorò, tentando di alzarsi «però devo ammettere che non è male come posizione…» sussurrò allungandosi verso il suo viso per baciarlo.<br />
«Non hai tutti i torti…» confermò Remus stringendola a sé.<br />
«Sai cosa ti dico?» sussurrò Tonks allontanandosi leggermente da lui.<br />
«Cosa?»<br />
«Dovremmo festeggiare…» continuò con sguardo malizioso, trovando la piena approvazione del compagno. «Vieni con me…» sussurrò prendendolo per mano e guidandolo in camera da letto.<br />
Appena Remus chiuse la porta alle sue spalle, si ritrovò di nuovo Tonks tra le braccia.<br />
«Sì, direi che è proprio il caso di festeggiare.» concordò baciandola.<br />
Tonks cominciò a slacciargli i bottoni della camicia, senza allontanare di un solo millimetro le labbra dalle sue, mentre Remus, lentamente, fece scivolare le mani lungo i suoi fianchi, prese l’estremità del maglioncino viola che indossava e glielo sfilò. Abbandonò le sue labbra solo per farle scivolare sul suo collo e poi sulla sua spalla sinistra, nello stesso istante abbassò, con la mano libera, la spallina destra del reggiseno.<br />
«Ti dona l’azzurro, peccato che…» sussurrò slacciando i due gancini, facendole il solletico nel tragitto che le sue dita percorsero per arrivare a destinazione.<br />
«Un vero peccato…» confermò Tonks, sfilandogli del tutto la camicia, per poi allontanarsi da lui e andando a sedersi sul letto facendogli segno d’avvicinarsi.<br />
Remus non se lo fece ripetere due volte. In piedi davanti a lei, si chinò e ricominciò a baciarla mentre Tonks, dopo aver fatto scorrere più volte le mani sul suo petto, si spinse più giù fino a raggiungere e slacciare il bottone dei pantaloni per poi abbassagli anche la zip. Così anche i pantaloni raggiunsero la camicia e, poco dopo, la gonna di Tonks fece la stessa fine, abbandonati a terra senza tanti complimenti.<br />
Remus la raggiunse sul letto, ricominciando ad accarezzare ogni centimetro del suo corpo, seguendo poi lo stesso percorso con la bocca.<br />
Giunta al limite, prese l’iniziativa facendo sparire quel poco che restava dei loro vestiti, poi salì sopra di lui baciandolo sulle labbra, poi sul collo, sul petto e ancora su fino a raggiungere l’orecchio destro.<br />
«Ciao, professore…» mormorò ridendo.<br />
Fu in quel momento che Remus invertì le posizioni, baciandola.<br />
«Ti amo…» le disse dolcemente.<br />
«Anche io ti amo…» rispose a sua volta con un sospiro.<br />
«Sposami…» sussurrò.<br />
Tonks sgranò gli occhi poi si mise a ridere. «Molto divertente…» riuscì a dire tra le risate.<br />
«Non sto scherzando.» ribadì lui alzando un sopracciglio, leggermente offeso dalla sua reazione.<br />
«R… Remus, non dirai sul serio. Voglio dire…» tentò di dire lei, senza sapere esattamente cosa dire.<br />
«Certo che dico sul serio.» confermò, sporgendosi dal letto per recuperare i pantaloni e mettendosi a frugare nelle tasche. Quando tornò più compostamente vicino a lei, teneva in mano una scatolina di velluto nera, l’aprì davanti a lei e ne emerse un anello con un piccolo diamante ovale proprio al centro.<br />
Tonks lo fissò come ipnotizzata per diversi minuti, fino a quando le parole di Remus non la riportarono alla realtà.<br />
«Allora, mi vuoi sposare?» le chiese ancora.<br />
Tonks non riuscendo a proferire parola annuì, ma a Remus non bastava.<br />
«Voglio sentirtelo dire…» la stuzzicò.<br />
«S… Sì, certo che ti voglio sposare!» esclamò improvvisamente, con un tono leggermente superiore rispetto a quello che voleva usare.<br />
Così Remus le prese la mano sinistra e le infilò l’anello. Entrambi lo fissarono poi Remus gli baciò la mano.<br />
«Ciao, futura signora Lupin.» mormorò sorridendole.<br />
Tonks ricambiò il sorriso, incredula. Poi però Remus cambiò espressione che divenne decisamente più maliziosa.<br />
«Dov’eravamo arrivati prima di questa piccola parentesi?» chiese baciandole il collo, e poi sempre più giù.<br />
«Sinceramente? Non ricordo…» rispose ancora intontita.<br />
«Vediamo se riesco a rinfrescarti la memoria…» le sussurrò ad un orecchio ricominciando poi a baciarla mentre tornava sopra di lei.<br />
Tonks lo accolse dentro di sé e per un attimo le mancò il respiro, quando cominciò a muoversi dapprima lentamente facendola gemere ad ogni affondo. Poi il ritmo divenne sempre più sostenuto ed entrambi faticavano quasi a respirare, ma poco gl’importava, troppo presi da quella passione che li univa. Tonks fu la prima a raggiungere l’apice del piacere, ma non ci volle molto perché anche lui lo raggiungesse, lasciandoli entrambi senza fiato ma appagati.<br />
Remus coprì entrambi con il lenzuolo, mentre lei si rannicchiava meglio contro di lui, il quale sospirò.<br />
«Cosa c’è?» chiese Tonks alzando lo sguardo.<br />
«No, niente è solo che…» cominciò, ma non sapeva bene come dire quello che voleva dire, mentre lei continuava a guardarlo, decisamente confusa.<br />
«E’ che non pensavo dicessi di sì.» confessò, mentre giocherellava con la sua mano sinistra, osservando i disegni di luce che proiettava il diamante incastonato sull’anello.<br />
«Ma…» Tonks non sapeva cosa pensare, davvero Remus pensava che avrebbe rifiutato la sua proposta di matrimonio, dopo tutto quello che aveva passato per stare con lui?<br />
«Aspetta, fammi spiegare.» si affrettò ad aggiungere. «Tempo fa, quando ancora non stavamo insieme, eravamo con Sirius e Molly nel salotto del quartier generale. Molly, come al solito, ti stava rimproverando per il tuo modo di vestirti e di comportarti, visto che avevi appena preso a pugni Sirius, colpevole d’averti preso in giro. Molly disse qualcosa del tipo “non troverai mai marito se continui a comportarti come un maschiaccio!” Tu con una semplicità disarmante le hai risposto “e chi ti dice che io mi voglia sposare?” Le avevi persino sorriso in modo inquietante. Da li era nata un’accesa discussione sul matrimonio e sui principi della famiglia. Tu eri fermissima sulla tua opinione riguardo all’inutilità del matrimonio, ricordo che avevi detto una frase che suonava all’incirca così: “se due persone si amano, non c’è bisogno di firmare un contratto che attesti il fatto che vogliano passare il resto della vita insieme”. Ti giuro, mi era quasi sembrato di veder uscire del fumo dalle orecchie di Molly.» le spiegò.<br />
Tonks rise. «Sì, ora ricordo. Temevo che le sarebbe venuto un infarto da un momento all’altro.» confermò. «Ora capisco i tuoi dubbi. Sinceramente, prima di conoscerti, del matrimonio non me ne importava nulla. Però devo ammettere che, appena hai detto “mi vuoi sposare?” mi si è quasi fermato il cuore.» aggiunse, nascondendo il viso contro il suo petto per non fargli vedere quante fosse arrossita.<br />
«Pensavo che saresti scappata a gambe levate, ed invece eccoti qui, con un anello di fidanzamento al dito. Chi l’avrebbe mai detto.» rise Remus alzandole il viso con un dito e guardandola arrossire ancora di più.<br />
«Scommetto che Molly salterà di gioia…» commentò Tonks alzando gli occhi al cielo.<br />
«Sinceramente non m’importa di lei. Quello che voglio è che tu sia felice di sposarmi.» mormorò lui baciandola.<br />
«E lo sono. Non immagini quando…» confermò lei ritrovandosi sopra di lui, cominciando a baciarlo con sempre più passione.<br />
«Ti amo futura signora Lupin.» riuscì a dire Remus tra un bacio e l’altro, prima che la passione li travolgesse nuovamente, impedendogli di formulare pensieri e parole coerenti.   </p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800080;">Preparativi</span></h1>
<p style="text-align: center;">
<p>Tonks dormiva beatamente nel grande letto della nuova casa, in cui lei e Remus si erano trasferiti di recente.<br />
Era piccola ma accogliente, a due piani più la mansarda, con due giardinetti. Uno leggermente più piccolo sul davanti delimitato da una staccionata, mentre l’altro sul retro era più grande, l’ideale per sistemare delle sedie da giardino con un tavolino e magari anche un gazebo.<br />
Entrambi adoravano quella casa e, lei in particolare, adorava il letto in cui stava dormendo. Peccato che il suo meritato riposo, dopo il turno massacrante del giorno precedente, venne interrotto dalle organizzatrici ufficiali del suo matrimonio, le quali entrarono senza tante cerimonie nella stanza, spalancando tende e finestre, oltre che togliendole di dosso le calde coperte in cui era rannicchiata.<br />
«Mamma! Molly! Cosa diavolo ci fate qui!?» urlò decisamente irritata da quella sveglia poco ortodossa.<br />
«Cosa ci facciamo qui? Tesoro mancano solo due settimane al matrimonio e ci sono ancora un sacco di cose da preparare. Forza alzati, devi riprovare il vestito e la pettinatura. E anche il trucco.» elencò Andromeda, la madre di Tonks, afferrandola per un braccio e scaraventandola fuori dal letto.<br />
«Ferma, mi fai male!» urlò Tonks opponendo una decisa resistenza. «Fammi fare almeno una doccia e la colazione!» continuò sfilando il braccio dalla presa ferrea di Andromeda.<br />
«Vada per la doccia. Ma la colazione dovrà aspettare.» sentenziò la donna.<br />
Circa mezz’ora più tardi Tonks se ne stava appollaiata in piedi su di uno sgabello a braccia aperte, mentre Molly e Andromeda le giravano intorno analizzando ogni dettaglio del vestito che però non si voleva chiudere.<br />
«Molly così non respiro.» si lamentò Tonks, mentre la donna tirava per allacciare meglio i bottoncini dietro alla schiena.<br />
«Tonks non è colpa mia. Fino ad una settimana fa ti stava a pennello e ora guarda, non si allacciano più i bottoni. Non mangerai un po’ troppo di recente?» chiese aiutandola a sfilarselo di dosso.<br />
«Non mi sembra. Voglio dire, è vero che ho più fame del solito ma cerco sempre di non esagerare, penso dipenda dallo stress. Però, ora che mi ci fai pensare, comincio ad avere fame, posso fare colazione?» chiese.<br />
«Ma certo, vado a preparare…»<br />
«Ferma, da oggi solo frutta e verdura. Basta con i dolci, quel vestito ti dovrà entrare come un guanto il giorno del matrimonio.» la minacciò la madre mettendole davanti una macedonia.<br />
«Ma…» tentò di dire Tonks.<br />
«Niente MA. E ora vieni qui, dobbiamo pensare ai capelli.»<br />
Tonks sbuffò e si sedette davanti alla specchiera del bagno mangiando, controvoglia, la macedonia. In fondo era meglio di niente.</p>
<p>Quando entrò in cucina, Remus trovò Tonks intenta a giocherellare con la forchetta che teneva in mano facendo rotolare una carotina bollita con altre verdure sul piatto.<br />
«Amore, cosa succede?» le chiese baciandole la testa.<br />
Tonks alzò lentamente la testa fissandolo con occhi tristi.<br />
«Mia madre ha fatto sparire qualsiasi cosa di commestibile dalla nostra dispensa e, come se non bastasse, l’ha incantata in modo che respinga qualunque cosa non sia salutare.» si lamentò spostando da una parte il piatto.<br />
«E come mai?» chiese ancora Remus sedendosi vicino a lei e abbracciandola.<br />
«Il mio vestito, quello per il matrimonio. Fino ad una settimana fa mi andava benissimo ora, invece, i bottoni faticano a chiudersi.» confessò imbarazzata.<br />
«E così tua madre ti ha messa a stecchetto.»<br />
Tonks annuì, nascondendo il viso contro il suo petto.<br />
«Quelle verdurine non sembrano appetitose.» commentò Remus osservandole.<br />
«Per niente…» confermò.<br />
«Ok, vieni con me. Andremo in un posto dove l’incantesimo di tua madre non ha effetto.» esclamò prendendola per mano.<br />
«E dove?»<br />
«Usciamo a cena, non mi piace vederti così triste.» rispose semplicemente aiutandola ad infilarsi il mantello ed aprendole la porta.<br />
Tornarono a casa circa tre ore dopo e Tonks era finalmente piena e soddisfatta, ma sapeva bene che sua madre non avrebbe mai dovuto scoprire di quel piccolo sgarro alla dieta, altrimenti sarebbe stata capace di farla correre da Londra a Hogwarts e ritorno, per smaltire tutto.<br />
Non sapeva bene se per il troppo mangiare o per lo stress, fatto sta che, entrando in casa, si sentì improvvisamente esausta, tanto da non riuscire a tenere gli occhi aperti.<br />
«Andromeda e Molly devono proprio averti fatta stancare molto di recente, guardati, sembri a pezzi.» commentò Remus divertito, mentre l’aiutava a salire le scale.<br />
«Non ne hai idea, sembrano due invasate. Non so per quanto tempo riuscirò a resistere.» mormorò Tonks, cominciando a cambiarsi.<br />
«Facciamo un patto, se non si calmano almeno un po’ scapperemo e ci sposeremo in segreto, lontano da…» propose ma non riuscì a finire la frase, troppo preso da Tonks intenta a sfilarsi la maglietta. Non l’avrebbe mai detto ad alta voce ma, in effetti, le sembrava leggermente più tonda del solito ma nonostante questo, gli appariva ancora più bella del solito.<br />
«Cosa c’è?» chiese Tonks, infilandosi rapidamente la T-shirt che indossava di solito per dormire.<br />
«Niente, mi è solo venuta in mente una cosa e ho perso il filo del discorso.» mentì.<br />
«Stavi dicendo che se quelle due pazze continueranno a fare le pazze» rise «ci sposeremo in segreto.» continuò accoccolandosi meglio tra le sue braccia.<br />
«Giusto. Scapperemo, troveremo una cappella in cima ad una scogliera, e ci sposeremo lì, lontano da tutto e da tutti. Anche se poi ci odieranno per tutta la vita.» trattenne a stento una risata.<br />
«Sono disposta a correre il rischio. L’unica cosa che voglio è diventare la signora Lupin.» Mormorò intontita dal sonno.<br />
«Ora dormi amore mio. Domani ci aspettano le due pazze per la scelta del menù.» le sussurrò, e per tutta risposta lei sbuffò nel sonno.</p>
<p>Come stabilito, il giorno seguente si ritrovarono alla Tana per concordare le ultime modifiche al Menù ma, nonostante questo, Andromeda non permise alla figlia di assaggiare nemmeno un pezzetto di pane, questo però, non infastidì Tonks, anzi.<br />
Quello che gli altri ignoravano, era il fatto che quella stessa mattina, poco prima di uscire, Tonks si era chiusa in bagno, colta da un’improvvisa nausea. Questa cosa l’aveva allarmata non poco, ma l’aveva attribuito all’abbondante cena fatta la sera prima, probabilmente la fame era stata talmente tanta da indurla ad esagerare, ecco perché evitò accuratamente di farne parola.<br />
Sfortunatamente per lei, proprio durante la scelta dei secondi, Molly le mise davanti un grande vassoio con al centro un salmone fumante. Tonks si alzò di colpo da tavola, tenendo una mano premuta contro la bocca.<br />
«Scusate, torno subito.» mugugnò per poi dileguarsi al piano di sopra.<br />
«Direi che il pesce è da escludere.» bofonchiò Molly trovando l’assenso di entrambi i sui interlocutori, mentre lo depennava dalla sua lista.<br />
Il pomeriggio fu decisamente più intenso per i due futuri sposi. Dovettero parlare con il cerimoniere, confermare i fiori, elaborare l’assegnazione dei posti a sedere per il ricevimento e fare una sorta di prova generale della cerimonia.<br />
Mentre si trovavano entrambi davanti all’altare, sistemato sotto un gazebo nel giardino dei Weasley, il quale era l’unico ad essere abbastanza grande per contenere tutti gli amici e parenti, Tonks cominciava a spazientirsi.<br />
«Opzione fuga…» le bisbigliò Remus facendole l’occhiolino, notando il suo nervosismo.<br />
Tonks annuì, trattenendo a stento una risata.<br />
Finalmente, verso le sette di sera, li lasciarono liberi di tornarsene a casa.<br />
«Amore, devo darti ragione riguardo a Molly e tua madre, sono due pazze invasate.» mormorò Remus lasciandosi cadere sul divano, esausto.<br />
«Già, non sai come vorrei che fosse già tutto finito.» confermò Tonks, sdraiandosi in modo da appoggiare la testa sulle sue gambe.<br />
«Confermo, per fortuna manca poco. Non so per quanto potremo sopportare questo ritmo, anche se le cose più importanti sono state fatte».<br />
«Per fortuna dico io. Quando il ricevimento sarà finito, ma non è un requisito fondamentale, ce ne andremo il più lontano possibile da tutti, e non vorrò più vedere ne fiori, ne addobbi. Niente di niente.» sospirò.<br />
«Te lo prometto, farò sparire qualsiasi cosa che assomigli vagamente ad un fiore.» rise accarezzandole i capelli.<br />
«E il tulle, non dimentichiamoci del tulle. E anche la seta…» aggiunse lei.<br />
«Beh, della seta non ne sono sicuro.» commentò Remus tra lo sconcerto di Tonks.<br />
«E come mai?»<br />
«Ci sono certi componenti dell’abbigliamento femminile che, in seta, sono particolarmente… interessanti, per non dire invitanti.» rispose con fare malizioso baciandole il collo.<br />
«Professor Remus John Lupin, cos’avete in mente? Pensavo foste stanco anche solo per pensarle certe cose». lo prese in giro, fingendosi scandalizzata per quelle avances.<br />
«Spiacente di deluderla mia cara signorina, se mi farete l’onore di seguirmi al piano di sopra, vi mostrerò le mie intenzioni.» continuò Remus alzandosi e tendendole la mano e facendogli un inchino da vero gentiluomo.<br />
Tonks prese la mano offertagli, inchinandosi a sua volta. Così entrambi salirono verso la loro camera, e a stento riuscirono a raggiungere il letto, presi com’erano l’uno dall’altra.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800080;">Cerimonia con sorpresa</span></h1>
<p style="text-align: center;">
<p>Finalmente il giorno tanto atteso era alle porte, più che altro perché i futuri sposi non ne potevano più dei preparativi, volevano solo allontanarsi da quel caos e starsene in santa pace.<br />
C’era solo un ultimo ostacolo da superare, cerimonia a parte. La notte prima della cerimonia.<br />
Visto che Molly e Andromeda erano particolarmente attaccate alle tradizione li obbligarono a non vedersi per le ventiquattro ore precedenti alla cerimonia, nonostante i due vivessero già insieme da almeno due mesi nella loro nuova casa. Quindi, Tonks, si ritrovò a passare l’ultima notte da nubile nella sua vecchia stanza a casa Tonks, mentre Remus fu mandato a casa Black, tra le grinfie del suo migliore amico e testimone Sirius.<br />
Come da loro desiderio non si organizzarono feste di addio al celibato e nubilato tra la disapprovazione di quasi tutti gli amici, così la serata e la nottata passarono tranquille. Peccato che lo stesso non si poté dire del mattino seguente.<br />
Tonks venne letteralmente scaraventata giù dal letto all’alba dalla madre che entrò nella stanza in modalità tornado.<br />
«Forza piccola mia, oggi è il grande giorno!» urlò, facendola sobbalzare.<br />
«Mamma! Ma ti sembra questo il modo…» Tonks non riuscì a terminare la frase troppo intenta a correre verso il bagno, tenendo premuta una mano sulla bocca.<br />
«Tesoro ti senti bene?» chiese la madre allarmata, più per il pericolo di rinvio della cerimonia che altro.<br />
«Sì, è colpa tua! Non si spaventa così la gente.» sbottò Tonks, risciacquandosi la bocca e cominciando a farsi la doccia.<br />
«Dai piccola un po’ più d’entusiasmo, in fondo ti stai per sposare…» commentò la madre andando a prepararle dei vestiti da indossare nel tragitto fino a casa Weasley.<br />
Tonks alzò gli occhi al cielo e sospirò. «Ancora poche ore, ancora poche ore…» si ripeté per riacquistare la calma.<br />
Avvolta nell’accappatoio tornò in camera sua dove ad attenderla c’era sua madre con già indosso il mantello, pronta per uscire.<br />
«Vestiti in fretta. Molly ci aspetta tra un quarto d’ora.» le raccomandò, lasciandole la sua privacy.<br />
«Aspetta, dov’è papà?» chiese Tonks, strofinandosi i capelli per asciugarli un pochino.<br />
«E’ andato da Sirius, come anche Arthur. Casa Black è diventata il quartier generale degli uomini.» rispose semplicemente Andromeda, uscendo.<br />
Tonks rabbrividì al solo pensiero di quello che poteva succedere, in quel preciso istante, tra quelle quattro mura.<br />
Quando anche lei fu pronta si smaterializzarono per comparire, qualche istante dopo, alla Tana.</p>
<p>Le cose a casa Black non si svolsero in maniera molto diversa visto che anche Remus venne svegliato in maniera poco ortodossa dall’amico.<br />
«Forza vecchio lupastro, la tua vita da scapolo sta per finire!» urlò, facendolo quasi cadere a terra per lo spavento.<br />
«Sirius, ti dovrebbero brevettare come sveglia.» bofonchiò Remus, ancora intontito ma, nonostante questo, riuscì ad alzarsi e a dirigersi verso il bagno, soffocando uno sbadiglio.<br />
Ne uscì circa mezz’ora dopo, con indosso solo un asciugamano avvolto in torno alla vita, ma ritrovandosi nuovamente Sirius davanti, intento a sfoggiare un sorriso che Remus conosceva bene.<br />
«Sirius, qualsiasi cosa tu abbia in mente, scordatela…» lo avverti superandolo per tornare incamera.<br />
«Moony, mi hai impedito di farti una festa di addio al celibato come si deve. Concedimi almeno un paio di brindisi. Di sotto ci sono già tutti i ragazzi in attesa.»<br />
«Sirius, mi posso vestire?» chiese Remus, visto che l’amico l’aveva seguito in camera.<br />
«Certo.» ripose lui sedendosi sulla poltrona.<br />
«Con te fuori dalla porta.» insisté.<br />
«Ok, ok quanto la fai lunga. Ma ricordati, ti aspettiamo in salotto. Se entro quindici minuti non scendi, ti veniamo a prendere di peso.» lo minacciò prima di uscire.<br />
Remus si lasciò cadere sul letto, sconsolato.<br />
«Ancora poche ore…» mormorò, cercando di calmarsi.</p>
<p>Alla Tana i preparativi erano in pieno svolgimento. Andromeda, Molly e Ginny giravano in torno alla povera Tonks, seduta su una sedia al centro della stanza della più piccola di casa Weasley, intente a truccarla e a sistemarle i capelli.<br />
«Tesoro, sei sicura di volerli lasciare rosa?» chiese per l’ennesima volta Andromeda.<br />
«Sì, a Remus piacciono rosa.» rispose, per l’ennesima volta.<br />
«Andromeda non ti preoccupare, metteremo dei fiori bianchi nei capelli.» la rassicurò Ginny, cominciando ad appuntare del mughetto tra i capelli in modo che sembrassero una piccola cascata bianca, mentre per fermare il velo sistemò delle roselline bianche.<br />
Tonks cercava di non pensare a tutto quello che le stavano facendo, anche se a volte era davvero dura, in particolare quando le tiravano i capelli o le riempivano il viso di cipria.<br />
«Non avete ancora finito?» chiese spazientita.<br />
«Ancora un attimo. Stai calma abbiamo ancora un’ora prima dell’inizio della cerimonia, e poi la sposa si deve sempre far attendere.» rispose Molly sistemandole ancora un poco di fard sulle guance.<br />
«Io non lo voglio far aspettare, non vedo l’ora che sia tutto finito…» sospirò.<br />
«Non sembri molto felice di sposarti.» commentò Ginny.<br />
«Io sono felice di sposare Remus, lo sono un po’ meno di questo circo che abbiamo intorno.» le rispose, guardandosi allo specchio.<br />
«Ma vi rendete conto che figlia che ho? Io cerco di farle avere il matrimonio perfetto e lei lo chiama circo.» si lamentò Andromeda.<br />
«Mamma ti prego, non ricominciare. Certo che è tutto perfetto e vi ringrazio ma…» Tonks si bloccò di colpo alzandosi di scatto.<br />
«Tonks ti senti bene?» chiese Ginny, ma non ricevette risposta verbale, solo un cenno di dissenso con la testa, poi scomparve in bagno, tra gli sbuffi della madre.<br />
«Spero davvero che non si stia ammalando. Tutto a causa di quei turni massacranti che le fanno fare al lavoro» commentò, lasciandosi cadere su una sedia.<br />
Improvvisamente un urlo proveniente dal bagno le fece sobbalzare e in un attimo si ritrovarono davanti alla porta.<br />
«Tonks, cosa succede?» urlò Ginny preoccupata.<br />
«Vado a prenderle del tea caldo magari…» tentò di dire Molly.<br />
«No!» urlò Tonks, «Chiamate Remus.» aggiunse.<br />
«Ma cara non puoi…»<br />
«Fatelo venire, o non esco di qui!» minacciò.<br />
Le tre donne si guardarono perplesse.<br />
«Ci vado io.» si offrì Ginny correndo giù per le scale.<br />
Nel giro di due minuti fu di ritorno trascinando un Remus, decisamente allarmato, per un braccio.<br />
«Cosa succede? Ginny mi ha detto che si è chiusa in bagno e non vuole uscire.»<br />
«Infatti, e non ne sappiamo il motivo. Cerca di farla ragionare.» si raccomandò Andromeda.<br />
Remus annuì mentre bussava alla porta, «Amore sono qui.» mormorò.<br />
In quel momento la serratura scattò e Remus poté entrare, lasciando le tre donne fuori ancora più sconcertate.<br />
Entrato nel piccolo bagno dei Weasley la vide seduta a terra, avvolta in una vestaglia bianca, con i capelli tutti in disordine. Non lo guardava troppo intenta a tenere il viso nascosto contro le ginocchia.<br />
«Amore cosa succede?» chiese accovacciandosi vicino a lei, sistemandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio.<br />
Tonks alzò leggermente la testa per guardarlo e Remus si accorse degli occhi rossi di lacrime.<br />
«Remus…» mormorò saltandogli al collo.<br />
«Amore hai cambiato idea?» chiese cauto, accarezzandole i capelli.<br />
«Cosa? No! Ma cosa vai a pensare…» esclamò stringendosi a lui con ancora più forza.<br />
«Allora cosa succede? Hanno sbagliato il colore dei fiori?» scherzò, ora che il suo principale timore era stato dissipato.<br />
«Spiritoso, sai quanto m’importa dei fiori… Non c&#8217;entra niente la cerimonia, anche se vorrei che fosse già tutto finito…»<br />
«Raccontami come mai hai voluto infrangere la tradizione. Credo che tua madre cominci a spazientirsi.» le sussurrò ad un orecchio per non farsi sentire dalle persone che attendevano nel corridoio, sentendo un ticchettio di unghie contro la porta.<br />
«Ginny, potresti portare di sotto le nostre madri? Ti prego, fallo per me.» chiese a voce abbastanza alta da poter essere sentita anche da loro.<br />
«Va bene, ci penso io.» confermò la ragazza e, quando Tonks si fu accertata che nessuno li stesse ascoltando, si alzò da terra.<br />
«Attenta…» esclamò Remus prendendola al volo prima che finisse di nuovo a terra.<br />
«Grazie, scusa è stato soltanto un giramento di testa.» mormorò cercando di riacquistare l’equilibrio, poi prese un grosso respiro e ricominciò a parlare. «Ecco, poco fa ho capito molte cose. Per esempio il fatto che il vestito da qualche settimana non mi va più bene, o perché sto sempre male e litigo con tutti.»<br />
Remus continuava a fissarla con aria interrogativa. «Sei solo stressata, vedrai che quando sarà…» tentò di dire.<br />
«Aspetta fammi finire. All’inizio anche io pensavo che fosse a causa dello stress, ma ora credo che ci sia dell’altro.» sussurrò, in particolare l’ultima parte della frase. «Cr… Credo di essere… incinta…» aggiunse tornando ad aggrapparsi a lui e nascondendo il viso contro il suo petto.<br />
Remus rimase immobile per alcuni minuti cercando di analizzare per bene quello che gli aveva appena detto.<br />
«Ne sei sicura?» chiese improvvisamente, alzandole il viso con un dito per poterla guardare negli occhi. Lei annuì incerta.<br />
«Ma come… Voglio dire… Pensavo che…» farfugliò senza sapere nemmeno lui quale domanda voleva o doveva fare per prima.<br />
«Suppongo che nell’ultimo periodo non abbiamo fatto particolare attenzione…» suppose Tonks, ricominciando a piangere, ma non capendone esattamente il motivo.<br />
«Amore perché piangi?» le chiese, asciugandole gli occhi con le dita.<br />
«Non lo so, non riesco a smettere… Ma non mi hai ancora detto cosa ne pensi, riguardo al bambino…»<br />
«Al nostro bambino vorrai dire.» la corresse sorridendo. «Trovo che non potessi farmi un regalo più bello.» le sussurrò prima di baciarla stringendola ancora più forte a sé, ma lasciandola andare di colpo, ricordandosi di fare attenzione.<br />
«Davvero ne sei felice?» chiese lei, appoggiandosi le mani sul ventre leggermente arrotondato.<br />
«Ma certo! Ne dubitavi?» chiese a sua volta posando una mano sopra alle sue.<br />
«Sai, non ne abbiamo mai parlato seriamente, di bambini intendo.»<br />
«Beh, direi che sarà il caso di farlo, ma dopo la cerimonia. Temo che, se non usciamo di qui, tua madre sfonderà la porta a calci per trascinarci all’altare. In oltre, sarà già abbastanza irritata per il fatto di doverti risistemare i capelli e il trucco.» rise.<br />
Tonks si fissò allo specchio sgranando gli occhi. «Sono un disastro! Ci avevano messo ore a sistemarmi…» gemette accasciandosi contro il lavandino.<br />
«Non è vero, se fosse per me potresti anche presentarti così.» le sussurrò ad un orecchio abbracciandola da dietro, tenendo sempre le mani sul suo ventre.<br />
«Amore, tu non fai testo…» rise «andiamo, mi ci vorranno secoli per risistemare tutto ed infilarmi il vestito.» sospirò.<br />
«Tanto non possono cominciare senza di noi.» commentò, baciandole il collo.<br />
«Ne sei certo?» chiese lei, alzando un sopracciglio.<br />
«In effetti no. Andiamo.» e così dicendo la prese per mano e aprì la porta. «Io scendo a tranquillizzare tutti.» le disse cercando di non ridere «Vi aspetto all’altare.» le sussurrò baciandola per poi correre verso le scale.</p>
<p>Come previsto da Tonks, la madre non reagì bene vedendola in quelle condizioni, ma non commentò, felice che la figlia fosse tornata a sorridere e, nel giro di mezz’ora, Tonks fu pronta per scendere in giardino. Persino il vestito ci mise poco ad entrarle, probabilmente Molly lo aveva modificato a sua insaputa. Che sospettasse qualcosa? In fondo, lei di gravidanze ne sapeva parecchio.<br />
Ma non aveva il tempo di pensarci mentre, al fianco di suo padre, percorreva quei pochi metri che la separavano da Remus.<br />
L’una di fronte all’altro si scambiarono le rispettive promesse, poi anche gli anelli. Quando il cerimoniere disse “ora puoi baciare la sposa”, Remus non se lo fece ripetere due volte, le prese il viso tra le mani e la baciò noncurante dei fischi e dei risolini provenienti dagl’invitati.<br />
«Finalmente ti posso chiamare signora Lupin. Ero stanco di chiamarti futura signora Lupin.» rise, prendendola per mano e ripercorrendo il tappeto rosso posto in mezzo alle due file di sedie bianche, fino ad arrivare alla zona allestita per il ricevimento, seguiti da tutti gli amici e parenti.<br />
Per tutto il pomeriggio e la sera, Remus non tolse gli occhi di dosso alla neo moglie, voleva assicurarsi che non si stancasse troppo, e se troppe persone la circondavano o le chiedevano di ballare, interveniva lui con una scusa qualsiasi, portandola verso i tavoli e facendola sedere per farla riposare.<br />
«Ti senti bene? Sembri stanca.» chiese preoccupato.<br />
«Solo un pochino.» confermò appoggiando la testa contro la sua spalla.<br />
«Tra poco ce ne andiamo, non temere.» la rassicurò, baciandole i capelli.<br />
«Mi rapisci?» chiese divertita.<br />
«Proprio così, sei così bella oggi che temo che qualcun altro lo possa fare, quindi, gioco d’anticipo.»<br />
«Devo ammettere che quelle tre sono imbattibili come make-up artist. Hanno risistemato il casino che avevo combinato in un attimo. Però non vedo l’ora di togliere tutto ed infilarmi qualcosa di più comodo.» mormorò togliendosi i guanti.<br />
«Non sai quanto ti capisco…» confermò Remus allentandosi la cravatta e slacciandosi il primo bottone della camicia.<br />
Ci volle almeno un’ora prima che riuscissero a salutare tutti gl’inviati ma alla fine li convinsero.<br />
«Tonks è esausta. Hanno bisogno di riposarsi entrambi, è stata una giornata parecchio stressante per tutti.» rispose Remus, all’ennesima richiesta di Sirius per fare un brindisi.<br />
Tutti lo fissarono sconcertati.<br />
«“Hanno” chi?» chiese Andromeda, confusa.<br />
In quel momento Remus sfoderò un sorriso beffardo.<br />
«Giusto. Ecco cosa dovevamo dirvi. Presto avremo un bambino…» con un rapido cenno della mano li salutò e, prima che qualcuno potesse chiedere spiegazioni, si smaterializzarono.<br />
Ricomparvero pochi istanti dopo in una casetta che Tonks non riconobbe.<br />
«Dove siamo?» chiese guardandosi intorno spaesata.<br />
«Ricordi quando ti avevo promesso la chiesetta in cima alla scogliera, nel caso avessero esagerato con i preparativi?» Tonks annuì. «Ecco, questa casa è in cima ad una scogliera e la cosa migliore è che nessuno sa dove siamo.» continuò, portandola vicino ad una finestra per mostrarle il panorama con luna calante che si rifletteva sul mare.<br />
«Ma come…» tentò di dire Tonks, voltandosi verso di lui.<br />
«Conosco Sirius. Sono sicuro che, in combutta con i gemelli, avrà sicuramente combinato qualcosa a casa nostra. Così ho preso in affitto questa casetta, per starcene tranquilli qualche giorno. In più, dopo la bomba che ho sganciato prima di smaterializzarci credo che se fossimo andati a casa nostra a quest’ora ci avrebbero già raggiunti.» sorrise compiaciuto.<br />
«L’hai fatto apposta allora. Signor Lupin sei tremendo!» lo accusò cercando, inutilmente di restare seria.<br />
«Mia cara signora Lupin, sono soltanto un Marauder» rise baciandola per farla replicare.</p>
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		<title>Armadio con sorpresa &#8211; di Cucciola_83</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 13:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cucciola_83</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corvonero]]></category>
		<category><![CDATA[Divertenti]]></category>
		<category><![CDATA[Erotiche]]></category>
		<category><![CDATA[Romantiche]]></category>
		<category><![CDATA[Andromeda]]></category>
		<category><![CDATA[lupin remus]]></category>
		<category><![CDATA[lupin tonks]]></category>
		<category><![CDATA[Ninfadora tonks]]></category>
		<category><![CDATA[remus lupin]]></category>

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		<description><![CDATA[Una tranquilla mattinata nell'appartamento di Tonks viene bruscamente interrotta da un'arrivo improvviso, chi sarà?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p><strong>FF A TEMA LIBERO</strong><br />
<strong>RATING:</strong> PG13<br />
Una tranquilla mattinata nell&#8217;appartamento di Tonks viene bruscamente interrotta da un&#8217;arrivo improvviso, chi sarà?<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Remus Lupin, Tonks, Sorpresa</p>
<p><span id="more-1787"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p>Sebbene la sera, e la nottata, precedenti fossero state particolarmente vivaci, Tonks, non ne aveva ancora abbastanza dei baci di Remus e, nonostante le sue continue lamentele, continuò a stuzzicarlo per impedirgli di abbandonare il letto. «Tonks ti prego, perché non provi a dormire per almeno un’ora? Non abbiamo chiuso occhio per tutta la notte.» la supplicò cercando di girarsi su un fianco e coprirsi con il lenzuolo.<br />
«Ma come, sei già stanco? Pensavo ti piacesse…» lo provocò lei con fare decisamente malizioso, accarezzandogli e baciandogli la schiena e le spalle nude.<br />
«Certo che mi piace, anzi adoro fare l’amore con te, ma non sono più un ragazzino e non riesco a tenere i tuoi ritmi».<br />
«Strano, non l’avrei mai detto. Te la sei cavata piuttosto bene ieri sera, questa notte e anche poco fa.» Così dicendo tornò sopra di lui, ricominciando poi a baciarlo per non farlo controbattere. E Remus ci mise poco a farsi convincere, invertì rapidamente la posizione e cominciò a baciarle il collo scendendo sempre più giù, togliendole quasi il fiato ad ogni tocco.<br />
Toc.<br />
Toc.<br />
«Hanno bussato…» le sussurrò ad un orecchio per poi tornare alla sua esplorazione.<br />
«No… Ti sbagli…» replicò a fatica.<br />
Toc.<br />
Toc.<br />
«Amore, guarda che è vero. C’è qualcuno alla porta.»<br />
«Sarà il postino babbano, sbaglia sempre appartamento.»<br />
Toc.<br />
Toc.<br />
«Vai a mandarlo via, così possiamo continuare, sempre che ti vada ancora», la provocò beffardo. Tonks non se lo fece ripetere due volte, scese di corsa dal letto, afferrò la sua vestaglia rosa preferita e si precipitò verso la porta, ignorando del tutto le risate di Remus.<br />
«Tu sta fermo lì, torno subito.» lo avvertì prima di sparire chiudendosi la porta alle spalle. Controvoglia Tonks aprì la porta, decisa a scacciare in fretta il disturbatore di turno, ma quello che si trovò davanti non era il solito stempiato postino babbano, bensì sua madre, avvolta nel suo solito poncho viola scuro e l’aria di chi ha molte cose da fare e pochissimo tempo per farle.<br />
«Mamma!!» urlò con voce strozzata, sperando che Remus la sentisse. Cosa che probabilmente avvenne visto il tonfo che riecheggiò per tutta la casa.<br />
«Ciao tesoro. Ma c’è qualcuno qui con te?» chiese Andromeda, guardandosi intorno con sospetto mentre entrava lentamente nell’appartamento della figlia.<br />
«Chi vuoi che ci sia qui dentro? Jarold sarà caduto dal suo trespolo come al solito.» disse Tonks cercando di dare alla sua voce un tono convincente, «Tu piuttosto, cosa ci fai qui?»<br />
«Visto che tu non ti degni di rispondere ai miei gufi, ho pensato di venire di persona a chiederti se domenica vieni a pranzo da noi.» rispose passando in rassegna l’appartamento con lo sguardo, per poi tornare a concentrarsi su di lei.<br />
«Scusa, è che prima di risponderti volevo controllare i turni per la settimana prossima.» le rispose Tonks, mentre le nascondeva sotto il divano delle vecchie riviste che erano sparse per il tappeto.<br />
Andromeda però no se ne accorse nemmeno, intenta com’era a scrutare la cucina. «Come mai non hai ancora lavato i piatti di ieri sera?»<br />
«Pensavo di farlo questa mattina, prima di andare al lavoro. Anzi, lo faccio subito» e con rapido tocco di bacchetta i piatti cominciarono a lavarsi da soli, levitando a mezz’aria.<br />
«Noto che hai avuto ospiti…» commentò osservando due bicchieri che si erano appena appoggiati al lato del lavello pronti per essere asciugati.<br />
«Oh, sì è vero. Ieri sera una&#8230; Una mia collega dopo il turno di lavoro si è fermata qui da me. Sai due chiacchiere, una cena veloce, ci serviva un po’ di relax.»<br />
Andromeda annuì felice che la figlia avesse un minimo di vita sociale. Poi, mentre si stava per sedere sul divano sgranò gli occhi. «Ma cara, indossi solo la vestaglia!» esclamò Andromeda, osservandola meglio e non vedendo spuntare nessun altro vestito dalla scollatura.<br />
«Cosa? Oh sì, è che quando sei arrivata stavo… Ecco stavo per farmi la doccia». Altra bugia, a cui però la madre sembrò credere.<br />
«Capisco. Allora questi turni?»<br />
«Non sono ancora stati resi noti, ma non ti preoccupare appena lo faranno sarai la prima a saperlo.» la rassicurò, sedendosi accanto a lei e coprendosi come meglio poté le gambe con i lembi della vestaglia.<br />
Proprio in quel momento però, quando sembrava che le cose stessero andando bene, un altro tonfò proveniente dalla camera da letto rimbombò per tutta la casa, facendo fermare per un attimo il cuore di Tonks, e alzare le “antenne radar” di Andromeda.<br />
«C’è qualcuno in casa…» mormorò sospettosa.<br />
«Ma che dici? Me ne sarei accorta se…» troppo tardi sua madre era già partita in quarta verso la stanza incriminata, spalancandone la porta senza tanti complimenti.<br />
La camera era deserta. Andromeda Si guardò più volte intorno, alla ricerca di prove sospette, ma non trovò niente, poi un miagolio proveniente da dietro il letto fece tirare un sospiro di sollievo alla padrona di casa. «Non pensavo avessi un gatto.» Disse osservando lo strano gatto arancione che continuava a miagolare nella sua direzione.<br />
«Infatti non è mio. Questo è quella palla di pelo dei miei vicini casa, si chiama Cagliostro.» Tonks tentò di prendere in braccio il felino, che però non voleva saperne di lasciare andare un lembo di una camicia bianca che sbucava dall’armadio. Lo riconobbe subito, era uno dei vestiti che Remus indossava la sera precedente, “ecco dove si è nascosto!” pensò, mentre il suo cuore ricominciò a battere all’impazzata.<br />
Fortunatamente l’attenzione di Andromeda si era focalizzata sul disordine generale che regnava nella stanza, impedendole così di prestare attenzione a quello che sbucava dall’anta dell’armadio. I battiti cardiaci di Tonks tornarono normali, mentre riaccompagnava la madre in salotto, “meglio non rischiare” pensò, lanciando un’ultima occhiata all’armadio. «Si è fatto tardi, meglio che vada subito a fare la spesa prima che Diagon Alley si riempia di gente», esclamò la donna guardando l’ora e dirigendosi verso la porta d’entrata. «Ricordarti di farmi sapere per domenica», si raccomandò afferrando la maniglia della porta.<br />
«Certo mamma, sarai la prima a saperlo».<br />
«E sistema un po’ questa casa, di questo passo non troverai mai marito.» aggiunse continuando a guardarsi intorno con aria critica.<br />
«Sì, mamma. Riporto questo furfantello dai vicini e mi metto subito al lavoro.»<br />
«Brava. Ciao tesoro.» salutandola con un bacio sulla guancia, si avviò giù per le scale.</p>
<p>Richiusasi la porta alle spalle, e abbandonato il povero mal capitato gatto nel corridoio, Tonks si lasciò cadere a terra cercando di riprendere il controllo di sé. Era nel bel mezzo della sua meditazione “zen” post visita materna quando si ricordò di Remus. Corse in camera da letto e spalancò le ante dietro cui si era nascosto.<br />
La scena che si ritrovò davanti aveva un qualcosa di comico impossibile da spiegare a parole. Remus, che indossava solamente i boxer, era incastrato tra due scatole di cappelli, con la schiena ricurva per evitare di essere infilzato dagli appendiabiti vuoti mentre in testa gli era caduta una sciarpa verde acido ma, essendo incastrato anche con le braccia, non era ancora riuscito a toglierla. «Hai intenzione di aiutarmi o vuoi restare lì a ridere per tutta la mattina?» chiese infine, vedendo che Tonks non si decideva ad aiutarlo.<br />
«Oh scusa amore, è che… Sei così buffo!» riuscì ad esclamare tra una risata e l’altra.<br />
«Tonks!» esclamò esasperato.<br />
«Ok, ok. Dammi la mano.»<br />
Dopo vari tentativi Remus riuscì ad uscire più o meno indenne dall’armadio, facendo però cadere entrambi sul letto, sistemato proprio davanti all’armadio.<br />
«Questa posizione mi ricorda qualcosa.» mormorò Remus, cominciando a baciarle una spalla che si era scoperta dopo la caduta.<br />
«Sì, anche a me. Ma ora come ora sono ancora troppo provata dalla visita inaspettata di mia madre. Quando si è avviata da questa parte volevo morire, e pregavo che tu ti fossi smaterializzato.» disse scostandolo leggermente da sé per evitare di cadere in tentazione.<br />
«Ci ho pensato solo dopo a smaterializzarmi. Ero troppo preso dal panico per pensare lucidamente al da farsi.» confessò con una punta d’imbarazzo nella voce.<br />
«Il famoso Remus Lupin, sempre padrone delle proprie emozioni in tutte le circostanze, preso dal panico?» lo prese in giro, ricominciando a ridere.<br />
«Proprio così. Chissà, forse sei tu che mi hai cambiato nel profondo, e hai fatto crollare tutte le mie certezze».<br />
«E questo è un bene o un male?» chiese leggermente preoccupata.<br />
«In bene naturalmente. Sei la cosa più bella che mi potesse capitare.» e così dicendo la baciò. «Direi che ora potremmo riprendere il discorso che abbiamo lasciato in sospeso a causa di tua madre.» propose di nuovo.<br />
«Ma non eri stanco?» chiese lei con fare malizioso.<br />
Ma per tutta risposta, Remus sciolse il nodo della vestaglia scostandone poi i lembi, così da poter riprendere la sua esplorazione del corpo di Tonks.<br />
«Mmm, direi che ti sei ripreso molto bene. Nonostante la sosta nel mio armadio.» rise, così Remus la morse delicatamente su un fianco.<br />
«Dicevi del tuo armadio?» chiese risalendo verso il suo viso.<br />
«Assolutamente niente. Perché? Non ho nominato nessun armadio.»<br />
«A ok. Mi sembrava di averlo sentito. Mi sarò sbagliato.» e la baciò nuovamente.<br />
«In compenso il verde acido non è proprio il tuo colore». lo prese di nuovo in giro, e Remus questa volta cominciò a farle il solletico.<br />
«No! Basta ti prego! Farò tutto quello che vuoi, ma smetti!»<br />
«Tutto?» Chiese fermandosi per un attimo, guardandola dritta negli occhi.<br />
Tonks annuì incapace di dire altro, mentre si asciugava gli occhi pieni di lacrime per il troppo ridere.<br />
«Bene, ti prendo in parola…» sussurrò avventandosi su di lei sogghignando.</p>
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		<title>Giorno prima degli esami &#8211; di Marga</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 12:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marga</dc:creator>
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		<description><![CDATA[FF A TEMA VINCOLATO: &#8220;Esami finali ad Hogwarts&#8221;
RATING: G
I ragazzi passeranno una movimentata giornata proprio il giorno prima degli esami. Cosa succederà loro? E soprattutto, riusciranno a uscirne indenni con tutto quello stress in giro per il castello di Hogwarts?
PERSONAGGI: Trio e Neville&#8230; altri di sfuggita.

I. GIORNO PRIMA DEGLI ESAMI
Un giorno splendido sorgeva e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF A TEMA VINCOLATO:</strong> &#8220;Esami finali ad Hogwarts&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
I ragazzi passeranno una movimentata giornata proprio il giorno prima degli esami. Cosa succederà loro? E soprattutto, riusciranno a uscirne indenni con tutto quello stress in giro per il castello di Hogwarts?<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Trio e Neville&#8230; altri di sfuggita.</p>
<p><span id="more-1759"></span></p>
<p>I. GIORNO PRIMA DEGLI ESAMI</p>
<p>Un giorno splendido sorgeva e il sole già illuminava, ancora tiepido e colorato, l’enorme castello magico di Hogwarts. I suoi raggi si insinuarono come tentacoli fantasmagorici all’interno delle grandi vetrate dei dormitori e andarono a solleticare gli occhi di un ragazzo magrolino e profondamente addormentato. Dovettero accarezzarlo a lungo prima che il suo cervello registrasse quell’intrusione e costringesse la coscienza a riprendere possesso di quel corpo e gli occhi ad aprirsi debolmente.<br />
“Buongiorno a me!” Mormorò Harry Potter, grattandosi la mascella e sbadigliando senza far rumore.<br />
Gli altri compagni stavano ancora dormendo e in effetti un rapido sguardo all’orologio informò il ragazzo che erano solo le sei e trenta del mattino. Ma ormai era fatta, Harry era stato svegliato e lui sapeva benissimo che non sarebbe più riuscito a prendere sonno. L’indomani avrebbe dovuto sostenere le prime prove degli esami finali e la sua mente, sebbene ancora intorpidita dal sonno, non faceva altro che ricordarglielo. Così ad Harry non restò altro da fare che cambiarsi, prendere i libri e scendere in Sala Grande, dove sperava di trovare già qualcosa da mangiare, l’ansia gli metteva fame! Per sua fortuna le cucine del castello erano sempre ben rifornite e quindi riuscì a fare una colazione degna di questo nome: pancetta abbrustolita, uova fritte, pane tostato con burro salato sopra, spremuta di frutta fresca e caffè. Una colazione degna di un re!<br />
“Ehi Harry, già in piedi anche tu?” Lo salutò Ginny, arrivata ora ora nella Sala e pronta a rimpinzarsi anche lei.<br />
“Ciao Ginny. Sì, mi ha svegliato il sole e poi sono in ansia per gli esami… anche tu?” Le rispose Harry, notando che la ragazza aveva una faccia cerea e le occhiaie.<br />
“Già! Non me ne parlare, non pensavo fosse così stressante!” Gli rispose Ginny, prendendo dei toast e della marmellata di pesche. “E per giunta fa un caldo bestiale, io non reggo!” Aggiunse poi, iniziando a spalmare una generosa dose di marmellata sulla fetta di pane.<br />
“A quanto pare farà ancora caldo per una settimana buona, poi le temperature inizieranno a scendere… così almeno dice il padre di Seamus.” Le rispose Harry, finendo la sua colazione. “Beh, senti io oggi non ho intenzione di morire dal caldo, vado a studiare sulle rive del Lago Nero. Vuoi venire con me?” Chiese Harry alla ragazza, aggiustandosi lo zaino carico di libri sulle spalle.<br />
“No, grazie. Devo andare in biblioteca, ci vediamo dopo.” Ginny diventò color pomodoro e continuò a mangiare guardando fissa il piatto davanti a sé.<br />
A Harry parve strano, ma non ci badò molto e uscì fuori, all’aria aperta. Di sicuro un buon posto all’ombra di qualche albero sulle rive del Lago Nero avrebbe giovato alla sua scarsa concentrazione e poi più tardi sarebbero arrivati anche Ron, Hermione e Neville per poter ripassare insieme.<br />
Era lì, sotto un frondoso albero, a ripassare incantesimi e a maledirsi per non essere stato più attento a lezione, quando capì che qualcosa non andava. C’era un silenzio innaturale, tutto sembrava fermo e immobile, persino l’aria era calma. Ma fredda. E il freddo aumentava inesorabilmente&#8230; ma non era un freddo normale, era un gelo che ti percorreva le ossa dal di dentro, era qualcosa di orrendo che rimandava alla mente immagini di morte, distruzione e putrefazione: Dissennatori.<br />
Harry scattò in piedi ed estrasse la sua bacchetta dai jeans sporchi di terra. Ma che diavolo succedeva? I Dissennatori erano stati cacciati da Hogwarts, Silente li aveva banditi… e invece se li trovava lì davanti. Tanti.<br />
“Expecto Patronum!” Urlò Harry in preda al panico, producendo qualcosa che vagamente somigliava a del sottile fumo argenteo, niente a che vedere con il suo bellissimo cervo argentato. Troppi. “Ex… Expecto… Patronuuum!” Cercò di concentrarsi meglio su un pensiero felice, su un singolo, bellissimo, felice momento. “No, non Harry, non lui, nooo!” “No!! Sirius!” “Sono svenuto, caduto, morto!” “Lascia mia moglie, lasciala!” “Davvero credi di fermarmi? Ahahahah!” Ormai il ragazzo era sopraffatto da voci e sentimenti contrastanti. Era una specie di contenitore nel quale venivano riversati sentimenti talmente dissonanti tra loro da risultare ancora più spiacevoli. E immagini di morte e distruzione, non solo appartenenti a vaghi ricordi dei suoi genitori, iniziarono a impossessarsi di lui. Un conato di vomito lo costrinse a piegarsi in due, un gelo mortale si impadroniva sempre più della sua anima, che aveva quasi assunto un peso maggiore del suo stesso corpo, una sensazione di inutilità e impotenza lo stava distruggendo facendogli desiderare persino la morte, la morte piuttosto che quello strazio, la tortura corporea sarebbe stata meglio, e urla e sangue e verde e mantelli svolazzanti. Finché un Dissennatore si avvicinò, togliendosi il cappuccio e un fetido profumo di morte lo avvolse. Un pudico mantello nero coprì il ragazzo, che perse gli occhiali, la nebbia si trasformò e il nero lo avvolse del tutto facendogli perdere i sensi.</p>
<p>Hermione era completamente rilassata e a suo agio nella Sala Grande, anche se quello era il giorno prima degli esami finali. Lei non era affatto preoccupata, visto l’impegno che ci aveva messo in tutto l’anno scolastico, anche se aiutata dalla Giratempo. Ma persino lei aveva dovuto ammettere di non riuscire a seguire tutte, e con tutte si intende proprio t-u-t-t-e, le materie della scuola. Certo, aveva qualche brivido che le percuoteva la schiena, ma quelli erano i brividi emozionanti di chi sa già quello che sta per affrontare e non lo teme minimamente. Solo una cosa la turbava, anzi non era neppure un turbamento, era un pensiero che ogni tanto le sfiorava la mente indaffarata: e se il troppo sapere l’avesse rimbambita? Ma no, cosa stava dicendo, quelli non erano discorsi adatti ad Hermione Granger, era o no la Strega più brava del suo corso (ma anche di tutta la scuola, come era solita affermare la Professoressa McGrannitt)? Hermione finì la sua salsiccia e bevve un buon bicchiere di caffè caldo.<br />
“Signorina Granger, pronta per gli esami?” A parlare fu inaspettatamente la Professoressa McGrannitt, che le rivolse anche un mezzo sorriso, al suo solito.<br />
“Sì, Professoressa! Assolutamente! Ho studiato parecchio.” Disse Hermione con un sorriso, compiaciuta del fatto che la Professoressa fosse così gentile con lei quella mattina.<br />
“Bene Granger, mi fa piacere vedere che non ha perso la sua grinta. Mi aspetto grandi cose da lei!” E così dicendo la Professoressa si allontanò per andare al tavolo degli insegnanti, lasciando Hermione con la faccia rossa come un peperone e un sorriso a trentadue denti.<br />
“Ehi Hermione, perché ridi al piatto vuoto?”<br />
“Oh… no niente, lascia stare, pensavo a una cosa!” Disse Hermione imbarazzata a morte. “Come ti senti per gli esami?” Chiese poi a Dean Thomas, che intanto si era seduto e stava iniziando a riempire il suo piatto.<br />
“Mmm, benissimo grazie!” Disse il ragazzo addentando una salsiccia come mai aveva fatto finora, lasciando Hermione un po’ disgustata. “Ho già vomitato tre volte per l’ansia, ma cosa vuoi che sia!”<br />
“Ehm… passa in infermeria magari, eh?” Gli suggerì la ragazza che nel mentre recuperò il suo zaino da sotto il tavolo e se lo mise in spalla. “Beh, io vado a ripassare, domani bisogna essere pronti a…” Ma non finì la frase e, anzi, scappò a gambe levate: Dean stava per rigettare quel poco di colazione che era riuscito a madar giù.<br />
Hermione si diresse verso i sotterranei, sapeva che li avrebbe trovati sicuramente vuoti, ma almeno laggiù avrebbe trovato un pò di fresco. Il caldo lei proprio non lo reggeva e quel giorno sembrava più luglio che giugno. Così era quasi arrivata all’aula di Pozioni, dove aveva intenzione di accamparsi (“magari faccio anche qualche pozione, giusto per allenarmi”), quando vide un alone verdastro proprio verso la fine del lungo e oscuro corridoio. Strano, non l’aveva mai notato. “Beh, perché non c’è mai stato, stupida!” Si disse ad alta voce e si avviò in quella direzione, incurante del fatto di essere l’unico essere vivente o non vivente in quel corridoio.<br />
Eppure… c’era odore di muschio e di acqua vicino a quella nebbiolina, ancora più strano. Hermione si avvicinò e lasciò per terrà il suo zaino stracolmo di libri, la nebbia non permetteva di vedere a un palmo dal proprio naso. “Lumos!” Disse sicura estraendo la bacchetta, ma fu inutile e lei continuava a non vedere nulla&#8230;fu allora che si appoggiò al muro per non perdere l’orientamento. Non l’avesse mai fatto! Appena la sua mano sfiorò il freddo muro, un&#8217;enorme botola si aprì ai suoi piedi e lei scivolò velocissima verso il basso urlando a pieni polmoni, la bacchetta chissà dove. Si aspettava di morire spiaccicata al suolo, quando incontrò qualcosa di gelido che subito la avvolse completamente: acqua. Hermione cercò di risalire oltre la botola ma quella ormai si era chiusa e non c’era più nemmeno uno spiraglio per poter respirare. In preda al panico cominciò ad agitarsi ma i suoi polmoni richiedevano sempre più aria, sempre più e sempre più finché l’istinto ebbe il sopravvento e lei aprì la bocca per respirare, aspettandosi di morire annegata. Fu allora che si accorse di poter invece respirare proprio come se fosse in superficie, anche se sentiva il gelo dell’acqua pervaderle i polmoni. Ma proprio in quel momento qualcosa di viscido la prese per le spalle e con la coda dell’occhio vide una pinna enorme. Era una sirena ed Hermione sapeva che non erano molto gentili con gli umani, anche se in vita sua non ne aveva mai incontrata una. Cominciò ad agitarsi mentre questa la trascinava sempre più in basso e sempre più in profondità attraverso una marea di alghe che sembravano avere vita propria. Hermione decise allora di usare le maniere forti. Aveva perso la sua bacchetta, è vero, ma non i suoi denti e morse più forte che poteva il braccio della sirena! Quest’ultima, presa alla sprovvista, scostò velocemente il braccio trascinando Hermione, per poi lasciarla andare. La ragazza fece un volo enorme, se così si può chiamare sott’acqua, mentre alghe tentacolari tentavano di afferrarla, cominciò a scalciare ma niente, delle alghe riuscirono ad afferrarla, ad avvinghiarla, si divincolò ma queste strinsero ancora di più. Allora Hermione pensò al Tranello del Diavolo e restò ferma, ma le alghe si avvolsero attorno al suo collo e strinsero. Hermione urlava&#8230; un urlo senza suono, tutto era attutito, la gola era sempre più stretta e il fiato sempre più corto finché i polmoni iniziarono a richiedere più aria (o doveva dire acqua?) di quel che lei poteva dare loro, una sensazione di gelo la pervase, dei puntini grigi sempre più insistenti iniziarono a entrare nel suo campo visivo e poi ricoprirono tutto&#8230; dopo venne solo il nero a portare un’incoscienza pietosa. Oblio.</p>
<p>Nella giornata più ansiosa di tutte, quella prima degli esami finali ad Hogwarts, uno studente vagava come in preda allo stupore nel giardino della scuola. Aveva un enorme zaino carico di libri sulle spalle, la bacchetta che sporgeva dalla tasca posteriore dei jeans e stava mordendo un&#8217;enorme mela verde che quel giorno costituiva la sua colazione. Si guardava ansiosamente a destra e a sinistra, quasi dovesse nascondersi da un orribile mostro. E in effetti così Piton doveva apparire agli occhi del giovane Neville Paciock: come un mostro appiccicoso e assetato di sangue, del suo in particolare.<br />
“Ma guardati, Paciock!” Gli disse una voce gelida, tagliente e lenta. Draco Malfoy lo osservava sprezzante. “Sei più bianco di quel buono a nulla di Nick-Quasi-Senza-Testa. Paura per gli esami?” E senza degnarlo di un ulteriore sguardo se ne andò via, lasciandolo nuovamente solo con i suoi pensieri.<br />
“Cretino!” Si lasciò sfuggire dalle labbra Neville, cosa che non avrebbe mai fatto in presenza di Draco, soprattutto se quest’ultimo era accompagnato dai suoi due scagnozzi preferiti. “Che vi venga un accidente!” Disse convinto e buttando il torsolo della mela in un contenitore lì vicino rientrò a scuola.<br />
Aveva tanti pensieri per la testa ma uno in particolare non gli permetteva di dormire da quasi tre giorni ormai: il compito di pozioni. Che Piton lo odiasse era risaputo, sia lui che Harry erano i suoi bersagli preferiti, ma che dovesse pure sognarselo quello era troppo! Neville decise così di andare in biblioteca, forse non sarebbe servito a nulla ma avrebbe lo stesso cercato un libro in grado di aiutarlo. “Esisterà qualche libro con suggerimenti e trucchi per effettuare delle pozioni perfette!” Si disse.<br />
Mentre era occupato a fare considerazioni di questo tipo era già arrivato alla biblioteca della scuola. Stranamente quel giorno era deserta, Neville si guardò attentamente in giro ma non c’era proprio nessuno, nemmeno la vecchia bibliotecaria era presente, aveva infatti lasciato un biglietto sulla scrivania: “Tornerò per l&#8217;ora di pranzo. Siate diligenti.” Diceva, con una grafia sottile e stretta. Forse fu per quel motivo, forse fu il caldo, forse fu l’aver incontrato Draco, fatto sta che a Neville venne un’idea su dove trovare un libro di pozioni davvero utile e interessante: nella Sezione Proibita. Perché no, si disse, fa il Grifondoro per una volta! Così, il ragazzo lasciò sul tavolo il suo pesante zaino, portò con sè soltanto la bacchetta, e si avvicinò alla porta della Sezione Proibita: aperta. Col cuore in gola e tremando per l’emozione, entrò dentro e si chiuse la porta alle spalle. Anche se pieno giorno quella parte di biblioteca sembrava avvolta in un manto scuro, tutto era attutito e misterioso, polveroso e immobile. Neppure una mosca a fargli compagnia. Neville iniziò a guardarsi attorno e a cercare un libro che potesse fare al caso suo: Cuore di Tenebra, Morti Strane, Presagi Maligni, Pozioni Mortali&#8230; “Mmm, forse vicino a Pozioni Mortali c’è qualcosa!” Disse in un sussurro il ragazzo, cercando di contenere l’emozione.<br />
Continuò a cercare per qualche minuto finchè un libro attrasse la sua attenzione. Non parlava di pozioni e di intrugli strani e maleodoranti, il titolo era “Mostri Europei”. Il problema era che il libro si stava muovendo da solo, tremando anche peggio del povero Neville, e con un terribile tonfo cadde sul leggio e si spalancò. “Nooooooo!!!” Neville urlò con quanto fiato aveva in gola perché qualcosa di orrendo, di immenso e buio era uscito fuori dalle pagine di quel singolare tomo. Un mostro indescrivibile e umanamente inconcepibile, che avrebbe portato chiunque sulla malandata strada della follia, si stagliava ora davanti al giovane Grifondoro. Coraggiosamente Neville provò a fermarlo, attingendo forza da una parte di se stesso che non conosceva ancora bene: “Finite Incantatem!” Disse ad alta voce, ma non successe nulla, anzi il mostro sembrava adesso percepirlo coscientemente. “Riddikulus, Riddikuluuuus!” Neville scaricò ogni singolo incantesimo che conosceva sulla forma maligna che adesso si stava avvicinando a lui, ma tutto era inutile. E allora il ragazzo si girò e iniziò a correre più velocemente che poteva verso la porta, ma nella fretta non si accorse che il mostro aveva avvolto attorno alla sua gamba un filo nero come la pece, che sembrava fatto di fumo, e così Neville si ritrovò con la faccia premuta contro il pavimento, con il naso rotto che perdeva sangue e impossibilitato ad aprire gli occhi a causa delle lacrime e del dolore, la bacchetta finita sotto uno dei vari scaffali della libreria. Si girò verso l’Essere che adesso lo sovrastava, un mostro il cui volto cambiava di continuo, ora con denti affilati come rasoi, ora con volto umano che di umano non aveva neppure il colore, ora con tentacoli, ora con zampe, ora con artigli. Tutto avvenne fulmineamente, in un attimo di chiarezza Neville vide la Cosa piombargli addosso e prendere la forma del suo corpo, potè sentirla mentre penetrava in ogni singolo poro, aprì la bocca per urlare ma non riuscì a produrre neppure un suono, tutto era un bruciore. Iniziò ad agitarsi come per spegnere le fiamme ma le fiamme stavano dentro di lui, come si poteva spegnere un fuoco che gli stava sciogliendo le viscere? Senza riuscire ad emettere neppure un pigolio sentì la pelle accartocciarsi, mentre la carne veniva consumata, il suo corpo scomparire, il dolore sempre più forte&#8230; finchè il suo cervello decise di graziarlo e fece scendere su di lui una benvoluta incoscienza, una nera dimenticanza.</p>
<p>“Maledetta vecchia imbrogliona!” Biascicò Ron Weasley, ingoiando in un solo boccone un pezzo di pudding che una persona normale avrebbe dovuto dividere in tre.<br />
“A chi ti riferisci?” chiesero in coro George e Fred Weasley, sedendosi a tavola di fronte al loro fratello più piccolo e servendosi anche loro una generosa porzione di dolce.<br />
“Voi due vi dovete per forza impicciare degli affari altrui?” Li rimproverò Ron, ma poi rispose alla loro domanda. “Alla Cooman. E non ditemi di no!”<br />
“Vedo che la tua fine si avvicina!” Disse Fred, imitando in tutto e per tutto l’insegnante di Divinazione, osservando il succo di zucca come se dovesse rivelargli qualcosa di importante. “Sicuramente morirai durante gli esami di domani!” Gli fece eco il suo gemello George, strappando dalle mani del gemello il bicchiere col succo.<br />
“Non siete affatto divertenti, io non ci capisco niente di Divinazione!” disse serio e scontento Ron, finendo la colazione e ingurgitando anche lui una tazza di succo di zucca.<br />
“Inventa, no?” “L’hai fatto finora!” gli dissero i fratelli, ma Ron non era molto convinto dello stratagemma.<br />
“Si certo, come no? Ci penserò su, ma voi due smettetela di imitarla, mi fate paura a volte!” disse loro e prendendo lo zaino si alzò dal tavolo. “Non è che per caso avete visto Hermione?” chiese poi in pensiero, magari lei l’avrebbe aiutato anche se aveva abbandonato il corso.<br />
“Non l’abbiamo ancora  vista, ma&#8230;” disse George “ &#8230;forse è in biblioteca, di già.” Finì Fred.<br />
“Ok, se la vedete ditele che sono in aula di Divinazione per favore. Vado a vedere se trovo la Professoressa, così mi faccio spiegare un paio di cose che non sono ancora riuscito a capire. Miseriaccia!” E sconsolato se ne andò verso l’aula della Professoressa Cooman.<br />
“Posso?” Ron entrò dentro l’aula, non si vedeva quasi niente tanto era forte l’incenso che la pazza – ops! – la Professoressa aveva acceso. Un accesso di tosse squassò il petto di Ron che imprecò in varie lingue, conosciute e sconosciute, e intanto si avvicinò al tavolo principale, quello dove solitamente si sistemava la Professoressa Cooman. Ma non c’era. “Forse è andata a prendere un the.” Disse ad alta voce Ron, ma si corresse praticamente immediatamente: “Ripensandoci, forse è andata a prendere dell’altro Sherry!” E così il ragazzo si girò e cercò l’uscita attraverso quel fumo micidiale, i polmoni gli si stavano intasando, aveva un disperato bisogno di respirare aria pura. Ma per quanto si guardasse e riguardasse in giro non riusciva più a trovare la botola che l’avrebbe riportato all’aperto. Non è possibile, pensò Ron in preda al panico, girando in tondo inutilmente, poi qualcosa attirò la sua attenzione: la sfera di purissimo cristallo che era sistemata sul tavolino dell’insegnante iniziò a emanare un bagliore spettrale, bagliore che aumentò sempre più fino a che la sfera non divenne una specie di faro in mezzo a tutta quella nebbia. Ron aveva una fifa nera, non riusciva più a capirci niente e non sapeva cosa fare, ma era anche molto curioso adesso e fu proprio la curiosità ad averla vinta. Si avvicinò cautamente alla sfera ma non successe proprio nulla, così arrivò indenne proprio davanti il tavolo della Cooman e si sedette. Non sapeva nemmeno lui il perché del gesto, fatto sta che si chinò sulla sfera per vedere meglio e vide, vide&#8230; del fumo scarlatto uscì fuori dalla sfera e senza nemmeno dargli il tempo di scansarsi si aggrappò al suo collo e lo trascinò giù, proprio dentro la sfera e sempre più giù, in un vortice dai mille colori. Rosso, verde, nero, marrone, giallo, bianco, grigio, sembrava che tutti i colori del mondo gli venissero scagliati contro e Ron in compenso non riusciva  a muovere un muscolo, il filo di fumo scarlatto ancora avvolto saldamente attorno al suo collo.<br />
Ron urlò con tutte le sue forze, ma per quanto si sforzasse non sembrava essere udito da nessuno, poi un tonfo gli fece aprire gli occhi, chiusi per la paura e per non vedere tutta quella combinazione assurda di colori. Si trovava in un posto familiare: la Tana. Che fosse una specie di passaporta quella? “Mamma, papà? C’è nessuno?” Disse ad alta voce, correndo ad aprire la porta di ingresso ed entrando di getto dentro casa. Ma i piedi non toccarono il pavimento. Ron cominciò a vorticare urlando ancora una volta con tutte le sue forza, perché oltre la porta d&#8217;ingresso non c’era casa sua, c’era solo un nero baratro infinito che lo stava fagocitando, facendolo precipitare alla velocità della luce. E a proposito di luce, fu quella l’altra cose che vide, dopo qualche secondo di disperazione, una luce bianca accecante e con un altro tonfo si ritrovò nell’infermeria di Hogwarts. “Basta! Ma cosa diavolo succede?!” Ron si alzò di scatto sferrando pugni a vuoto, la stanza era deserta, non c’era nemmeno uno studente reduce da una scorpacciata di troppo di caramelle tutti i gusti +1. “Ma questo è impossibile!” E così dicendo si fiondò verso la porta di ingresso, ma per quanto corresse non c’era  niente da fare, non riusciva proprio a raggiungere la porta.<br />
Stanco, scoraggiato e impaurito fino al midollo, Ron si girò per provare a spaccare una finestra e uscire da li ma non riuscì a trattenere l’ennesimo urlo quando, girandosi, vide davanti a se la Professoressa Cooman.<br />
“Professoressa, cosa sta succedendo? Ero andato nella sua aula, io la cercavo e…” Con un gesto la Professoressa lo zittì e alzando gli occhi al cielo fece un respiro profondo, uno strano sorriso si impossessò del suo viso.<br />
“Dolci promesse arrivano dai Cieli Infiniti, dolci profezie sotto i miei occhi si svolgono!” E rivolgendo lo sguardo verso il ragazzo dai capelli rossi, continuò: “Tu non sai da quanto tempo ti attendevo!Tu, mio Amato! Tu, che da anni, secoli, ere, col tuo sacrificio mi permetti di vivere ancora e ancora! Finalmente ti ho trovato! Speravo fosse quella saccente di Hermione e invece eri tu, mio bel giovanotto, eri tu!”.<br />
Il cuore di Ron si fermò per un paio di secondi. E il sangue dal suo viso sparì lasciandolo più bianco di un lenzuolo quando vide il mantello lungo e viola aprirsi: la Professoressa Cooman teneva in mano un’ascia enorme, da boia, affilata come quella che avrebbe dovuto uccidere Fierobecco, con incrostazioni di sangue che sembravano vecchie di anni. Ron stavolta non urlò, l’adrenalina ebbe la meglio e provò a scartare di lato per riuscire a sfuggire alla Cooman, ma non riuscì a muoversi di un solo passo e purtroppo la sua bacchetta era rimasta da qualche parte oltre la sfera. La Professoressa Cooman gli sorrise e si tolse gli occhiali, i suoi occhi un nero baratro melmoso, ribollivano e fumavano, le pupille indistinguibili nel nero intorno. “Non preoccuparti caro, sarà esattamente come le altre volte, non sentirai niente, non sentirai niente, non sentirai niente!” Ron cadde all’indietro e lanciando un urlo assordante vide l’ascia calare su di lui. Buio.</p>
<p>II. GIORNO PRIMA DEGLI ESAMI, ANCORA</p>
<p>Il silenzio della Sala Comune dei Grifondoro fu squarciato da urla altissime mentre Harry, Ron, Hermione e Neville si guardavano l’un l’altro, in piedi, tremando come foglie al vento. Avevano estratto tutti  e quattro la bacchetta e la puntavano a casaccio ovunque, Harry andava mormorando qualcosa, ma non si capiva niente, Hermione respirava a fatica e si tastava la gola in continuazione, Neville scuoteva una gamba e si tastava ripetutamente il petto come a volersi assicurare di essere ancora tutto intero, Ron si guardava a destra e a sinistra con gli occhi sbarrati. Infine, capirono quello che era successo e si sedettero, non sapendo se ridere o piangere.<br />
“Abbiamo passato la notte dormendo seduti al tavolo.” Mormorò Hermione, sedendosi e facendo sedere anche gli altri, che intanto si erano calmati. Dai dormitori vennero fuori un bel po’ di persone attratte dalle urla dei ragazzi, intanto più calmi.<br />
“Ma che succede, siete stati voi a urlare?” A parlare era stato Seamus Finnigan, preoccupato come tutti gli altri.<br />
“Si ma… lasciate stare è tutto a posto.” Disse debolmente Harry “Abbiamo avuto tutti quanti degli incubi!” Aggiunse, in imbarazzo.<br />
Gli altri ragazzi si ritirarono di nuovo nei dormitori per prepararsi e scendere a fare colazione e così i quattro ragazzi restarono nuovamente soli.<br />
“Fatemi capire, abbiamo avuto tutti e quattro lo stesso incubo?” Disse Neville, ancora sconvolto “Ma allora potrebbe essere un sogno premonitore… no?!” Aggiunse poi, prendendosi la testa fra le mani.<br />
“Ma che sogno premonitore, Neville!” Lo rimproverò Hermione dandogli una pacca sulla nuca “Abbiamo passato la notte a studiare e poi, stanchi come eravamo, non ci siamo accorti di esserci addormentati! Voi che avete sognato?” Domandò lei, ora più distesa e sorridente.<br />
E così i ragazzi si raccontarono a vicenda i propri incubi, particolarmente cruenti. A raccontarli, ancora tremavano un po’, ma una volta resisi conto che erano solo sogni dovuti all’ansia per gli esami che si sarebbero tenuti l&#8217;indomani, riuscirono anche a riderci su. “No, ma vi rendete conto?” Disse Ron tra le risate generali, appena ebbe finito di raccontare il suo sogno “La Cooman con un’ascia! Lei che non vede a un palmo dal suo naso, assurdo!” Continuò il ragazzo, tra le risate.<br />
“Beh, ragazzi, visto che non corriamo nessun tipo di pericolo io ho una proposta da farvi.” Disse convinto Harry e poi, puntando gli occhi su Hermione continuò: “Gli esami sono domani, abbiamo studiato a lungo e tanto, abbiamo persino avuto gli incubi! Quindi propongo di chiudere questi dannati libri e andarci a godere tutti insieme la bella giornata, che ne dite?”.<br />
Tutti annuirono e dissero che era una splendida idea… tutti tranne Hermione, che guardò malissimo Harry. “Harry, non è perché abbiamo avuto degli incubi a causa dell’ansia preesame che non dobbiamo più studiare, ti ricordo che…”<br />
“Sì sì, fai come ti pare Hermione! Io vado con lui!” Disse Ron, riferendosi a Harry.<br />
“Anche io, non ne posso più, ho la nausea! Mi spiace Hermione, vado con loro.” A parlare fu Neville, che si unì agli altri due ragazzi.<br />
“Bah, fate come vi pare, vi arrendete facilmente però! Se cambiate idea mi trovate in biblioteca.” Disse lei, alzandosi “Ma prima di scappare, conigli… colazione?” Propose sorniona Hermione, pensando di poterli poi convincere dopo una buona dose di cibo.<br />
Ovviamente i ragazzi si precipitarono a cambiarsi per poi scendere nella Sala Grande a mangiare, dopo una nottata simile quello era il minimo!</p>
<p>Nella Sala Grande c’erano ancora poche persone, così i quattro ragazzi si sistemarono al tavolo e iniziarono a gustare tutte le belle portate servite loro. C’era di tutto quella mattina e i ragazzi mangiavano proprio di gusto.<br />
“Ah, siete già qui, ciao ragazzi!” Disse Dean Thomas, sedendo vicino a Ron.<br />
“Ma cos’hai? Non sembri… in forma, diciamo.” Disse Neville notando le occhiaie del ragazzo e compagno di stanza.<br />
“Mah, lasciamo stare, ieri non sono riuscito a mandar giù neppure un boccone, ho continuamente la nausea!” Rispose lui alla domanda di Neville.<br />
Hermione intanto quasi si strozzò col cibo, dopo aver sentito quella frase, ma cercò di far finta di niente e di continuare a mangiare. Ma Ron non si era lasciato sfuggire quel momento e cercò di far cambiare argomento a Dean. Proprio in quell’istante arrivò Ginny.<br />
“Ehi, che facce che ci sono di prima mattina!” Disse lei allegra.<br />
“Tu non sei preoccupata per gli esami?” Borbottò Dean cercando di ingoiare a forza un pezzo di torta di mele.<br />
“Non eccessivamente, mi sento pronta!” Gli rispose lei, servendosi una abbondante porzione di pudding. “Mi chiedevo..ìche ne dite se andassimo tutti a studiare sulle rive del Lago Nero dopo colazione? Fa più fresco li!” Disse Ginny con un sorriso e guardò Harry.<br />
Il ragazzo aveva fatto una faccia simile a quella di Hermione poco prima ma trovò lo stesso la forza di rispondere.“Ehm… sai Ginny, abbiamo già altri impegni, ma puoi andare con Hermione, credo che lei sarà felice di venire con te!” Le rispose Harry, fissando Hermione che intanto aveva finito di mangiare e stava sorseggiando del succo di pompelmo.<br />
Proprio in quel momento entrò la Professoressa Cooman, con passo malfermo e con un mazzo di carte in mano, dei tarocchi forse, che mescolava di continuo borbottando qualcosa di incomprensibile.<br />
“C’è la Cooman!” Bisbigliò Neville, guardandola intimorito.<br />
“E allora? Che c’è da bisbigliare così, è solo…” Ma Ginny non riuscì a finire la frase perché intanto il fratello si era strozzato con del caffè e Dean gli stava battendo con forza la mano sulla schiena. Intanto la Professoressa si era avvicinata al loro tavolo.<br />
“Buongiorno, miei cari studenti!” Salutò con gentilezza lei, facendo trasalire però sia Ron, che ormai era paonazzo, che Harry, Neville ed Hermione. “Tutto bene?” Chiese poi, avvicinandosi ancora di più. Al che Ron, Harry e Neville si alzarono di scatto e borbottando un “Sì! Certo, certo, non si preoccupi!” Si caricarono gli zaini sulle spalle e si voltarono per andarsene, lasciando gli altri ragazzi al tavolo sbalorditi.<br />
“Ma Hermione, perché se ne sono andati così?” Chiese una stupita Ginny all’amica, ma restò ancora più sbalordita quando si voltò e vide che Hermione aveva rovesciato sul tavolo il pompelmo che le era rimasto e si stava caricando a sua volta lo zaino sulle spalle.<br />
“Aspettatemi!! Maledizione fermatevi, vengo con voi, non mi lasciate solaaaaa!!” E urlando si mise all’inseguimento di Harry, Ron e Neville, già arrivati al portone d’ingresso. Forse del resto fare una pausa dallo studio non era affatto una pessima idea!</p>



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		<title>Nightmare before exams &#8211; di MadameYui e Relly88</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 22:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MadameYui</dc:creator>
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<p><strong>FF A TEMA VINCOLATO:</strong> &#8220;Esami finali ad Hogwarts&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
In un ipotetico settimo anno in cui Voldemort è già stato sconfitto, permettendo ai ragazzi di tornare tranquillamente a scuola, vediamo come i protagonisti della saga affrontano i terribili esami finali, quelli che gli apriranno le porte del mondo magico, e dopo i quali entreranno a pieno titolo nel mondo degli adulti.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Un po&#8217; tutti</p>
<p><span id="more-1761"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p>Ultimo giorno prima degli esami nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts e gli studenti si stavano preparando ad affrontare il difficile momento in cui si sarebbero confrontati con i professori ed avrebbero raccolto i frutti di tutte le fatiche che avevano o meno affrontato durante tutto l’anno scolastico.<br />
Il castello era praticamente deserto, visto che agli studenti che non erano impegnati con gli esami era stata data la possibilità di tornare a casa per le vacanze estive. I ragazzi rimasti, invece, pensavano al giorno successivo, chi cercando di rilassarsi, chi con uno sforzo disperato tentando di imparare l’intero programma scolastico in poche ore, alcuni invece si limitavano a ripassare le ultime nozioni.<br />
A quest’ultima categoria appartenevano Harry Potter, Ron Weasley ed Hermione Granger. I tre ragazzi si trovavano in biblioteca, intenti a ripassare gli ultimi argomenti su cui si sentivano poco sicuri. O meglio, prestando più attenzione si notava che la ragazza ripassava diligentemente sul libro di Antiche Rune, mentre gli altri due confabulavano tra di loro ridacchiando di tanto in tanto.<br />
Ad un certo punto Ron richiamò l’attenzione di Hermione che, infastidita, alzò lo sguardo dalle pagine del suo libro.<br />
“Hey Hermione, antani sedia con mastro affatturato?” le chiese con tono neutro mentre Harry accanto a lui soffocava una risata sotto lo sguardo arcigno della bibliotecaria Madama Pince.<br />
“Eh?!?” chiese la ragazza stupita.<br />
“Puppaaa!” gli risposero i due in coro, scoppiando subito dopo in una risata sguaiata guadagnandosi i rimproveri della bibliotecaria.<br />
Hermione indignata si alzò di scatto senza curarsi del rumore della sedia che strusciava a terra, chiuse con un movimento brusco il suo libro e poi con uno sguardo truce si rivolse a quelli che fino a qualche secondo prima erano i suoi migliori amici.<br />
“Voi due” iniziò in un tono che la rendeva praticamente identica alla professoressa McGranitt “siete due idioti. E non provate a svegliarmi questa notte per un ripasso disperato dell’ultimo momento!”<br />
Dopodichè allungandosi sul tavolo afferrò le teste dei due ragazzi e le fece cozzare violentemente tra di loro. Poi soddisfatta raccolse le sue cose e lasciò la biblioteca, dove Harry e Ron seduti sulla panca si guardarono stupiti mentre si massaggiavano la testa.<br />
Marciando a passo di carica, la ragazza si diresse verso i giardini del castello per trovare un angolino di quiete dove poter riprendere il suo ventisettesimo ripasso approfondito, travolgendo tutti quelli che trovava sul suo cammino.<br />
La scena vista da lontano aveva davvero del comico.<br />
Poco lontano, Draco Malfoy e Blaise Zabini stavano sdraiati su dei lettini da spiaggia, reggendo dei pannelli riflettenti per rendere più intensa ed omogenea la loro abbronzatura già invidiabile, mentre Pansy e Daphne con due flabelli piumati li sventolavano.<br />
Tiger e Goyle stavano, invece, seduti sul prato, sbuffando come due locomotive a causa della difficoltà della materia.<br />
“Cavoli capo! Certo che Antiche Rune è davvero difficile! Ma come fai ad avere sempre voti così alti?” chiese Tiger guardando con ammirazione Draco Malfoy che si tirò su a sedere e, sollevando gli occhiali da sole, lo guardò come se stesse guardando uno scarafaggio.<br />
“Primo: un Malfoy è sempre il migliore in tutto, e nel remoto caso che così non fosse, potere e soldi rimedieranno al fastidioso inconveniente. Secondo: quello è il libro di Storia della Magia e lo stai tenendo al contrario, idiota.”<br />
Tiger e Goyle guardarono meglio i tomi che tenevano tra le mani, li rigirarono e come per magia le scritte divennero all’improvviso leggibili.<br />
“Cavoli capo, ma lo sai che sei davvero forte? Ma come hai fatto ad inventare un libro che cambia materia a seconda di come lo giri?”<br />
Malfoy non rispose, si diede uno schiaffo sulla fronte e si ributtò a peso morto sul suo lettino frigando qualcosa che somigliava ad un “Ma che ho fatto di male? Perché a me?” mentre Zabini accanto a lui rideva di gusto.<br />
Subito intervenne Pansy con una sua perla di saggezza: ”Dracuccio, non fare così, che ti vengono le rughe!” alimentando ancor di più le risate di Blaise e la disperazione del biondissimo Serpeverde.<br />
Hermione aveva seguito la scena da lontano ed era rimasta sconvolta da tanta demenza concentrata in pochi cervelli. Anzi ebbe paura che potesse essere contagiosa, e così si allontanò velocemente, tornando verso il castello, con l’intenzione di scendere nei sotterrai per ripassare qualche pozione nell’aula di Piton.<br />
Una volta arrivata lì, rimase sorpresa di trovarci Harry e Ron intenti a preparare un qualche intruglio. Forse si trattava di una sostanza aliena che stavano analizzando, data la consistenza fangosa, l’odore rivoltante ed il colorito tra il giallo pustola, il marrone escremento ed il verde muco.<br />
I due ragazzi, notando l’arrivo dell’amica, sollevarono le facce sudate dal calderone.<br />
“Mi sa che abbiamo sbagliato qualcosa.” esordì Ron.<br />
“Direi di si…” convenne Hermione “ma che cosa dovrebbe essere?” chiese poi immergendo un bastoncino per rigirare la pozione, ritirandolo completamente corroso.<br />
“Ehm, dovrebbe essere Felix Felicis ma credo che dobbiamo lavorarci ancora un po’ su” rispose imbarazzato Harry. “Speriamo che non arrivi proprio adesso il gufaccio nero altrimenti chi lo ferma più?”<br />
“Direi che semmai qualcuno dovesse sopravvivere ai vostri terribili intrugli allora sì che si potrebbe considerare davvero fortunato!” sopraggiunse da dietro le spalle dei due ragazzi una voce monotona e melliflua, resa viva da una punta di perfidia.<br />
“E&#8217; dietro di noi, vero?” chiese Ron, rassegnato, e ad Hermione non rimase che fare un cenno di assenso mentre la figura del professore di Pozioni prendeva forma dietro i due ragazzi, ne afferrava le teste e le faceva cozzare violentemente una contro l’altra.<br />
A quel punto la ragazza girò i tacchi e corse via, su per le scale, per evitare di assistere alla sicura sfuriata del professore, ma anche alla probabile scena dei suoi amici costretti a bere il loro terrificante intruglio.<br />
Correndo a perdifiato, non si era accorta di essere arrivata all’aula di Trasfigurazione, dove decise di entrare, convinta di essere al sicuro almeno lì, nel regno della sua amatissima professoressa McGranitt.<br />
E in effetti tra i banchi notò solo la figura di Neville che puntava minaccioso la propria bacchetta contro una teiera.<br />
“Ciao Neville, che cosa stai facendo di bello?”<br />
“Oh ciao Herm. Niente di che, sto tentando di trasformare questa teiera in una tartaruga, ma finora tutto quello che sono riuscito ad ottenere è che la porcellana assumesse un orribile colorito verdognolo e si raggrinzisse.” In effetti la porcellana non sembrava messa poi così bene.<br />
Hermione sollevò le spalle e si diresse poi verso un angolo ben lontano dell’aula per poter ripassare con un po’ di tranquillità. Ma proprio mentre dava le spalle al ragazzo, notò un lieve bagliore e si rigirò all’istante, vedendo che la teiera era sempre uguale, ma a Neville erano spuntate sulla testa due foglie di fico d’india, con tanto di spine, che lo rendevano molto simile ad una versione ecologista di Topolino.<br />
Tutto quello che Hermione potè fare fu dargli qualche pacca sulla spalla e fargli abbassare la bacchetta prima che quell’arma impropria di distruzione potesse fare qualche vittima.<br />
Proprio in quel momento nell’aula entrò Seamus insieme a Lavanda e Calì, ciarlando allegramente di incantesimi di moda. Non appena notarono i due ragazzi si diressero verso di loro e subito iniziarono a parlare delle nuove orecchie di Neville.<br />
“Ma come sono fashion queste orecchie!”<br />
“Si, decisamente. Peccato che siano così pungenti!”<br />
“Eh si, però il verde adesso non è più di moda!”<br />
“Infatti, adesso va di moda il blu!”<br />
“E se gli cambiassimo colore? Potremmo lanciare una nuova moda…”<br />
“Siiiii!” strillarono in coro Seamus, Lavanda e Calì battendo le mani come bambini deficienti.<br />
“Nooooo!” mugugnò Neville, desideroso di non peggiorare ulteriormente la sua situazione.<br />
“Silenzio!” intervenne allora Hermione “di questa cosa se ne occuperà Madama Chips. Che ne dite invece di esercitarvi anche voi con qualche incantesimo di Trasfigurazione?”<br />
Subito Seamus estrasse la sua bacchetta e la puntò contro la teiera di Neville con l’intenzione di farla diventare blu, il colore di moda quell’anno, e con il manico ricoperto da morbido peluche.<br />
Ma proprio mentre stava lanciando il suo incantesimo, Lavanda squittì disperata perché le si era spezzata un’unghia. Seamus, spaventato, sbagliò clamorosamente il suo incantesimo, dando fuoco ai capelli delle due Grifondoro che gli erano accanto. Queste urlarono spaventate mentre delle fiamme si propagavano dai loro capelli, per fortuna senza ustionarle, visto che si trattava di fiammelle innocue.<br />
“Razza di deficiente, guarda cosa hai combinato!” cominciarono a coprirlo di insulti.<br />
“Già, come farò ad uscire in queste condizioni?”<br />
“Ma ragazze, i vostri capelli non si stanno rovinando! E le fiamme dureranno solo qualche ora!” cercò di giustificarsi il ragazzo.<br />
“Non è per quello, deficiente totalmente decerebrato!!!”<br />
“Già! E’ per il colore delle fiamme! Sono viola, ma lo sanno tutti che il viola non è più di moda. Il colore di quest’anno è il blu…”<br />
“Come faremo adesso? Saremo lo zimbello di tutta la scuola.”<br />
“Se è per quello posso rimediare io” propose Hermione che era rimasta in un angolino a seguire la scenetta e che con un piccolo gesto della bacchetta fece diventare azzurre le fiammelle.<br />
Le ragazze sembrarono pienamente soddisfatte del risultato ed uscirono dall’aula trotterellando tutte contente.<br />
Gli altri tre si guardarono decisamente perplessi…<br />
Presa dallo sconforto per non essere riuscita a studiare neanche uno stupido incantesimo rallegrante o di levitazione, Hermione uscì dall’aula di Trasfigurazione per cercare un altro luogo dove poter leggere in santa pace. E quale luogo migliore, se non un silenzioso, indisturbato bagno? Così corse al secondo piano e si diresse verso il bagno delle ragazze, entrò velocemente, scelse uno dei tanti gabinetti e vi si chiuse dentro.<br />
“Finalmente!” mormorò tra sé “Qui posso sicuramente studiare in pace… vediamo… l’incantesimo di disillusione viene…”<br />
Ma si interruppe immediatamente quando sentì uno strano piagnucolio uscire dal water. La ragazza trasalì, poi si rese conto di dove si trovava: era entrata nel bagno di Mirtilla Malcontenta. Il fantasma uscì dal water lentamente, guardò fissa Hermione e le chiese “Che cosa diamine ci fai qui?!”<br />
Hermione, che aveva ancora un attacco di panico in corso, mormorò “Ehm… ciao, Mirtilla! Niente, cercavo un luogo dove studiare in pace e ho scelto il tuo bagno…” ma non riuscì a finire la frase, perché Mirtilla cominciò a gridare “Ah certo! Un luogo in pace, eh? E quale luogo migliore se non il bagno di Mirtilla, tanto lei è sempre a piagnucolare nel water, vero? Ma tanto a voi che importa di me?!” e con un tuffo rientrò nel water, sollevando un imponente getto d’acqua che investì in pieno Hermione e i suoi libri. La ragazza strillò, vedendo tutti i suoi preziosissimi volumi grondanti di acqua, per non parlare dei suoi splendidi capelli crespi. Lo strillo aveva però attirato Harry e Ron, che corsero nel bagno.<br />
“Hermione, cos’è successo?! Ti abbiamo sentita grid…” e alla vista dell’amica totalmente zuppa e gocciolante, cominciarono a ridere di gusto. Ron quasi cadde a terra da quanto rideva.<br />
Hermione, livida di rabbia, si diresse a passo di marcia verso gli amici, le mani in avanti aperte, e prese le loro teste facendole sbattere nuovamente, con un tetro rumore di vuoto.<br />
Furiosa, riprese a correre, scese alcuni gradini, prese un corridoio e uscì dal castello passando dalle serre, dove forse avrebbe trovato più pace. Una volta fuori, trovò Neville, o almeno quello che se ne vedeva. La sua testa, infatti, spuntava dal terreno, le orecchie da Topolino di cactus ben visibili. Sembrava proprio una pianta a forma di testa umana.<br />
“Neville! Cosa ci fai piantato a terra?!” chiese Hermione, preoccupata. Il ragazzo alzò un poco la testa e mormorò “Hermione! Mia salvezza! La professoressa Sprite mi ha scambiato per una Mimbulus Mimbletonia e mi ha piantato qui, ti prego aiutami!”<br />
Così Hermione puntò la bacchetta contro le orecchie di Neville e mormorò “Finite Incantatem!”. Istantaneamente le orecchie di cactus del ragazzo scomparvero, lasciando una semplice testa rotonda attaccata al suolo. Soddisfatta del risultato, la ragazza superò Neville e uscì dalle serre, senza sentire le lamentele del povero ragazzo, lasciato al proprio destino sotto terra.<br />
Si diresse così allo stadio di Quidditch, che da quando era finito il campionato era rimasto sempre vuoto, ma una lunga fila la accolse già dall’entrata. In fondo al campo, un cartello sospeso a mezz’aria diceva: &lt;Un bacio per una falce!&gt; e sotto al cartello c’era Ginny Weasley, la deliziosa sorella di Ron, intenta a baciare ragazzi uno dopo l’altro.<br />
Hermione, scioccata da questa strana visione, si diresse verso la ragazza che stava baciando Zacharias Smith trattenendo il respiro e ad occhi chiusi, e le chiese “Ma che diavolo ti è saltato in mente?!”<br />
Quando Ginny si staccò da Zacharias fece spallucce e mormorò “Beh, sai, Fred e George hanno sempre fatto soldi facilmente qui a Hogwarts, così mi sono data da fare pure io!”<br />
Hermione non potè fare altro che acconsentire, d’altronde anche lei aveva avuto il suo passato di bravate, come quando scrisse su un banco &lt;Bibidi Bobidi Bu&gt; o come quando insieme a Ron aveva scritto sesso invece di sasso su un compito (in realtà la E di Hermione somigliava ad una A, quindi prese lo stesso Eccezionale, mentre Ron prese Troll e venne messo in punizione), così uscì dal campo di Quidditch osservando anche chi si era messo in fila. Trovò molti volti noti, tra cui il professor Piton e la professoressa Cooman, la quale aveva visto nelle stelle che avrebbe baciato qualcuno entro due giorni, e quella era l’occasione buona per far vedere a tutti che le sue predizioni valevano qualcosa.<br />
Mentre però usciva dallo stadio, Harry e Ron la spinsero di lato, infuriati, uno per la sorella e l’altro per la ragazza che amava, e tentarono in tutti i modi di portare via Ginny che stava per baciare Fleur Delacour, che si chiedeva da secoli come fosse baciare una ragazza che non fosse sè stessa. Ginny però li fece indietreggiare facilmente e loro andarono a sbattere contro Grop, diligentemente in fila, che fece battere la testa insieme per l&#8217;ennesima volta dicendo “Se volete un bacio, andate in fondo e non passate avanti, maledetti…”<br />
Poi, mentre erano ancora rincretiniti per la botta, Ginny gli lanciò una fattura orcovolante e i due non poterono far altro che correre via, permettendo alla ragazza di poter lavorare come si deve.<br />
Hermione riuscì finalmente ad uscire dal campo, e si diresse verso la capanna di Hagrid, dove avrebbe finalmente trovato un angolo di tranquillità. C’erano solo Dean e Luna che parlavano di creature con Hagrid, così rincuorata si sedette sotto un albero e aprì il suo libro, mentre Hagrid diceva: “Il Drago batte l’Unicorno!”, Luna mormorava sognante: “Il Ricciocorno Schiattoso batte il Drago” e Dean ribatteva: “Il viola è passato di moda e quest’anno và il blu!”<br />
Tutto questo, a confronto con quello che la povera ragazza aveva dovuto affrontare fino a quel momento, era oro, se non fosse stato per il fatto che Hagrid scelse proprio quel momento per dire “Il blu stà per passare, tra poco ci sono le nuove collezioni!”.<br />
Dean, preso dallo sconforto, cominciò a piangere e a gridare: “Non è vero, il blu andrà ancora per tanto tempo!!!” e, per sfogarsi, fece battere la testa ai poveri Harry e a Ron, che erano arrivati per far vedere una nuova creatura trovata sulla testa di Zacharias Smith (ovvero il suo parrucchino).<br />
Hermione, presa per l’ennesima volta dallo sconforto, corse nuovamente verso il castello alla ricerca della pentola d’oro in fondo all’arcobaleno. Cominciò a fare avanti e indietro per la scalinata principale, tanto che i quadri la presero per matta, finchè si disse: “E’ ancora presto, posso andare a studiare in Sala Grande!”.<br />
Così si diresse verso l’imponente sala, illuminata da centinaia di candele sospese a mezz’aria, con il soffitto che replicava fedelmente il cielo esterno grazie ad un incantesimo.<br />
Ma la sala era fin troppo piena: i Grifondoro e i Serpeverde se le stavano dando di santa ragione in una perfetta rissa in stile western, con Tiger e Goyle che suonavano il banjo in un angolo, il professor Silente che ballava con la professoressa McGranitt al ritmo di “Oh susanna” e il solito gruppetto Serpeverde formato da Draco e Blaise che si faceva le lampade.<br />
Hermione passò accanto a Dean che picchiava un Serpeverde vestito di viola gridando: “Il viola è passato di moda un anno fa!” e a Harry e Ron che, nel tentativo di attaccare la stessa persona, si diedero una testata. A quel punto una riflessione sorse spontanea: se Grifondoro e Serpeverde erano entrambi impegnati a lottare, allora le aule erano libere!<br />
Allora corse verso l’uscita, travolgendo un branco di bambinetti del primo anno, intenti a scommettere soldi sui vincitori della rissa, facendoli volare come mucche in un tornado, e si diresse nuovamente verso l’aula di Pozioni, dove avrebbe finalmente potuto studiare qualcosa. Prese la via dei sotterranei, giunse all’aula e vi si chiuse dentro, girando la chiave e imponendo un incantesimo di chiusura alla porta, ma quando si voltò vide Piton di fronte ad uno specchio, intento a mettersi un rossetto mormorando: “Dean non capisce proprio niente di moda, il viola andrà sempre!”<br />
Hermione diede allora un colpo di tosse, facendo girare uno spaventatissimo Piton, che disse “Granger!”, e la ragazza di rimando “Salve, professor Piton.”<br />
Dopo quasi un minuto di silenzio imbarazzante in cui i due si guardarono, Piton mormorò “Venti punti in meno a Grifondoro!” e si nascose dietro ad un calderone. Hermione aprì velocemente la porta, ma prima di poter uscire venne spinta di lato da Dean con una padella in mano, gli occhi iniettati di sangue che, correndo verso Piton, gridava come un matto “Il viola non và piùùùùù!!!!!”<br />
In fondo la teoria bastava, pensò Hermione correndo verso l’aula di Incantesimi, una delle aule più tranquille del castello, dato che nessuno aveva mai avuto bisogno di ripetizioni. L’aula però era occupata dal professor Vitius e da Ernie MacMillan, che avevano entrambi le bacchette alzate.<br />
La ragazza guardò il professore e mormorò “Buonasera professore… mi chiedevo se potevo esercitarmi anche io con voi!”. Ovviamente Vitius acconsentì all’istante, così Hermione si sedette al suo banco e prese la bacchetta mentre il professore ed Ernie alzavano le proprie. Magicamente, una parete si sollevò, e dietro comparve il coro di Hogwarts che cominciò a cantare “Oh fortuna” dei Carmine Burana in modo alquanto egregio. Ernie non si esercitava in Incantesimi: si esercitava in direzione d’orchestra!<br />
Hermione così dovette nuovamente fuggire dall’aula per trovare un altro luogo di pace, dato che un coro che canta una brano tanto energico non era certo luogo adatto allo studio.<br />
Mentre correva per i corridoi alla ricerca sempre più disperata di un luogo dove ripassare, passò davanti ad una finestra e constatò con immenso dispiacere che ormai il sole stava tramontando e che quindi era sfumata ogni possibilità per completare il suo ventisettesimo megaripasso completo di tutte le materie.<br />
“Accidenti, mi dovrò accontentare solo dei ventisei che ho fatto!” pensò tra sé. “E se mi dovessero chiedere di elencare tutti i capitoli di tutte le materie studiate in questi sette anni messi in ordine alfabetico come farò?”<br />
Iniziò a torturarsi il labbro inferiore e decise di andare nel suo dormitorio per prepararsi per la cena anche se mancava ancora un po’ di tempo.<br />
Entrata in Sala Comune, la trovò stranamente vuota ed una flebile speranza si accese in fondo al suo cuore. Aprì piano la porta della sua stanza e la trovò deserta, proprio come sperava…<br />
Non perse l’occasione insperata che le si era presentata e così si rifugiò sotto al suo letto a baldacchino, dopo averne sigillato ed insonorizzato le tende in modo che nessuno la potesse disturbare.<br />
Peccato che non avesse fatto i conti con l’indole vendicativa di chi è patito della moda e viene contestato sul suo campo. Ed infatti di lì a poco qualcosa arrivò a turbare la quiete della stanza, manifestandosi per quello che poteva vedere Hermione, con un violento spostamento dei pesanti tendaggi rossi.<br />
Così decise di scostare un pochino il drappo rosso e notò i piedi di Lavanda e Calì delle quali, una volta annullato l&#8217;incantesimo di insonorizzazione, potè anche udire le odiose vocette stridule.<br />
“Adesso te lo facciamo vedere noi cosa è di moda e cosa no!”<br />
“Esatto Lavanda! Povero Dean, è rimasto senza parole per la sorpresa…” disse Calì con tono maligno.<br />
Hermione uscì in silenzio dal suo nascondiglio, mantenendosi però sempre nascosta dietro al suo letto, per paura che le due arpie la scoprissero e facessero di lei la loro nuova bambolina da vestire e truccare.<br />
Potè così vedere che le due stavano facendo levitare per la stanza il povero Dean Thomas che era stato immobilizzato.<br />
“Bene Calì, che ne dici di ripassare un pochino di Babbanologia?”<br />
“Direi che potremmo dedicarci alla lezione sull’abbigliamento e le acconciature adatte per passare inosservati tra i babbani…” terminò perfida Lavanda mentre l’amica già sguainava la bacchetta.<br />
Di lì a poco Dean divenne completamente viola, dai capelli, ai vestiti, perfino la pelle era coperta da uno speciale fondotinta color viola acceso. Per non parlare dello smalto, ovviamente viola, che aveva soppiantato quello blu all’ultima moda che il ragazzo aveva ostentato per tutta la giornata.<br />
“Direi che abbiamo fatto il nostro ripasso alla perfezione!” si dissero le due ragazze che poi uscirono dalla stanza dove a terra giaceva uno scioccato Dean, ancora immobile e totalmente viola, ed una Hermione terrorizzata dalle potenzialità distruttive delle due compagne di stanza. Hermione strisciò lentamente fuori dal suo nascondiglio e dopo aver constatato che il Grifondoro a terra era tutto sommato in buone condizioni fisiche, scese in Sala Comune, dove trovò Harry e Ron addormentati su uno dei divanetti, appoggiati uno all’altro e con ancora i libri appoggiati sulle gambe.<br />
La ragazza fu invasa da un moto di tenerezza e con delicatezza accarezzò i capelli di Ron.<br />
“Hermione…” sussurrò questo nel sonno.<br />
La ragazza si sciolse in un sorriso dolcissimo e quasi si commosse.<br />
“…secchiona…” aggiunse però poco dopo Ron.<br />
“…secchiona…” gli fece eco Harry.<br />
Il sorriso di Hermione si trasformò in un ghigno malefico e la mano che stava carezzando i rossi capelli dell’amico, strinse la presa e mandò la zucca a sbattere violentemente contro quella del suo compare, producendo l’ormai noto rumore di contenitore vuoto.<br />
Dopodichè girò i tacchi e se ne tornò nel suo dormitorio, lasciandosi dietro i due compagni ancora intontiti per il sonno e per la botta, di cui però non avevano ancora preso coscienza. E forse, storditi come erano, non l’avrebbero presa mai…<br />
Fu una strana notte quella che seguì, ma alla fine lasciò il posto alla mattina, in cui un sole radioso annunciava che era arrivato il momento dell’inizio degli esami.<br />
Gli esami si sarebbero svolti in Sala Grande dove per l’occasione le lunghe tavolate avevano lasciato il posto a dei piccoli tavolini monoposto.<br />
Tutti gli occupanti del castello si mossero verso la Sala Grande, chi affranto per non aver potuto terminare durante la notte il trentaduesimo ripasso completo di tutte le materie in ordine alfabetico inverso, chi con due vistosi cerotti sulle tempie posti in modo speculare rispetto al compagno come ad indicare numerose e ripetute collisioni sempre nello stesso punto, chi totalmente viola come se fosse un enorme acino di uva, chi completamente sporco di terra dopo aver passato una notte seppellito nella serra e con orecchie carnose ma coperte di spine, chi incapace di accettare che durante l’esame non si sarebbe potuto rifare il trucco, chi con un bel sacchetto di velluto pieno di galeoni ben stretto nella mano, chi perfettamente abbronzato e rilassato ma seguito da degli idioti a mo’ di guardie del corpo con tanto di abito nero, occhiali da sole e auricolare, chi accennando qualche passo di danza classica con addosso un tutù mentre con la bacchetta sembrava dirigere un’inesistente orchestra, chi rimirando un rossetto viola tra le mani bramando vendetta contro chi osava dire che il viola era passato di moda.<br />
Certamente una volta usciti dalla Sala Grande niente sarebbe stato più lo stesso per quei ragazzi che si apprestavano ad affrontare gli esami finali nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, ma una cosa era certa: nonostante qualcuno ancora lo negasse, avevano imparato che il viola era veramente passato di moda.</p>
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		<title>Notte prima degli esami &#8211; di Filanna</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=1758</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=1758#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 May 2010 21:36:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corvonero]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>

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		<description><![CDATA[gli incubi pre-esame]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><strong>FF A TEMA VINCOLATO</strong> &#8220;Esami finali a Hogwarts&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Gli incubi pre-esame<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Hermione, Ron ed Harry</p>
<p><span id="more-1758"></span></p>
<p align="center">
<p align="center">
<p><strong>I<br />
Prologo</strong></p>
<p>Siamo giunti, finalmente<br />
alla notte prima degli esami<br />
non c’è storia, non si mente<br />
sono tutti stanchi come rottami.</p>
<p>I tre amici che nei giorni passati<br />
abbiam seguito nel ripasso<br />
ora a letto sono andati<br />
e i loro sogni seguiamo passo passo.</p>
<p><strong>II<br />
Hermione</strong></p>
<p>Ecco il sogno di Hermione,<br />
attenta e diligente<br />
lei non scorda una lezione<br />
e non dimentica mai niente.</p>
<p>Ma si preoccupa ugualmente<br />
di fare una figura molto brutta<br />
e nei sogni certamente<br />
la lezione la scorda tutta.</p>
<p>Lei si vede ad un banco<br />
con la pergamena sotto agli occhi:<br />
panico e foglio in bianco<br />
le vengono solo pensieri sciocchi.</p>
<p>E mentre dorme sogna pure<br />
che tutti quanti gli studenti<br />
come nelle peggiori sue paure<br />
la scherzino maligni e ridenti.</p>
<p>E subisce l’umiliazione<br />
di essere da tutti quanti derisa<br />
lei, che dei libri ha l’adorazione<br />
si sente malvista, invisa…</p>
<p><strong>III<br />
Ron</strong></p>
<p>Il ragazzo alto e lentigginoso<br />
sogna dell’esame la conclusione<br />
e di ricevere da un gufo piumoso<br />
i risultati…. E che delusione!</p>
<p>Egli si vede in cucina con la madre,<br />
la pergamena con i voti tra le mani,<br />
è presente pure il padre,<br />
che ha appena scacciato dal giardino i nani.</p>
<p>Tutti lo fissano severi<br />
aspettando che sveli i risultati<br />
i pensieri suoi sono neri<br />
perché i voti non sono quelli sperati.</p>
<p>Alla lettura della pagella<br />
mamma piange disperata<br />
dice: “Non è per niente bella!<br />
Tanto delusa m’hai lasciata!</p>
<p>Sei la vergogna di famiglia<br />
i fratelli tuoi eran migliori<br />
hai il cervello come una biglia<br />
non raggiungerai mai gli onori!”</p>
<p><strong>IV<br />
Harry</strong></p>
<p>Non ha parenti da accontentare<br />
nè una media da conservare<br />
non ha fratelli da confrontare<br />
né pretese di sfondare.</p>
<p>Ma nei sogni suoi è presente<br />
costantemente, tutti i giorni<br />
uno stregone assai potente:<br />
ha paura che ritorni.</p>
<p>Allora, ecco che gli importa<br />
di passare alcune prove<br />
e che l’esame gli apra la porta<br />
per combattere l’oscuro in ogni dove.</p>
<p>Vuole Auror diventare<br />
e nei sogni suoi si figura<br />
di non riuscire ad affrontare<br />
alcuna forza oscura.</p>
<p>Ed il sogno suo si infrange<br />
Auror non diventerà<br />
ora egli piange e piange<br />
perché bocciato lui sarà.</p>
<p><strong>V<br />
Epilogo</strong></p>
<p>Questa notte è terminata.<br />
Si svegliano questi tre studenti,<br />
lunga è stata la nottata,<br />
dalla paura battono i denti.</p>
<p>E si avviano silenziosi<br />
verso l’aula, trepidanti.<br />
Sono zitti e paurosi<br />
ma radioso è il futuro che han davanti.</p>



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		</item>
		<item>
		<title>Tre diversi atteggiamenti &#8211; di Filanna</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=1757</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=1757#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 May 2010 16:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corvonero]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[piton]]></category>
		<category><![CDATA[voldemort]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni studente ha le sue preoccupazioni!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p><strong>FF A TEMA VINCOLATO:</strong> &#8220;Esami finali a Hogwarts&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Ogni studente ha le sue preoccupazioni!<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Hermione, Ron, Harry</p>
<p><span id="more-1757"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p><strong>I<br />
Prologo</strong></p>
<p>Scivola via la primavera,<br />
i giorni son volati veramente…<br />
Nel Castello una sera<br />
si discute animatamente.</p>
<p>Con l’inizio dell’estate<br />
prima delle vacanze meritate<br />
ci saranno le giornate<br />
agli esami dedicate.</p>
<p>Tre amici, tre studenti,<br />
tre compagni di avventure,<br />
tre brillanti e giovani menti<br />
danno voce alle loro paure.</p>
<p><strong>II<br />
Hermione e i dettagli</strong></p>
<p>“Ho il timore, per la pozione<br />
che mi sfugga un dettaglio:<br />
per l’’unguento puzzolone’<br />
quanti grammi metto d’aglio?</p>
<p>Io ricordo che Piton aveva detto:<br />
di gorgonzola una fettina<br />
e di aglio un pezzetto<br />
ma lo disse con una risatina.</p>
<p>Da qui il dubbio che ho in testa:<br />
perché concludere ghignando?<br />
Per l’odore che nell’aria resta<br />
o perché di fregarci sta cercando?</p>
<p>Adesso in fretta proverò<br />
a rifare la pozione<br />
varie volte tenterò<br />
cambiando sempre dell’aglio la porzione.</p>
<p>E per trasfigurazione<br />
son sicura, riuscirò:<br />
vedrò la trasformazione:<br />
una mela in banana muterò.</p>
<p>Ma prima la allungo e la schiaccio<br />
o prima muto il suo colore?<br />
Potrei prendere un votaccio<br />
ed esser presa da malore”.</p>
<p><strong>III<br />
Ron e la confusione</strong></p>
<p>“Che confusione, mamma mia!<br />
Non ricordo quasi niente<br />
per l’esame di erbologia<br />
sbaglierò certamente.</p>
<p>Il ‘Cardo scattante’<br />
va piantato col ‘fagiolo brufoletto’<br />
o in un aiola a sé stante?<br />
Non ricordo, ve l’ho detto!</p>
<p>E poi sempre mi confondo<br />
con l’’Incanto – Diventa Brutto’<br />
il movimento in aria è tondo<br />
o mi sbaglio io del tutto?</p>
<p>E con le divinazioni,<br />
il futuro letto nella mano<br />
sono peggio che in pozioni…<br />
non andrò molto lontano…</p>
<p>E le magiche creature<br />
sono troppe da ricordare!<br />
Ho tantissime paure,<br />
non le riesco a dissipare.</p>
<p>Confusa e stanca è la mia mente,<br />
sono indietro col programma<br />
e se mi bocciano, veramente<br />
chi la sente la mia mamma?”</p>
<p><strong>IV<br />
Harry e Voldemort</strong></p>
<p>“Dovrei seriamente studiare<br />
per l’esame di trasfigurazione<br />
come posso trasformare<br />
un maiale in un pitone.</p>
<p>Ma non riesco a concentrarmi<br />
perchè invece del pitone<br />
cerco io di immaginarmi<br />
di fare a Voldemort la trasformazione.</p>
<p>Allora cambio la materia:<br />
scelgo io erbologia…<br />
I dieci usi dell’’Erba-seria’,<br />
ma a cosa pensa la mente mia?</p>
<p>Il fiore di quest’erba è tutto bianco,<br />
una volta l’ho raccolto<br />
ma seduto nel mio banco<br />
vedo di Voldemort il cereo volto.</p>
<p>Tutto quanto a lui mi porta.<br />
Ogni cosa che io studio<br />
nella mente mia contorta<br />
vedo solo Colui che odio.</p>
<p>Farò bene già lo so<br />
Contro le arti oscure la difesa,<br />
verso l’immagine che di lui ho<br />
punterò la bacchetta tesa.”</p>
<p><strong>V<br />
Epilogo</strong></p>
<p>La prima nelle sfumature assorta…<br />
Il secondo in piena confusione<br />
Ed il terzo la cui concentrazione porta<br />
sempre di Voldemort alla distruzione.</p>



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		</item>
		<item>
		<title>Regola numero 1: Attenersi alla lista – di Leila &amp; Aky</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=1776</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=1776#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 May 2010 12:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aky</dc:creator>
				<category><![CDATA[DIdattica]]></category>
		<category><![CDATA[Divertenti]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Serpeverde]]></category>
		<category><![CDATA[Antiche Rune]]></category>
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		<category><![CDATA[Pozioni]]></category>
		<category><![CDATA[programma]]></category>
		<category><![CDATA[ron]]></category>
		<category><![CDATA[Seamus]]></category>
		<category><![CDATA[storia della magia]]></category>
		<category><![CDATA[trasfigurazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando gli esami si avvicinano, due sono le soluzioni possibili: o ti affidi all’istinto, ritrovandoti spesso a dover ripassare l’intero programma gli ultimissimi giorni, oppure ricorri ad accurati programmi di studio con l’intento di pianificare nel dettaglio ogni singola giornata. E quest’ultima sembra la strada intrapresa dai nostri amici Grifondoro, alle prese con i loro G.U.F.O.
Ma la proposta avanzata da Hermione si rivelerà effettivamente così salutare?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p><strong>FF A TEMA VINCOLATO:</strong> “Esami finali ad Hogwarts”<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Quando gli esami si avvicinano, due sono le soluzioni possibili: o ti affidi all’istinto, ritrovandoti spesso a dover ripassare l’intero programma gli ultimissimi giorni, oppure ricorri ad accurati programmi di studio con l’intento di pianificare nel dettaglio ogni singola giornata. E quest’ultima sembra la strada intrapresa dai nostri amici Grifondoro, alle prese con i loro G.U.F.O.<br />
Ma la proposta avanzata da Hermione si rivelerà effettivamente così salutare?<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Un po’ tutti</p>
<p><span id="more-1776"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p>La scuola era ormai giunta al termine e l’estate già entrava dalle finestre del Castello di Hogwarts. Per molti studenti le vacanze sarebbero iniziate di lì a pochissimi giorni e, con i programmi già terminati, la maggior parte di loro non faceva che godersi il meritato riposo dopo un intero anno di studio. Chi leggeva – ovviamente testi non scolastici – all’ombra di qualche ciliegio, chi si improvvisava vacanziere da spiaggia, prendendo il sole sui prati che circondavano l’enorme edificio, chi riempiva i bauli e già contava i minuti che lo separavano dal rientro a casa.<br />
Ma non tutti potevano vantare una simile spensieratezza: per i ragazzi del quinto e del settimo anno sarebbero a breve iniziati gli esami G.U.F.O e M.A.G.O., nei quali ognuno avrebbe dovuto dimostrare la sua bravura e il suo grado di preparazione e conoscenza.<br />
Episodi di isteria, individuale e collettiva, avevano già avuto larga manifestazione, costringendo professori e personale del Castello a molteplici richiami all’ordine. Particolarmente interessante era il caso di alcuni studenti Grifondoro del quinto anno: li si vedeva spesso girare per i corridoi, con passo frettoloso ed agitato, in contemplazione quasi maniacale di uno strano foglietto di pergamena. Sembrava quasi che la loro stessa esistenza, o se non altro ogni loro azione, dipendesse da quel piccolo oggetto, dal quale non si staccavano mai.<br />
L’idea di scrivere un programma di studio giornaliero in preparazione agli esami era stata di Hermione, ovviamente. Giorno dopo giorno i ragazzi avrebbero dovuto stilare una lista dei compiti da svolgere, così da arrivare ai G.U.F.O. perfettamente preparati e non come un “branco di trasandati e balbettanti scimmioni che non chiudono occhio da giorni”. Le testuali parole di Hermione avevano causato non poche lamentele da parte di Ron, ma alla fine anche lui si era trovato ad acconsentire, spinto dalla necessità di limitare al minimo brutte figure che avrebbero di certo fatto infuriare sua madre.<br />
Ora, però, non era più tanto sicuro che fosse una buona idea. Erano ormai le nove passate, mentre stava divorando con ferocia le sue uova strapazzate. Quasi con rassegnazione, lanciò uno sguardo verso la sua lista:</p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>LISTA DELLE COSE DA FARE</strong><br />
<strong>7:30</strong> Sveglia<br />
<strong>8:00</strong> Colazione<br />
<strong>8:30</strong> Ripasso di Storia della Magia con Harry<br />
<strong>10:30</strong> Simulazione di Divinazione<br />
<strong>13:00</strong> Pranzo<br />
<strong>14:00</strong> Convincere Hermione ad aiutarci con il tema di Trasfigurazione<br />
<strong>14:15</strong> Stesura del tema di Trasfigurazione<br />
<strong>16:30</strong> Esercitazione libera di Pozioni<br />
<strong>18:30</strong> Cena<br />
<strong>19:30</strong> Rispondere al gufo della mamma prima che venga a reclamare la mia testa<br />
<strong>20:00</strong> Stracciare per l’ennesima volta Harry a Scacchi Magici (un po’ di riposo fa bene allo spirito, no?)<br />
<strong>22:30</strong> Utilizzare “Trasfigurazione Oggi” come libro della buonanotte.</p>
<p style="text-align: center;">
<p>La giornata non era ancora iniziata e lui aveva già un’ora di ritardo sulla tabella di marcia. Quella lista doveva funzionare solo con persone che erano naturalmente diligenti, pensò, annegando ancora più a fondo nel suo pasto.<br />
Una volta rifocillato, tornò in Sala Comune dove trovò Harry immerso nel ripasso della materia del mattino.<br />
“No dico, razza di un traditore, si può sapere perché non mi ha svegliato stamattina? Dì la verità, vuoi mettermi in difficoltà con Storia della… Ehi, ma cos’hai fatto all’occhio destro? Non dirmelo, Malfoy ti ha fatto di nuovo picchiare dai suoi gorilla. Quel maledetto! Gliela faremo pagare, stanne certo. Questa è l’ultima volta che…”<br />
“Ron, ti vuoi calmare? Guarda che non è stato Malfoy. Questo bel regalino è solo opera tua. Stamattina, quando ho provato a svegliarti, hai cominciato ad urlare come un matto, imprecando contro Re Alustof, secondo sovrano della settima dinastia Goblin e, alla fine, mi hai tirato un pugno allucinante.”<br />
“Re Alustof… settima dinastia… Ah si. Erede di Brustof, detto <em>il Meticcio</em> perché figlio di un Goblin e di una Gnoma, che conquistò il potere con un colpo di stato nel corso del diciannovesimo anno del regno di Gaugamel, ultimo sovrano della sesta dinastia. Alustof passò, invece, alla Storia come <em>il Crudele</em>, non tanto perché fosse spietato in battaglia quanto per il fatto che costringeva ogni sera i suoi cortigiani ad ascoltare una delle sue poesie.”<br />
“Però, Ron. Guarda che risultati. Fino a pochi giorni fa non sapevi neppure di avere il libro di testo e ora conosci addirittura i soprannomi dei sovrani Goblin. Incredibile.”<br />
“No Harry, non è incredibile. E’ inquietante. Questa gente si sta impossessando di me. Li sogno di notte, avverto le loro presenze durante il giorno. Probabilmente stamattina stavo supplicando Alustof di non recitarmi una poesia. Se gli esami non arrivano presto, dovrete ricoverarmi al San Mungo, reparto Schizzati.”<br />
“Reparto?”<br />
“Lascia stare. Mettiamoci a ripassare Storia, che è meglio.”<br />
I due ragazzi portarono avanti il loro ripasso, tra date e nomi quasi impronunciabili, fino alle dieci e venti quando, su indicazione della lista, si avviarono verso l’aula di Divinazione per una simulazione collettiva. Lungo il tragitto, Harry si fece prestare il foglietto di pergamena e cominciò a fare una serie di calcoli. Lui non l’aveva neppure compilata la sua lista, visto che i due avrebbero fatto le stesse cose in quei giorni.<br />
“Ron, non abbiamo scelta: per recuperare il tempo che abbiamo perso stamattina dobbiamo assolutamente rinunciare alla partita di Scacchi Magici delle otto, a meno che non vogliamo saltare i pasti.”<br />
“Cosa? Tu vorresti togliermi gli unici tre momenti di serenità della giornata per tornare a parlare di quei maledettissimi Goblin? Mi rifiuto categoricamente. Abbiamo stabilito che ti devo stracciare a scacchi e così sarà. Del resto, anche Hermione ha detto che la lista non va aggiustata, sarebbe come ingannare noi stessi.”<br />
“E far finta di aver terminato il decimo capitolo del libro quando, invece, non siamo neppure a metà? Questo come lo consideri? Dai, fatti coraggio. Oggi finiamo i Goblin e domani cominciamo la guerra del 1254 tra Gnomi e Lepricani per la conquista della Pentola d’Oro.”<br />
“Mm, affascinante&#8230;” fu l’immancabile commento di Ron, ormai rassegnato alla modifica. “Se la metti così, non posso proprio rifiutare.”<br />
Stavano ancora discutendo del cambiamento, quando incontrarono Neville, spaesato e disperato, in cerca della sua unica ragione di vita: la sua lista appunto, dispersa ormai da quasi tre ore.<br />
“ Come posso essere cosi sfortunato. Avevo impiegato quasi un’ora ieri sera per scriverla. Deve essere per forza da qualche parte, forse in Dormitorio, forse in Sala Grande. Fammi pensare…”<br />
“Ehi, Neville. Non vieni a Divinazione? Oggi c’è l’ultima simulazione prima dell’esame. E’ comunque un caso perso ma, magari, fare presenza aiuta.”<br />
“Ragazzi, voi non capite. Io devo trovare quella lista. Senza di lei non so cosa fare. C’era scritto tutto, tutto quello che devo fare oggi…”<br />
“Neville, non credi che la simulazione fosse in programma? Sono piuttosto sicuro di sì, ieri in Dormitorio ho sentito che ne parlavi.”<br />
“Io… io non lo so… Non me lo ricordo… La mia lista… E’ scritto nella lista…”<br />
“Senti, amico, vieni con noi a Divinazione, sono certo che più tardi la ritroverai. Così stai solo perdendo tempo.”<br />
“Perdendo tempo? Vuoi scherzare? Senza quella lista non so neanche dove devo andare… Sentite, voi andate avanti, appena scopro dove dovrei essere in questo momento, vi raggiungo.”<br />
I ragazzi guardarono preoccupati Neville, che ora sembrava impegnato a controllare fra le fessure della parete, poi ripresero il loro cammino verso la torre di Divinazione: l’ultima cosa che volevano era un ulteriore ritardo sulla loro tabella di marcia.<br />
Non appena raggiunsero l’aula, un caldo soffocante li colpì in piena faccia.<br />
“Sempre un posticino così piacevole, non trovi?” bisbigliò Harry mentre cercavano un tavolino libero a cui sedersi. Diversi studenti erano già immersi nel compito, gli sguardi puntati sulle sfere di cristallo di fronte a loro.<br />
“Qualcuno dovrebbe dire a Seamus che può respirare e concentrarsi allo stesso tempo” disse Ron lanciando uno sguardo divertito verso il compagno, che stava fissando la sua sfera con un’intensità quasi febbrile, il volto paonazzo e sudaticcio che tremava per la concentrazione. Harry sghignazzò sommessamente, poi tornarono alla loro sfera.<br />
“Vedo… Vedo… Un brufolo! Maledette cioccorane, non avrei dovuto mangiarne così tante.”<br />
“Ron, ti prego, ho già le mie difficoltà senza che tu ti ci metta!”<br />
“Ehi, era solo per passare un po’ il tempo. Due ore qui dentro non passano più, amico.”<br />
Harry si trovò ad adocchiare la clessidra sulla cattedra, i cui granelli sembravano scorrere sempre più lentamente. Seduta dietro al tavolo c’era la Professoressa Cooman, lo sguardo sognante completamente perso fuori dalla finestra. Ron non riuscì a trattenere uno sbadiglio.<br />
“Schiaffeggiami, Harry. Sono molto, molto vicino a crollare su questo tavolo… Aspetta un attimo.”<br />
L’attenzione di Ron sembrava essere stata catturata da qualcosa alle spalle di Harry. O meglio, da qualcuno.<br />
“Harry, potrei giurare di aver visto Draco Malfoy riporre una lista nel suo zaino.”<br />
L’amico lo guardò con sguardo interrogativo.<br />
&#8220;E&#8230; allora?&#8221;<br />
“Non una lista qualunque… Sai, una delle nostre. Con orari e tutto. E’ stato solo un attimo, ma ti assicuro che l’ho visto.”<br />
“Ron, non è possibile. Vorrebbe dire che Draco ha deciso di.. beh, studiare. Devi ammettere che è assurdo. Senza contare che il signorino non ammetterebbe mai che un’idea di Hermione sia buona.”<br />
“Beh, scopriamolo subito. Ehi, Malfoy! Cos’è quello?”<br />
“Quello cosa, stupido Weasley?”<br />
“Quel foglietto che hai appena messo in tasca.”<br />
“Uhm… appunti.”<br />
“Tu prendi appunti? E da quando?”<br />
“Pensa ai fatti tuoi, Pel di Carota. Guarda che la sfera non si legge da sola. Ora, prima che qualcuno si faccia male, girati e torna a farti gli affaracci tuoi.”<br />
“Dai, Ron, lascia perdere.”<br />
“Ecco Ron, ascolta Potteruccio, da bravo cagnolino”<br />
“Dannato di un Malfoy. Queste le conto tutte e prima o poi le paghi.”<br />
“Ma come, Weasley, hai imparato a contare? Tua madre deve essere così fiera di te…”<br />
“Non osare nominare mia madre, altrimenti….”<br />
“Altrimenti?”<br />
“Io giuro che ti cambio i connotati!” e già si alzava dalla poltroncina per vendicare l’affronto subito, ma Harry fu più veloce:<br />
“Sei impazzito? Già non abbiamo speranze di passare questo esame, ci manca solo una rissa il giorno dell’ultima simulazione. Attieniti alla lista, per favore.”<br />
“Miseriaccia, Harry. Questa storia della lista ci sta friggendo il cervello. Quanto a te” aggiunse rivolgendosi a Malfoy “non finisce qui.”<br />
Alla fine, la sabbia nella clessidra riuscì a scorrere del tutto, sancendo la fine della lezione, tra il sollievo generale degli studenti. Una cosa era certa: non sarebbe servita una profezia per conoscere in anticipo i risultati del G.U.F.O di Divinazione.<br />
Mentre tutti si allontanavano, convergendo verso la Sala Grande per il pranzo, una persona rimase sapientemente indietro e, quando fu sicura di non essere notata, tirò fuori dalla tasca un foglio di pergamena.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>LISTA DEGLI IMPEGNI DI OGGI</strong><br />
<strong>8:30</strong> Sveglia<br />
<strong>9:00</strong> Colazione<br />
<strong>9:30</strong> Ordinare a Tiger e Goyle di minacciare Jack faccia-di-topo Jones di Tassorosso per ottenere appunti di DCAO<br />
<strong>10:00</strong> Assicurarsi che quei due caproni abbiano portato a termine il compito di cui al punto sopra<br />
<strong>10:30</strong> Simulazione di Divinazione<br />
<strong>13:00</strong> Pranzo<br />
<strong>14:00</strong> Flirtare con Pansy Parkinson<br />
<strong>15:00</strong> Ultima lezione di Erbologia in quella schifo di Serra n. 3<br />
<strong>16:10</strong> Lanciare una Mandragora tra i capelli di Alice Meyer, facendolo sembrare un incidente<br />
<strong>17:00</strong> Tea-hour con il professor Vitious per assicurarsi un trattamento di favore all’esame di Incantesimi<br />
<strong>18:30</strong> Cena<br />
<strong>19:30</strong> Schiavizzare qualche bimbetto del primo anno perché mi copi gli appunti ottenuti la mattina<br />
<strong>20:00</strong> Trovare qualcuno dalla voce non troppo fastidiosa che mi legga gli appunti<br />
<strong>21:00</strong> Sessione di Poker<br />
<strong>PS: Negare fino alla morte di aver preso l’idea dalla sporca Mezzosangue</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Con immensa soddisfazione, Draco depennò dalla lista la voce “Simulazione di Divinazione”. Quindi raccolse le sue cose e si avviò pigramente verso l’uscita. Non appena fu fuori, però, le voci di Potter e Weasley tornarono a tormentarlo. Pareva che stessero parlando ad un’armatura, stavolta… In un&#8217;altra occasione si sarebbe fermato a prenderli in giro, ma ora doveva assolutamente incamminarsi verso la Sala Grande se non voleva rimanere indietro con il suo programma.<br />
In realtà, i due Grifondoro non stavano parlando propriamente con l’armatura, bensì con il povero Neville, accucciato dietro di essa, ancora alla disperata ricerca della sua lista. Incurante del fatto di non essersi presentato alla simulazione, il ragazzo si illudeva ora di poterla trovare proprio lì.<br />
“Neville, ora basta. Vieni via di lì.”<br />
“Non posso! Non l’ho ancora ritrovata…”<br />
“E hai intenzione di cercarla dietro ogni singola armatura del castello? Amico, ce ne saranno centinaia… Vieni con noi a pranzo, ti va? Più tardi troveremo la tua lista.”<br />
Neville decise finalmente di passare ad una posizione eretta, ma lo sguardo era ancora chiaramente spaesato.<br />
“P-pranzo? E’ già ora di pranzo?”<br />
“Ehm… Temo di sì, Neville. Coraggio, andiamo a mangiare un boccone, sono certo che a stomaco pieno ti sarà molto più facile ricordarti dove l’hai messa.”<br />
Al ragazzo non restò che annuire, sconsolato, mentre si lasciava trascinare dagli amici verso la Sala Grande.<br />
Il pranzo era già iniziato da diversi minuti, come dimostrava il fatto che qualche studente era già al dolce. Mentre stavano per sedersi al tavolo con gli altri Grifondoro, videro avvicinarsi una agitatissima Calì.<br />
“Avete, per caso, visto Lavanda? Dovevamo pranzare insieme oggi.”<br />
“No. Io non l’ho vista. Magari se n’è dimenticata…” si azzardò ad ipotizzare Harry.<br />
“Ma non è possibile. Va contro il nostro programma. Guardate qui! Ore 13:00 in punto: pranzare con Lavanda. L’abbiamo scritto insieme.”<br />
“Avrà avuto un contrattempo, sono certo che fra poco sarà qui. Perché intanto non inizi senza di lei?”<br />
La ragazza lo guardò incredula. Quando fu certa che quella di Harry non era stata una battuta, alzò gli occhi al cielo e, senza degnarli di un’altra parola, uscì sbuffando dalla Sala, in cerca dell’amica.<br />
“Te lo dicevo che questa cosa delle liste non avrebbe portato nulla di buono.” disse Ron scuotendo la testa.<br />
“Liste? Qualcuno ha detto <em>liste</em>?”<br />
“Shhh… No Neville, devi esserti sbagliato, nessuno ha detto <em>liste</em>… Tranquillo, torna al tuo toast.”<br />
Il ragazzo annuì disorientato, tornando a concentrarsi sul suo pranzo.<br />
“Qualcosa mi dice che, alla fine degli esami, Hermione dovrà rispondere della salute mentale di parecchie persone.” sussurrò Harry all’orecchio dell’amico, attento a non svegliare Neville dal suo stato catatonico.<br />
Finito di pranzare, Harry e Ron si diressero in Sala Comune, dove erano certi di trovare Hermione. Il promemoria recitava infatti “convincere Hermione ad aiutarci con il tema di Trasfigurazione”. La ragazza, completamente immersa in una traduzione di Antiche Rune che l’aveva costretta a pranzare prima degli altri, liquidò gli amici con un brutale: “Non se ne parla proprio. Cavatevela da soli.”<br />
&#8220;Ma&#8230; ma&#8230; Hermione, ti prego, solo un aiutino! Non vogliamo copiare, ci servono solo un paio di dritte&#8230;&#8221; &#8220;Ron, ho detto di no. All&#8217;esame non ci sarò io ad aiutarvi, potrete contare solo su voi stessi. Perciò ora da bravi, tirate fuori il vostro manuale di Trasfigurazione, una pergamena e una piuma e mettetevi al lavoro.&#8221;<br />
Lo sguardo della ragazza non ammetteva repliche: ai due non rimase che armarsi di pazienza – e di tutto ciò che aveva suggerito Hermione – e mettersi all’opera.<br />
Non erano, però, passati dieci minuti che un grido turbò la quiete della stanza. Gli occhi di tutti i presenti si fissarono su Seamus, che era uscito dal Dormitorio urlando come una furia:<br />
&#8220;Chi è stato?? Chi accidenti ha manomesso la mia lista? Voglio un responsabile! Adesso! Sei stato tu??&#8221; disse avvicinandosi minaccioso a un ragazzino del primo anno. &#8220;Oppure tu?? Il colpevole venga fuori, se ne ha il coraggio!!&#8221;<br />
“Seamus, calmati, come fai ad essere così sicuro che te l&#8217;abbiano manomessa?”<br />
&#8220;Ore 15:30: Lavarsi le ascelle. Ore 17:00: Cambiare il mio orrendo taglio di capelli. Ore 18:00: Imparare a non far esplodere le cose&#8230; Tu che dici? Scommetto che c&#8217;è lo zampino di Dean&#8230; Dean, vieni subito qui!! Se ti prendo, ti pietrifico per la vita, puoi starne certo!!&#8221;<br />
“Ma perché te la prendi con me.” Fu la risposta del chiamato in causa. “Persino la tua lista ha capito quanto puzzi e quanto sei involontariamente pericoloso con la bacchetta alla mano… No, veramente… devi fare qualcosa per queste tue tendenze distruttive, amico mio. Lo dico per il tuo bene.”<br />
&#8220;Tu, orrido muco di Troll, faresti meglio a correre!! Se ti prendo, ti assicuro che non troveranno mai il tuo cadavere!!&#8221;<br />
Dean non se lo fece ripetere due volte: in un paio di falcate fu fuori dalla Sala Comune, seguito a ruota da un furioso Seamus. La Sala ricadde nel silenzio. Ron provò ad aprire bocca, ma Hermione fu più rapida:<br />
“Commenta anche una sola virgola di quel che è accaduto e ti taglio la lingua. Nessuno, e ripeto nessuno, deve disturbarmi mentre sto traducendo. Avete idea di quanto sia faticoso recuperare la concentrazione dopo averla persa? Ora vi voglio tutti in religioso silenzio per le prossime due ore.”<br />
Ron deglutì rumorosamente. Non serviva un esperto per capire che le minacce di Hermione erano tutt&#8217;altro che vuote. Eppure, dopo qualche minuto, nuovi problemi si affacciarono dal ritratto della Signora Grassa: Calì e Lavanda, finalmente ricongiunte, stavano borbottando fra loro con aria preoccupata.<br />
“Adesso che c’è?” chiese la ragazza ormai ben oltre il limite della sopportazione.<br />
“Si tratta di Neville. Ad occhio e croce, direi che la situazione è piuttosto peggiorata rispetto a stamattina. Non ha ancora trovato la sua lista. Ora è seduto qui fuori per terra. Sembra sull&#8217;orlo di una crisi di nervi. Non si capisce se stia per piangere o per urlare. Sul serio ragazzi, credo che dovremmo fare qualcosa.”<br />
Hermione chiuse di scatto l&#8217;immenso volume. &#8220;E va bene. Vado io. Ma quando avrò finito, non voglio sentire neanche il cinguettio degli uccelli. Sono stata chiara?&#8221; e così dicendo si avviò verso il ritratto per cercare di recuperare Neville dal suo stato di perdizione.<br />
“Va tutto bene, Neville, respira a fondo. Non è successo niente. Ora vieni con me e scriviamo una nuova lista, va bene? Così, da bravo&#8230;”<br />
Il quadro si richiuse dietro di loro, lasciando Harry e Ron finalmente liberi di commentare i fatti del pomeriggio.<br />
“Non so te, ma io credo che ci sia un malocchio sulla nostra ricerca di Trasfigurazione. Ogni volta che proviamo a scrivere qualcosa succede il finimondo&#8230;&#8221; si trovò ad affermare Harry.<br />
“Ne sei sicuro? Perché io credo, invece, che siamo stati piuttosto fortunati.” rispose Ron con un sorrisetto furbo, facendo poi un cenno con la testa in direzione dei libri di Hermione.<br />
“Non vorrai mica…”<br />
“Harry, dobbiamo. Per il nostro bene. Questa è la nostra unica speranza, sempre che in mezzo a questi fogli ci sia anche il tema di Trasfigurazione. E c’è un solo modo per scoprirlo…”<br />
In un istante i ragazzi furono sui libri dell’amica, cercando con foga fra le varie pergamene. La ricerca durò meno del previsto: dopo qualche minuto, infatti, scorsero la scritta &#8220;Trasfigurazione: dagli organismi semplici a quelli complessi&#8221;. Trionfanti, i ragazzi si misero sulla loro ricerca, copiando quanti più dati possibile.<br />
Per loro fortuna, Hermione rientrò quasi un’ora dopo, trovandoli diligentemente concentrati sulla loro ricerca. Compiaciuta, si dedicò alla sua traduzione finché non furono quasi le quattro e mezzo.<br />
“Ragazzi, raccogliete le vostre cose, fra qualche minuto abbiamo l&#8217;esercitazione di Pozioni.”<br />
Cominciò, allora, la lunga discesa degli studenti dalla Torre Grifondoro fino alla fredda e buia aula dei sotterranei. Giunti in classe, non dovettero far altro che leggere la lavagna per conoscere il compito assegnato dal professor Piton. La nera parete di grafite recitava, infatti, “Produrre un filtro restringente degno di tale nome”.<br />
“Questa pozione” disse poi il professore con voce melliflua “è ridicolmente semplice. Persino degli studenti ottusi come voi dovrebbero essere in grado di eseguirla alla perfezione. Ovviamente sapete tutti a cosa serve, vero? Paciock?”<br />
Neville, sorprendentemente, sapeva la risposta.<br />
“S-serve a far ri-ringiovanire. Funziona sugli esseri umani come sugli…”<br />
“… animali. Vedo che usare il tuo rospo come cavia è servito a farti ricordare qualcosa. E ora basta perdere tempo, nel libro trovate tutte le istruzioni. Sapete leggere, fatelo!”<br />
I ragazzi non se lo fecero ripetere due volte: aprirono il volume di testo alla pagina richiesta e cominciarono ad approvvigionarsi dei dovuti ingredienti.<br />
La pozione, in effetti, non presentava grandissime difficoltà: gli ingredienti erano pochi e andavano versati quasi tutti all’inizio. Ad un tratto, Hanna Abbott fece timidamente presente che erano finite le milze di ratto. Gli occhi di Piton si ridussero a due fessure.<br />
“Essendo la milza di ratto uno dei primissimi ingredienti della pozione, mi dica, che cosa ha fatto esattamente tutto questo tempo, signorina Abbott? No, non lo voglio sapere. Potter, Weasley, vedete di rendervi utili per una volta e andate a prendere delle milze di ratto dalla mia dispensa. Potete tranquillamente fare a meno dei guanti…” aggiunse con un sorriso compiaciuto. I due amici gli riservarono uno sguardo di puro odio, prima di dirigersi svogliatamente verso la dispensa.<br />
“Hai mai visto tante cose così stomachevoli tutte assieme?” bisbigliò Ron una volta giunti a destinazione. Harry scosse la testa e, dopo aver preso un lungo respiro, immerse le mani nel vasetto contenente le milze. Carichi di quell’ingrediente disgustoso, tornarono in classe quando mancavano ormai pochi minuti alla fine dell’esercitazione. Per qualche inspiegabile motivo, la pozione sembrava aver cambiato colore durante la loro assenza.<br />
“Ron, non sembrava anche a te che fosse più… verde?”<br />
“Direi proprio di sì… Anche nel manuale dice che la pozione deve essere verde.” disse l’altro incredulo, guardando sconsolato l’intruglio marrone che ribolliva pigro di fronte a loro.<br />
“Forse tornerà verde aggiungendo l’ultimo ingrediente. Cos’era? Ah, sì, semi di grinzafico. Aggiungine una mancia…”<br />
Harry non riuscì a terminare la frase che la pozione esplose sotto il loro naso con un botto trionfale, ricoprendoli da capo a piedi di quella rivoltante melmaglia appiccicosa.<br />
“Potter! Weasley! Razza di incapaci! Persino il signor Finnigan è riuscito a non fare esplodere il suo calderone! Cinquanta punti in meno a Grifondoro per la vostra colossale stupidità! E ora il tempo è scaduto, grazie al cielo. Sparite dalla mia vista fino al giorno dell’esame! Fuori, ho detto!”<br />
Gli studenti si affrettarono ad uscire dall’aula, ora invasa dal tanfo stagnante della pozione esplosa.<br />
Non appena fu solo nella stanza, il professore si concesse di rilassarsi. Il cipiglio infuriato di poco prima aveva lasciato il posto ad un sorriso compiaciuto.<br />
Ridacchiando fra sé e sé, Piton estrasse una pergamena dal cassetto della scrivania:<br />
“Far esplodere il calderone di quei due somari di Potter e Weasley, incolpando loro dell’accaduto per far perdere 50 punti a Grifondoro… Fatto.” disse depennando con immenso piacere l’ultima voce della sua lista.<br />
Sul castello cominciarono a scendere le prime ombre del crepuscolo e, con esse, arrivò anche l’ora di risalire in Sala Grande per la cena. I nostri due giovani eroi si presentarono ovviamente in ritardo, vista la necessità di ripulirsi dalla nauseabonda pozione.<br />
Mentre si sedevano al tavolo accanto ad Hermione e cominciavano ad addentare le prime pietanze, notarono, con estremo piacere, di non essere gli unici ritardatari: Neville stava entrando dall’immenso portone proprio in quel momento.<br />
Ma il loro senso di sollievo durò ben poco. Erano, infatti, evidenti sul volto dell’amico i segni di una disperazione che stava facendosi strada poco a poco, mentre la sua espressione era tornata quella della mattina e del pomeriggio appena trascorsi.<br />
“Non dirmi che ci risiamo. Se ricomincia con la storia della lista persa, giuro che non rispondo più di me.”<br />
“Ah, non vi preoccupate” intervenne Hermione. “Stavolta è tutto sotto controllo.”<br />
Quasi non fece in tempo a finire la frase che i due ragazzi assistettero ad una delle scene più singolari di quella incredibile giornata: Neville, che continuava a guardarsi intorno angosciato, fu immediatamente raggiunto da un foglio di pergamena che, sfrecciando a mezz’aria come un missile, gli si schiantò in piena faccia. Lo schiocco fu così sonoro da costringere gran parte dei commensali a girarsi verso l’inattesa fonte del rumore.<br />
A questo punto, incurante degli sguardi posati su di lui, Neville riuscì a fare l&#8217;unica cosa che in quel momento avrebbe potuto compromettere ulteriormente la sua già traballante reputazione: illuminandosi in un sorriso di pura gioia e completamente rapito da quel momento di felicità, staccò la pergamena dalla faccia e la strinse a sé in un caloroso abbraccio.<br />
“Erano secoli che non vedevo tanto amore in una stanza.” commentò Nick-Quasi-Senza-Testa.<br />
“E quello cos’era?” chiese Ron sghignazzando.<br />
“<em>Quello</em> era l’incantesimo di appello permanente che ho applicato alla nuova lista di Neville. Se si allontana per più di dieci metri dalla pergamena, questa lo insegue finché non lo trova.”<br />
“Geniale come sempre, Hermione.”<br />
La ragazza rispose al complimento dell&#8217;amico con un sorriso compiaciuto.<br />
Non appena ebbero finito la cena, i ragazzi furono richiamati all&#8217;ordine dalle loro lista.<br />
“Accidenti, stavo per scordarmi di scrivere alla mamma&#8230; Harry, se intanto tu vuoi tirare fuori i libri di Storia della Magia, sono da te fra un minuto.”<br />
“Sarà meglio per te. Non vorrai mica lasciarmi solo con le peripezie di Grung <em>il Vendicatore</em>, figlio di Jyung <em>il Pazzo</em>?!”<br />
“Scherzi? Con il caratterino che si ritrova, come minimo ti fa tagliare orecchio, mano e piede sinistro, proprio come ha fatto con Artikan <em>il Mozzo</em>.”<br />
“Ragazzi, non ci sono parole per descrivere la mia gioia in questo momento. Sul serio, ascoltarvi mentre esibite anche solo queste poche briciole di cultura mi riempie il cuore di soddisfazione.”<br />
“E tu queste avresti il coraggio di chiamarle poche briciole? Un’intera mattinata di noia più totale a ricostruire le vicende della nona dinastia e lei mi viene a parlare di poche briciole… E’ proprio vero che la meritocrazia è morta.”<br />
“Sai persino il significato della parola meritocrazia?! Ora non ti riconosco proprio più. Cosa ne hai fatto del vecchio Ron?”<br />
“Oh, lui sta bene. Ti saluta e ti augura, con tutto il cuore, un bel viaggio a quel paese.”<br />
“Ah ecco, mi pareva troppo bello per essere vero. Comunque sia, penso sia arrivato il momento di congedarvi.”<br />
“Ma come, di già? Non dirmi che ti sei offesa.”<br />
“Affatto, è solo che sono stanca e, vista la giornata abbastanza pesante di domani, ritengo sia meglio ricaricare le energie. E poi ho ancora una trentina di pagine di Aritmanzia da rileggere prima di addormentarmi. Buona notte, ragazzi. A domani. Non restate troppo alzati, mi raccomando.”<br />
“Nessun problema, per fortuna qui abbiamo quasi finito. Forse ci scappa pure quella partitina a Scacchi che avevamo dovuto cancellare stamattina. Sai, Hermione, la tua idea della lista non si è rivelata affatto male&#8230;”<br />
“Già… A parte quando Neville ha rischiato la crisi di nervi o quando Calì ha saltato il pranzo perché non trovava Lavanda oppure quando Seamus ha pietrificato Dean… beh, a parte tutto questo, è stata davvero una splendida idea.”<br />
“Ridi pure, ingrato, ne riparleremo quando passerete i G.U.F.O.! E ora scusatemi, ma devo proprio andare. Notte ragazzi.”<br />
“Notte Hermione&#8221; risposero entrambi con un sorriso.<br />
Giunta finalmente nel suo Dormitorio, la ragazza poté mettersi comoda nella sua camicia da notte e chiacchierare un po&#8217; con Ginny, prima di buttarsi nella lettura.<br />
“Giornata pesante?” chiese l&#8217;amica.<br />
“Non sai quanto…” sospirò la ragazza armandosi di un enorme volume.<br />
Dopo oltre un’ora di lettura, che la portò a fare ben più delle trenta pagine previste, Hermione ritenne che fosse quasi giunto il momento di andarsene a letto. Ma, prima, aveva ancora una cosa da fare: poggiato il tomo di Aritmanzia sulla scrivania, prese piuma e pergamena e stilò una nuova lista per il giorno successivo. Soddisfatta del risultato, si diresse verso il suo letto a baldacchino e, prima di spegnere la luce, cancellò le ultime tre voci del programma di quella giornata, poggiandolo poi sul comodino.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>LISTA DEGLI IMPEGNI DELLA GIORNATA</strong><br />
<strong>7:00</strong> Sveglia<br />
<strong>7:05</strong> Doccia<br />
<strong>7:18</strong> Filo interdentale<br />
<strong>7:20</strong> Vestirsi<br />
<strong>7:30</strong> Colazione<br />
<strong>8:00</strong> Capitoli da 5 a 8 di Aritmanzia<br />
<strong>10:00</strong> Ricontrollare il tema di Trasfigurazione<br />
<strong>11:00</strong> Ripassare Storia della Magia in Biblioteca<br />
<strong>12:00</strong> Aiutare Madama Prince a riporre i libri negli scaffali<br />
<strong>12:30</strong> Pranzo<br />
<strong>13:00</strong> Spiegare a Lavanda dove trovare i libri di Trasfigurazione<br />
<strong>13:30</strong> Traduzione di Antiche Rune: brani 56, 57 e 59<br />
<strong>14:00</strong> Resistere agli assalti di Ron ed Harry che vorranno sicuramente copiare il mio tema<br />
<strong>14:05</strong> Riprendere la traduzione di Antiche Rune<br />
<strong>Tra le 14:30 e le 15:00</strong> Risolvere l’ennesima crisi di nervi di Neville<br />
<strong>Tra le 14:30 e le 15:00</strong> Non appena si presentano le condizione di cui sopra, abbandonare i miei libri il tempo necessario perché Ron ed Harry possano copiare Trasfigurazione.<br />
<strong>16:00</strong> Ricopiare in bella le traduzioni<br />
<strong>16:30</strong> Esercitazione libera di Pozioni (pozioni possibili: distillato della morte vivente, pozione restringente e filtro anti pietrificante)<br />
<strong>18:30</strong> Cena<br />
<strong>19:30</strong> Controllare come sta andando lo studio di Ron ed Harry<br />
<strong>20:00</strong> Capitoli 9 e 10 di Aritmanzia<br />
<strong>21:30</strong> Stilare una nuova lista per domani<br />
<strong>21:45</strong> Buonanotte</p>
<p style="text-align: center;">
<p>Hermione spense finalmente la luce e si accoccolò tra le coperte. Ancora due settimane agli esami… E chi sarebbe riuscito a sopravvivere anche solo ad un altro giorno così?</p>
<p style="text-align: center;"> </p>



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		<title>Come un fantasma &#8211; di Marga</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 08:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marga</dc:creator>
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FF A TEMA LIBERO
RATING: G
Un giorno qualunque ad Hogwarts con un problema per Harry: quello di essere diventato invisibile all&#8217;improvviso! Riuscirà a uscirne vittorioso?
PERSONAGGI: Harry, Hermione, Ron, McGranitt, Vitious e altri&#8230;
NOTE: Il racconto è ambientato durante il primo anno.



Una nuova giornata era iniziata ad Hogwarts. Per Harry tutto era ancora nuovo e misterioso, aveva ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><strong>FF A TEMA LIBERO</strong><br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Un giorno qualunque ad Hogwarts con un problema per Harry: quello di essere diventato invisibile all&#8217;improvviso! Riuscirà a uscirne vittorioso?<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Harry, Hermione, Ron, McGranitt, Vitious e altri&#8230;<br />
<strong>NOTE:</strong> Il racconto è ambientato durante il primo anno.<br />
<span id="more-1738"></span></p>
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<p align="center">
<p>Una nuova giornata era iniziata ad Hogwarts. Per Harry tutto era ancora nuovo e misterioso, aveva ancora molte cose da capire. Una di queste era come mai tutti i bagni fossero sempre occupati, a qualunque ora lui si alzasse la mattina!<br />
“Ehi Dean, ne hai ancora per molto?” &#8211; chiese Harry sentendo che la vescica da li a due minuti gli sarebbe scoppiata. Nessuna risposta.<br />
“Deeean??” Niente.<br />
Che fosse diventato sordo, per caso? Ma Harry non ebbe molto tempo per preoccuparsene visto che nel frattempo uno dei bagni si era liberato. Harry corse verso l’agognata meta quasi travolgendo Neville, ma quest&#8217;ultimo sembrò che non averlo neppure notato. Harry però non se ne preoccupò intento com&#8217;era a svuotare la vescica: “Ahhh, finalmente un bagno libero!”</p>
<p>Appena ebbe finito di lavarsi e vestirsi, Harry scese a fare colazione. Purtroppo aveva fatto tardi e quindi trovò pochi ritardatari come lui nella Sala Grande, ma per fortuna c’erano sia Ron che Hermione: voleva giusto parlare con loro. Aveva dei dubbi su quel maledetto tema che la McGranitt aveva assegnato e molto probabilmente Hermione l’aveva già finito da un pezzo.<br />
“Ciao ragazzi.”<br />
Salutò, e prese in fretta del cibo. Nessuna risposta. Harry alzò gli occhi verso i suoi amici che stavano continuando a parlare come se lui non fosse presente.<br />
“Ma che diavolo succede? Ragazzi vi ho salutato, è successo qualcosa?” &#8211; disse Harry, adesso leggermente preoccupato.<br />
I suoi due nuovi amici continuarono a non dargli corda. A Harry sembrò quasi di essere tornato nella sua vecchia scuola, quando tutti lo evitavano per paura di Dudley e del suo gruppo di bulletti. Poi Hermione e Ron si alzarono e senza degnarlo di uno sguardo andarono via, ridendo.<br />
“Ehii, ragazzi!!” cercò di trattenerli. Ma che succedeva alla gente?!?<br />
Fece colazione in fretta, quasi non alzò lo sguardo dal piatto per paura di dover salutare qualcun&#8217; altro e sentire indifferenza in risposta. Ma alla fine il cibo finì e lui dovette alzarsi per andare a lezione di Incantesimi. Il professor Vitious non tollerava i ritardatari quindi fece una corsa fino alla sua aula, trascinandosi dietro una pesante borsa. Erano già tutti arrivati e il Professore stava per iniziare a fare l’appello. Così Harry entrò e sedette vicino a Ron ed Hermione, come al solito. La lezione era con i Corvonero per fortuna, non avrebbe dovuto sopportare i Serpeverde di prima mattina, anche se gli sarebbe toccato sopportarli ad Erbologia da li a due ore. Durante quell&#8217;ora successe una cosa strana: il Professore aveva saltato il suo nome. Era proprio come se lui non ci fosse ad Hogwarts, come se non fosse mai esistito.<br />
“Ragazzi mi spiegate cos’avete? Che sta succedendo?” &#8211; bisbilgiò all’indirizzo dei sui due amici, ma niente, il risultato fu lo stesso di prima: Ron stava ascoltando Vitious che parlava di un incantesimo ed Hermione sottolineava frasi dal librone aperto davanti a lei.<br />
Allora Harry si girò verso una ragazza di Corvonero e provò a chiamare lei: “Ehi… pss, Marietta!” Nulla.<br />
Arrivati a questo punto Harry non era solo perplesso, era proprio preoccupato. Si alzò di scatto e il Professor Vitious non sembrò farci caso. Così decise di avvicinarlo, prima chiamandolo piano e poi urlando a squarciagola: “Professoreeee!! Ma cosa diavolo succede? Perché nessuno mi da retta?! Perché nessuno mi vede?!”<br />
Vitious continuò, ahimè, a fare lezione normalmente come se nulla fosse accaduto. Harry, allora, prese la borsa carica di libri e uscì fuori alla ricerca disperata di Silente o della Mcgranitt, di qualcuno che gli potesse  dare delle risposte. Per capire avrebbe fatto di tutto, anche andare da Piton se fosse stato necessario! Quando arrivò davanti l’aula di Trasfigurazione e poteva sentire la McGranitt parlare agli alunni del quinto anno, vide Pix avvicinarsi con un sorrisetto maligno sulla bocca: “Ma buongiorno! Ma guardalo il piccolo insolente Harry Potter!!” E si mise a ridere sguaiatamente.<br />
“Tu mi vedi allora!!” &#8211; disse Harry con un sorriso. Mai avrebbe pensato di poter sorridere a Pix!<br />
“Ehi aspetta… fermo!!” -gli urlò dietro Harry, ma il poltergeist era già sparito, lasciandolo di nuovo da solo. Entrò così nell&#8217;aula di Trasfigurazione. Aveva bussato ma nessuno gli aveva dato una risposta.  “Professoressa McGranitt? Mi sente?” &#8211; disse. Anche stavolta non ebbe nessuna risposta.<br />
Gli stava sorgendo un dubbio: se solo Pix l’aveva visto… no, non poteva essere! Lui non era incorporeo come i fantasmi e non gli sembrava di essere morto nel sonno!! Andò di corsa verso la Torre di Grifondoro, cercando disperatamente Nick Quasi Senza Testa; forse lui avrebbe potuto dargli una mano.<br />
“Nick, Nick ci sei?” &#8211; urlò Harry ed effettivamente dopo un paio di minuti Nick venne, attraversando il muro e finendo proprio nella Sala Comune di Grinfondoro.<br />
“Mio caro Harry, perché urli così? Cosa posso fare per te?” &#8211; gli disse Nick, col solito tono gentile e sicuro. “Nick, cosa sta succedendo? Nessuno riesce più a vedermi, né i ragazzi né i professori, solo tu e Pix finora ci siete riusciti.” &#8211; disse tutto d’un fiato Harry, incrociando le dita e sperando nel meglio possibile.<br />
“Questo è davvero strano, mio caro ragazzo” &#8211; disse Nick, avvicinandosi a lui per osservarlo meglio &#8211; “non mi sembri un fantasma, ma è possibile che tu sia rimasto prigioniero di qualche ricordo!”<br />
“Un ricordo? Non so come sia possibile! Perché tu e Pix mi vedete?” &#8211; gli ricordò il ragazzo, sempre più perplesso, ma un po’ meno preoccupato di prima.<br />
“Un ricordo o un sogno, perché no?” &#8211; gli disse per tutta risposta Nick, fluttuando un po’ più vicino ad Harry che al momento era seduto sul grande tappeto della Sala Comune, accanto al caminetto spento. Faceva freddo dentro la stanza e lui si sentiva confuso e solo.<br />
“Può accadere! Certo, per quel che io ricordi è successo solo una volta, circa due secoli fa e il tipo a cui successe morì di solitudine…” &#8211; disse Nick sovrapensiero, ma subito aggiunse, vedendo la faccia stravolta di Harry &#8211; &#8220;ma non credo sia questo il tuo caso, caro. Insomma, il tizio di cui ti parlo non era certo famoso quanto te!! Ti verranno a cercare stai tranquillo! Intanto goditi la vacanza no? Altro non si può fare!”<br />
“Cioè dovrei starmene buono finchè qualcuno non noterà la mia assenza nel mondo reale?”<br />
“Eh si Harry, credo proprio di si. Vedi, gli altri noteranno che c’è qualcosa di strano intorno a loro, perché notano un certo freddo nella zona in cui ci sei tu e così la eviteranno. Ma non crucciarti, mio giovane Grifondoro, ne uscirai!” E così dicendo se ne andò via, lasciando nuovamente Harry da solo. </p>
<p>Harry decise che avrebbe comunque seguito le lezioni, anche se nessuno poteva vederlo o sentirlo; per lo meno avrebbe avuto qualcosa da fare. Così si presentò alla lezione di Erbologia, ma ebbe una sorpresa. Provando ad aprire la porta si accorse che non vi riusciva. Per quanto provasse e riprovasse non c’era niente da fare, non riusciva proprio ad entrare. Rassegnato prese i libri e andò in biblioteca. Decise che per quel giorno le lezioni avrebbero anche potuto andare al diavolo!<br />
In biblioteca non salutò nemmeno Miss Pince, andò di filato a un tavolo libero, praticamente uno qualsiasi visto che i ragazzi erano tutti a lezione, e poi iniziò a vagare tra gli scaffali alla ricerca di un libro che potesse spiegarli cosa gli stava succedendo.</p>
<p>Era ancora alla ricerca del libro quando in biblioteca entrò Hermione con il suo solito enorme zaino stracolmo di libri, pergamene, piume e boccette di inchiostro. Lei si sedette ad un tavolo isolato, vicino una finestra e iniziò a uscire i libri per fare i compiti. Harry si avvinò al tavolo e si sedette di fronte a lei. Poi sconsolato, appoggiò il volto tra le mani e sospirò: “Hermione, come vorrei che tu mi sentissi, ho bisogno di te e Ron!” Ma Hermione per tutta risposta mormorò: “Brrr, che freddo che fa qui, deve esserci qualche spiffero!”<br />
E si alzò, allontanandosi e andandosi a sedere in un posto lontano dalle finestre. Harry poggiò la testa sulle braccia sconsolato, lasciando perdere anche la ricerca di un libro adatto e non considerando neppure l’idea di entrare nella Sezione Proibita: se fosse successo qualcosa li dentro nessuno gli avrebbe dato una mano.<br />
Harry si risvegliò dopo un paio d’ore, con il collo che gli faceva un male cane e con una sete terribile. Guardando l’orologio vide che il tempo del pranzo era passato da un pezzo, erano quasi le cinque del pomeriggio e dopo poco sarebbe stata addirittura ora di cena.<br />
“E’ triste vivere nell’ombra più assoluta, senza amici e senza nessuno con cui poter parlare se non i fantasmi e quel rompiscatole di Pix” &#8211; disse a se stesso (del resto a qualcuno doveva pur parlare!) &#8211; “spero che questo incubo finisca presto.”<br />
Intorno a lui c’erano altri ragazzi che chiacchieravano tra loro, c’era persino Ron in biblioteca, roba da non crederci! Eh si, doveva proprio essere un sogno quello!<br />
“Beh ragazzi, lo so che non potete sentirmi, ma mi mancate. Spero di tornare presto.” Così dicendo Harry salì al dormitorio, dove posò la sua roba, bevve dell’acqua e mangiò delle cioccorane lasciate da qualcuno, forse Neville. Intanto provò a fare qualche incanto semplice, come l’Alohomora o il Wingardium Leviosa. Dopo un’ora di prove riuscì perfettamente ad aprire le serrature e a far volare e far restare in volo vari oggetti oltre ad una piuma. Ci riuscì persino con un cuscino, molto più pesate di una piuma o una boccetta d’inchiostro.<br />
“Beh, tanto vale andare a cenare! Almeno, anche se non mi notano, vedrò della gente.” &#8211; disse ad alta voce Harry. Gli sembrava strano il fatto che ancora nessuno si fosse fatto vivo nel dormitorio per posare gli zaini, i libri e cambiarsi per la cena. Prese con sé la bacchetta e la mise nella tasca posteriore dei jeans per poi uscire fuori, nella Sala Comune.<br />
“Ma che diavolo succede?” &#8211; esclamò. C’era buio pesto, nessuna torcia era stata accesa, il camino era spento e faceva freddo. Scese le scale lentamente, per non inciampare in qualche oggetto o nei suoi stessi piedi, ma non finì neppure di scendere del tutto le scale che di colpo le torce si accesero, il fuoco ricominciò a danzare dentro il grande camino e un urlo assordante gli perforò i timpani: “PESCE D’APRILEEEEE!!”<br />
C’erano tutti in Sala Comune: in prima fila poteva vedere Ron, Hermione, Neville, Fred e George, dai ragazzi del primo anno a quelli del settimo stavano battendo le mani e fischiando. Fred e Lee Jordan lo presero e lo sollevarono da terra, portandolo verso il centro della Sala. Lui era completamente stordito.<br />
“Ma cosa diavolo?” &#8211; iniziò, ma Percy lo anticipò, spiegandogli che quello non era stato altro che uno scherzo. “Tranquillo Harry, lo so che ti senti scombussolato ma era tutto uno scherzo! Tu non sei mai stato dentro il sogno o il ricordo di qualcuno, noi siamo sempre riusciti a vederti!” Gli disse tra le risate generali.<br />
“E a tenerti d’occhio!” &#8211; aggiunse Dean, dandogli una pacca amichevole sulla spalla.<br />
Harry non resse la tensione e tirando un sospiro di sollievo iniziò ad abbracciare tutti quanti, Ron ed Hermione in particolare vennero quasi strozzati.<br />
“Ma chi ha ideato tutta questa messinscena?” &#8211; disse Harry, guardando verso il trio Fred, George e Jordan. Ma tutte le facce si voltarono verso l’unica persona dalla quale non si sarebbe proprio aspettato una cosa del genere: Hermione Granger. “Ehm… sono stata io.” &#8211; disse lei diventando più rossa d’un pomodoro e cercando di coprirsi la faccia con i riccioli castani.<br />
“Tu?!” &#8211; chiese incredulo Harry.<br />
“Già, lei! Incredibile vero?” &#8211; rispose al suo posto Ron. &#8211; “Stavamo cercando qualcuno a cui fare un pesce d’aprile e visto che tu eri l’unico che mancava qualche sera fa al tavolo per la cena (quella sera Harry era in punizione nei sotterranei, con Piton che gli alitava sul collo!) abbiamo deciso che saresti stata tu la vittima perfetta. Poi Hermione ha detto che avremmo potuto far finta che tu non esistessi e l’idea è piaciuta a tutti!” “Ed è piaciuta anche a Silente che si trovava a passare da li per andare al tavolo dei professori e ha proposto il mio pesce d&#8217;aprile come “scherzo ufficiale” del primo d’aprile!” &#8211; aggiunse Hermione, per precisare.<br />
In quel momento il ritratto si aprì ed entrò la Professoressa McGranitt. Subito un applauso fragoroso rimbombò tra le mura della Torre e la Professoressa si lasciò sfuggire un sorriso, cosa rara per lei.<br />
“Potter, suppongo tu ormai sappia quasi tutto nel dettaglio!” &#8211; disse la McGranitt, con un sopracciglio alzato ironicamente.<br />
“Sì Professoressa, ma non è stato per niente divertente per me!” &#8211; disse cupo Harry. In effetti più che altro si era preoccupato e la solitudine gli aveva fatto pensare a come sarebbe stata la sua vita senza Hogwarts e senza gli altri ragazzi, suoi compagni.<br />
“Si caro, lo posso capire, però ci sono tre cose positive in tutto ciò.” &#8211; disse la Professoressa, fissando prima Harry e poi gli altri ragazzi &#8211; “la prima cosa è che ti sei guadagnato una cena deliziosa stasera, insieme ai tuoi compagni di Casata, la seconda è che…” &#8211; aggiunse con un mezzo sorriso, fissando tutti i ragazzi in attesa &#8211; “Grifondorp si aggiudica 100 punti per questo meraviglioso scherzo che ha coinvolto praticamente tutta la scuola!”<br />
Anche Harry esultò. Era vero, non era stato male come scherzo, preoccupante ma praticamente Perfetto!<br />
&#8220;E grazie a questi punti la nostra Casata è appena salita al primo posto nella classifica per la Coppa delle Case!&#8221; Altri applausi vennero spediti al suo indirizzo, alcuni abbracciarono Hermione che ormai era in imbrazzo e batterono pacche sulla schiena di Harry.<br />
Appena la Professoressa fu uscita dall’aula tutti si precipitarono in Sala Grande per la cena, mentre ad Harry raccontavano di come fosse stato difficile per loro cercare di evitarlo e non rivolgergli la parola.<br />
“Pensa che ho dovuto mollare un calcio a Hermione in biblioteca” &#8211; disse Ron allegramente, sedendosi vicino l’amico al lungo tavolo dei Grifondoro &#8211; “perché appena hai detto che ti mancavamo lei si stava per alzare e venire ad abbracciarti!”<br />
Hermione rise; non solo per Harry non doveva essere stato divertente.<br />
“Toglietemi una curiosità, perché non sono riuscito ad aprire la porta di erbologia?” &#8211; chiese lui agli altri ragazzi intenti a riempirsi il piatto con le migliori leccornie.<br />
“Perché c’erano i Serpeverde con noi ad Erbologia e loro non erano molto d’accordo con lo scherzo.” &#8211; disse con la bocca piena Seamus Finnigan, quindi per sicurezza la Professoressa Sprite ha bloccato la porta con un incantesimo.<br />
La cena durò parecchio e ad Harry vennero spiegati nel dettaglio tutti i problemi nell’organizzare un simile scherzo e poi tutti si divertirono a dire al proprio amico i loro espedienti per evitarlo sembrando il più normali possibile. Quel giorno fu davvero indimenticabile.<br />
Del resto un pesce d’aprile è un pesce d’aprile e per l&#8217;anno successivo Harry giurò solennemente che avrebbe organizzato lui il più bello scherzo immaginabile!</p>



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		<title>Una vecchia Ferrari &#8211; di Tiragaus</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 13:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiragaus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divertenti]]></category>
		<category><![CDATA[Serpeverde]]></category>
		<category><![CDATA[accelerazione]]></category>
		<category><![CDATA[arthur]]></category>
		<category><![CDATA[babbani]]></category>
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		<description><![CDATA[L'esperto di artefatti babbani Arthur Weasley si troverà ad "esaminare" una delle invenzioni più incredibili di tutti i tempi, risultato di un genio e di una passione italiani al 100%. Un'incontro fortuito in una sperduta campagna inglese lo porterà, infatti, a contatto con il <em>cavallo</em> più famoso del mondo, del quale non potrà che apprezzare a pieno la magnificienza, la forza e la bellezza. Ma, probabilmente, la nota migliore della giornata non sarà tanto lo splendore del fantastico "destriero", quanto scoprire che al mondo esistono ancora persone buone, oneste e gentili come il "cavaliere" che lo conduce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p><strong>FF A TEMA LIBERO</strong><br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
L&#8217;esperto di artefatti babbani Arthur Weasley si troverà ad &#8220;esaminare&#8221; una delle invenzioni più incredibili di tutti i tempi, risultato di un genio e di una passione italiani al 100%. Un&#8217;incontro fortuito in una sperduta campagna inglese lo porterà, infatti, a contatto con il <em>cavallo</em> più famoso del mondo, del quale non potrà che apprezzare a pieno la magnificienza, la forza e la bellezza. Ma, probabilmente, la nota migliore della giornata non sarà tanto lo splendore del fantastico &#8220;destriero&#8221;, quanto scoprire che al mondo esistono ancora persone buone, oneste e gentili come il &#8220;cavaliere&#8221; che lo conduce.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Mark Dooley (personaggio inventato) e Arthur Weasley.</p>
<p><span id="more-1608"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p>“Sembra aumentare…” sussurrò Mark a denti stretti.<br />
Mentre fissava la strada che scorreva tra le colline davanti a lui, osservava la debole pioggia che si stava trasformando in temporale primaverile e ridusse la velocità della <em>sua vecchia</em>.<br />
“Avrei dovuto regalarti quattro belle gomme nuove…”<br />
Mark aveva l’abitudine di parlare alla sua Ferrari rossa. Erano compagni di viaggio da molti, moltissimi anni, neanche ricordava quanti, ma certo almeno dieci, tanto che ormai la chiamava simpaticamente <em>la mia vecchia</em>. L’aveva ereditata dal papà che era nuova di fabbrica, quando era appena passato a miglior vita, mentre lui aveva preso la patente da soli sei mesi e si era appena trovato un lavoro, perché di studiare proprio non ne aveva voglia.<br />
Era fantastico muoversi con quel gioiello, ma anche pericoloso, si ricordava, per la paura di un furto o di andare a sbattere o di qualche scherzo causato dall’invidia.<br />
Adesso si trovava molto più a suo agio perché la vernice non era più così rossa fiammante, il motore era stanco e le gomme purtroppo mostruosamente lisce e tanto… troppo costose. A volte pensava che se qualcuno gliel’avesse rubata lui si sarebbe sentito sollevato.<br />
Mark scrollò la testa al solo pensiero. Una vena di tristezza e una morsa allo stomaco gli fece capire quanto gli sarebbe dispiaciuto, perché anche se non l’avrebbe mai ammesso, lui si era affezionato a quel mucchio di ferraglia rombante.<br />
“Non fare scherzi…” gli sospirò preoccupato.<br />
Si ricordò della spiacevole abitudine che ultimamente l’aveva perseguitato: quella di fermarsi in caso di pioggia per chissà quale infiltrazione d’acqua nel motore.<br />
Ma la sua vecchia Ferrari sembrò voler proprio fargli un dispetto: i dodici cilindri cominciarono a tossire un po’ a turno, poi tutti insieme furono colti da un pesante attacco di asma, finché esalarono un ultimo respiro.<br />
La Ferrari proseguì la sua corsa per inerzia, fino ad una piccola piazzola in grado appena di accoglierla in tutta la larghezza, dove Mark la fece fermare. Guardò intorno, fuori dai minuscoli finestrini.<br />
Non fece neanche in tempo ad arrabbiarsi con <em>la sua vecchia</em> perché notò subito una strana figura in piedi vicino ad un cartello pubblicitario. Non si poteva non notarla: indossava un mantello lungo fino a terra, di un rosso quasi fosforescente, tirato ben sulle spalle per ripararsi il più possibile. Sulla testa portava un tricorno nero, come quelli che usavano i gentiluomini un paio di secoli indietro. Non riusciva a vedere la faccia perché gli dava le spalle, ma di certo non poteva essere pericoloso rivolgere la parola a uno vestito in modo così bizzarro: i farabutti di solito non si distinguono da tutti gli altri.<br />
Mark abbassò il finestrino. “Ehi… Signore…”<br />
La figura si voltò di scatto, quasi fosse stata svegliata bruscamente da un sonno. Non disse nulla. Stava immobile con le spalle curve sotto la pioggia battente. Una mano teneva una specie di borsello di pelle, l’altra era infilata sotto il mantello: sembrava impugnasse un’arma. Ma Mark non era per niente preoccupato, perché il volto era quello di una persona assolutamente innoqua. Sorrideva beatamente osservando la sua Ferrari Rossa ferma a un paio di metri da lui e sembrava che si compiacesse nell’osservarne i particolari, dalle gomme alla punta dell’antenna.<br />
“Ehi, Signore… può salire se vuole…” gli sorrise Mark facendo scattare la portiera.<br />
Il tizio dal mantello rosso parve stupito, decisamente, dall’offerta. Si avvicinò timidamente alla portiera e piano piano spalancò la porta e tanto lentamente quanto goffamente si accomodò sul sedile.<br />
Allora Mark ebbe paura di essere stato un po’ troppo incauto nell’offrire riparo al tizio, soprattutto perché quello non toglieva la mano dall’interno del mantello. Cominciò a credere che avesse un’arma li sotto.<br />
Ma l’uomo ruppe il silenzio con un tono di così sincera benevolenza e con un sorriso che fece scomparire ogni dubbio di malvagità.<br />
“Ma è meraviglioso…” disse “non ero mai salito su una macchina così.”<br />
“Beh… in effetti” s’inorgolì Mark “… di Testarossa non ce ne sono mica tante in giro.”<br />
“Ma mi scuso, sono un maleducato…” disse l’uomo distogliendo la sguardo dal cruscotto davanti a lui “… credo di dovermi presentare, oltre che ringraziarla dell’ospitalità.”<br />
Tolse la mano destra dall’interno del mantello e la offrì a Mark:<br />
“Mi chiamo Arthur…” disse “Arthur Weasley.”<br />
Mark osservò la mano e sospirò, pensando a quanto fosse ridicolo anche solo sospettare che quel tipo potesse essere pericoloso.<br />
“Mark Dooley” disse e finalmente riuscì a vederlo bene in faccia senza quel ridicolo tricorno in testa.<br />
Non era certo un giovanotto. Era tra i cinquanta e i sessanta, quasi calvo, con un residuo ciuffo di capelli spettinati e rossicci. Il volto rotondo gli conferiva un’aria di benevolenza. Mark gli sorrise calorosamente, contagiato dallo sguardo di Arthur che lasciava trasparire una sincera felicità, quasi fosse un bambino perso nel mucchio dei regali di Natale.<br />
Mark comprese chiaramente lo stupore di Arthur.<br />
“Non se ne vedono più tante.” iniziò orgogliosamente “Oggi vogliono tutti quelle grosse scatole a quattro ruote motrici, ma pochi sanno ancora apprezzare lo stile di una sportiva pura come una Ferrari.“ e Mark sottolineò le sue parole accarezzando il volante “E&#8217; un po’ scomoda, certo, ma quando accellero ti schiaccia al sedile come un aereo che decolla. E le curve le sbrana una dietro l’altra. Certo, i consumi non sono quelli di una cucciolina da città… ma se si vuole cavalcare un drago, bisogna pure rinunciare a qualcosa. In comodità e…” concluse ridacchiando “… in soldi.”<br />
Mentre parlava, Arthur aveva continuato a guardarsi intorno. E continuò a farlo anche dopo che ebbe terminato di parlare, come se non si fosse neanche accorto che qualcuno gli avesse rivolto la parola.<br />
Mark rimase in silenzio ad osservarlo mentre avidamente allungava quasi sfrontatamente il collo per osservare gli strumenti del cruscotto davanti a lui.<br />
“Cosa faceva fermo sotto la pioggia?” gli chiese bruscamente Mark.<br />
Arthur si accorse della sua scortesia e si sollevò, affrettandosi a rispondere.<br />
“Mi scusi, non ero mai salito su un… mezzo di trasporto… così…” disse con sincera ammirazione “Comunque stavo aspettando l’autobus.” e semplicemente indicò il cartello sotto il quale si era piazzato.<br />
Mark rise: il cartello era una grande pubblicità di una compagnia di trasporto con una grande foto di un autobus con lo slogan “Diteci dove siete e dove volete andare… al resto pensiamo noi”.<br />
Il signor Weasley si mise anche lui a ridacchiare, ma Mark capì dallo sguardo di Arthur che in realtà non aveva compreso il significato.<br />
“Ma da dove viene?” gli chiese.<br />
“Beh…” iniziò Arthur “… vengo da quella casa lassù.” e indicò fuori dal finestrino la cima della collina dove Mark non vide che un rudere di torre decisamente pericolante.<br />
“Ma è pericolosissimo avvicinarsi…” esclamò Mark “… oltre che essere pericolante, pare ci siano delle bombe della guerra inesplose tutto intorno. Nessuno si deve avvicinare!”<br />
“Dal suo tono devo presumere…” disse Arthur con calma “… che nessun bab… bambino si avvicini mai.”<br />
“Né bambino, né adulto…”  sottolineò Mark visibilmente spaventato “… neanche un cane si può avvicinare senza che gli succeda qualcosa.”<br />
“Ottimo!” disse il signor Weasley, decisamente soddisfatto.<br />
“Ottimo cosa?” esclamò Mark.<br />
Arthur preferì cambiare discorso.<br />
“Ma perché è fermo?” disse amabilmente “Ha forse finito la… brodina?”<br />
“Brodina?” rise Mark “Benzina… forse vuol dire… benzina!”<br />
Arthur annuì sorridendo.<br />
“Non sono abituato a questi termini… tecnici” sottolineò.<br />
Mark rise ancora più forte, un po’ per la sorpresa, un po’ neanche lui sapeva perché… ma quel tizio lo metteva di buon umore.<br />
Un trillo lo distolse, prese il telefono dalla tasca e rispose.<br />
Il signor Weasley lo fissava ad occhi sbarrati mentre Mark ascoltava l’interlocutore.<br />
La comunicazione fu breve, poi Mark concluse con un “Tra mezz’ora arrivo da lei.” e riattaccò. Rinfoderò il telefono nel taschino interno della giacca e si rivolse ad Arthur con l’idea di chiedergli una cosa. Ma quello sguardo di beato stupore del signor Weasley gli fece dimenticare che cosa aveva intenzione di chiedergli.<br />
“Straordinario!” gli disse Arthur “… senza fili.”<br />
Mark si irrigidì, come a raccogliere le idee, poi disse serio.<br />
“Caro Arthur, lei non ha mai visto prima un telefono cellulare?”<br />
“E’ così che si chiama?” rispose “Telefono celloiale?”<br />
“Cellulare.” precisò Mark divertito “… ma non ne ha mai…”<br />
Il signor Weasley lo fissò stolidamente.<br />
Mark si girò e prese da dietro il sedile una valigetta, dalla quale estrasse una scatoletta.<br />
“Voglio farti un regalo, Arthur” gli disse tra il serio e il divertito.<br />
Il signor Weasley gli regalò lo sguardo più felice che avesse mai visto in vita sua. Sembrava non stare nella pelle mentre prendeva la scatola della sue mani e… cercava di biascicare ringraziamenti con incomprensibili termini, tra “barbe di merlino” e “testicoli di Tresthal”.<br />
Alla fine trasse un colossale sospiro. “Grazie…” disse “… di solito non vengo trattato così… vengo scacciato… preso in giro…”<br />
“E’ completo di doppia batteria al litio di ricambio, e manuale.” troncò Mark.<br />
Il signor Weasley non disse altro e se lo infilò nel mantello.<br />
“Io li vendo.” chiarì Mark “E&#8217; il mio lavoro.”<br />
“C’è anche il manuale…” esclamò Arthur “… una cosa molto rara.”<br />
Poi il signor Weasley si rabbuiò improvvisamente. Mark non se ne accorse subito, perché era occupato a ridere di gusto, ma Arthur notò qualcosa nella porzione di cielo visibile dal suo finestrino che lo fece preoccupare. La sua mano destra andò automaticamente ad impugnare ciò che teneva sotto il mantello.<br />
Quando Mark se ne accorse cercò la fonte del problema, guardando nella stessa direzione di Arthur, ma c’era solo il cielo che si stava rischiarando dopo l’acquazzone.<br />
Il signor Weasley si schiarì la voce, come a cercare l’ispirazione per dire qualcosa, ma anche lui non sapeva cosa dire o fare. Nella sua mente un dilemma: se scendeva dalla macchina probabilmente sarebbe stato avvistato, riconosciutio come membro dell’ordine e attaccato. Se restava nascosto sarebbe stato forse al sicuro, ma col rischio di mettere in pericolo il babbano. Il problema era: chi erano e cosa cercavano quei due Mangiamorte che aveva avvistato, perché non potevano essere altro che Mangiamorte: gli unici che in quei tempi di terrore potessero impunemente farsi dei giri indisturbati a cavallo di una scopa.<br />
Mark capì che c’era qualcosa che non andava nell’atteggiamento del signor Weasley. E si preoccupò ancora di più perché non riusciva a capire che cosa il suo bizzarro ospite stesse fissando.<br />
“Problemi?” chiese Mark.<br />
“Problemi…” biascicò Arthur senza distogliere lo sguardo dal cielo.<br />
“Ti serve aiuto?” chiese Mark preoccupato. “Ti senti bene?”<br />
Arthur si voltò di scatto e lo fissò con uno sguardo serio, che non faceva presagire nulla di buono.<br />
“Forse è meglio che me ne vada.” e indicò fuori “Ha smesso di piovere.”<br />
“Beh” gli disse Mark con un sorriso “se aspetti che la metto in moto posso portarti in città.”<br />
Girò la chave e diede contatto ma il motore tossì a vuoto.<br />
“Faresti questo per me… uno sconosciuto.” chiese Arthur.<br />
“Perché no…” rispose sospirando “… se questa partisse…”<br />
“Se la bronzina c’è…” disse Arthur “perché non parte?”<br />
“E’ vecchia, poverina…” sospirò Mark “Quando piove c’è un’infiltrazione da qualche parte e si bagna qualcosa che la blocca.”<br />
Mark troncò il discorso di botto, bloccato da una folata di aria bollente durata meno di un secondo e subito scomparsa nel nulla, così come era arrivata. Quasi contemporaneamente diede il contatto e un rombo cupo fatto di pura potenza inondò il minuscolo abitacolo.<br />
Uno sguardo allo specchietto e Mark partì rapidissimo, facendo provare al signor Weasley l’esaltante sensazione dell’accelerazione.<br />
Arthur si mise a ridere e dimenticò per un attimo i Mangiamorte che in quota planavano come disgustosi avvoltoi. Guardava affascinato l’abilità di Mark nel muovere il cambio, allungava il collo osservando l’uso dei tre pedali, guardava il balletto del contagiri che rispondeva alle accelerazioni dei sorpassi, alle rapide scalate. Ma soprattutto fissava la strada, le curve e i corti rettilinei che si succedevano tra le colline. La Ferrari rossa andava veloce, incredibilmente veloce per essere qualcosa non in grado di volare… senza essere capace di schivare magicamente gli ostacoli.<br />
E dopo dieci rapidissimi minuti, la Ferrari Testarossa giunse alla periferia della città. Mark scalò tre marce in rapida successione e inchiodò con uno stridere di gomme, bloccandosi a pochi centimetri da un enorme camion fermo ad un semaforo.<br />
“Città. Arrivati…” disse Mark “Accidenti… erano anni che non mi divertivo tanto… che corsa… wow…”<br />
Arthur Weasley era a bocca aperta, incapace di dire qualsiasi cosa, fissava ebete le enormi ruote del camion che aveva davanti.<br />
“Dove ti devo lasciare?” chiese Mark.<br />
“Mio caro amico…” gli rispose dopo essersi ripreso “… io non posso dirti con che mezzi ho viaggiato in vita mia perché non ci crederesti mai…” e lo fissò dritto negli occhi “… ma ti assicuro che mai ho provato una sensazione così.”<br />
Mark annuì e sospirò “E’ un peccato che si arrivi sempre troppo presto.”<br />
Arthur si guardò intorno. “Puoi svoltare già qui.” disse indicando il semaforo.<br />
Mark svoltò dubbioso a destra. Era una strada di estrema periferia, sporca e deserta, che portava ad alcune vecchie fabbriche abbandonate da decenni. Per Arthur non c’era differenza su dove l’avrebbe lasciato. Il cielo adesso era di un bel colore azzurro, ripulito dalla pioggia. Nessun Mangiamorte era in vista: probabilmente erano rimasti a girare sulla campagna. Gli serviva solo un posto dove era certo che nessun babbano l’avrebbe notato.<br />
La Ferrari si muoveva placidamente lungo la strada polverosa. Il motore brontolava cupo e Arthur, dopo avere chiesto di fermarsi, disse: “Puoi farmi sentire ancora una volta il suo… urlo?”<br />
Mark gli sorrise. Fermò la sua vecchia e fissandolo la fece urlare una, due, tre volte.<br />
La pancia di Arthur tremò ancora e lui sorrise soddisfatto, poi aprì la portiera molto lentamente, assaporando lo scatto del meccanismo. La aprì completamente e rivolgendo uno sguardo quasi commosso a Mark gli disse: “Io ti devo ringraziare per la splendida compagnia.”<br />
“Non c’è di che…” gli sorrise Mark.<br />
Arthur allungò timidamente la mano che Mark gli strinse calorosamente. Quindi scese, chiudendo la portiera con grande delicatezza.<br />
“E anche se forse finirò nei guai…” sussurrò mentre scendeva “… credo proprio che ti farò un regalo.”<br />
Mark si allontanò subito: l’appuntamento era dall’altra parte della città.<br />
“Chissà se quel Mister Filkenstein è un tipo paziente…” pensò. Distrattamente guardò lo specchio retrovisore. Il signor Weasley era fermo che lo osservava allontanarsi. Da sotto il mantello lo vide estrarre un bastoncino col quale gli fece un curioso svolazzo. Mark sorrise, un po’ per divertimento e un po’ per compatimento, dandogli la certezza di avere incontrato il più squinternato e assurdo essere vivente sul pianeta terra. Lo guardò riporre quello stecco all’interno del mantello, e lo osservò incuriosito mentre abbozzava una specie di passo di danza, come una piroetta e poi… quello che vide l’istante dopo gli spense il sorriso dal volto e gli fece inchiodare la macchina.<br />
Arthur era appena scomparso davanti ai suoi occhi, in un vortice di polvere.<br />
“Impossibile.” pensò “Impossibile.”<br />
Si era messo a girare su se stesso, e non aveva fatto un giro intero che era… sparito… semplicemente sparito.<br />
Scese dalla macchina con un balzo e quasi correndo si avvicinò alla nuvola di polvere che aveva sollevato scomparendo. Si guardò intorno, come a cercare un nascondiglio, ma non c’era nient’altro che una strada, un marciapiede sporco, il muro di mattoni della fabbrica.<br />
“Impossibile…” sussurrò mentre tastava il muro della fabbrica.<br />
Un suono lo fece sussultare.<br />
“Pronto…” disse con voce roca.<br />
“Sono Filkenstein…” esclamò una voce con decisione “Io la aspetto ancora dieci minuti, poi me ne vado.”<br />
“Scusi…” si affrettò a dire “… un contrattempo.”<br />
“E’ un problema suo…”<br />
Mark tornò alla realtà e si chiarì la voce.<br />
“Tra cinque minuti sono lì.”<br />
Corse alla macchina. La portiera era ancora aperta e il motore acceso. Non aveva neanche messo il freno a mano. Schizzò via facendo stridere le gomme e urlare il motore. La sua vecchia era contagiata dalla fretta e sembrava volare nel traffico.<br />
Doveva ritrovare la calma e la ragione. Doveva ottenere il contratto.</p>
<p>Il contratto non lo ottenne. Il Signor Filkenstein era troppo di cattivo umore e forse la sua proposta non era un gran che. Ma col tempo si accorse che qualcosa nella sua vita era ugualmente cambiata per alcuni fatti che Mark fece molta fatica ad ammettere a se stesso… figuriamoci a raccontare ad altri.<br />
La sua Ferrari rossa, quel vecchio ma adorato catorcio, sembrava rinato. Il motore era brillante come e forse più di come lo era mai stato. Quando la portò alla concessionaria, Mark chiese spiegazioni sul perché la sua vecchia compagna a quattro ruote andasse così bene.<br />
Il capo meccanico, un tizio in camice e guanti bianchi, lo fissò prima con aria interrogativa e poi con compatimento, mentre cortesemente lo cacciava fuori dal garage.<br />
“Mi chiede perché la sua Testarossa va bene…” borbottò “Ma di tutti i matti…”<br />
Mark rivide nello sguardo del meccanico il compatimento col quale lui aveva osservato Arthur Weasley. E capì.<br />
Ciò che aveva cancellato dalla mente… quell’individuo… e la sparizione che aveva razionalizzato come l’esperimento di un bizzarro prestigiatore.<br />
“Non è possibile…” sussurrò, accarezzando il volante della sua Ferrari.<br />
“Non è possibile…” sussurrò mentre un sorriso ebete gli si stampava sulla faccia.<br />
“Non è possibile…” sussurrò mentre la consapevolezza di quanto era avvenuto lo stava travolgendo.<br />
Da quel giorno la sua vecchia lo accompagnò sempre in orario agli appuntamenti, né avrebbe mai avuto bisogno di meccanici. Mai più si fermò a fare rifornimento perché l’indicatore del carburante scoprì che non era rotto: il serbatoio era semplicemente sempre pieno.<br />
E una volta che di notte mentre guidava in autostrada, lontano e stanco morto, si addormentò al volante, la sua Ferrari Testarossa lo trasportò diligentemente a casa.</p>
<p style="text-align: center;">



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		<title>Una bella sorpresa &#8211; di Lucynera</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=1687</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 07:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucynera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corvonero]]></category>
		<category><![CDATA[Romantiche]]></category>
		<category><![CDATA[harry forse]]></category>
		<category><![CDATA[harry hermione]]></category>
		<category><![CDATA[pizzicotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante una normale vigilia di Natale passata in famiglia, Harry riceverà una delle più importanti notizie della sua vita.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><strong>FF A TEMA LIBERO</strong><br />
<strong>RATING</strong> : G<br />
Durante una normale vigilia di Natale passata in famiglia, Harry riceverà una delle più importanti notizie della sua vita.<br />
<strong>PERSONAGGI</strong>: Harry, Ginny e il loro figlio, Ron, Hermione e il loro figlio, la Signora Weasley e il  Signor Weasly.</p>
<p><span id="more-1687"></span></p>
<p align="center">
<p align="center">
<p> Era inverno, la neve candida si posava sui tetti. I bambini babbani erano tutti felici nel lanciarsi fra di loro le palle di neve, invece altri facevano i pupazzi di neve nel parco.</p>
<p>Nel frattempo in una stradina non tanto lontano dal parco, Harry si materializzò e incominciò a dirigersi verso casa sua. Mentre camminava lungo la strada dove c’erano dei negozi, incontrò Ron ed Hermione.</p>
<p>“Ciao Ron, Ciao Hermione” disse Harry ai suoi amici.</p>
<p>“Ciao Harry” dissero tutt’e due contemporaneamente.</p>
<p>“Tutto bene amici miei?” disse ancora Harry.</p>
<p>“Ma certo Harry! Hermione ed io stavamo cercando un regalo di Natale per nostro figlio Hugo” disse Ron ad Harry. “E tu invece? Che cosa regali per Natale a tuo figlio James?” disse Hermione voltandosi verso Harry che in quel momento stava guardando una vetrina.</p>
<p>“Forse, forse gli regalerò, per questo Natale, una scopa giocattolo, ma prima devo sapere cosa ne pensa Ginny, sai com’è.” disse Harry girandosi verso Hermione.</p>
<p>Passarono alcuni minuti, e tutti e tre cominciarono a camminare insieme lungo la strada.</p>
<p>“Ho il sospetto che Ginny mi stia nascondendo qualcosa, non so, ma in questi giorni è strana” disse Harry, preoccupato per sua moglie.</p>
<p>Ron diede a Harry una pacca sulla spalla. “Non ti preoccupare Harry, forse è solo indaffarata con il lavoro” disse Ron.</p>
<p>Poi Hermione diede un pizzicotto a Ron.</p>
<p>“Che c’è Hermione?” disse Ron massaggiandosi il braccio.</p>
<p>“Che c’è! Nnon vedi che è tardi?” disse Hermione facendo vedere a Ron l’orologio.</p>
<p>“E’ tardi per che cosa?” disse Ron un po’svampito.</p>
<p>“Non ti ricordi più Ron, che dobbiamo passare dai tuoi, visto che abbiamo lasciato da loro  Hugo?” disse Hermione</p>
<p>“Ah! già me lo stavo dimenticando” disse Ron.</p>
<p>“Scusaci Harry, ma ho fretta, visto che devo ancora preparare la cena” disse Hermione prendendo con forza la mano di Ron.</p>
<p>“Non preoccuparti per mia sorella!” disse Ron urlando ad Harry.</p>
<p>“Ok!” disse Harry salutando Ron e Hermione.</p>
<p>Dopo aver salutato i suoi amici, Harry  attraversò la strada e svoltò a destra per una via che lo conduceva verso casa. Dopo un paio di minuti, finalmente Harry arrivò davanti al cancello di casa sua. Prese dalla  tasca la bacchetta e con un movimento del polso toccò il cancello, che si aprì buttando giù la neve che si era accumulata. Harry lo superò e camminò sul vialetto del  giardino, fino a quando non raggiunse la porta di casa. L’aprì  ed entrò.</p>
<p>“Ginny, James, sono tornato!” disse Harry chiudendo la porta. Ma nessuno rispose.</p>
<p>Si tolse il cappotto e le scarpe, ad un certo punto si sentì un crack. Era Kreacher che spuntò davanti ad Harry, facendolo inciampare nel portaombrelli  che era vicino alla porta.</p>
<p>“Bentornato, padrone” disse Kreacher inchinandosi.</p>
<p>“Kreacher, hai visto per caso mia moglie Ginny e il piccolo James?” disse Harry rimettendo a posto il portaombrelli.</p>
<p>“Oh, si! Mio Padrone.” disse Kreacher inchinandosi ancora e seguendo Harry che si stava avviando verso il salotto.</p>
<p>“Sono andati dai signori Weasley” disse Kreacher con un tono di voce poco simpatico.</p>
<p>Harry si girò di scatto e disse, fissando l’elfo severamente:</p>
<p>“Grazie, per avermi avvertito Kreacher,  però smettila di usare quel tono di voce contro la famiglia Weasley. Ti ricordo anche che ho sposato Ginny Weasley” disse Harry con molta fermezza.</p>
<p>“No, no, non lo farò più, Padrone” disse Kreacher inchinandosi e  poi sparendo con un crack.</p>
<p>Dopo aver discusso con Kreacher, Harry  poteva finalmente sedersi nella poltrona in salotto e sorseggiare ogni tanto il suo succo di zucca davanti al camino, dove  il fuoco scoppiettante  era appena stato acceso.</p>
<p style="text-align: center;">……………………..</p>
<p> Il salotto era una stanza tutta decorata, sulle pareti c’erano i quadri, l’arazzo del suo albero genealogico ritrovato dopo molti anni nella cantina della sua casa, dove era nato. Poi sulla mensola del camino in pietra, c’erano tutte le foto animate dei suoi amici, del giorno del suo matrimonio, dei suoi genitori  e per ultima, la foto di gruppo dell’Ordine della Fenice, che gli era stata regalata dal suo padrino Sirius prima che morisse.</p>
<p>Dopo un po’ di tempo che  Harry era lì seduto a guardare le foto, nella tranquillità assoluta della casa,  una dolce candida voce lo distolse dai suoi pensieri.</p>
<p>“Harry, ci sei? Sono tornata!” disse Ginny, mentre si toglieva il cappotto.</p>
<p>“Ginny, sono in salotto” disse Harry alzandosi dalla poltrona e avviandosi verso l’atrio dove era appena arrivata sua moglie.</p>
<p>“Kreacher, ti ha detto dov’ero?” disse Ginny , mentre svestiva il piccolo James.</p>
<p>“Certo, cara!” disse Harry abbracciando Ginny e dandole un bacio appassionato.</p>
<p>Poi prese il piccolo James in braccio.</p>
<p>“Allora giovanotto, ti sei divertito con la nonna Molly e il nonno Arthur?” disse Harry al piccolo James.</p>
<p>“Si, papà. Ci siamo tanto divertiti. E poi c’era anche Hugo” disse James sfregandosi gli occhi e sbadigliando.</p>
<p>“Su a letto!” disse Ginny accompagnando suo figlio in camera sua.</p>
<p>Visto che Ginny era andata su con James, Harry ne approfittò per andare in cucina a preparare la cena per loro due, visto che James aveva già mangiato dai nonni. Dopo cinque minuti, Ginny raggiunse Harry in cucina, seguendo il profumino che aleggiava in casa.</p>
<p>“Uhm, che profumino Harry, che cosa cucini?” disse Ginny ad Harry che stava cucinando un piatto sfizioso.</p>
<p>“Il tuo piatto preferito, cara” disse Harry.</p>
<p>“Harry, oggi i miei genitori, mi hanno chiesto se possiamo andare da loro per la vigilia di Natale” disse Ginny  apparecchiando la tavola.</p>
<p>“Ma certo Ginny, sai benissimo che mi piace stare con la tua famiglia.” disse Harry servendo la cena a sua moglie. Cominciarono così a mangiare.</p>
<p style="text-align: center;"> …………………</p>
<p>Passarono i giorni e finalmente arrivò la vigilia di Natale. Harry, Ginny e il piccolo James, andarono alla Tana con una passaporta, visto che James era ancora piccolo per materializzarsi. Arrivati alla porta della Tana, Harry suonò il campanello e neanche un secondo dopo, la signora Weasley, era già li ad abbracciarlo.</p>
<p>“Harry caro, tutto bene?” disse la signora Weasley.</p>
<p>“Si, signora Weasley “ disse Harry contento di essere abbracciato da sua suocera.</p>
<p>“Bene, bene. Entrate. Ron e Hermione sono già arrivati e sono in cucina con Hugo.” disse la signora Weasley.</p>
<p>Harry entrò in casa con tutta la sua famiglia, e sorrise vedendo che non era cambiato nulla dall’ultima volta che era stato lì.</p>
<p>“Ehi! Harry, Ginny , James!” disse il signor Weasley, che era tutto in ghingheri per la vigilia di Natale, saltando su dalla sua poltrona e correndo ad abbracciare Harry, poi sua figlia e il piccolo James.</p>
<p>“Signor Weasley, gli altri dove sono?” disse Harry guardandosi in giro.</p>
<p>“George e sua moglie sono in Francia con Bill, Fleur con il loro figlio Ted. Percy e sua moglie, invece sono andati in Romania” disse Arthur Weasley ad Harry accompagnandolo in salotto. Ma non fecero in tempo a sedersi che era già ora di mangiare. Infatti la signora Weasley, con l’aiuto di Ginny e Hermione avevano già apparecchiato la tavola.</p>
<p>“La cena è pronta!” disse la signora Weasley. E tutti si sedettero a tavola, e incominciarono a mangiare.</p>
<p>La cena era squisita e deliziosa, poi la signora Weasley chiese a Ginny e Hermione di aiutarla a sparecchiare la tavola e  a mettere i piatti nella nuova lavapiatti magica.</p>
<p>Nel frattempo Hugo e James si annoiavano a stare in casa, e Harry decise di portarli fuori in giardino.</p>
<p>“James, Hugo, volete uscire con me in giardino, per giocare con la neve?” disse Harry a James e a suo nipote.</p>
<p>“Si! Bello!” dissero tutt’e due.</p>
<p> Hermione sentì l’urlo felice di suo figlio, e chiese a Ron di seguire Harry.</p>
<p>“Ron, per favore vai insieme a Harry” disse Hermione tutta indaffarata.</p>
<p>“Va bene, mogliettina” disse Ron  mettendo il cappotto a Hugo. E uscirono tutti e quattro.</p>
<p>Dopo qualche minuto, Harry Ron e i loro figli, stavano giocando a palle di neve. Ginny li raggiunse in giardino e si avvicinò ad Harry.</p>
<p>“Harry, ti devo dire una cosa” disse Ginny tutta timida. Poi si girò verso suo fratello e gli chiese: “Ron, ti dispiace far rientrare i ragazzi?” disse Ginny .</p>
<p>“Certo, Ginny! Dai ragazzi, i due piccioncini devono parlare in privato. Su forza andiamo!  Forse  nonna Molly ha già messo i regali sotto l’albero.” disse Ron a James e a Hugo che volevano ancora stare fuori in giardino.</p>
<p>Mentre Ron accompagnava James e Hugo dentro casa,  Harry si avvicinò a Ginny, e con la mano le sfiorò i  lunghi capelli rossi.</p>
<p>“Visto che siamo rimasti soli, cosa mi volevi dire, amore mio?” disse Harry con una voce dolce.</p>
<p>“Non so come dirtelo Harry” disse Ginny tutta tremante.</p>
<p>Pensando che Ginny tremasse per il freddo, Harry si tolse il suo cappotto e glielo mise sulle  spalle .</p>
<p>“Ginny, tu puoi dirmelo in tutti i modi” disse Harry prendendo le sue mani.</p>
<p>“Oh! Harry, l’ho  saputo solo qualche giorno fa. Oh! Mamma mia. com’è difficile dirtelo” disse Ginny stringendo le mani di Harry.</p>
<p>Poi Ginny fece un respiro profondo, prese la mano destra di Harry e se la mise sulla  pancia. Harry non capiva, non riusciva ancora a capire perché la sua mano era sulla pancia di sua moglie.</p>
<p>“Ginny, come mai mi hai …..”disse Harry interrompendosi all’improvviso: in quell’istante aveva percepito un colpetto che proveniva dalla pancia.</p>
<p>“Ginny, non mi vorrai dire che tu sei…..sei?” disse Harry emozionato.</p>
<p>“Si, Harry, sto aspettando un bambino” disse Ginny incominciando a piangere dalla gioia. Harry era talmente felice che sentì ancora un colpetto di suo figlio.</p>
<p>“E’ un maschio?” disse Harry a Ginny .</p>
<p>Lei era emozionata e contenta per quella domanda di Harry ,  fece sì con la testa. Harry, contento, sollevò la mano e asciugò le lacrime di gioia alla moglie. Dopo di che la strinse fra le braccia e la baciò.</p>
<p style="text-align: center;">………………….</p>
<p> Aveva appena ricominciato a nevicare, i candidi fiocchi di neve si depositavano sui vestiti di Harry e di Ginny che si stavano baciando. In quei minuti di felicità, vennero interrotti dal piccolo James che era uscito di nascosto da casa e correva come un matto sulla neve. James vide i suoi genitori che si baciavano e si fermò di colpo.</p>
<p>“Papà, perché baci la mamma?” disse James incuriosito</p>
<p>“Mio piccolo James, io e la mamma ti dobbiamo dire una cosa.” disse Harry prendendo in braccio suo figlio.</p>
<p>“Che cosa ?” Si domandò James, guardando un po’ l’uno , un po’ l’altro.</p>
<p>“Beh! Ecco, la mamma sta aspettando il tuo fratellino, che è qui dentro nella sua pancia” disse Harry facendo vedere a James dov’ era il suo fratellino. Ovviamente, James, dopo aver saputo la notizia, cominciò ad agitarsi e ad urlare contento. Harry non ce la faceva più a tenerlo in braccio  e allora lo mise per terra.</p>
<p>“Papà, mamma come lo chiamerete?” disse James tirando i vestiti dei suoi genitori e saltellando nella neve.</p>
<p>“Per la verità, non lo so James” disse Ginny che per la prima volta era in difficoltà nel scegliere un nome.</p>
<p>“Come lo chiameresti, Harry?” disse Ginny rivolgendosi a Harry che continuava a guardare il piccolo James e sua moglie.</p>
<p>“Beh, ecco, non ne ho la più pallida idea …” disse Harry pensandoci un po’ su.</p>
<p>Ma passò pochissimo ed Harry, finalmente, seppe che nome dare al suo nuovo figlio.</p>
<p>“Ginny, ti piacerebbe se lo chiamassimo Albus Severus Potter?” disse Harry a sua moglie.</p>
<p>Ginny sentendo quei due nomi, incominciò a piangere dall’emozione.</p>
<p>“Oh, Harry, è perfetto!” disse Ginny abbracciando ancora una volta il marito. Poi Ginny si rivolse a James.</p>
<p>“E tu, James, ti piace il nome che ha scelto  papà?” disse ancora Ginny .</p>
<p>“Si! Si!” disse James saltellando qua e di là sulla neve, felicissimo.</p>
<p>“Bene, adesso andiamo a dirlo anche agli altri” disse Harry avviandosi con la sua famiglia verso la porta della Tana.</p>
<p>Una volta entrati, dissero a tutti che Ginny era incinta di un bellissimo maschietto, e che avevano già scelto di chiamarlo Albus Severus Potter. Ron, Hermione si congratularono con Ginny e con Harry, la Signora Weasley  e il Signor Weasley, cominciarono a piangere dalla gioia, perché ben presto sarebbero stati di nuovo nonni.. Quella vigilia di Natale finì in un grande, commosso abbraccio fra tutti loro, ancora prima di aprire i pacchetti.</p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;">FINE</p>



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		</item>
		<item>
		<title>Primo giorno di scuola &#8211; di Martie</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=1700</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=1700#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 06:57:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corvonero]]></category>
		<category><![CDATA[albus severus]]></category>
		<category><![CDATA[ginny]]></category>
		<category><![CDATA[scorpius]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=1700</guid>
		<description><![CDATA[Cosa sarà successo dopo che Harry e Ginny hanno salutato i loro figli nel binario 9 ¾?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><strong>FF A TEMA LIBERO</strong><br />
<strong>RATING</strong>: G<br />
Cosa sarà successo dopo che Harry e Ginny hanno salutato i loro figli nel binario 9 ¾?<br />
<strong>PERSONAGGI</strong>: Albus Potter, Scorpius Malfoy</p>
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<p>Albus smise di salutare il padre e lo spavento e l’ansia presero il posto della malinconia. Aveva sempre desiderato l’arrivo di questo giorno ma ora che era arrivato, desiderava solo che il treno non si fermasse mai. Rose interruppe i suoi pensieri esclamando: “Dai Al, andiamo a cercare un posto dove sederci.” Così Albus e Rose si misero alla ricerca fino a quando arrivarono a uno scompartimento dove c’era solo un ragazzo. Rose lo riconobbe subito, era il figlio di quel signore che aveva salutato zio Harry. Quando vide che Albus stava aprendo la porta lo fermò.<br />
“Al no, non entriamo qua, andiamo a cercarne uno vuoto.”, ma Al continuò a spingere la porta.<br />
“Rose lasciami, non ce ne saranno altri vuoti meglio entrare no? Che può farci scusa?” esclamò Albus.<br />
“Mi spaventa è così pallido e ha lo sguardo cattivo.” Rispose con aria più spaventata del previsto.<br />
“Ma Rose, che dici? Non ci farà niente di male! Io entro se tu non vuoi venire vai a cercarne un altro.”. Così Rose rossa in viso se ne andò lasciando Albus solo.<br />
Albus a quel punto aprì la porta scorrevole dello scompartimento, “Scusa posso sedermi? Gli altri sono tutti occupati” chiese.<br />
Il ragazzo lo guardò dall’alto in basso e dopo un po’ rispose di si con un cenno della testa; Albus allora entrò e si sedette di fronte al ragazzo, all’inizio rimasero in silenzio ma Al odiava stare zitto.<br />
“Ehm..come ti chiami?” gli chiese. Il ragazzo si girò piano piano e Albus deglutì ma invece di attaccarlo rispose sussurando “Scorpius” e si rigirò verso il finestrino. “Io Albus Severus” disse vedendo che non glielo chiedeva ma dopo un po’ erano di nuovo silenziosi. Albus stava fisso sbuffando e allora cominciò con, come la chiamava papà, la parlantina.<br />
“Tu in che casa vorresti andare? Io spero Grifondoro ma sai non ne sono tanto sicuro. Il mio secondo nome è Severus, come un altro preside di Hogwarts e lui faceva parte dei Serpeverde, ma io non voglio andarci. Mio papà dice che saranno contenti, anche se io finirò nei Serpeverde, ma non so se sarà la stessa cosa.”. Tutto questo Albus lo disse senza prendere fiato nemmeno una volta e Scorpius lo guardò a occhi spalancati per un minuto e infine, anche lui iniziò a parlare.<br />
“Io finirò sicuramente tra i Serpeverde, tutta la mia famiglia faceva parte di questa casa, quindi sospetto anch’io, forse saremo nella stessa casa.” Dopo quella frase il ghiaccio si sciolse tra i due ragazzi che parlarono del più e del meno sino a quando il treno non si fermò.<br />
Ad aspettarli c’era Hagrid che salutò con un gran sorriso sia James sia Albus sia Rose ed esclamò: “Primo anno, primo anno! Da questa parte per favore! Noi andremo con le barche!”; Dopo una piccola camminata videro il panorama di Hogwarts e alcuni “wow” si levarono dal gruppo dei ragazzi del primo anno.<br />
“Non più di quattro ragazzi per barca mi raccomando” disse Hagrid. Albus salì in una barca con Scorpius, Rose e un altro ragazzo impaurito e arrivarono lentamente sino all’altra sponda. Da là Hagrid li giudò sino alla scuola dove all’ingresso ad aspettarli c’era il professor Vitius, il vice preside. “Benvenuti ragazzi, ora ci sarà la cerimonia dello smistamento, accomodatevi in questa stanzina finché non verrò a riprendervi.”disse. L’attesa sembrò infinita ma finalmente il professor Vitius tornò a prenderli e li accompagnò in Sala Grande.<br />
“Sai il cielo non è vero è solo un incantesimo, c’è scritto su storia di Hogwarts, io l’ho letto” disse Rose ad Al che fece un sospiro. Arrivati di fronte alla preside, la professoressa McGrannit, che salutò tutti i ragazzi con un grande sorriso, il professor Vitius ricominciò a parlare. “Allora ora pronuncerò i vostri nomi uno per volta, come dirò il vostro, verrete qua e vi metterete il Cappello. Dopo che esso avrà deciso in che casa starete andrete nel tavolo corrispondente. Iniziamo.”<br />
Il professor Vitius nominò diversi ragazzi che furono smistati, poi disse: “Malfoy, Scorpius” il ragazzo si recò nello sgabello si mise il Cappello che gli ricadde negli occhi, dopo un po’ di tempo il capello gridò: “Grifondoro!” lasciando tutti, soprattutto Scorpius, con la bocca spalancata per lo stupore.<br />
Come era possibile che lui, Il figlio di Draco Malfoy e nipote di Lucius e Narcissa fosse entrato a far parte dei Grifondoro? Lui che faceva parte di una famiglia che per generazioni e generazioni aveva fatto parte della nobilissima casata dei Serpeverde?<br />
L’unica cosa che potè fare fu dirigersi verso la tavolata dei Grifondoro.<br />
Albus rimase sconcertato, il suo papà glielo aveva spiegato che il Cappello molte volte poteva comportarsi in quel modo. Anche Sirius Black, il padrino di papà, faceva parte di una famiglia che era sempre stata tra i Serpeverde, ma lui finì tra i Grifondoro, perché il cappello aveva riconosciuto il suo animo gentile.<br />
Mentre Albus pensava a tutte queste cose, il professor Vitius arrivò a lui: “Potter, Albus Severus.” Il panico s’impossessò di Albus che andò piano verso lo sgabello, si sedette e se lo mise in testa.<br />
“Mm scelta difficile, vedo tantissimo coraggio, un cervello da non buttar via ma anche tanto desiderio di metterti in mostra. Si sei proprio uguale a tuo padre. Quindi la scelta giusta è..GRIFONDORO!”<br />
Albus non ci credeva, quasi urlò dopo che il Cappello Parlante dichiarò che lui sarebbe stato nei Grifondoro; si tolse il capello e corse verso la grande tavolata che batteva le mani felicissima, compresi anche James e Scorpius.<br />
Ma lo smistamento non era ancora finito, doveva toccare ancora a Rose e quando arrivò il suo turno nel tavolo dei Grifondoro ci fu un silenzio tombale. Si sedette, si mise il cappello e attese finché non urlò: “Corvonero!”<br />
Lei contentissima andò verso il tavolo che urlava e applaudiva. Albus ne fu un po’ dispiaciuto ma in fondo se lo aspettava; da quello che aveva cantato all’inizio il Cappello Parlante e i Corvonero erano quelli intelligenti, e Rose lo era molto, aveva preso da zia Hermione.<br />
Quando gli smistamenti furono terminati, iniziò il banchetto e i tavoli si riempirono di tante prelibatezze, alcune conosciute e semplici e altre mai viste.<br />
Durante il banchetto Albus parlò con Scorpius che era seduto di fronte a lui.<br />
“Non me lo sarei mai aspettato che fossi finito tra i Grifondoro, chissà come la prenderà papà.” disse.<br />
“Non preoccuparti, tuo padre in fondo non può dire nulla perché il Cappello Parlante fa sempre la scelta giusta, non la può contestare. E poi io sinceramente in fondo me lo aspettavo.”. Ammise Albus.<br />
“Come te lo aspettavi? Io ero destinato a stare nei Serpeverde.” Ribattè Scorpius un po’ scocciato.<br />
“Forse eri destinato, ma a quanto pare hai un animo gentile.” Rispose sorridendo e siccome Scorpius non sapeva che dire la conversazione finì li.<br />
Quando la cena terminò la McGrannitt si alzò in piedi per dare le solite comunicazioni ai ragazzi del primo anno e per ricordarle a quelli degli anni successivi. Come diede la buonanotte i prefetti guidarono i ragazzi del primo anno per la prima volta nella propria Sala Comune, mostrando la via più veloce e dicendo loro la parola d’ordine.<br />
Arrivati nella Sala Comune dei Grifondoro venne mostrata loro il posto in cui avrebbero dormito; Albus e Scorpius si diressero verso il posto che gli era stato indicato e si sistemarono nei loro letti a baldacchino. Scelsero due letti vicini, per parlare prima di andare a letto, ma anche perché ormai un po’ erano diventati amici.<br />
Come si coricarono iniziarono a chiacchierare sugli avvenimenti accaduti quella sera, non capendo le scelte del Cappello Parlante. Quando decisero di addormentarsi erano entrambi sfiniti, con la voce roca e con un mal di testa pazzesco ma dopo che si diedero la buonanotte Albus non riuscì a prendere sonno, forse perché gli mancavano i suoi genitori o perché era agitato.<br />
Allora fissò il soffitto del suo letto e notò che sopra c’era inciso qualcosa, come un nome e un cognome, e quando le nuvole si spostarono e mostrarono la luna, la luce di quest’ultima illuminò proprio quella scritta e Albus rimase a bocca spalancata. Nel tetto c’era inciso il nome di una persona che conosceva bene, di una persona molto importante per lui, il nome del suo eroe, il nome di suo padre: Harry Potter.<br />
Dopo aver osservato quella scritta per un bel po’, e aver capito che dormiva nello stesso letto in cui dormiva suo padre quando andava a Hogwarts, Albus riuscì a prendere sonno perché sapeva che suo padre era vicino a lui, anche ora.</p>



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