<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>FanFictions di Lumos.it</title>
	<atom:link href="http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://fanfictions.lumos.it</link>
	<description>Lumos.it: la Passaporta per Hogwarts</description>
	<lastBuildDate>Wed, 16 May 2012 13:57:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
		<item>
		<title>Come una giara di terracotta &#8211; di DilettaLunamossa</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3585</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3585#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DilettaLunamossa</dc:creator>
				<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
		<category><![CDATA[Serpeverde]]></category>
		<category><![CDATA[Codaliscia]]></category>
		<category><![CDATA[fedeltà]]></category>
		<category><![CDATA[invidia]]></category>
		<category><![CDATA[james potter]]></category>
		<category><![CDATA[lord voldemort]]></category>
		<category><![CDATA[mago]]></category>
		<category><![CDATA[mangiamorte]]></category>
		<category><![CDATA[odio]]></category>
		<category><![CDATA[peter minus]]></category>
		<category><![CDATA[remus lupin]]></category>
		<category><![CDATA[servo]]></category>
		<category><![CDATA[sirius black]]></category>
		<category><![CDATA[tradimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3585</guid>
		<description><![CDATA[FF A TEMA: &#8220;IO&#8230; UN MANGIAMORTE. STORIA DEL PERCHE&#8217; HO DECISO DI SEGUIRE L&#8217;OSCURO SIGNORE&#8221; RATING: G Peter Minus un personaggio scomodo, ambiguo, forse troppo sottovalutato. Attraverso queste righe, vergate direttamente dal suo pugno, Codaliscia ci svela cosa lo ha condotto a Lord Voldemort. PERSONAGGI: I malandrini (James Potter, Sirius Black, Remus Lupin) voce narrante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><strong>FF A TEMA:</strong> &#8220;IO&#8230; UN MANGIAMORTE. STORIA DEL PERCHE&#8217; HO DECISO DI SEGUIRE L&#8217;OSCURO SIGNORE&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Peter Minus un personaggio scomodo, ambiguo, forse troppo sottovalutato. Attraverso queste righe, vergate direttamente dal suo pugno, Codaliscia ci svela cosa lo ha condotto a Lord Voldemort.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> I malandrini (James Potter, Sirius Black, Remus Lupin) voce narrante Peter Minus, Lord Voldemort</p>
<p><span id="more-3585"></span> </p>
<p align="center">
<p align="center">
<p>Il Signore Oscuro dà e il Signore Oscuro toglie, non è concesso domandare il perché o il quando, non è concesso possedere propri pensieri al riguardo, nella sua infinita malvagità egli concede solo di servirlo, fino a che non pretenderà da noi anche la vita, come ultimo baluardo servile della nostra esistenza riflessa nella sua immonda luce. Mi chiamo Peter Minus e sono un mangiamorte, un animagus, un servo fedele, un traditore della peggior specie, un moribondo che sta per vedere l’inferno con i propri occhi senza pentirsi di quanto ha commesso e se la vorrete ascoltare, questa è la mia storia.</p>
<p>Correva l’anno 1975, Sirius e James fecero di tutto ricordo per far si che anche io riuscissi a padroneggiare senza rischi, prima della fine del nostro ciclo scolastico ad Hogwarts, l’incanto necessario per mutare in un animagus. Lo si doveva al povero e sfortunato Remus secondo loro, all’amico, al compagno di casata, al più saggio di tutti noi e anche al più intelligente, licantropo non per sua volontà, votato alla solitudine e al dolore per il resto dei suoi giorni. In realtà proprio verso i primi giorni del mese di gennaio, quando la neve era così alta e la nebbia avvolgeva il castello, in una notte di luna piena così splendente riuscii nell’impresa. Io, Peter Minus, il foruncoloso e invisibile grifondoro che in pochi consideravano e che faceva parte, per chissà quale misterioso motivo del gruppetto dei “pratici tipi divertenti e sobillatori”, io ero riuscito a mutare in un ratto. Già questo la diceva lunga sulle mie capacità di mago o sulla mia autostima o perché no,  sull’invidia nera che provavo nei confronti dei miei amici capaci nel medesimo tempo, studiando la pratica meno di me, di trasformarsi rispettivamente in una specie di canide/lupo e in un bellissimo cervo. Era il nostro quarto anno e il nostro interesse iniziava a non essere più la magia o che ne so il quiddich; il nostro primario interesse iniziavano ad essere le ragazze.</p>
<p>Tutto il giorno cercavo di imitare i miei compagni di studi e di casata. Passavo le ore cercando di studiare il più possibile, benché con scarsi e deludenti risultati, per assomigliare a Remus così capace di accentrare ogni pensiero quando in classe rispondeva alle domande dei professori o metteva in pratica qualche incantesimo, oppure esplicava alla perfezione qualche formula teorica; ma le mie capacità erano totalmente inadeguate ai livelli d’eccellenza che mi ero prefisso di raggiungere. I miei voti oscillavano pigramente e mestamente da “scadente” ad “accettabile” mentre quelli del licantropo svettavano tronfi e fieri nell’olimpo della perfezione dell’unico voto che venisse vergato sul suo curriculum scolastico di mago ossia “eccezionale”. Lo sfortunato Lupin per altro si permetteva di scansare le ragazze, di allontanarle dalla sua persona, con la scusante della sua speciale condizione e più questo maledetto le respingeva e più le giovani lo cercavano.</p>
<p>Poi c’era Sirius, sfacciato e ribelle con quel cipiglio intelligente e furtivo che solo i grandi conquistatori e ammaliatori posseggono. Nemmeno gli serviva studiare a quel disgraziato! Vuoi perché tutti sapevano che lui era un Black, praticamente un VIP nel nostro mondo…un autentico purosangue da generazioni e generazioni di streghe e maghi, reietto per giunta quindi agli occhi delle fanciulle ancora più interessante. Bastava una sua battuta, stupida o insulsa che potesse essere, per scatenare un’improvvisa ilarità e uno smodato interesse nel giovanil sesso debole. Era un autentico accentratore mediatico, un moderno imbonitore di folle, chiunque pendeva volentieri dalle labbra di quel manigoldo dal sorriso misterioso e dai modi cordiali. Io ci provavo ad essere gentile e a fare il fanfarone, lo “sgradevolmente sopra le righe” qualche volta, specie con Severus Piton che era al tempo il capro espiatorio di ogni nostra malefatta, un allora dinoccolato e fin troppo serio ragazzetto di Serpeverde, sul quale sfogare l’adolescenziali e dementi frustrazioni ed energie, ma nulla, risultavo solamente antipatico e stucchevole, nessuno mi prendeva mai seriamente in considerazione anzi ricordo di una ragazza che arrivò perfino a chiedermi se ero ritardato o demente, visto che non facevo altro che scimmiottare ad ogni occasione quel ragazzaccio così carino ed interessante di Sirius Black, ovviamente.</p>
<p>Ma il peggio di tutti era lui, Potter. Non bello, non affascinante, non troppo intelligente o brillante, capace di essere la summa in toto di quei due suoi amici così speciali dei quali andava maledettamente fiero e con i quali era solito accompagnarsi quotidianamente. Ricordo che provai una cocente invidia nei suoi confronti quando tronfio e pieno di sé ci comunicò, davanti ad una bottiglia di Whiskey Incendiario, ovviamente introdotta all’interno del castello in maniera illegale, del suo recente fidanzamento con la bellissima Lily Evans e di come una certa Amelia di Corvonero e una tal Electra di Tassorosso piangessero disperate e convulse in infermeria da svariate ore, dopo aver appreso la lieta notizia da Mirtilla Malcontenta, ovviamente nei bagni riservati ai prefetti. Rimembro ancora come commentò sarcastico e divertito il fatto: <em>“Ehi Peter se la vuoi la lentigginosa Tassorosso te la cedo volentieri, se vuoi le parlo io…Vedrai che se insisto un pochino e le dico che per me sei come un fratellino devoto magari cede!”</em> ma nella mia mente non c’erano parole di gratitudine o di encomio verso quel moto spontaneo di amorosa cessione, solo una montante e fulminea rabbia nei confronti di quel caprone borioso e occhialuto di Potter; credo che mentalmente la mia risposta suonò qualcosa tipo <em>“Soffocati con il moccio di snaso o fatti venire il cimurro canino se ti riesce, idiota che non sei altro! Io non accetto la tua carità e nemmeno la cerco”</em>.</p>
<p>Certe volte, ricordo, mi chiedevo insistentemente perché avessero fatto entrare anche il sottoscritto nella loro cricca ristrettissima e segreta. Chissà cosa mai avevano trovato nella mia persona di così adatto alle loro esigenze di gruppo. Io non sapevo giocare a quiddich, non ero bravo con le ragazze, non ero decente nemmeno come studente, ero totalmente ed inesorabilmente un mediocre giovane e illuso mago. Per altro la mia famiglia, l’intera stirpe Minus, era rinomata per dare i natali a tutti maghi appena sufficientemente all’altezza del sangue puro che scorreva nelle loro vene. Leggenda ha sempre voluto che i miei avi assomigliassero più a dei maghinò e da tali si comportassero in seno alla comunità magica, piuttosto che distinguersi come streghe o maghi di alto lignaggio, tanto è che mi venne più volte ricordato questo increscioso fatto sia da Malfoy che, quando in seguito rientrò nelle grazie del Signore Oscuro, anche da Piton.</p>
<p>I miei ricordi fin qui ammetto sono confusi, forse dispersivi, e non posso fare altro che cercare di trovare un bandolo a questa matassa di istantanee mentali. A voi posteri, voi che leggerete queste mie poche e lucide righe, il compito di tirare le somme di una vita vissuta sempre all’ombra di terzi. Vedrete non vi sarà difficile concepire da soli il primordiale e rancoroso odio che mi ha spinto anni or sono a tradire gli amici, a condannarli a morte certa, alla sofferenza della disperazione, a consegnarli senza alcuna remora nelle mani di Colui che più di tutti poteva annientarli, far sparire quell’aura magica che li contornava.</p>
<p>Io mi sentivo come una piccola e deforme giara di terra cotta, una di quelle dove al massimo si conservano le salamoie per le pozioni, buona ad un solo scopo nella vita ed incapace di poter assolvere a qualsivoglia altro compito mentre Remus, Sirius e James loro erano tre nascenti e solide stelle del firmamento magico, ognuno di loro lanciato verso una carriera sfolgorante e verso un sicuro e brillante futuro. Forse fu proprio per questo che quando il Signore Oscuro venne a me, subdolo e serpentino, allettandomi con promesse di gloria e fama imperitura, chiedendomi di unirmi alle sue schiere neonate di sordidi guerrieri io risposi <em>“Eccomi padre mio, fai di me il tuo più fedele e umile servitore, plasmami e cesellami come fine argento nella purezza del tuo fulgido pensiero”</em> ed egli ponendo la mano adunca e pallida sul mio capo, già incline al diradamento pilifero, percepì il dolore del mio animo, la sofferenza e la disperazione che si cullava nel mio cuore da anni e fomentò quelle sensazioni fino ad esasperarle. Non concepii più il significato primo del rimorso, nemmeno quando tradendo sapevo di porre la mia silente firma sulla morte certa di una giovane e felice famiglia, di far cadere nella mia trappola un amico e di condannarlo all’abbraccio dei dissennatori di Azkaban, di far sprofondare nello sconforto dell’incapacità reattiva una delle menti più brillanti del mio corso di studi.</p>
<p>Lord Voldemort è un padrone generoso e astuto, capace di far dimenticare nel suo nome ogni cosa e di baloccarti con promesse e ninnoli che puntualmente elargisce, pur sempre sotto diretta ed inesorabile contro-richiesta. Con lui la mia inutile terra cotta è divenuta fango vischioso e pericoloso, con il quale modellare una vendetta meravigliosamente architettata che fece di me un eroe, un martire della causa per lunghi e lunghi anni, non importa se questa fama e notorietà io la godetti solo per luce riflessa, attraverso i miei piccoli e scuri occhi di ratto. Potter era morto e non c’era più nulla che potesse ottenere con quel suo fascino irresistibile, Black era dato per pazzo, rinchiuso come il peggiore dei criminali ad Azkaban, dove a nessuno interessava quella sua aria da impenitente. Lupin infine era caduto nella più totale ed efferata delle spirali, quella data dall’impotenza della sua natura di licantropo che gli impedì di salvare i suoi due amici, i suoi amati fratelli malandrini da un fato avverso e maledetto.</p>
<p>Il Signore Oscuro dà e il Signore Oscuro toglie, e io sto per morire nel suo nome; felice di averlo servito e di aver venduto a lui coloro che mi chiamavano amico, fratello, compagno. Dopotutto ero solo un piccolo ragazzo, coi capelli color stoppa, con gli occhi a capocchia di spillo scuri e incapaci di emozioni, ero solo Peter, il borbottante e comune Peter per loro, mentre per il mio Padrone sono stato qualcuno, sono stato quel fedelissimo Codaliscia che lo ha riportato in vita e che ora per lui dona la propria effimera esistenza, nella gloria della sua fulgida pazzia, nella gloria del suo grande nome.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3585</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una nuova Luna &#8211; di Shareeza</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3546</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3546#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 20:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shareeza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dark]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
		<category><![CDATA[Tassorosso]]></category>
		<category><![CDATA[affilate]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[alti]]></category>
		<category><![CDATA[bosco]]></category>
		<category><![CDATA[creatura]]></category>
		<category><![CDATA[fan fiction]]></category>
		<category><![CDATA[fenrir greyback]]></category>
		<category><![CDATA[figura umana]]></category>
		<category><![CDATA[il silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[licantropo]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[piante]]></category>
		<category><![CDATA[scappare]]></category>
		<category><![CDATA[zanne]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3546</guid>
		<description><![CDATA[FF a Tema: &#8220;Io&#8230; un Mangiamorte. Storia del perché ho deciso di seguire l&#8217;Oscuro Signore&#8220; Rating:  PG13 Fan Fiction incentrata sulla figura misteriosa ed enigmatica di Fenrir Greyback. Passato e Presente fanno parte di un&#8217;unica realtà. Scoprite un Greyback che non avete mai conosciuto&#8230; Personaggi: Fenrir Greyback Note dell&#8217;Autore: Perdonate la lunghezza e le scene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF a Tema:</strong> &#8220;Io&#8230; un Mangiamorte. Storia del perché ho deciso di seguire l&#8217;Oscuro Signore<span style="color: #000000;">&#8220;</span><br />
<strong>Rating:</strong>  PG13<br />
Fan Fiction incentrata sulla figura misteriosa ed enigmatica di Fenrir Greyback. Passato e Presente fanno parte di un&#8217;unica realtà. Scoprite un Greyback che non avete mai conosciuto&#8230;<br />
<strong>Personaggi:</strong> Fenrir Greyback<br />
<strong>Note dell&#8217;Autore:</strong> Perdonate la lunghezza e le scene un pò &#8220;crude&#8221; della fan fiction! Spero comunque il tutto sia di vostro gradimento.<br />
<span id="more-3546"></span></p>
<p>La luna piena splendeva nel cielo nero, coperto da qualche nuvola. I luminosi raggi illuminavano gli alti alberi che riempivano completamente il bosco, ma una piccola casetta in legno spuntava in quell&#8217;ammasso di oscure piante. Lunghi ululati riempivano il silenzio profondo della notte. Nell&#8217;aria sentore di paura&#8230; riusciva a percepirlo chiaramente; quell&#8217;unica figura umana che abitava quell&#8217;inutile casupola aveva paura o addirittura qualcosa di più&#8230; terrore.<br />
Un latrato suonò nell&#8217;aria&#8230; stava ridendo, pregustava sempre il momento prima della caccia, soprattutto quando le sue prossime vittime lo temevano. Bastò un solo lungo balzo per arrivare di fronte la costruzione in legno, adesso si riusciva a distinguere benissimo. Il manto completamente grigio, quasi argentato sotto quella luna, il pelo lungo, il volto allungato dalle sembianze canine. Lunghe fauci sbucavano dalla bocca e zanne affilate dalle zampe ed occhi penetranti color dell&#8217;abisso fissavano la porta dinanzi. Un licantropo, era quella la creatura che da qualche giorno faceva scappare gli animali della foresta e spaventare i cacciatori ed i boscaioli di quel luogo. Adesso era proprio lì, pronto a gustarsi la sua prossima vittima. Una forte zampata lacerò la porta di ingresso. La caccia aveva inizio.</p>
<p>&#8212;-</p>
<p>Un ragazzino, basso, costituzione robusta, capelli corti corvini e occhi nerissimi, passeggiava per le vie della sua città, dove abitava con i suoi genitori, tra cui madre maga e padre babbano. Era solita abitudine quella di andare al parco, gli piaceva l&#8217;aria fresca che gli accarezzava il viso, lo faceva sentire un tutt&#8217;uno con l&#8217;ambiente circostante. Un giovane mago, come sua madre, frequentava la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, oramai giunto al terzo anno; ma essendo piena estate ancora era presto per odore di pergamene, lezioni su lezioni e partite di Quidditch. Si godeva le vacanze come qualsiasi altro ragazzino della sua età. Finalmente era giunto al parco, niente di speciale, solo una grande distesa d&#8217;erba con qualche albero, un&#8217;altalena ed uno scivolo, ma questo gli bastava per renderlo felice. Il sole picchiava forte quel giorno quindi il giovane preferì sedersi all&#8217;ombra di un albero a contemplare il posto. Per passare il tempo si era portato dietro un libro di scuola, Difesa contro le Arti Oscure; adorava quella materia, forse quella in cui andasse meglio. Sedeva esattamente ai piedi di una grossa quercia, le gambe incrociate di fronte a sé ed il libro aperto in mezzo. Sfogliò qualche pagina quando un capitolo attirò la sua attenzione.</p>
<p>“<em>Il termine Lupo Mannaro proviene dal latino</em> Lupum Hominarium<em>, derivato di</em> homo <em>che vuol dire uomo, e</em> lupum<em>, lupo, uomo lupo</em><em><strong>”</strong></em></p>
<p>Gli occhi del ragazzo brillavano, amava leggere di argomenti che non conosceva e quello non faceva eccezione. Continuò imperturbato.</p>
<p>“<em>Il </em><em><strong>Lupo Mannaro</strong></em><em> è un essere umano affetto da licantropia. Esso si trasforma durante le notti di luna piena in una bestia feroce, una creatura metà lupo e metà umana. La classificazione data dal Ministero è dualistica: esso è </em><em><strong>Essere</strong></em><em> quando è in forma umana e quindi innocuo, e </em><em><strong>Bestia</strong></em><em> quando si trasforma. Sembra che si differenzi da cinque elementi fondamentali da un lupo vero, come la forma del muso e delle pupille e la coda a ciuffo. È diffuso in tutto il mondo, anche se si sospetta fosse originario del Nord Europa”</em></p>
<p>Un gruppetto di 5 ragazzi più grandi, nel frattempo, era arrivato nel parco, ridevano e scherzavano tra di loro, scambiandosi battutacce e utilizzando toni non consoni alla loro età. Non ci misero molto prima di accorgersi della presenza del giovane mago; si scambiarono dei ghigni e lo raggiunsero in poco tempo. Il più alto, che al contempo sembrava il leader, si sporse in avanti, verso il ragazzo, e velocemente gli rubò il libro tra le mani.</p>
<p>&lt;Ma guardate chi c&#8217;è qui con noi!!! Il giovane, inutile e grasso Fenrir Molrov!! Ciao Fenriruccio, come stai?&gt; esclamò concludendo con una fragorosa risata rivolta ai suoi compagni; che iniziarono anche loro a ridere. Intanto Fenrir si era alzato di scattò cercando di riprendersi il suo libro, senza alcun risultato. Due dei ragazzi lo presero per le braccia e lo tennero fermo, nonostante lui cercasse di divincolarsi. Il leader lo esaminò con un sorriso di scherno e senza aspettare risposta continuò &lt;Che ci fanno le tue enormi chiappe qua nel parco? Lo sai che non sei il benvenuto qui eppure ti ostini a tornarci ogni volta&gt; fece una pausa come a dare enfasi alle sue parole &lt;Cosa vuoi che facciamo con te? Ci costringi a punirti!!&gt;.</p>
<p>Senza averlo neanche mai guardato quel libro, con alcun indugio il leader lo strappò senza difficoltà, i suoi capelli biondi sembravano riflettere la luce del sole e quei perfidi occhi azzurri penetravano l&#8217;anima di chiunque li guardasse, infine l&#8217;immancabile il ghigno sulle labbra.</p>
<p>&lt;Noooo!!&gt; urlò Fenrir cercando di protrarsi in avanti, ma un terzo ragazzo, muscoloso dai capelli castani, gli diede un colpo sulla bocca dello stomaco, facendolo cadere a terra boccheggiante. Il gruppetto continuò a ridere e poco alla volta iniziarono tutti a prenderlo a calci e a pugni. Il parco distava molto dalla strada principale e era difficile che passasse qualcuno a quell&#8217;ora del pomeriggio.</p>
<p>&lt;Te la sei cercata Fenrir, idiota che non sei altro! La prossima volta fai funzionare quel piccolo cervellino che ti ritrovi. E&#8217; solo colpa tua se noi ci comportiamo così con te! Tu sai di meritartelo!&gt; il tono di voce da basso si faceva via via più alto al punto da far urlare il leader del gruppo. Fenrir non riusciva a controbattere, l&#8217;unico pensiero era coprirsi il più possibile per dimezzare il dolore causato dai colpi inferti dal gruppo.</p>
<p>&lt;Sei un&#8217;inutile palla di lardo! Non servi nemmeno a pulire la merda dai marciapiedi!&gt; lo sguardo infiammato dal piacere che gli dava la violenza imposta sugli altri.<br />
Continuarono per molto, se fosse passato un solo minuto o un&#8217;ora intera il giovane mago non seppe dirlo. Era completamente stordito, non riusciva più a capire chi era e stava persino dimenticando chi fosse.<br />
Dopo pochi istanti perse i sensi e l&#8217;oscurità si impadronì di lui.</p>
<p>Uno strano rumore risuonava nelle sue orecchie&#8230; il verso dei grilli, acuto e continuo. Lentamente Fenrir aprì gli occhi; non riusciva a vedere bene. Con le mani sporche di terra si tastò il volto, la parte sinistra era completamente gonfia ed il gonfiore includeva anche l&#8217;occhio sinistro. Il ragazzo si alzò a fatica, la maglietta imbrattata di qualche goccia di sangue, probabilmente quella che gli stava uscendo dalla bocca. Ma il suo stato non gli importava, l&#8217;unica cosa importante era sparsa sul prato. Si inginocchiò esattamente di fronte al suo libro di Difesa contro le Arti Oscure, le pagine strappate disperse per il prato. Era successo di nuovo, ancora una volta veniva picchiato senza alcun motivo, quei giovani non erano gli unici a maltrattarlo, succedeva anche alla scuola di magia. Continuamente escluso da tutto e da tutti, inoltre il suo carattere timido ed introverso non lo aiutava a farsi degli amici. Era completamente solo, lo era sempre stato.</p>
<p>Armato di pazienza raccolse ogni singolo pezzo, ogni singola pagina del libro e con passo lento e zoppicante si diresse verso casa. I genitori lo aspettavano, preoccupati, già da molte ore, ma il ragazzo non fece caso agli urli della madre alla vista delle sue condizioni o alle domande che continuava a porgergli il padre. Non disse una sola parola, non interloquiva molto nemmeno con i suoi genitori, che preoccupati non potevano fare niente al suo silenzio. Una volta arresi lo lasciarono libero di andarsene a dormire. Il ragazzo si diresse nella sua stanza, una piccola camera anonima, nessun poster appeso, nessun libro sparso in giro&#8230; solo un letto singolo, un armadio mezzo rovinato ed un vecchio baule che conteneva tutto il materiale di scuola. Non andò a dormire come si aspettavano i genitori, ma si diresse verso la finestra dove si intravedeva una splendente luna piena. Proprio a quell&#8217;enorme sfera di luce il ragazzo fece una promessa&#8230;</p>
<p>“<em>Prima o poi, un giorno, riuscirò a vendicarmi di tutto il male arrecatomi. La farò pagare a tutti!!! Da preda diventerò predatore&#8230; lo giuro”</em></p>
<p>Senza fare alcun rumore scappò dalla finestra, non seppe dire perché lo fece, sapeva solo che era la cosa giusta da fare. Seguì il proprio corpo senza fare caso a dove stesse andando, finché non si ritrovò proprio in quel parco dove i maltrattamenti si erano ripetuti più e più volte.</p>
<p>Quello che aspettava non si fece attendere, un&#8217;enorme figura era di fronte ai suoi occhi, lunghe e affilate zanne, puzza di cane e di sangue, lungo muso canino, corpo ricoperto di pelliccia nera, una coda che oscillava frenetica, occhi gialli penetranti. L&#8217;uomo lupo di cui aveva letto nel pomeriggio, un licantropo. Fenrir non poteva sapere che una simile “cosa” potesse trovarsi in quel parco proprio quella sera, ma a quanto pareva il destino gli stava offrendo l&#8217;occasione per vendicarsi. Il ragazzo non mostrava alcuna paura, era pronto a qualsiasi cosa lo attendesse; non poteva sapere se sarebbe sopravvissuto o se quella sarebbe stata la sua ultima notte, ma lo avrebbe scoperto presto. Il corpo della creatura tremava all&#8217;idea di pregustare un&#8217;altra vittima per quella sera. Quest&#8217;ultima si avvicinò lentamente, passando la lingua tra le fauci ed infine con un lungo balzo sovrastò il giovane mago, azzannandogli la gola.</p>
<p>Un enorme dolore fu l&#8217;ultima sensazione che sentì Fenrir prima di morire insieme al suo corpo da umano.<br />
Ferro? No&#8230; quello era il sapore del sangue, il sangue di un povero uomo capitato per caso per la sua strada. Quanto tempo era passato? Un&#8217;ora? Un mese? E chi lo sapeva! Non percepiva più il passare dei giorni. Il suo nuovo corpo era tutto quello di cui gli importava. Azzannare, uccidere, dilaniare era tutta la sua vita oramai, anche quando non era trasformato in lupo&#8230; esatto oramai era diventato un licantropo. Quel suo nuovo “io” aveva cambiato anche il suo corpo umano: molto più alto, capelli lunghi, corpo non più grasso ma muscoloso, canini più appuntiti ed occhi più oscuri della notte stessa. Per la sua nuova vita aveva deciso di cambiare cognome, non portare più quello umiliante di un babbano, ma uno che al solo suono avrebbe fatto tremare di paura; d&#8217;ora in poi sarebbe stato Fenrir Greyback. Come aveva promesso adesso sarebbe stato lui il Predatore.</p>
<p>Non passarono molti giorni prima di fare visita ai suoi “amici”. Morirono uno dietro l&#8217;altro, nelle loro case, precisamente nei loro letti, il posto dove pensavano di stare più al sicuro. L&#8217;ultimo del gruppo a morire fu proprio il leader, quello stupido ragazzo biondo che non la smetteva di ghignare, il licantropo aveva deciso di metter fine alla sua vita con se stesso in forma umana. Adesso quel bullo non rideva più, non se la spassava più con il tuo torace aperto dai denti della sua vecchia vittima. Il sangue imbrattava tutta la stanza e Fenrir ne era estasiato. L&#8217;uccisione non fu l&#8217;unica cosa che accadde. Già da giorni in città parlavano di qualcuno che uccideva i ragazzini e dappertutto regnava la paura. Certe attività “oscure” non ci mettono molto a venire scoperte. Proprio mentre stava dilaniando il torace della sua vittima, Fenrir sentì di non essere solo; alzò lo sguardo e di fronte ai suoi occhi c&#8217;era una figura incappucciata. Distolse completamente l&#8217;attenzione dal cadavere per incentrarla sul nuovo ospite. Non voleva ucciderlo, si chiedeva solo chi fosse così coraggioso da capitargli davanti.</p>
<p>&lt;Fenrir Molrov&#8230;&gt;</p>
<p>&lt;Non chiamarmi con quello stupido cognome da babbano&#8230; io sono Fenrir Greyback!!&gt; urlò il licantropo interrompendo il Mangiamorte.</p>
<p>Quello per niente intimorito ricominciò &lt;Fenrir Greyback&#8230; il Signore Oscuro desidera che tu diventi un suo collaboratore. Che tu collabori nella sua ascesa per il dominio del Mondo Magico. Che tu diventi un nostro alleato. Ha avuto modo di conoscere le tue&#8230; “azioni”, ed è rimasto particolarmente interessato. Accetti?&gt;</p>
<p>Dialogo alquanto breve, una cosa apprezzata da Fenrir non amando troppo interloquire. La decisione non fu difficile, il vecchio ragazzino aspirante mago era morto quel giorno nel parco, adesso Greyback dominava; sarebbe stato il suo presente ed il suo futuro. Inoltre aveva scoperto di amare veramente quella sua natura animalesca; poteva vendicarsi di tutti, uccidendoli o trasformandoli a loro volta.</p>
<p>Una risata fece largo tra quelle labbra sporche di sangue, il tono sempre più alto fino a rimbombare per tutta la stanza.</p>
<p>&lt;Proposta allettante!!&gt; commentò il licantropo &lt;Si certo, consideratemi dei vostri!&gt; terminò continuando a ridere. Il Mangiamorte gli sorrise in tutta risposta e gli porse il braccio. Ma certo, dovevano smaterializzarsi, e per quanto Fenrir adesso dimostrasse molto più della sua età effettiva, era ancora troppo giovare per farlo da solo. Senza indugio si alzò dal pavimento, le gocce di sangue altrui che gli colavano dagli abiti, un passo lento ma deciso fino all&#8217;ospite. Afferrò il suo braccio e si smaterializzarono. Adesso iniziava la vera caccia&#8230;</p>
<p>&#8212;&#8212;-</p>
<p>Fenrir Greyback uscì da quella sottospecie di capanna, dove vi si nascondeva un boscaiolo, il cui cadavere adesso era adagiato sul pavimento. Le fauci volte ad una sorta di sorriso, il sangue che colava. Un&#8217;altra volta la sua natura si era rivelata e un&#8217;altra volta ne avevo goduto. In quella forma incarnava tutto ciò che ci fosse di malvagio nel lato oscuro della magia. Si voltò deciso e con qualche falcata si diresse in direzione sconosciuta, in cerca di un&#8217;altra preda&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3546</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Severus Piton: Perchè diventai un Mangiamorte &#8211; di Angel Potter</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3661</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3661#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 May 2012 09:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel Potter</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corvonero]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Malinconiche]]></category>
		<category><![CDATA[james potter]]></category>
		<category><![CDATA[lily]]></category>
		<category><![CDATA[piton]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3661</guid>
		<description><![CDATA[Vi siete mai chiesti perchè Piton decise di diventare un Mangiamorte? Beh io sì, ed ecco la mia storia..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><strong>FF a Tema :</strong> &#8220;Io, un Mangiamorte&#8221;</p>
<p><strong>RATING:</strong> G</p>
<p><strong>PRESENTAZIONE:</strong> Vi siete mai chiesti perchè Piton decise di diventare un Mangiamorte? Beh io sì, ed ecco la mia storia..</p>
<p><strong>PERSONAGGI:</strong> Severus Piton</p>
<p><span id="more-3661"></span> </p>
<p align="center">
<p> </p>
<p align="center">
<p>Odio ogni cosa legata a questo maledetto marchio sulla mia pelle. Rappresenta tutto ciò che io ho perso per colpa di un ideale non mio. Ho perso Lily, la mia identità per colpa sua, e del suo Padrone, che è diventato anche il mio. All’inizio pensavo che fosse un modo per mettermi in evidenza, un modo per risaltare tra la folla di Serpeverde, come in quella di Grifondoro risaltava James Potter e quella sua boriosa banda di amici scavezzacollo. Troppo tardi ho capito che l’odio di quelle persone era entrato in me, mi aveva avvelenato il sangue, rendendomi cieco e odioso nei confronti di tutto ciò che mi circondava. E avevo commesso un passo falso. Avevo perso Lily per questo. Per un ideale non mio. Da allora ho cercato di tenermi stretto quella cerchia di persone che non potrei definire amici, quello mai, ma ancora di salvezza, in un mondo in cui affondi nel mare dell’ignoto e non riemergi più.</p>
<p>Non sono mai stato malvagio: sono un Mezzosangue innamorato di una Nata Babbana. Non condivido i loro ideali sui Purosangue e il loro diritto di stare al potere. Come avrebbe fatto la mia Lily a sopravvivere a quel tipo di regime?</p>
<p>Eppure…eppure…</p>
<p>Erano famosi a scuola, potenti, ammirati, circondati da quel mistero affascinante che volevo anche io. Lo desideravo ardentemente. Ma se accettavo appieno tutto questo, avrei perso Lily, e non volevo. L’amavo con tutto me stesso. La mia anima era completamente dedita a lei. Ero suo, e lo sarei stato per tutta la vita.</p>
<p>Poi quel maledetto giorno e quella frase che ancora mi rimbomba nella testa. Schifosa Mezzosangue e il viso di Lily, carico di dolore e disprezzo, per un qualcosa che non sapevo fossi diventato. Da allora, decisi di seguire appieno gli ideali di quella cerchia di persone. Non avevo più niente da perdere per colpa loro.</p>
<p>E l’orgoglio fu il mio compagno, la mia voce della coscienza. Fu esso a spingermi per sempre dalla loro parte, dalla parte di coloro che seguivano idee errate. Ma potevano darmi ciò che volevo. Potenza, rispetto e soprattutto conoscenza. Sono sempre stato un alunno modello e da tempo immemore avevo capito che Hogwarts non poteva darmi tutta la conoscenza che volevo. Ma il Signore Oscuro si.</p>
<p>Non ero ancora un vero e proprio Mangiamorte quando Lui riuscì a usare i miei sentimenti contro di me: tutto l’odio nei confronti di Potter; il rimorso per Lily; il disprezzo per la mia famiglia. Mi aveva fatto credere che con lui tutto sarebbe andato diversamente, che avrei avuto la mia parte nel mondo e avrei dimenticato presto tutto ciò che affliggeva il mio cuore. Belle parole all’epoca, parole che mi hanno ammaliato, stregato, confuso, reso cieco a ciò che era giusto. Parole che mi hanno reso un Mangiamorte. Da quando il Marchio Nero è comparso sulla mia pelle, guardandolo con un misto di orrore ed euforia nel cuore, ho svolto al meglio il mio compito: Lui mi aveva reso potente, famoso, rispettato, ammirato perfino. Mi aveva donato tutto ciò che desideravo, ossia essere qualcuno agli occhi di altre persone. Portavo una maschera, che nascondeva il mio vero io al resto del mondo, nessuno sapeva chi fossi in realtà. Di me vedevano solo quella maschera da Mangiamorte, ma mi sentivo al sicuro, protetto da quel costume. Ero felice.</p>
<p>Quando mi coricavo nel mio letto vuoto, però, sentivo che qualcosa in me strideva. Una debole voce nell’orecchio mi bisbigliava che non era giusto ciò che stavo facendo, ciò che compivo per il nome dell’Oscuro Signore. E io lo sapevo perfettamente. Tutto il male che facevo, che compivo, sapevo che era sbagliato. Ma era un prezzo alto che ero disposto a pagare per la fama e la conoscenza che l’Oscuro Signore mi donava. In lui non ammiravo la sua violenza, o il libero sfogo ad essa, ma ammiravo il suo essersi scrollato di dosso un passato fangoso, dal quale si era innalzato ad essere il Mago più potente sulla faccia della terra. Era quello che volevo anch’io. Non essere il più forte, ma avere addosso a me, per una volta, le luci della ribalta.</p>
<p>Ma mentivo a me stesso, e l’avevo sempre saputo.</p>
<p>La consapevolezza mise a tacere tutto questo. Capii che ciò che facevo era sbagliato, che non era giusto sacrificare la vita di altre persone per me stesso, per il mio orgoglio, la mia sete di vendetta, ribalta e conoscenza. Ma non potevo di certo tirarmi indietro. Avevo paura. Paura di morire. E allora odiando me stesso, ho continuato a seguire il Signore Oscuro, i suoi concetti, la sua violenza. Ogni passo che facevo al suo fianco, sentivo che la terra mi si alzava intorno, e sapevo che prima o poi mi avrebbe inghiottito. E mi sarei perduto.</p>
<p>Avevo cercato di annaspare, di tirarmi fuori, ma come ero stato io, con le mie stesse mani, a cacciarmi in quell’abisso, eccomi qui a chiudermi la tomba sulla testa. La profezia. Il più grande errore che feci in vita mia. Avevo condannato a morte Lily per i miei errori. E da allora ne ho pagato il prezzo tutti i giorni. Non è passato un solo attimo in cui non mi fossi odiato con tutto me stesso. Non un giorno sono riuscito a guardarmi allo specchio e non provare vergogna.</p>
<p>Lily era morta per colpa mia.</p>
<p>Spesso, quando vedo il mio riflesso allo specchio, copro quell’immagine immonda con la mano, le dita che stridono sul vetro, come artigli che vogliono ghermire ciò che vedo: il mio viso e il Marchio Nero sul braccio.</p>
<p>Allo stesso tempo in quel frangente, però, sento un qualcosa, la presenza di una persona, l’unica che mi abbia voluto bene veramente.</p>
<p>Quando lo percepisco, alzo gli occhi e per un secondo soltanto mi sembra di vedere Lily, la sua cerva, la mia, guardare il Marchio Nero, e trasmettermi con gli occhi che quello non sono io: è solo una maschera.</p>
<p>Ed ora eccomi qui, seduto nel mio ufficio a fissare il Marchio Nero, tornato visibile sul mio avambraccio. Silente mi aveva chiesto di rifarlo. Forse, se avessi fermato l’Oscuro Signore mi sarei riscattato un po’ agli occhi di Lily. Forse se avessi difeso e protetto suo figlio… Troppi forse, poche certezze. Una sola ne ho. Lily è morta per colpa mia, ma è sempre con me, di questo ne sono certo. Ha salvato suo figlio, e la sua vita risiede in lui. E’ tutto ciò che devo sapere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3661</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>TOJOUR PUR &#8211; di Tati Chan</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3663</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3663#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 May 2012 12:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tati Chan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corvonero]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatiche]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[grandezza]]></category>
		<category><![CDATA[mondo magico]]></category>
		<category><![CDATA[nobili famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[puro]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3663</guid>
		<description><![CDATA[FF A TEMA: “Io… un mangiamorte. Storia del perché ho deciso di seguire l’Oscuro Signore” RATING: G Nascere in una famiglia di Sanguepuro, in un momento in cui Lui ha il potere, può voler dire solo una cosa: essere dalla sua parte. Cosa fare però quando la propria coscienza va contro i propri principi? Può un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><strong>FF A TEMA</strong>: “Io… un mangiamorte. Storia del perché ho deciso di seguire l’Oscuro Signore”<br />
<strong>RATING</strong>: G<br />
Nascere in una famiglia di Sanguepuro, in un momento in cui Lui ha il potere, può voler dire solo una cosa: essere dalla sua parte. Cosa fare però quando la propria coscienza va contro i propri principi? Può un solo uomo ostacolare i disegno dell&#8217;Oscuro Signore?<br />
<strong>PERSONAGGI</strong>: R.A.B.<br />
<span id="more-3663"></span></p>
<p align="center">
<p align="center">
<p style="text-align: center;"><strong>TOJOUR PUR</strong></p>
<p>Quando nasci in una delle più nobili famiglie purosangue del mondo magico, tutto quello che impari fin dalla nascita, è che sei superiore agli altri per definizione. Tutto in te, dal nome fino ad arrivare al sangue, parla delle tue grandi potenzialità, della tua innata grandezza, della tua evidente <em>noblesse</em>. Così è stato per me. Nato nella grande Casata dei Black, fin dalla più tenera età ho imparato a pensare a me come a una perla rara.<br />
Sanguepuro, così siamo chiamati. I Sanguepuro sono ormai pochi, anche per questo le poche famiglie rimaste sono tutte imparentate fra loro. Ho una marea di cugini, ormai non li conto neanche più, per me ha importanza solo la mia famiglia e al massimo le sorelle di mia madre…quelle “sane” naturalmente. Non si può neanche nominare zia Andromeda, la quale ha deciso di sposare un babbano. Chiaramente posso capirlo, sprecare in questo modo una linea di sangue puro…Com’era prevedibile ogni traccia di lei è sparita dal nostro albero genealogico, persino il suo ritratto nella Sala dell’Arazzo è stato bruciato.<br />
Non ho mai avuto problemi nel credere che i Sanguepuro dov’essero occupare un posto privilegiato all’interno della società magica. Chi meglio di noi, così potenti e forti, potrebbe guidare il Mondo Magico di nuovo verso la volta della grandezza, risollevandolo dalla polvere nella quale si è perduto a causa di una guida lasciva e impura? Chi meglio di noi può ridare al Mondo Magico il suo antico splendore e rimetterlo sul trono che gli spetta di diritto? Il Mondo Magico deve riprendere il suo posto dominante sul mondo babbano. Dopo tutto i babbani cosa sono? Sono poco più di animali, a mala pena capaci di esprimersi, che si affidano a un surrogato della magia che loro chiamano “tecnologia”. Ecco quello in cui ho sempre creduto. Grazie a queste convinzioni ho deciso di seguire Lui.<br />
Più di un anno fa Lui, con le Sue idee, le Sue parole, le Sue convinzioni che sono esattamente come le mie, mi convinse a seguirlo. Grandi cose avremmo fatto, tutto a favore della purezza del Sangue Magico e della grandezza del nostro mondo. Come me, molti rampolli Sanguepuro, tra cui zia Bellatrix e zio Lucius, credettero con fervore alle Sue idee. La nostra fiducia fu così grande e il nostro ardore così vivo che accettammo, senza neanche pensarci, di portare il suo Marchio…e così decretammo la nostra prigionia. Prigionia si, anche se allora nessuno se ne rese conto. Grazie a quel marchio, Lui sa sempre dove siamo, sa cosa stiamo facendo, può richiamarci da ogni dove e noi non possiamo rifiutarci di rispondere alla sua convocazione. Schiavi, ecco cosa siamo diventati. Naturalmente, a nessuno pesò questa cosa, neanche a me a dire il vero, fino a quando tutta questa storia del Sangue puro e della supremazia del nostro Mondo Magico non ha cominciato a sfuggirci di mano. Io non ho mai voluto essere quello che sono diventato, un assassino.<br />
Sono ancora convinto che ciò in cui crediamo sia giusto, ma Lui vuole raggiungere il Suo scopo tramite l’assassinio, la tortura, il terrore! Non è così che io sognavo di ottenere il potere che la mia nobiltà merita! Sono inorridito dalla scia di sangue che ci stiamo lasciando dietro, persino le mie mani sono sporche di sangue, non ho avuto scelta. Quando Lui ordina una cosa hai solo due possibilità: obbedire o morire.<br />
Dopo la prima volta in cui mi macchiai dell’onta dell’omicidio, cominciai a chiedermi se la strada che stavamo percorrendo fosse quella migliore per ottenere il nostro fine. Ancora ricordo la mia prima vittima. Non era nulla di ché, solo un Magono la cui unica colpa era di aver macchiato, con la sua esistenza, la linea di discendenza di una delle più antiche famiglie di Sanguepuro. Quegli occhi…il terrore che vi lessi dentro ancora affollano i miei sogni. Lui mi ordinò di ucciderlo e mentre lo faceva quello che invece lessi nei Suoi occhi era…eccitazione. Uccidere, e vedere morire degli esseri umani procura nell’Oscuro Signore un’estasi pari a quella che si prova con l’amore. Da quella prima volta molti altri omicidi furono opera mia. Dopo un po’ si dice che uccidere diventi naturale come bere un bicchiere d’acqua. Beh non è vero. Ogni vita che presi mi privò sempre più di un po’ di luce, fino a quando per me non vi fu altro che oscurità. Le mie notti sono affollate dagli occhi delle mie vittime, dal suono delle loro grida, dalle loro suppliche. Questa non è la strada che credevo di aver imboccato. Ma sono un codardo. Non ho mai avuto il coraggio di abbandonare Lui, di oppormi al Suo volere, almeno fino a quando non mi convocò al suo cospetto due giorni fa.</p>
<p align="center">
<p>Fermo di fronte a Lui, i Suoi spenti occhi liquidi, la Sua pelle pallida, quasi trasparente, mi raccontarono ciò che temevo. Lui aveva capito il mio tentennamento.<br />
- Regulus, sai perché ti ho convocato?- che voce fredda…come ha fatto questa voce a incantarmi in tal modo? Cercai di non deglutire a vuoto, di non sudare, di non dare a vedere la paura ma con poco risultato.<br />
- No mio Signore- fu tutto quello che riuscii a rispondere.<br />
- Regulus, quanto credi in ciò che fai?- ecco…cosa potevo rispondergli? Avevo paura! La calma di Lui, quella calma così glaciale e impressionante mi aveva sempre inquietato. Dissi l’unica cosa possibile.<br />
- Con tutta l’anima, mio Signore.<br />
- Regulus, ho bisogno che tu dimostri quanto profondamente credi in me. Ho bisogno del tuo elfo, dammelo!<br />
Lì per lì rimasi confuso, non riuscendo a capire cosa volesse l’Oscuro Signore. A cosa poteva servigli il mio elfo domestico?<br />
- Mio Signore…a che cosa serve un elfo domestico? -. Pensai che non avesse bisogno di nessun elfo domestico. Non avevamo una vera e propria sede, ogni volta che ci liberavamo di una famiglia impura abitavamo la loro casa fino all’omicidio successivo. Lui non aveva neanche bisogno di uno schiavo che cucinasse prelibatezze…ormai si cibava solo di carne cruda come quel serpente che si porta sempre dietro.<br />
- Non devo certo dire a te per cosa mi serve il tuo elfo…o devo supporre che la tua famiglia nasconda qualcosa? Forse dovrò indagare più a fondo nel tuo albero genealogico, o forse dovrò far prelevare tuo fratello…ha rinnegato la sua famiglia, dopotutto. Potrei liberarvi della sua esistenza, o meglio, potresti farlo tu…<br />
- Mio Signore, chiedo scusa, farò venire subito il mio elfo domestico, lasciatemi solo il tempo per informare mia madre che dovrà fare a meno di lui finché lo riterrete più opportuno-. La mia famiglia…mi stava minacciando mettendo in mezzo la mia famiglia! Questo mi gelò il sangue! Nonostante Sirius se ne fosse andato, e nostra madre l’avesse cancellato da ogni parte, rimane pur sempre mio fratello ed io gli voglio bene. Se l’Oscuro Signore voleva il nostro elfo l’avrebbe avuto, tutto pur di proteggere la mia famiglia.<br />
Mi congedai da Lui e andai a casa, dove mia madre si prodigò in apprezzamenti pieni d’orgoglio per la via che avevo intrapreso. Lei non sapeva il modo in cui noi Mangiamorte affrontavamo il nostro ruolo, ma se anche fosse stato non le sarebbe importato. Ho sempre pensato che fosse l’esempio peggiore della promiscuità delle famiglie di Sanguepuro e della loro mania di sposarsi tra parenti. Cercai Kreacher, il nostro elfo domestico, e gli dissi che avrebbe avuto un nuovo compito, fare quello che gli ordinava l’Oscuro Signore. Sentivo però che stava per succedere qualcosa di brutto…c’erano nuvole oscure all’orizzonte e me ne sentivo soffocare. Chiesi così all’elfo di tornare da me, non appena Lui avesse finito di usarlo, e di raccontarmi tutto quello che gli aveva ordinato di fare e che aveva udito. Kreacher sparì subito per raggiungere il suo nuovo padrone temporaneo, lasciandomi con uno strano senso d’inquietudine. Decisi di aspettare nella mia vecchia casa d’infanzia il ritorno dell’elfo, così raggiunsi la mia stanza, così fiera e colma dei colori di Serpeverde. In preda ai ricordi mi addormentai senza quasi accorgermene.</p>
<p align="center">
<p><em>CRACK</em>. Sobbalzai al suono della materializzazione. Aprii gli occhi, era buio, dovetti aver dormito per ore. Dall’angolo più oscuro della stanza giunse un rantolo. Accesi la bacchetta e quello che vidi mi raggelò. Vicino alla porta Kreacher era sdraiato a terra, moribondo, contorcendosi in preda a dolori inimmaginabili. Subito mi precipitai da lui e chiesi cosa fosse successo.<br />
- Kreacher è tornato dal padrone come ordinato, Kreacher non è morto perché il padrone ha ordinato di dire tutto.<br />
Cos’era successo? Perché il mio elfo era ridotto così? Lo scoprii subito dopo. Kreacher mi raccontò cosa lo costrinse a fare l’Oscuro Signore e ogni nuova parola che usciva da quella bocca contorta dal dolore mi riempiva di orrore. Venni a sapere del Suo segreto, del Suo reale scopo e questo m’inorridì a tal punto che per un attimo credetti di perdere il senno. Cosa avevamo permesso! Come abbiamo potuto essere così ciechi da permettere…no, da aiutare a perseguire quest’obiettivo? Oddio…stavamo permettendo non la salvezza del mondo Magico, ma la sua totale distruzione!. Dovevo fare qualcosa!<br />
Ecco perché mi trovo qui.</p>
<p align="center">
<p>Com’è fredda questa caverna, com’è buia. Da più di un’ora sono qui dentro, fermo davanti a questo bacile pieno di pozione velenosa. Vedo il medaglione sul fondo e mi fa orrore. Dentro quell’oggetto così prezioso è rinchiuso…non oso neanche pensarci. Guardo quello che ho in mano, simile in tutto e per tutto all’originale. Non è stato poi così difficile procurarmelo, la mia fama di Mangiamorte mi è stata d’aiuto. All’interno del mio doppione ho messo un messaggio che spero sia trovato da quel maledetto solo quando ormai sarà troppo tardi per Lui.<br />
- Padrone…Kreacher è preoccupato…Kreacher vuole tornare a casa col Padrone…<br />
- No Kreacher, sai cosa devi fare, è un ordine!<br />
- …come vuole Padron Regulus.<br />
Stupido elfo…così fedele da obbedire sempre e comunque ai miei ordini anche dopo che a causa mia è quasi morto.<br />
- Se il Padrone vuole Kreacher beve di nuovo.<br />
- No Kreacher, non berrai tu. Devo farlo io. Tu prendi il medaglione, torna a casa e distruggilo.<br />
- …<br />
- E’ un ordine!<br />
- Si Padrone.<br />
Bene, è arrivato il momento. La conchiglia con cui bere la mortale sostanza sembra chiamare la mia mano. Nel momento in cui lo afferro sento che anch’essa è magica…il suo potere la fa avvicinare al bacile. Non ho scampo…non posso più tornare indietro. Eccomi alfine giunto all’ultimo atto della mia sciagurata vita.<br />
Un sorso…questo è per Aristair Cullen, Mezzosangue, la sua colpa fu quella essere il figlio bastardo del padre di un mio compagno Mangiamorte. <em>Ti chiedo perdono</em>.<br />
Un altro sorso…Balin Cox, Mago dall’indubbio Sanguepuro, cercò di difendere un babbano e la sua famiglia. <em>Perdonami</em>.<br />
<em>Che male…chi sei…cosa vuoi da me? No…va via…non volevo ucciderti! Mi dispiace! No…devo andare avanti…</em><br />
Un’intera conchiglia buttata giù di un fiato…un’intera famiglia di Babbani, madre, padre e due bambini, non ricordo neanche i loro nomi… <em>Mi dispiace…vi prego, perdonatemi…no…non guardatemi così…non odiatemi…mi dispiace…smettetela! Non urlate! Vi prego! Perdonatemi!</em><br />
Una seconda conchiglia tutta d’un fiato…Kreacher davanti a lui che lo aiuta a bere…<em> Perdonami…perdonami…guarda, sono i Parker! Io vi ho uccisi…ho preso la vostra vita…prendete la mia! Vi prego!</em><br />
Un sorso dietro l’altro, un fantasma dietro l’altro. A ogni sorso la mia vita scivola via, la posso sentire…</p>
<p align="center">
<p>Kreacher fece bere anche l’ultima conchiglia al Padrone, proprio come aveva ordinato lui. Tra le sue braccia il suo corpo era scosso da tremiti. Aveva gli occhi fissi nel vuoto, stavano guardando chissà quali fantasmi. Ormai aveva finito di gridare frasi senza senso, di chiedere perdono a ombre del passato. Per la prima volta in vita sua Kreacher provò qualcosa che non fosse l’abituale senso di servilismo. Padron Regulus aveva preferito bere lui la pozione piuttosto che lasciare che fosse lui a farlo. Gli aveva salvato la vita. Provò riconoscenza nei confronti di questo Mago, e a vederlo così…si sentì terribilmente triste.<br />
- Kreacher adesso prende il medaglione e sostituisce. Poi torna a casa, lo distrugge e torna a prendere il Padrone.<br />
- No Kreacher, non tornare qua, non venirci mai più! Distruggi il medaglione, e nascondilo. Lasciami…<br />
- Padrone…<br />
- Kreacher, ho fatto molti sbagli nella mia vita. Adesso finalmente ho trovato la pace. Non sento più dolore, si è fatto anche buio…distruggi quell’anacronismo, salva così la mia anima definitivamente. Per me ormai non si può fare altro…<br />
Kreacher, a malincuore, lasciò andare il suo Padrone, effettuò lo scambio e si smaterializzò, andando a compiere il suo destino.</p>
<p align="center">
<p><em>Eccomi, sento la vita scivolare via. Non è poi così male. Ma…sento delle voci…chi siete? Vengono dall’acqua…si…lo so, è vero, è buio qui. Come dite? Oh no, non vi voglio fare del male…mi volete con voi? Si, perché no, un po’ di compagnia nel momento del trapasso non può essere poi così male, solo che…non ho le forze per venire da voi. Cosa? Mi venite a prender? Si grazie…ecco, le vostre mani sono fredde! Avete ragione, sono freddo anche io…l’acqua, si grazie, avevo sete, molta sete. Che strano, non posso respirare…ma non importa, adesso posso andare…</em></p>
<p align="center">
<p style="text-align: center;"><strong>FINE</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3663</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;oscurità che ho dentro &#8211; di Martunzino</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3596</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3596#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 May 2012 19:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martunzino</dc:creator>
				<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
		<category><![CDATA[Malinconiche]]></category>
		<category><![CDATA[Tassorosso]]></category>
		<category><![CDATA[augustus]]></category>
		<category><![CDATA[bestia]]></category>
		<category><![CDATA[cerchia]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Destino]]></category>
		<category><![CDATA[la prima volta]]></category>
		<category><![CDATA[pg]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[vendetta]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3596</guid>
		<description><![CDATA[FF A TEMA: &#8220;Io&#8230; un mangiamorte. Storia del perché ho deciso di seguire l&#8217;Oscuro Signore&#8221; RATING: PG In questa ff scopriremo i pensieri e i ricordi più nascosti, mai rivelati a nessuno per proteggere la sua immagine di folle persecutore di malvagità, di un mangiamorte che fugge da una vendetta, qualche anno dopo la disfatta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF A TEMA:</strong> &#8220;Io&#8230; un mangiamorte. Storia del perché ho deciso di seguire l&#8217;Oscuro Signore&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> PG<br />
In questa ff scopriremo i pensieri e i ricordi più nascosti, mai rivelati a nessuno per proteggere la sua immagine di folle persecutore di malvagità, di un mangiamorte che fugge da una vendetta, qualche anno dopo la disfatta di Voldemort.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Augustus Roockwood, Percy Weasley.<br />
<span id="more-3596"></span></p>
<p>Mi guardo intorno, non vedo nessuno alle mie spalle.<br />
La notte scende già e ho l’impressione di sentire il suo fiato sul collo!<br />
Sento il mio cuore che accelera e decelera senza tregua, qualche lupo lontano che ulula alla luna ignaro del mio destino avverso! Ignaro del fatto che la vera bestia sia io e non lui!<br />
Ecco, mi fermo accanto a quest’albero, giusto per riposare le membra stanche… no! Non posso chiudere gli occhi, lo vedo… vedo il rosso sprigionato dai suoi occhi iniettati di sangue… di sete di vendetta… vedo il rosso del “Sectumsempra” che mi vuole scagliare contro, senza riuscire a beccarmi… vedo il rosso dei suoi capelli svolazzanti dalla folle corsa contro di me! Eppure l’ho sempre fatto… mi sono sempre divertito, cosa è cambiato questa volta? Perché ho avuto un dolore al petto quando quel ragazzo giurava vendetta nei miei confronti per poi accasciarsi sul corpo esangue di un pezzo della sua vita?</p>
<p>Ricordo quando il Signore Oscuro prese potere tanti anni fa, la prima volta, quando iniziò il suo regno di terrore e il maledetto Bambino Sopravvissuto non esisteva ancora!<br />
Piton! Severus Piton, il traditore di tutti noi! Proprio lui, che giurò con il sangue la sua sottomissione e la sua obbedienza al Grande Signore del Male! Lui mi propose di entrare a far parte della cerchia. Secondo quale stupida teoria umana avrei potuto rifiutare l’offerta? Chi cresce in cattività non aspetta altro che un momento come quello.<br />
“Sarai dei nostri?” mi chiese Piton, in quel giorno di un lontanissimo Novembre.<br />
“Il Signore Oscuro esige una risposta…” si soffermò per una breve manciata di secondi e poi riprese “…all’istante!” Aveva negli occhi l’orgoglio quel giorno… lui… il braccio destro del Signore Oscuro&#8230; il braccio che lo pugnalò alle spalle lentamente, tradendo la sua fiducia.<br />
Non sono mai riuscito a spiegarmi come un uomo possa passare da una parte all&#8217;altra in poco tempo, eppure Piton lo aveva fatto&#8230; c&#8217;era riuscito pagandone enormemente le conseguenze; si, in fondo che si scelga di stare dalla parte del bene o dalla parte del male, o tradirne l&#8217;una o l&#8217;altra fiducia, si pagano comunque delle conseguenze&#8230; ogni scelta ne ha una.<br />
“Severus! Puoi riferire al Nostro Signore che avrà come alleata fedelissima, una famiglia di Purosangue in più e soprattutto un infiltrato nel Ministero!” ricordo di aver sottolineato “nostro” con molta veemenza e fierezza, e adesso… dove mai sarà andata a finire tutta la mia sicurezza?<br />
Da solo, sperduto tra i boschi d’Irlanda… nessun amico, nessun familiare, nessuno che stia con me… anzi… non proprio nessuno… quel ragazzo non ha mollato la sua presa e ora lo sento più vicino che mai!</p>
<p>Quando ero piccolo avevo un sogno: diventare un famoso giocatore di Quidditch! Ma mio padre, un uomo severo ed austero, con la sua integerrima disciplina, non permetteva nemmeno di parlare di sport, figuriamoci se avesse <em>permesso</em> al suo unico figlio maschio di praticarlo per guadagnarsi da vivere. Certo, gli piaceva andare allo stadio, non tanto per tifare la sua squadra, più che altro per sedere nella tribuna d’onore che spettava al Vice Ministro e farsi lodare dalla gente, ma il solo pensiero che io, Augustus Roockwood, potessi diventare un cercatore, gli avrebbe procurato un infarto seduta stante. Ad Hogwarts trovai il modo di realizzare in parte il mio sogno: diventare cercatore dei Serpeverde al secondo anno di scuola, avevo una certa attitudine nell’acchiappare il Boccino; così, quando mio padre venne a vedere la mia prima partita contro i Grifondoro, dove vincemmo 170 a 20, applaudì talmente forte urlando a chiunque “quello è mio figlio!” che mi convinsi che forse aveva capito e condivideva la mia decisione… un “Cruciatus” bastò a farmi cambiare idea nell’arco di 2 secondi, quando esplicai il mio desiderio e, tra le lacrime di mia madre, il mio sogno si frantumò, con non poche cicatrici e un danno perenne nell’animo. Da quel giorno in poi feci sempre il mio dovere fino a diplomarmi e a entrare a lavorare, con qualche spinta, nel Ministero, provando rancore per quell’uomo che non aveva voluto ascoltarmi, per quell’uomo che si dichiarava “giusto” di fronte a tutti i maghi, ma che nell’oscurità delle mura domestiche agiva indisturbato con anatemi e incantesimi proibiti, su di me… e su mia madre… come può crescere un ragazzo nel buio e averne paura? Come può amare il sole se la sua vita <em>è</em> l’oscurità? L’odio brucia gli animi più di ogni altra cosa, il rancore a lungo andare deve placarsi e l’unica arma che ho trovato io era la vendetta, la soppressione del mio unico problema alla radice: mio padre doveva pagare!</p>
<p>Crack! Il rumore di un  rametto rotto echeggia nel mio orecchio… immobile, ascolto qualcuno che si avvicina lentamente a me… uno… due… tre… mi alzo di scatto e punto la bacchetta contro l’oscurità della notte, ancora più buia nella foresta irlandese… non so nemmeno il luogo esatto in cui mi trovo… dovessi morire qui, sarei soltanto un corpo senza vita, senza nome, senza terra: il mio più grande rimpianto? Non essere riuscito a difendere mia madre il giorno in cui mio padre si lasciò prendere la mano da quel maledetto anatema… l’aveva <em>cruciata</em> fino allo svenimento per non avergli fatto trovare il pranzo pronto al suo rientro, l’aveva fatta impazzire nell’arco di 10 minuti… ma lui, non contento, l’aveva finita con l’anatema che uccide perché nella sua mente malata non poteva esistere un figlio sportivo e tanto meno una moglie pazza.<br />
Il ricordo di quel giorno lontanissimo mi fa ancora male adesso, lo avevo rimosso per non soffrire ancora, non volevo pensarci perché mi rendeva debole… ma ora è arrivato il momento di ricordare, di lasciarsi andare, di <em>essere</em> debole… eccolo… gli occhi lucidi non mi impediscono di vederlo davanti a me… adesso è più nitido… adesso è reale… il rosso dei suoi capelli sembra ancora più vivo al chiarore della bacchetta accesa che tiene in mano, pronto a scagliarmi l’inferno addosso.</p>
<p>Allargo le braccia e chiudo gli occhi.<br />
“Sectumsempra!” la voce del ragazzo non trema, non ha paura né di morire, né di uccidere… un lampo di luce rossa colpisce il mio petto e mi scaglia a terra… da questa posizione riesco a vedere il cielo scuro, poco stellato… le nuvole che coprono la luna si allargano e le stelle più luminose appaiono ancora più belle… il sangue fuoriesce dal mio corpo come un fiume e il mio pensiero va a lei che non sono riuscito a salvare, i suoi occhi vitrei che mi guardano senza vedermi, mentre la raccolgo da terra e maledico il suo carnefice, mentre la poso e per la prima volta in tutta la mia vita, un getto di luce verde esce dalla mia bacchetta… il mio pensiero va a lui, un giovane ragazzo dal futuro brillante che io ho interrotto senza pietà, quella notte dell’ultima battaglia, ghignando e godendo nel vederlo cadere a terra con il volto atterrito&#8230; il mio pensiero va a tutti quelli che ho ucciso, trafiggendo ogni volta un pezzo della mia anima, squartandola senza ritegno nè pudore… il mio pensiero va a te, ragazzo, che stai facendo un grande sbaglio a vendicarti, come ho fatto io, per rendere onore alla persona amata, ormai perduta… ti renderai conto che per ogni persona uccisa il suo spirito si allontanerà sempre di più da te.<br />
Ora i miei occhi si chiudono e la mia mente si affievolisce ma sono conscio del fatto che la mia vita non è servita a niente, se non a portare morte e distruzione fuori e dentro di me…</p>
<p>“Portatelo nel reparto d’urgenza!”<br />
Ma cos’è questa confusione? Non dovrei forse riposare in eternità adesso? Forse è questa la giusta punizione che merito per aver provocato tanto dolore?<br />
Tutte queste voci intorno a me, mi infastidiscono… si, adesso si… ora non sento più nulla… il silenzio intorno a me è un segno di pace che non ho mai avuto.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Qualche giorno dopo</strong></p>
<p> Gli occhi si aprono automaticamente, vogliono vedere la luce tanto bramata, mi sento il petto bruciare e la testa duole insistentemente. Una figura si avvicina a me… non è possibile… come può essere lui?<br />
“Non è stata pietà la mia… Fred, ovunque egli sia, non vorrebbe vedermi come assassino!”<br />
Ragazzo… sei stato più forte di me! Hai mantenuta intatta la tua anima, hai fatto onore a tuo fratello, hai dimostrato che il coraggio segue altre strade, diverse dalla vendetta… eccole di nuovo… lacrime che solcano il mio viso, lacrime che troppo a lungo ho tenuto a freno ora scendono sole, stanche di starsene rinchiuse a forza, prigioniere di un ideale pieno di morte.<br />
“Percy? Andiamo?” il ragazzo vicino a me risponde immediatamente a quel richiamo, si allontana e per un’ultima volta si gira a guardarmi… a guardare il mostro che gli ha strappato via la vita di suo fratello davanti agli occhi… occhi troppo giovani per assistere a  un abominio simile.<br />
Appena un mormorio flebile, da lontano, ma distinguo le parole e il loro significato.<br />
&#8220;Azkaban&#8230; Azkaban sarà la tua casa&#8230; lì avremo giustizia! Lì o in qualsiasi altro luogo oscuro tu sia destinato ad andare!&#8221;</p>
<p>Sono solo… senza nessuno… la mia scelta di diventare mangiamorte è stata dettata dalla mia giovinezza rubata, dall’oscurità che mi ha fatto da compagna per una vita, dalla tristezza che riempiva i miei giorni e dall’odio che, spregiudicato e insistente, si è insinuato là dove è impossibile rimuoverlo, come una macchia indelebile che non va mai via, in un posto che non pensavo di avere ormai da tempo, nella parte più recondita di me.</p>
<p>Faccio un ultimo sforzo&#8230; il mio braccio destro sembra non voler collaborare, ma richiamo a me tutte le energie, determinato a compiere il mio destino&#8230; la trovo, sembra strano ma per qualche fortuita coincidenza una bacchetta, non sono sicuro sia la mia, si trova esattamente lì, sul comodino&#8230; la guardo intensamente&#8230; no&#8230; non è la mia&#8230; sarai forse stato tu, ragazzo, a darmi la possibilità di scegliere? O qualche infermiere distratto? Non ha alcuna importanza adesso&#8230; con un&#8217;ultima lacrima versata mi preparo ad andare altrove&#8230; nella luce&#8230; o forse, come sempre, nell&#8217;oscurità.<br />
Un ultimo lampo di luce verde per tentare di vivere ancora.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3596</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dove tutto ebbe inizio&#8230; e fine. &#8211; di WingardiumLeviosa</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3550</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3550#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 May 2012 19:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>WingardiumLeviosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benvenuti!]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Grifondoro]]></category>
		<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
		<category><![CDATA[Malinconiche]]></category>
		<category><![CDATA[albus]]></category>
		<category><![CDATA[harry potter]]></category>
		<category><![CDATA[James]]></category>
		<category><![CDATA[james potter]]></category>
		<category><![CDATA[lago nero]]></category>
		<category><![CDATA[lily]]></category>
		<category><![CDATA[lupin]]></category>
		<category><![CDATA[mangiamorte]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[piton]]></category>
		<category><![CDATA[potter]]></category>
		<category><![CDATA[scelta]]></category>
		<category><![CDATA[scherzi]]></category>
		<category><![CDATA[severus]]></category>
		<category><![CDATA[Signore Oscuro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3550</guid>
		<description><![CDATA[Quindici anni dopo la morte di Lily e James Potter, Piton passa una delle sue tante notti insonni circondato dai ricordi della ragazza amata. 
Un viaggio introspettivo che lo porterà a capire il perché della sua scelta di diventare Mangiamorte, lasciando però una nota amara: la colpa sarà sempre e comunque di James Potter. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF A TEMA: </strong>&#8220;Io&#8230; Un Mangiamorte. Storia del perche&#8217; ho deciso di seguire l&#8217;Oscuro Signore.&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Cosa ha spinto uno dei personaggi più elaborati e dalla profonda personalità della Saga a diventare un Mangiamorte e scegliere la via del Signore Oscuro?<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Severus Piton<strong><br />
</strong></p>
<p><span id="more-3550"></span></p>
<p>Era ufficiale: James Potter gli giocava ancora brutti scherzi.</p>
<p>Se avesse detto a qualcuno, che Potter lo perseguitava, lo avrebbero di certo preso per pazzo e senza cuore (non che già lo facessero!): il Signor Potter aveva deciso di morire ben quindici anni prima e non si può infangare il nome di un morto, soprattutto se quel morto è il padre del <em>famoso Harry Potter</em>!</p>
<p>Comunque, non aveva amici, quindi nessuno avrebbe potuto prenderlo per pazzo infame, tranne Albus.<br />
Ancora una volta, aveva sognato Lily&#8230;  E il suo matrimonio.<br />
Severus Piton poteva ricordare benissimo quel giorno come uno dei suoi più brutti della sua vita.<br />
E chissà perché in ogni momento che voleva dimenticare e che, prontamente, ricordava, James Potter ne faceva parte in qualche modo.<br />
Comunque, tornando all&#8217; incubo, Piton rabbrividì un poco, si rigirò sotto le coperte per una buona mezzora e, cosciente che sarebbe stata un&#8217;altra delle sue notti insonni, si alzò, si mise un mantello molto pesante e si recò silenziosamente al di fuori di quella casa che, anni prima, era riuscita ad essere una prigione.<br />
Arrivato al Lago Nero, infine, si sedette a terra, sull&#8217;erba bagnata e si soffermò ad ammirare l&#8217;acqua quieta che, di solito, lo rilassava.<br />
Quando anche il suo cuore decelerò un poco, inspirò profondamente e a lungo e chiuse un attimo le palpebre.</p>
<p><em>&#8220;Portava un bellissimo abito bianco, che le risaltava il colore vivo dei capelli e quello degli occhi, verde chiaro.</em><em><br />
</em><em>Sorrideva, emozionata, mentre Lupin l&#8217;accompagnava all&#8217;altare, anche sapevo che lei avrebbe voluto il padre al suo fianco, deceduto due anni prima&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Piton aprì gli occhi di scatto al rumore di foglie secche calpestate e rimase in allerta per circa cinque minuti, per accertarsi che nessuno lo notasse, o peggio, spiasse.<br />
Ma tutto, intorno a lui, era morto; o almeno questa era l&#8217;idea che lui si fece del castello dormiente&#8230;</p>
<p><em>&#8220;«Si, lo voglio!</em><em>»</em><em> I suoi bellissimi occhi brillavano di una felicitò che lui non era mai stato in grado di darle.</em><em><br />
</em><em>«Ed ora, vi dichiaro marito e moglie! Lo sposo può baciare la sposa!»</em><br />
<em>Il bacio che si scambiarono era pieno di promesse, casto, leggero, puro…&#8221;</em></p>
<p>Puro!<br />
Sghignazzando, Piton constatò che Potter non aveva mai avuto niente di puro, se non Lily.<br />
Si chiese se fosse andato o no in Paradiso, grazie a quel colpo di fortuna, ma poi, scrollando le spalle, capì di non credere molto nell&#8217;aldilà&#8230;</p>
<p><em>&#8220;Lily stessa era venuta a Spinner&#8217;s End per portarmi l&#8217;invito di</em><em> </em>qualcosa <em>nelle loro vite.</em><em><br />
</em><em>« Mi sposo&#8230;» aveva detto semplicemente quando avevo aperto l&#8217;uscio di casa, sconcertato.</em><br />
<em>Ci guardammo negli occhi per qualche minuto, sino a quando lei non ruppe il silenzio, fatto di niente, con un bel: «Vorrei che tu venissi&#8230;»”</em></p>
<p>Piton sbuffò, scuotendo la testa leggermente al ricordo: come se non fosse contenta di averlo ucciso, continuava a martoriare il suo cadavere con un pugnale appuntino che arrivava ogni volta fino al cuore rinsecchito.</p>
<p><em>“«Vorrei che mi accompagnassi all&#8217;altare&#8230;»</em><em><br />
</em><em>Un&#8217;altra pugnalata. Io, però, non sentivo dolore, ma rabbia, perché ormai ero morto.</em><br />
<em>E volevo essere lasciato in pace.</em><br />
<em>- Vuoi</em> davvero <em>che ti consegni a</em><em> </em>Lui<em>?- le chiesi sprezzante e incredulo allo stesso tempo.</em><em><br />
</em><em>Ovviamente era una domanda retorica, ma Lily non amava questi tipi di quesiti, affatto.</em><br />
<em>Le sue guance, infatti, si colorirono di un rosa acceso, che però non era un buon segno; infatti quando alzò gli occhi, vidi la delusione di lei, mentre diceva: «Sono incinta.»</em><br />
<em>«Pure»</em><br />
<em>«Vuoi essere il padrino?»”</em></p>
<p>Era commovente vedere come ce la metteva tutta per trovare in lui qualcosa di ancora vivo, davvero, ma Severus Piton aveva deciso che per lui non ci sarebbe stato spazio nel cuore della dolce Lily Evans, futura in Potter. Aveva deciso che non avrebbe mai condiviso il cuore di Lily con <em>Lui.</em></p>
<p><em>&#8220;Dissi di no, ovviamente. Gli occhi di Lily si rabbuiarono, riempiendosi di lacrime che non avrebbe versato, conscia del fatto che ormai non c&#8217;era più speranza per noi.</em></p>
<p><em>Dopo la cerimonia lei mi  vide, nascosto all&#8217;ombra di una quercia, ad una distanza tale che solo Lily potesse notarmi.</em><em><br />
</em><em>Anche Potter mi vide, ma probabilmente aveva deciso di non voler litigare il giorno del suo matrimonio e, dopo aver sussurrato qualcosa alla neo moglie, si allontanò insieme all&#8217;amico di sempre, Black.</em><br />
<em>Lily si allontanò dalla festa, dirigendosi verso di me. Ma ero già sparito, lasciandola sola. A piangere.</em></p>
<p><em>Era finita, per sempre.&#8221;</em></p>
<p>Piton rabbrividì: non sapeva se per il freddo portato dal vento notturno o per il ricordo straziante di quella giornata.<br />
Si rese conto di battere i denti e così si riscaldò un poco grazie all&#8217;aiuto di un incantesimo.<br />
Si guardò un attimo attorno e, ancora una volta, venne percosso dai brividi.<br />
Riconosceva il posto in cui si era seduto.<br />
Si alzò, lentamente, percorrendo il tragitto, di pochi metri, che lo avrebbero portato al luogo dove tutto ebbe inizio&#8230; e fine.</p>
<p><em>&#8220;«Chi vuole vedermi togliere le mutande a Mocciosus?»”</em></p>
<p>Rabbrividì ancora, stavolta per il panico: sapeva cosa sarebbe successo a breve.<br />
<em>Lei</em><em> </em>sarebbe arrivata. Per lui.<br />
L&#8217;incantesimo &#8220;Brezza d&#8217;Estate&#8221; non stava facendo il suo effetto, o almeno era quello che sembrava, notò Piton mentre batteva i denti dal freddo che lo circondava.<br />
Poi, sospinto dal vento freddo dei ricordi, pronunciò ancora la parola che cambiò tutto&#8230;</p>
<p><em>&#8220;«&#8230; Sanguesporco!»&#8221;</em></p>
<p>Piton non si era reso conto di essere svenuto, ma ora che si ritrovava a terra, scomposto, con l&#8217;erba che lo bagnava tutto, mentre l&#8217;incantesimo aveva perso il suo effetto, poteva tornare in sé, e pensare.<br />
Aveva accettato di diventare Mangiamorte.<br />
Peggio.<br />
Si era <em>presentato</em> al cospetto del Signore Oscuro come suo fedele servitore!<br />
E tutto questo, per colpa di Potter!<br />
<em>No.</em> Pensò arrabbiato Severus Piton.<br />
Era colpa sua: di un ragazzo che ormai aveva capito che la vita della ragazza che amava era diversa dalla sua.<br />
E mentre Lily pronunciava quelle parole, Piton moriva, perché già sapeva come sarebbe andata a finire.</p>
<p><em>&#8220;«Risparmia il fiato</em><em>»</em><em>&#8220;</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3550</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bellatrix&#8217;s dreams &#8211; di Sprotty98</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3528</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3528#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 May 2012 19:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sprotty98</dc:creator>
				<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Grifondoro]]></category>
		<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
		<category><![CDATA[Assassino]]></category>
		<category><![CDATA[Babbano]]></category>
		<category><![CDATA[Bellatrix Lestrange]]></category>
		<category><![CDATA[cissy]]></category>
		<category><![CDATA[Deatheater]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Ira]]></category>
		<category><![CDATA[mangiamorte]]></category>
		<category><![CDATA[mezzosangue]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[purosangue]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[Rodolphus Lestrange]]></category>
		<category><![CDATA[Signore Oscuro]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[vendetta]]></category>
		<category><![CDATA[voldemort]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3528</guid>
		<description><![CDATA[FF A TEMA: &#8220;Io&#8230; Un Mangiamorte. Storia del perché ho deciso di seguire l&#8217; Oscuro Signore&#8221; RATING: G Perché Bellatrix Lestrange, nota Mangiamorte, ha deciso di intraprendere questa strada? Quali sentimenti possono essere così forti da spingere una persona ad allearsi con Voldemort? In questa FF tutte queste domande troveranno risposta, in una storia raccontata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF A TEMA:</strong> &#8220;Io&#8230; Un Mangiamorte. Storia del perché ho deciso di seguire l&#8217; Oscuro Signore&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Perché Bellatrix Lestrange, nota Mangiamorte, ha deciso di intraprendere questa strada? Quali sentimenti possono essere così forti da spingere una persona ad allearsi con Voldemort? In questa FF tutte queste domande troveranno risposta, in una storia raccontata dal punto di vista di una stretta e importante parente di Bellatrix.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Bellatrix Lestrange, Rodolphus Lestrange<br />
<strong>NOTE DELL&#8217;AUTORE:</strong> Tutta questa storia l&#8217;ho immaginata, senza basarmi su accenni dei libri alla giovinezza di Bella, per cui è totalmente inventata. Spero di non aver deluso nessuno riguardo alla scelta di Bellatrix Lestrange di diventare Mangiamorte.</p>
<p><span id="more-3528"></span></p>
<p><em>Non mi è mai capitato di raccontare a qualcuno di mia sorella, forse perchè nessuno ha mai avuto il coraggio di chiedere. Per questo mi confido in questo diario segreto, grazie al quale forse potrei riuscire a capire meglio lei e i suoi cambiamenti. </em></p>
<p><em>E questi cambiamenti cominciarono un giorno di molti anni fa, il giorno in cui Bella cambiò vita, il giorno in cui si consacrò totalmente al Signore Oscuro tanto da poter dare la sua vita per lui, il giorno in cui incontrò per la prima volta Rodolphus Lestrange.</em></p>
<p align="center"><strong>Rodolphus Lestrange</strong></p>
<p>Era un dolce mattino primaverile, il sole splendeva alto nel cielo, mentre un venticello fresco sferzava i ricci neri della ragazza seduta sopra il muretto di grosse pietre. Portava un vestito leggero, di seta azzurra, in occasione del suo sedicesimo compleanno. Di fianco a lei, la sorellina Andromeda mangiucchiava una fetta di torta al cioccolato ripiena di canditi.</p>
<p>«Bella, pefchè non fieni dento? È l&#8217;ofa dei fegali!» osservò Andromeda con la bocca piena.</p>
<p>«Non ne ho voglia, cara! Ma tu vai dentro a goderti la festa e dì alla mamma che arrivo fra poco!» rispose Bellatrix con fare quasi materno. La bambina sfrecciò via, in direzione della casupola appartenente ai loro nonni.  Bella osservava i campi sconfinati di fronte a lei. Le piaceva la montagna, nonostante fosse abbastanza noiosa. Il villaggio era immerso nel verde, le passeggiate non mancavano mai, e Bella raccoglieva fiori e foglie da seccare.</p>
<p>Mentre pensava a queste cose, osservava la valle ai suoi piedi, la strada che scendeva dalla montagna fino in pianura, serpeggiando. Poi, dalla strada si alzò un polverone quando una massa informe atterrò lì, a pochi passi dalla ragazza.</p>
<p>Bella si guardò intorno e, accertatasi di essere sola, corse verso la nube di polvere che si stava diradando. Quando finalmente l&#8217;aria tornò pura Bella scorse un giovane adulto, un bel giovanotto, alzarsi sotto il peso del fagotto che gravava le sue spalle.</p>
<p>«Uff! Mi ci vorrà ancora un po&#8217; di pratica prima di riuscire a Materializzarmi in piedi!» sbuffò ridacchiando. Passò qualche secondo prima che il giovane, intento a spazzolarsi, si accorgesse della ragazza a pochi passi da lui.</p>
<p>«Stai bene?» chiese Bella ancora un tantino sorpresa. Lo fissò qualche secondo negli occhi, poi esclamò: «Ah, mi pareva di averti già visto! Fino a qualche anno fa frequentavi Hogwarts, giusto?»</p>
<p>Il silenzio che seguì imbarazzò Bella a tal punto che abbassò lo sguardo arrossendo. Si era sbagliata, l&#8217;aveva confuso con un altro, ed era stata troppo frettolosa. L&#8217;altro la squadrò ancora per poco.</p>
<p>«Sì, hai ragione. Ho terminato gli studi ad Hogwarts due anni fa. Anche tu sei Serpeverde, vero?» chiese il giovane, poi, senza aspettare la risposta, riprese a parlare. «Mi chiamo Rodolphus, Rodolphus Lestrange, e mi hanno detto che Cygnus Black è qui. Posso vederlo?»</p>
<p>Bella si rabbuiò un poco al sentire il nome del padre, ma non si scompose e invitò Rodolphus ad entrare. A quest&#8217;ultimo non sfuggì la faccia della ragazza, e ne chiese il motivo.</p>
<p>«Non importa! Ieri sera abbiamo avuto un piccolo litigio, abbiamo idee molto divergenti, ma è cosa di poco conto» rispose Bella senza lasciar trasparire alcuna emozione. Nonostante il litigio della sera precedente fosse stato di poco conto, Bella serbava ancora rancore per la scena presentatale sulla via principale la sera prima. Ma non ci voleva pensare.</p>
<p>«Venite, mio padre dovrebbe essere in cucina» disse in tono piatto. Bella fece strada attraverso l&#8217;uscio basso, fino in cucina, dove Pollux e Cygnus Black chiaccheravano allegramente. Pollux diede un&#8217;occhiata alla nipote prima di scomparire nella stanza accanto, mentre Cygnus si fece avanti per stringere la mano a Rodolphus.</p>
<p>«Rodolphus, finalmente ci rivediamo! Penso che sia dal compleanno di tuo padre che non ti vedo!» osservò con una sonora pacca sulle spalle.</p>
<p>«Credo proprio che abbiate ragione, signore! È un vero piacere rivedervi, signore!» rispose il giovane allegro e rispettoso al tempo stesso.</p>
<p>«Cosa ti porta in questo paesino sperduto nella campagna inglese?» chiese Cygnus spingendolo delicatamente con una mano nella stanza dove poco prima era scomparso Pollux.</p>
<p>«Mi manda mio padre, signore! Faccende urgenti per Colui-Che-Presto-Non-Si-Potrà-Nominare, signore» disse Rodolphus abbassando la voce. Furono le ultime cose che Bella sentì prima che la porta si richiudesse dietro dei due.</p>
<p align="center"><strong>Rabbia e dolore</strong></p>
<p>Bella sentì la rabbia crescerle nel petto al sentire quel nomignolo orribile ed insopportabile. Prese un soprammobile d&#8217;ottone e lo scagliò con tutta la sua forza contro la porta di legno, che si scalfì appena, lanciò un grido bellicoso e corse in camera per buttarsi nel letto e sfogarsi.</p>
<p>Non passarono nemmeno dieci minuti che Bella si calmò e riuscì a chiudere gli occhi colmi di lacrime di rabbia, prima di cadere in un sonno agitato.</p>
<p><em>Era una notte piovosa, il vento ululava tra i cipressi del viale buio, in fondo al quale si ergeva una casa grigia e cupa. Una casa triste, una casa in cui nessun fanciullo desidererebbe andarci, perché è una casa per chi ha perso ogni speranza, per chi si è perso, per chi è abbandonato a sé stesso.</em></p>
<p><em>Nel buio di quella notte tempestosa, una figura minuta e magra avanza lungo il viale. Ha i piedi scalzi, il vestito lacero e sporco, i capelli unti e incrostati. La pancia rigonfia.</em></p>
<p><em>Allunga una mano, le ossa spiccano sotto la pelle sottile, le dita magre si chiudono contro il battente di ferro arrugginito e il corpo si lascia cadere sui gradini di granito. La ragazza si lascia cadere, affida tutto il suo peso in mano a quel gancio vecchio e instabile.</em></p>
<p><em>Con uno sforzo immane la ragazza allontana il gancio dalla porta e lo lascia andare.</em></p>
<p><em>Il tonfo sordo rimbomba nelle orecchie della giovane, che alle stremo delle forze, non riesce ad alzare lo sguardo per vedere un&#8217;anziana signora aprire la porta dell&#8217;orfanotrofio.</em></p>
<p>Di colpo Bella si svegliò, ansimante e madida di sudore. Era nel suo letto, tra le sue lenzuola azzurre. E si accorse di non ricordare nulla. Sapeva di aver sognato, ma non ricordava nulla se non dolore per qualcuno. Provava anche compassione, ma questa non riusciva a farsi sentire, perché il dolore soffoca tutto e non lascia spazio ad altre emozioni. A Bella girò la testa. Cadde sul letto e chiuse gli occhi per dimenticare il dolore nel torpore del sonno.</p>
<p align="center"><strong>Ira </strong></p>
<p><em>«Chi è la mia mamma?» chiede  una vocina facendo sobbalzare l&#8217;anziana direttrice dell&#8217;orfanotrofio. Questa dolce voce appartiene ad un bambino sui quattro anni, che sbuca con un balzo da dietro la poltrona e fissa la signora negli occhi, serio. «Era una donna bellissima, si chiamava Merope» risponde lei con aria inquieta.</em></p>
<p><em>«Era?» chiede il bambino, curioso.</em></p>
<p><em>«Sì, Tom. Ora è&#8230; è andata via»</em><em> </em><em>la voce della donna trema. Si trova in imbarazzo di fronte a quel bambino tanto tranquillo e serio davanti ad un argomento delicato come i genitori.</em></p>
<p><em>«E perché mi ha lasciato qui? Non potevo andare con lei?» chiede ancora il bambino. La direttrice non sa più che rispondere, per cui tace. Ma Tom interpreta il suo silenzio.</em></p>
<p><em>«Non mi voleva più?» chiede.</em></p>
<p><em>La donna tace ancora. Non ha il coraggio di dire a quell&#8217;innocente bambino che sua madre è morta, di parto. Conosceva abbastanza bene i bambini e la loro psicologia per capire che Tom non avrebbe capito, ma che più tardi si sarebbe potuto sentire in colpa per la morte di Merope. Se lui non fosse stato concepito la madre non sarebbe morta.</em></p>
<p><em>«Vedi Tom,&#8230;» comincia infine la direttrice. Ma parla ai muri. Tom non c&#8217;è, se n&#8217;è andato mentre lei pensava.</em></p>
<p><em>In camera sua, Tom è seduto sul letto, la testa tra le mani. Quando alza lo sguardo il suo viso è cupo come una giornata di nebbia. Ma in quel viso colmo di grigiore brilla la luce degli occhi, occhi avidi e irati.</em></p>
<p><em>«Ora è andata via&#8230; non poteva portarmi con lei?&#8230; non mi voleva più?» il discorso terminato qualche minuto prima rimbomba nella mente di quel fragile bambino che si tappa le orecchie per scacciare un rumore che solo lui può sentire. È un bambino che sta crescendo troppo precocemente. Ma ciò che più brucia, è il silenzio della direttrice, è la conferma di ciò che Tom aveva solo innocentemente chiesto: sua madre non lo voleva.</em></p>
<p><em>Non lo aveva mai voluto, e non appena aveva trovato il modo di sbarazzarsene lo aveva abbandonato in un luogo orribile. In un luogo in cui nessun fanciullo o bambino desidererebbe mai andarci, perché è un luogo per chi ha perso ogni speranza, per chi si è perso, per chi è abbandonato a sé stesso da chi non gli ha mai voluto bene.</em></p>
<p><em>E la luce che brilla negli occhi di quel giovane abbandonato, è una luce di vendetta.</em></p>
<p align="center"><strong>Assassino</strong></p>
<p>Bella si svegliò di nuovo, ma questa volta nel prato dietro la casa dei suoi nonni. Non ricordava nulla del suo sogno, solo un desiderio incolmabile di vendetta che sentiva suo, nonostante non le appartenesse davvero. Di fianco a lei c&#8217;era Rodolphus.</p>
<p>«Che ci faccio qui?» chiese con un tono acuto nella voce.</p>
<p>«Ho notato il tuo disprezzo verso tuo padre» rispose il giovane senza troppe spiegazioni. Bella s&#8217;incupì, ma non cambiò discorso.</p>
<p>«E allora?» chiese.</p>
<p>«E allora voglio farti capire che ti sbagli» rispose Rodolphus. Lanciò un occhiata a Bella per capire che effetto avevano avuto le sue parole, ma la ragazza era immobile, senza lasciar trasparire emozioni.</p>
<p>«Tu non sai nemmeno cosa disprezzo di mio padre, e nessuno può giudicare cose che non conosce» questa volta fu Bella a lanciare un&#8217;occhiata verso Rodolphus, ma nemmeno lui si scompose.</p>
<p>«Allora fammelo conoscere» ribatté tranquillo. «Non so cosa ti turba, ma conosco una parte di questo disprezzo. E so che questo è ingiusto. Se vuoi spiegarmi per intero cosa è successo, ti spiegherò perché è sbagliato»</p>
<p>Bella non riuscì a resistere. Da giorni teneva tutto dentro, era ora di lasciarsi andare alla rabbia.</p>
<p>«Ho visto mio padre, in mezzo alla via che arriva a quel villaggio laggiù. Era con un vecchio, un Babbano. Questo voleva qualcosa da mangiare. Aveva fame e nemmeno un soldo, così cercava qualcuno che potesse essere caritatevole con lui. Li sentivo parlare. Mio padre rideva e sembrava prenderlo in giro, il vecchio lo implorava e pregava. Inizialmente ho pensato che gli chiedesse da mangiare, e che papà non volesse darglielo, ma&#8230;» Bella si fermò e deglutì. Alzò lo sguardo e proseguì sotto gli occhi incoraggianti di Rodolphus. «Poi ho capito. Il vecchio stava pregando mio padre di non&#8230; di non ucciderlo!» esclamò terrorizzata Bellatrix, per poi scoppiare in singhiozzi. «Quel Babbano non aveva fatto nulla di male se non chiedere un pezzo di pane, e mio padre lo ha ucciso. Bruciato vivo! Lì, sotto i miei occhi&#8230; e io, non so più cosa pensare! Mio padre, come del resto anche il tuo, lavora per quell&#8217;assassino, per quel mostro! Ti rendi conto di cosa significa?» chiese quando riuscì a fermare le lacrime e i singhiozzi.</p>
<p>Rodolphus la guardava calmo. Bella sentì gli occhi appannarsi, mentre, per la terza volta, cadde in un sonno profondo.</p>
<p align="center"><strong>Vendetta</strong></p>
<p><em>Il vento ulula, lo scroscio delle foglie agitate riempie il silenzio di quella notte. Una vecchia casa di pietre si erge sopra una collina. Le luci spente rivelano la tranquillità presente nella dimora. I Riddle dormono sonni tranquilli, ma uno spirito inquieto si aggira tra gli alberi. Avvolto in un mantello nero, un uomo avanza silenziosamente verso la casa. La porta di legno non cigola nemmeno quando l&#8217;uomo scivola in casa. Una luce si accende al piano superiore. </em></p>
<p><em>«Tom, puoi portarmi un bicchiere di latte?»</em></p>
<p><em>È una voce roca quella che raggiunge l&#8217;ospite indesiderato nell&#8217;atrio. Un ghigno si disegna sul volto giovane dell&#8217;uomo. Lentamente sale le scale, ma uno scricchiolio sotto i suoi piedi lo tradisce. Le vecchie assi del pavimento sembrano voler avvertire i padroni di casa del pericolo, ma questo non serve a nulla.</em></p>
<p><em>«Chi c&#8217;è?»  chiama una voce più giovane. </em></p>
<p><em>«Ssh, Tom! Tuo padre dorme!» Seguono due colpi di tosse e  il padre che avrebbe dovuto dormire impreca un paio di volte, poi torna il silenzio. L&#8217;uomo avvolto nel cappuccio aspetta qualche istante prima di avanzare di nuovo. Questa volta lo scricchiolio è più forte, e un uomo sulla quarantina appare sulla soglia.</em></p>
<p><em>«Chi sei? Che cosa vuoi?» chiede con voce terrorizzata. Apre le braccia come per coprire la porta della camera e proteggere chi sta dietro di lui, ma la paura inghiotte il suo coraggio e l&#8217;uomo indietreggia.</em></p>
<p><em>«Ma come, non mi riconosci?» chiede il visitatore alzando il cappuccio. È ormai al centro della stanza, e anche i due anziani sdraiati nel lettone lo possono vedere chiaramente. Un lampo di paura attraversa i presenti, quando nei lineamenti del giovane sconosciuto vedono qualcosa di spaventoso e stupefacente al tempo stesso. È il vecchio il primo a prendere parola.</em></p>
<p><em>«Marilina, Tom, non notate anche voi&#8230;» le parole furono interrotte da un lampo di luce verde, e il vecchio reclinò il capo sul cuscino. Morto. Marilina lanciò un grido.</em></p>
<p><em>«Tom, non c&#8217;è altra spiegazione alle somiglianze: questo assassino figlio di quel mostro e tuo!» gridò la donna. Cominciò a singhiozzare sulla spalla inerme del marito, mentre Tom se ne stava in mezzo alla stanza, troppo stupito per reagire.</em></p>
<p><em>«Tu&#8230; non è possibile» esclamò riprendendosi. L&#8217;altro ghignò, gioioso di vedere il terrore dipinto sul volto di quel Babbano schifoso che lo aveva abbandonato. E quello stupido vecchio professore non si era reso conto di aver rivelato a Tom tutto ciò che voleva sapere: l&#8217;identità di suo padre, quel sudicio Babbano che aveva abbandonato sua madre.</em></p>
<p><em>«Tom, che hai fatto? Hai ucciso Thomas, mio marito e&#8230; tuo nonno!?!»</em></p>
<p><em>Il mantello nero svolazzò mentre l&#8217;uomo si voltò verso la donna, il volto sfigurato dall&#8217;ira.</em></p>
<p><em>Non capiva come quella donna sapesse il suo nome, probabilmente il vecchio professore c&#8217;entrava, ma quello che più aveva importanza era che quel nome, quel nome ereditato dal padre Babbano, per lui ora non significava nulla.</em></p>
<p><em>«IO SON LORD VOLDEMORT!!!» gridò scandendo le parole. «E quell&#8217;orribile nome da Babbano te lo puoi portare nella tomba!»</em></p>
<p><em>Due lampi di luce verde. Tom cadde a terra mentre sua madre chinava il capo su quello del marito ed entrambi seguirono lo spirito del vecchio.</em></p>
<p align="center"><strong>Spiegazioni</strong></p>
<p>Quando Bella aprì gli occhi, non era nemmeno per terra. Nel sonno si era talmente agitata che ora era seduta, grondante di sudore. Rodolphus la guardava con la sua aria calma, osservando gli occhi di lei. Erano scuri, quasi neri, l&#8217;iride, che quasi non si distingueva dalla pupilla, si stringeva con il passare dei secondi, mentre la luce s&#8217;infiltrava sempre più nel corpo vitreo. Sembrava quasi che la retina riflettesse la luce, tanto gli occhi di Bella brillavano. Brillavano di una luce sinistra, che sembrava trasmettere dolore, rabbia, ira e vendetta, sentimenti trasmessele a loro volta, dai sogni.</p>
<p>«Sei confusa?» chiese Rodolphus spezzando il silenzio che regnava tra i due. Bella scosse la testa lentamente, poi chiese: «Sei stato tu a trasmettermi questi sogni?»</p>
<p>Rodolphus aggrottò la fronte, come per scegliere accuratamente le parole da dire.</p>
<p>«Sì, ma per volere del Signore Oscuro. Mi ha addestrato appositamente per questo, per convertire altri maghi attraverso i suoi ricordi. Ricorda, Bella, Colui-Che-Presto-Non-Si-Potrà-Nominare è molto potente! È riuscito a scavare nei suoi ricordi per ricordare il suo arrivo all&#8217;orfanotrofio, nonostante fosse ancora nel grembo; è una cosa impossibile per qualsiasi mago, ma non per lui! È riuscito a vincere sé stesso pur di vendicarsi di suo padre; nessun mago avrebbe il coraggio di uccidere chi lo ha messo al mondo, ma lui sì! Ha riconosciuto che era per un bene superiore: il dominio dei maghi su quell&#8217;abominevole razza che sono i Babbani! Credimi, quel vecchio, ieri sera, meritava la morte: non penso che abbia mai fatto niente di male nella vita, se non essere Babbano, ma è proprio perché era un Babbano che tuo padre ha fatto quel che ha fatto! Dobbiamo dimostrare a quegli animali la nostra superiorità, e possiamo dimostrarla solo dimostrando la nostra forza! Presto il mondo sarà ripulito da Babbani, Mezzosangue e traditori del loro sangue. Pensa: un mondo pulito e lindo, abitato da soli Purosangue!»</p>
<p>Bella guardava il suo interlocutore con aria interessata. E quando Rodolphus smise di parlare disse:</p>
<p>«Sono stata una stupida ad arrabbiarmi con mio padre senza nemmeno chiedergli il perché&#8230; Ma ora, grazie a te ho capito tutto! Siamo in un mondo sporco, difettato e infestato dai Babbani che devono essere spazzati via come insetti! E il dolore che ci arrecano, la rabbia e l&#8217;ira che questo dolore causa, trovano sfogo nella vendetta. L&#8217;unica soluzione, l&#8217;unica liberazione da questi sentimenti è falciare gli ostacoli senza pietà, soffocando il senso di colpa e il pentimento, perché è tutto quanto per un mondo migliore! E ora vorrei chiederti una cosa: vorrei diventare una seguace di Colui-Che-Presto-Non-Si-Potrà-Nominare, pensi che sia permesso anche alle donne?»</p>
<p>Rodolphus si lasciò scappare un risolino.</p>
<p>«Certo che sì, Bella! Sono certo che diventerai una Mangiamorte perfetta. I Mangiamorte sono i seguaci del Signore Oscuro»spiegò ad un&#8217;occhiata interrogativa della ragazza. «Vieni, ti accompagno da lui, sarà felice di conoscere la figlia del migliore amico del suo amico più fidato!» concluse scoppiando a ridere per quella serie intricata di relazioni. Bella lo seguì nella risata.</p>
<p>Rodolphus prese Bella per mano e la aiutò ad alzarsi, poi, senza nemmeno voltarsi verso casa, presero il cammino verso il Signore Oscuro, verso il destino speranzoso in un mondo migliore.</p>
<p align="center"><strong>Epilogo</strong></p>
<p><em>Tutto questo me lo raccontò Rodolphus anni fa. E quando raccontai tutto a Bella lei rimase indifferente. Nonostante la sua mente inizialmente era stata ingannata attraverso sentimenti di vendetta che non le appartenevano, era riuscita affezionarsi talmente al Signore Oscuro che sembrava provare tutto ciò che egli provava. L&#8217;instabilità di una fede causata dall&#8217;inganno era stata sostituita dalla certezza nei propri progetti dovuta all&#8217;esperienza. Aveva vissuto attimi in cui la fiducia in Colui-Che-Ora-Non-Si-Può-Nominare cresceva incontrollata.</em></p>
<p><em>Poi Rodolphus chiese, per la felicità di nostro padre, la mano di Bella. Sebbene lei accettò, io sono certa che lei non lo amasse davvero. Bella aveva da tempo dimenticato come amare. L&#8217;unica vera venerazione che ogni marito e moglie dovrebbero avere l&#8217;una per l&#8217;altra, Bella l&#8217;ebbe verso colui che un tempo si chiamò Tom Riddle, colui che tramutò nome rigettando quello del padre Babbano e colui che tutt&#8217;oggi, nonostante il suo dominio sia crollato, nessuno osa ancora nominare.</em></p>
<p><em>E quel giorno in cui Bella incontrò per la prima volta Rodolphus, e di conseguenza il Signore Oscuro, non ha più alcun effetto sui miei giorni. Ora che mia sorella è stata annientata, io sono libera di vivere con mio marito e mio figlio, senza il fiato di Bella sul collo. Ora sono libera dal controllo di Voldemort.</em></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><em></em><em>                                                                                            Cissy   </em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3528</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Luna e il Ponte Arcobaleno &#8211; di mirtilla97</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3514</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3514#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 09:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirtilla97</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corvonero]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Malinconiche]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca]]></category>
		<category><![CDATA[luna lovegood]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3514</guid>
		<description><![CDATA[Grazie alla lettura di un libro della biblioteca, Luna vivrà un'esperienza incredibilmente unica che le regalerà dei momenti di felicità accanto ad una persona inaspettata. Buona lettura!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF A TEMA</strong>: &#8220;I colori della nostra vita&#8221;</p>
<p><strong>RATING</strong>: G</p>
<p>Grazie alla lettura di un libro della biblioteca, Luna vivrà un&#8217;esperienza incredibilmente unica che le regalerà dei momenti di felicità accanto ad una persona inaspettata. Buona lettura!</p>
<p><strong>PERSONAGGI</strong>: Luna Lovegood<br />
<span id="more-3514"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era un freddo pomeriggio di marzo. La neve cadeva lentamente e pian piano si accumulava sui tetti del castello, ricoprendoli come una grande coperta che sembrava volesse proteggerli dal gelo dell’inverno. All’interno, nella sala comune della torre di corvonero, Luna Lovegood eseguiva diligentemente i suoi compiti di pozioni. Ma i suoi pensieri erano altrove, come al solito, e ogni tanto la si poteva vedere alzare lo sguardo trasognante dai fogli che stava scrivendo per posarlo altrove, nel vuoto.</p>
<p>Dopo un’oretta decise di fare una pausa, chiuse il libro che stava consultando, salì nel dormitorio per depositarlo sul suo letto e ridiscese nella sala comune, poi uscì e si diresse verso la biblioteca.</p>
<p>Era uno dei posti che preferiva, la biblioteca; lì, tra i libri, la sua mente poteva vagare senza confini, esplorare nuovi mondi, conoscere nuovi animali, semplicemente sognare ad occhi aperti. A volte le capitava di girare per ore tra gli scaffali, immersa completamente nelle sue letture; e a volte, anzi, molto spesso, la signorina Pince, la bibliotecaria, doveva riprenderla perché era ora di chiusura. Quel giorno, curiosando tra vari volumi che parlavano di arte, le capitò di trovare un piccolo libricino verde con le borchie di ottone, il cui titolo era “<em>Teorie e significati dei colori</em>”; dal titolo non sembrava proprio invitante, ma sfogliandolo e leggiucchiandolo un po’ lo trovò molto interessante. Stava per immergersi in una lettura più approfondita quando sentì dei passi che si avvicinavano, chiuse il libro di scatto e si ritrovò davanti, come al solito, la signorina Pince, con il suo sguardo acido e gli occhiali sulla punta del naso.</p>
<p>“ Cara, mi dispiace, ma…” cominciò la bibliotecaria, “ La biblioteca sta chiudendo” concluse Luna al posto suo.</p>
<p>“ Giusto, vuoi prendere quel libro in prestito?” le chiese la signorina.</p>
<p>“ Ehm… sì grazie” rispose cortesemente Luna.</p>
<p>Con il naso immerso nel nuovo libro, Luna si riavviò alla sua sala comune, era quasi ora di cena ormai, e voleva scendere presto perché aveva una gran fame. Ad un certo punto però si scontrò contro qualcosa, anzi, qualcuno, poiché dopo lo scontro aveva emesso un piccolo gemito.</p>
<p>La ragazza alzò la testa per vedere di chi si trattasse e vide che era la sua amica Ginny Weasley, la sorella di Ron, che si massaggiava delicatamente la testa.</p>
<p>“ Oh, scusami Ginny… non ti avevo vista, ti ho fatto male?” chiese premurosamente Luna.</p>
<p>“ No, no, non ti preoccupare, non è niente, è colpa mia, stavo camminando a testa bassa e non ti ho vista. Che leggi di bello?”</p>
<p>“ Questo libro l’ho trovato in biblioteca, parla dei colori e del loro significato, vediamo… per esempio, tu oggi indossi una camicetta verde. Ah, ecco, ora ho trovato la pagina, il verde è il colore della speranza. E&#8217; una persona calma e tranquilla, amante della stabilità, di una vita senza scosse ed imprevisti. Molto onesto, equo e realista, desidera sicurezza e continuità, è competitivo e un po’ arrivista, ha difficoltà a collaborare con gli altri, non disdegna di mirare ad una certa affermazione personale. Bè, qualcosa corrisponde alla descrizione, no?”</p>
<p>“ Ah, Luna, solo tu puoi trovare certe cose!” e, detto questo, la ragazza scoppiò a ridere.</p>
<p>“ È ora di cena, scendiamo? “</p>
<p>“ Sì, ho una fame terribile”</p>
<p>Detto questo le due ragazze si avviarono verso la Sala Grande, al piano terra. Appena entrate in Sala furono subito investite da un inebriante odore di cibo. I banchetti, ad Hogwarts, non erano certo da invidiare, e infatti la Sala era già piena di gente che voleva accaparrarsi i posti migliori al centro delle grandi tavolate o vicino agli amici. Le due ragazze si divisero e Luna si diresse al tavolo dei Corvonero. Il cibo era già in tavola e lei si servì nel piatto un paio di costolette e della salsa alle verdure. Assaporò il cibo e mangiò tutto con gusto e, quando la cena fu terminata e gli allievi accomiatati, se ne tornò in camera.</p>
<p>Quella sera voleva starsene un po’ per i fatti suoi, così decise di non fermarsi nella sala comune a chiacchierare con i suoi amici come solitamente faceva, ma di andare subito nel dormitorio delle ragazze a continuare la lettura del piccolo libro con la copertina verde. Arrivata al suo letto si cambiò e s’infilò subito sotto le coperte, prese il libro dal comodino, l’aprì e cominciò a leggere. La pagina parlava dell’arcobaleno e, dopo un breve paragrafo che riportava la spiegazione scientifica, era scritta una breve storiella: “ La leggenda del Ponte Arcobaleno”:</p>
<p><em>“S</em><em>i narra che tra la terra e il cielo esista un ponte chiamato &#8220;<strong>Ponte Arcobaleno</strong>&#8221; (per i bellissimi colori da cui è formato). Quando qualcuno muore (un animale oppure una persona), specialmente se è stato amato da una persona qui sulla terra, giunge in un luogo che si trova all&#8217;inizio di questo ponte (Il Ponte Arcobaleno). Ai piedi del Ponte Arcobaleno c&#8217;è un luogo speciale in cui ci sono prati con erba sempre fresca e profumata, ruscelli che scorrono tra colline e alberi, e tutti possono correre e giocare liberamente. </em></p>
<p><em>E</em><em>’ speciale anche perché tutti i nostri cari lì stanno bene: quelli vecchi adesso sono giovani, quelli malati ora sono in splendida forma, quelli abbandonati adesso sono felici con i loro amici, quelli a cui è stato fatto del male ora sono guariti e felici.”</em></p>
<p>Luna leggendo quella storia così triste e bella allo stesso tempo pensò subito alla sua cara mamma, che era morta, ed immaginò che quello sarebbe stato un bel posto in cui lei potesse vivere in pace, e che un giorno ci sarebbe andata anche lei, e l’avrebbe finalmente ritrovata.</p>
<p>Stanca, posò il libro sul comodino e si tirò fin sopra alla testa. Fuori aveva cominciato a piovere e la pioggia batteva ritmicamente sul vetro delle finestre. Nel giro di qualche minuto era già profondamente addormentata, e il suo respiro era lento, segno che stava dormendo sonni tranquilli.</p>
<p>Nella sua testa era tutto un miscuglio di colori ed emozioni, non capiva più niente, quando all’improvviso aprì gli occhi e si ritrovò in un prato verdissimo, al limitare di una macchia di alberi.</p>
<p>Indossava ancora il suo pigiama ed era a piedi scalzi. Il prato dove si trovava era tutto ricoperto da fiori di ogni forma e colore, il cielo era azzurro e il sole brillava, illuminando il paesaggio con i suoi raggi dorati e riscaldando ogni cosa. Piccole farfalle volavano intorno a lei battendo le loro piccole aluccie, ed ogni tanto qualcuna si posava su di un fiore per succhiarne il nettare. Al margine del boschetto due volpi dal pelo fulvo si rincorrevano allegre e sugli alberi piccoli uccellini dormivano nei loro nidi o pigolavano in attesa che la loro mamma portasse loro del cibo. La visione dell’insieme era semplicemente magnifica e Luna ne rimase estasiata. Non sapendo cosa fare, si sedette e si mise a contemplare il paesaggio. All’orizzonte scorse una persona che si avvicinava lentamente e pian piano che si avvicinava i contorni si delineavano si poteva distinguere chiaramente la figura di una donna. Luna la riconobbe subito, si alzò e cominciò a correre.</p>
<p>“Mamma!” gridò e, non appena la raggiunse, le si buttò tra le braccia. La donna la strinse al petto.</p>
<p>La ragazza alzò la testa e la guardò: era bellissima, anche più bella di come la ricordasse. I suoi capelli, biondi e lunghi come quelli della figlia, incorniciavano il suo viso pallido, i suoi occhi risplendevano azzurri come il cielo e le sue labbra sottili erano schiuse in un sorriso. Indossava un lungo abito giallo con delle ricamature dorate a forma di fiore e, al centro di ognuno di essi, risplendeva una gemma d’argento.</p>
<p>Anche la madre alzò lo sguardo e lo posò sulla figlia, guardandola con tenerezza.</p>
<p>“Luna, quanto sei cresciuta, e come sei diventata bella! Hai voglia di camminare un po’?”</p>
<p>“Certo, qualunque cosa pur di stare con te.”</p>
<p>Cominciarono a camminare lentamente verso il boschetto, senza seguire una meta precisa o un sentiero. Dopo qualche passo Luna chiese:</p>
<p>“Mamma, siamo nel luogo che c’è dopo il Ponte  Arcobaleno, non è vero?”</p>
<p>“Certo Luna, ti piace?”</p>
<p>“Oh, è bellissimo, non avrei mai immaginato che il Paradiso fosse così bello! Ma come mai io sono potuta entrarci, cioè, pensavo che fosse un luogo dove potessero giungere solo… Bè, ecco, solo le persone morte…”</p>
<p>“Oh, ma tu oggi hai avuto un permesso speciale, non sei contenta di essere una delle poche persone vive che visitano questo posto?”</p>
<p>“Certo che lo sono, è solo che stavo pensando a tutta quella gente che ha perso delle persone care. Harry Potter, per esempio, lui ha perso entrambi i genitori, e mi sento in colpa pensando di avergli rubato il posto.”</p>
<p>“Oh Luna, non preoccuparti, sono sicura che anche lui sarebbe felice sapendo che sei potuta venire qui. Ma parliamo d’altro, come sta papà?”</p>
<p>“Come al solito, porta avanti il Cavillo e mi conforta sempre. Manchi a lui, sai? Ma abbiamo trovato un modo per non dimenticarti mai. Ogni anno, all’anniversario della tua morte, facciamo una grande festa in tuo onore, solo io e lui. Prepariamo un sacco di dolci, balliamo e facciamo tutte le cose che piacevano anche a te.”</p>
<p>“Wow, sembra molto divertente. Ma voi non mi dimenticherete mai, lo so, non c’è bisogno di aver paura”.</p>
<p>Nel frattempo erano arrivate al bordo di un ruscello. Entrambe si sedettero e guardarono la corrente che trasportava le foglie. All’ombra degli alberi il clima era fresco, e una leggera brezza soffiava tra i rami degli imponenti alberi. Nell’aria aleggiava un dolce odore di fiori e l’atmosfera era calma. Una lepre sfrecciò all’improvviso davanti a Luna e attraversò il corso d’acqua con un balzo, per poi dileguarsi tra gli alberi.</p>
<p>“Luna, credo che sia arrivato il momento.”</p>
<p>“Ok, mi riaccompagni indietro?”</p>
<p>“Ma certo, finché potrò, non ti lascerò”</p>
<p>Madre e figlia si rialzarono e si riavviarono fuori dal boschetto. Arrivate nel punto in cui si erano incontrate si riabbracciarono di nuovo, e sembrava che non volessero più staccarsi.</p>
<p>“Non ti dimenticherò mai mamma, te lo prometto.”</p>
<p>“Ma certo Luna, lo so. Quando ti mancherò ti basterà guardare l’arcobaleno, e vedrai che tutto il conforto di cui avrai bisogno te lo invierò. Ora è proprio arrivato il momento di salutarsi.”</p>
<p>Si abbracciarono un’ultima volta e poi Luna aspettò. Pian piano i contorni si sfocarono, i colori si mischiarono tra di loro e tutto tornò confuso. Luna aprì gli occhi e si ritrovò di nuovo nel suo letto.</p>
<p>Era l’alba. La ragazza si alzò e si vestì. Lanciando una breve occhiata fuori dalla finestra si accorse che aveva smesso di piovere, ed era spuntato un bellissimo arcobaleno, che formava un lungo arco che si stendeva nella valle sotto al castello. Luna lo guardò con trasporto e pensò subito alla madre. Magari era stato solo un sogno, ma lei non importava, e pensava soltanto che a volte i sogni riescono a riempire i vuoti che ci sono nella vita reale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3514</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lettera a mio figlio &#8211; di Alesany</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3511</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3511#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 09:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alesany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corvonero]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Malinconiche]]></category>
		<category><![CDATA[lupin]]></category>
		<category><![CDATA[Ted]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3511</guid>
		<description><![CDATA[Malinconica e commovente storia di Ninphadora Tonks scritta dalla dolce Alesany, sotto chiave di lettera destinata al suo unico figlio, Ted.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF A TEMA:</strong> &#8220;I colori della nostra vita&#8221;</p>
<p><strong>RATING</strong>: G</p>
<p>Malinconica e commovente storia di Ninphadora Tonks scritta dalla dolce Alesany, sotto chiave di lettera destinata al suo unico figlio, Ted.</p>
<p><strong>PERSONAGGI</strong>: Ninphadora Tonks, Ted Lupin</p>
<p><span id="more-3511"></span></p>
<p>La mia vita è sempre stata condizionata dai colori.<br />
Devo dire che questa cosa mi ha sempre messo a disagio perchè mi sentivo un po&#8217; nuda, non so se mi capisci, piccolo, come quando tenti di nascondere qualcosa, ma ti sembra che sia ancora più evidente del solito&#8230; Ecco mi sentivo proprio così, quasi non degna di stare in mezzo agli altri&#8230;<br />
All&#8217;inizio non capivo la fortuna che avevo, detestavo questo mio dono. Si, amore, è proprio un dono, è un legame magico, quasi simbiontico quello che esiste tra me e i colori&#8230;<br />
Ora abbi pazienza, non scalciare, ascolta questa storia dall&#8217;inizio.<br />
Appena sono nata i miei genitori si sono accorti che qualcosa in me non era ordinario, ero speciale e presto o tardi tutti se ne sarebbero resi conto: i miei connotati erano in grado di cambiare improvvisamente e senza preavviso. Inizialmente si preoccuparono, poi, anche confortati dal parere dei curatori dell&#8217;ospedale magico capirono che in me non c&#8217;era nulla che non andava, avevo una dote speciale, che prima o poi sarei riuscita a controllare.<br />
Gli anni passavano e io uscivo pochissimo per evitare che qualche babbano mi vedesse mentre cambiavo la forma del naso o la lunghezza dei capelli, mi vergognavo come una ladra e non ero assolutamente in grado di controllare questo mi potere.<br />
I nonni mi stavano vicini, ovviamente, e mi spronavano ad uscire, a conoscere gente nuova per riuscire a controllare queste trasformazioni, ma io non ne volevo sentire, mi isolavo sempre più a tal punto che, pensa un po&#8217;, avevo pensato di non andare ad Hogwarts quando mi arrivò la lettera! Poi per fortuna mi convinsero e lì cambiò tutto!<br />
I miei cambiamenti divertivano gli altri ragazzi a scuola che spesso mi chiedevano di cambiare il colore dei miei occhi o la forma delle mie orecchie, inutili i miei tentativi di spiegare che non ci riuscivo volontariamente, per cui presa dallo sfinimento tentavo con tutte le mie forze di cambiare e, dopo le prime volte,un giorno miracolosamente riuscii a trasformare i miei capelli da biondi ad arancioni (anche se in realtà il mio obiettivo era il rosso). I miei amici non capirono mai la mia gioia in quel momento, ma lì posso dire che cominciai a vivere davvero.<br />
No tesoro, non sono triste, queste lacrime che cadono sulla carta sono lacrime di gioia.<br />
Come ti dicevo, da quel momento tutto cambiò: ero in grado di controllare ogni mio cambiamento e sempre più nel dettaglio.<br />
Adesso so che tu ti starai chiedendo cosa c&#8217;entra tutta questa ramanzina con i colori, beh te lo spiego subito..<br />
Fino a quel momento quando provavo la minima emozione i miei capelli acquisivano un colore specifico, per esempio quando mi arrabbiavo diventavano rosso fuoco, quando mi imbarazzavo diventavano blu, quando ero felice erano giallo limone e così via. Arrivavano a prendere mille sfumature diverse a seconda della complessità dell&#8217;emozione che provavo, capisci ora il mio imbarazzo, non potevo nascondere nulla a nessuno!<br />
Nel momento in cui, però riuscii a controllare il cambio di aspetto, riuscii anche a controllare il colore dei capelli (anche se ammetto che tutt&#8217;ora quando provo un&#8217;emozione forte o improvvisa non riesco a trattenerli, accidenti!). Comunque questi colori per me rimaserò legati alle emozioni e ben presto mi accorsi che nel momento in cui conoscevo una persona in maniera approfondita, i suoi capelli, solo ed esclusivamente per me, cambiavano colore a seconda delle emozioni che stava provando.<br />
Divenni così in grado di conoscere le emozioni degli altri, ma solo quelle vere, profonde, dettate dal cuore.<br />
In quel momento, e mi stupisco ogni giorno di me stessa, ebbi una grande freddezza, non rivelai a nessuno questa mia dote, ma oggi la dico a te amore mio, come monito per il tuo futuro, so che probabilmente erediterai questo mio dono e probabilmente ti sarà difficile controllarlo, proprio come è stato per me, ma impara dagli errori di tua madre e cerca di sforzarti il più possibile perchè la capacità di farlo è nel tuo cuore, devo solo riuscire a tirarla fuori, credimi non sarà facile, ma il mio amore per te ti darà la forza per farlo, ne sono certa!<br />
Se stai leggendo questa lettera vuol dire che io non ci sarò più, sono tempi bui questi luce dei miei occhi, ma sappi che qualunque cosa accada io sarò con te, per sempre.<br />
Con amore.</p>
<p>La tua mamma.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3511</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il sapore agrodolce del bianco perfezione &#8211; di WingardiumLeviosa</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3490</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3490#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 23:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>WingardiumLeviosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Grifondoro]]></category>
		<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
		<category><![CDATA[Malinconiche]]></category>
		<category><![CDATA[bianco]]></category>
		<category><![CDATA[bianco e nero]]></category>
		<category><![CDATA[colori]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[dilemma]]></category>
		<category><![CDATA[Hogwarts]]></category>
		<category><![CDATA[nero]]></category>
		<category><![CDATA[puro]]></category>
		<category><![CDATA[remus lupin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3490</guid>
		<description><![CDATA[Rating: PG

Gli ultimi pensieri di Remus Lupin prima di morire. Tormentato dal suo essere licantropo, trova nel nero della sua anima una via d'uscita, la bianca salvezza.

Personaggi: Remus Lupins, Fenrir Greyback, Ninfadora Tonks]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF A TEMA:</strong> &#8220;I colori della nostra vita&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Gli ultimi istanti della vita di un amato personaggio della saga, raccontati attraverso i suoi rapidi pensieri. Quale colore rappresenta la sua morte? Un dilemma tra bianco e nero, tra Bestia e Anima.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Remus Lupin</p>
<p><span id="more-3490"></span></p>
<p>E qui comincia la storia vera e propria.<br />
<em>Corri&#8230; è il tuo spirito che vola, o è la Bestia che scappa?</em><br />
Ogni volta è la stessa storia: non riesci a capire se sei morto oppure no. Di solito speri di morire, perché il dolore è troppo forte, lacerante, e le tue urla sono così strazianti&#8230; Persino per te.<br />
<em>Corro&#8230; è il mio spirito che vola, o è la Bestia che scappa?</em><br />
A volte penso di perdermi nel vuoto, nell&#8217;oblio, nelle tenebre&#8230; Ma poi trovo i suoi occhi che mi portano in salvo, come ancore di salvezza nel mare in tempesta che è il mio cuore. Ed io, naufrago in queste acque a me sconosciute, trovo la pace in te, mia dolce boa galleggiante che, con i tuoi capelli cangianti, colori il nero della mia anima, in puro bianco di pace.<br />
<em>Corri&#8230; è il tuo spirito che vola o è la Bestia che scappa?</em><br />
La casa che ti ha ospitato per anni è illuminata dai vari incantesimi che cercano di colpirti, ma tu sai come proteggerti.<br />
D&#8217;un tratto ti pare di vedere la causa dei tuoi mali; ti guarda ghignando, dice qualcosa; non senti niente ma i suoi occhi parlano da soli: &#8220;<em>E&#8217; giunto il momento&#8230;</em>&#8220;.<br />
Si avvicina, lentamente, sai che non puoi sfuggirli perché è lui che ti ha creato e a lui non puoi sottrarti, ma quello che non sai è che tu non sei la Bestia che credi di essere!<br />
Mentre si avvicina, le tue gambe si fanno molli: hai paura di lui.<br />
<em>Corro&#8230; è il mio spirito che vola, o è la Bestia che scappa?</em><br />
Mi ritrovo in mezzo a questa battaglia che distrugge, piano, la mia casa, Hogwarts. È la battaglia finale, lo sento.<br />
<em>Ma è anche la mia ultima, di battaglia?</em><br />
Greyback comincia ad avvicinarsi e sento la mia mente offuscarsi fino a quando non vedo la mia ancora di salvezza, ma il mio folletto non ha più quel colore vivace: ha i capelli neri, ma gli occhi sono sempre gli stessi. Determinati. Forti. Come solo lei può essere.<br />
C&#8217;è un momento d&#8217;arresto, una frazione di secondo che divide la Bestia dall&#8217;uomo che sono.<br />
Dora, la mia dolce anima, corre verso di me, verso la Bestia e verso Greyback.<br />
<em>Corri&#8230; è il tuo spirito che volta o è la Bestia che scappa?</em><br />
Fenrir Greyback si gira con gli occhi iniettati di sangue, ma è già troppo tardi: Tonks scaglia un incantesimo e scaraventa il mostro da suo marito. Sono parole di paura quelle che i due si sussurrano: Teddy, la vita, la morte, la Bestia.<br />
<em>Corro&#8230; Spirito&#8230; Bestia&#8230;</em><br />
D&#8217;un tratto vedo una mano sporca di sangue secco che afferra la gola della mia amata, vedo denti aguzzi che affondano nella sua carne e l&#8217;urlo di Dora mi lacera il cuore e la vedo morire, mentre il mio corpo, immobile, subisce la potenza dell&#8217; Alfa.<br />
Sono un mostro, dopotutto, e non posso cambiare me stesso.<br />
Guardo, piangente, gli occhi della mia dolce, troppo giovane, madre di mio figlio spegnersi lentamente, mentre le sento sussurrare le ultime parole: «Non è colpa tua&#8230;», <em>ma come non può esserlo</em>?<br />
<em>Bestia&#8230; Corro&#8230; Spirito&#8230;</em><br />
Ora vedo con gli occhi della Bestia: sento i miei occhi diventare rossi sanguigni e vedo, finalmente, il nemico: non sono io, è lui.<br />
E tutto mi ricade addosso come un peso libero sulle spalle: tutti gli anni passati nell&#8217;angoscia, nel terrore di me stesso, nell&#8217;odio contro me stesso, tutto era controllato da lui. <strong>LUI</strong> che non aveva fatto altro che stracciare la mia vita. <strong>LUI</strong> che non accettava sé stesso e uccideva l&#8217;anima altrui. <strong>LUI</strong> che ora era davanti a me&#8230; Causa di ogni male.<br />
<em>Spirito&#8230; Bestia&#8230; Corro&#8230;</em><br />
Mi scaglio contro il licantropo, cosciente di imbattermi contro la morte.<br />
<em>Corro&#8230; è il mio spirito che volta è la Bestia che scappa?</em><br />
È lo spirito che vola, sopra le macerie, il fuoco, la morte. Tutto si rischiara diventando bianco accecante e sento e vedo ricordi dimenticati e lei, Tonks, con cui, mano nella mano, arrivo alla salvezza.<br />
Sento la Bestia che, nera, corre, scappa da questa luce di speranza e pace eterna che infine la ingloba.<br />
E così, alla fine, mi sento più leggero&#8230; E la libertà ha un sapore agrodolce: ho perso il nero di me, che forse mi mancherà, perché questo bianco sa troppo di perfezione.<br />
Ma, col sorriso sul volto, chiudo gli occhi e assaporo l&#8217;ultimo istante della mia vita.<br />
E spiro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3490</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Legati dal Destino &#8211; di Stella LoveBad e Vanily</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3503</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3503#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 23:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vanily</dc:creator>
				<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Grifondoro]]></category>
		<category><![CDATA[Malinconiche]]></category>
		<category><![CDATA[Romantiche]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Coppa]]></category>
		<category><![CDATA[Corvonero]]></category>
		<category><![CDATA[Destino]]></category>
		<category><![CDATA[diadema]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[godric]]></category>
		<category><![CDATA[Hogwarts]]></category>
		<category><![CDATA[medaglione]]></category>
		<category><![CDATA[priscilla]]></category>
		<category><![CDATA[Rubino]]></category>
		<category><![CDATA[Salazar]]></category>
		<category><![CDATA[Serpeverde]]></category>
		<category><![CDATA[Smeraldo]]></category>
		<category><![CDATA[spada]]></category>
		<category><![CDATA[Tassorosso]]></category>
		<category><![CDATA[Topazio]]></category>
		<category><![CDATA[tosca]]></category>
		<category><![CDATA[Zaffiro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3503</guid>
		<description><![CDATA[FF A TEMA: &#8220;I colori della nostra vita&#8221; RATING: G Che storia si cela dietro la scelta dei colori di Hogwarts? Cosa ha spinto i quattro Fondatori a preferire un colore a un altro? Il Destino è il filo conduttore di questa FF e unisce non solo le vite, ma anche i cuori dei personaggi&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF A TEMA:</strong> &#8220;I colori della nostra vita&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Che storia si cela dietro la scelta dei colori di Hogwarts? Cosa ha spinto i quattro Fondatori a preferire un colore a un altro? Il Destino è il filo conduttore di questa FF e unisce non solo le vite, ma anche i cuori dei personaggi&#8230;<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Godric Grifondoro, Tosca Tassorosso, Priscilla Corvonero, Salazar Serpeverde<br />
<span id="more-3503"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>PROLOGO</strong></p>
<p>Il vento soffiava impetuoso facendo ondeggiare la boscaglia che circondava l&#8217; umile casa. La pioggia cadeva fitta e sottile, ogni goccia creava dei piccoli cerchi concentrici sulla superficie dell&#8217;acqua che scorreva in un piccolo ruscello poco distante. Profonde pozzanghere si erano formate fuori dall’uscio e nel giardino circostante.</p>
<p>Quella grigia giornata primaverile non riuscì a spegneva l’entusiasmo di una vispa ragazzina, acquattata dietro una poltrona.<br />
«Buh!»<br />
Hermione sobbalzò spaventata, qualcuno si era divertito a farle uno scherzo, ma quando la donna si voltò per vedere chi fosse quell&#8217;astuto burlone non vide nessuno.</p>
<p>«Sono qui!» una vocina tutta miele la fece sobbalzare nuovamente e quando, prontamente, rivolse lo sguardo davanti a sé la vide. Un paio di stivaletti neri spuntavano dallo schienale del sofà. Una ragazzina di circa dodici anni era seduta alla rovescia sui soffici cuscini di piume, con i capelli che toccavano il pavimento, e sgambettava per aria annoiata.<br />
«Mamma, cosa ci fai quassù tutta sola?» chiese la bimba ridacchiando.<br />
«Rose! Mi hai spaventata… Ti sembra il caso di spuntar fuori così all’improvviso?!» protestò la madre, non aveva gradito granché l’esibizione della figlia, un giorno o l’altro le avrebbe fatto venire un colpo «Avevo bisogno di un po’ di tranquillità e la soffitta mi è sembrato il luogo più adatto per stare un po’ sola…»<br />
«Scusa, non volevo spaventarti… volevo solo stare un po’ con te.» disse Rose con aria seria «Perché vuoi stare sola mamma? Ho fatto qualcosa di male? » chiese la fanciulla preoccupata.<br />
«Ma no tesoro, sono solo molto stanca, la pioggia mi mette di cattivo umore, non preoccuparti.»<br />
«È davvero una brutta giornata oggi&#8230; Mamma, stavo pensando, ma perché il colore dei Grifondoro è il rosso e non, che ne so&#8230; Il viola?» chiese la ragazzina curiosa cercando di rallegrare un poco la madre.<br />
Hermione fu sorpresa di quella domanda. Ricordava che anche lei se la pose e vi trovò risposta sfogliando gli antichi volumi nella biblioteca della sua amata Hogwarts.<br />
«Tesoro, a tutto c&#8217;è un perché! Non lo abbiamo scelto noi il rosso, lo ha scelto Godric Grifondoro, il fondatore della nostra casa&#8230; » Rispose la donna, «… e aveva un buon motivo per farlo. Il rosso rappresentava molto per lui sai?»<br />
«E cioè?» la incalzò Rose «Dai Mamma, raccontami la storia dei colori di Hogwarts!»</p>
<p>Hermione sorrise alla bambina, amava raccontare storie e sapeva che a Rose piaceva ascoltarle. Solitamente il suo repertorio era ricco di leggende metropolitane, di quelle che fanno accapponare la pelle, ma quel giorno così cupo aveva bisogno di essere rischiarato e lei stessa aveva bisogno di indirizzare i propri pensieri da un’altra parte.</p>
<p>«Guarda fuori e dimmi cosa vedi…»<br />
La bimba si alzò goffamente dal divano e si avvicinò alla finestra.<br />
«Vedooo… Un tempaccio da lupi mannari?»<br />
«Sì, e com’è il cielo?»<br />
«Mmm… Grigio!»<br />
«Esatto… Il grigio è un colore neutrale, un po’ comela Svizzera.»rispose Hermione ridendo «È il colore del fumo, della nebbia, ma allo stesso tempo trasmette eleganza. Si potrebbe dire che il grigio sia la sottile patina che separa il bianco dal nero, l’unico punto in cui i due opposti si fondono…» lo sguardo della donna si perse nell’orizzonte privo di colore.<br />
Rose tornò verso la madre e si sdraiò a pancia in giù sul divano continuando a sgambettare per aria e focalizzando la sua attenzione sul racconto.<br />
«Come ben sai, Godric Grifondoro era un uomo estremamente coraggioso e combattivo. Il rosso, oltre ad essere il colore del sangue e del fuoco, rappresenta anche l’amore, la passione…Godric ebbe una vita travagliata e piena di azione e colpi di scena, il rosso è il colore della forza, ed egli ne possedeva molta. Era il più abile duellante del suo tempo, grande mago e uomo dall’animo nobile. Dentro di lui bruciò a lungo un fuoco mistico, dapprima arse d’amore per poi divampare in una furente determinazione. Ma non fu sempre felice, non dal principio almeno…» Hermione si alzò e si andò a sedere sul sofà accanto alla figlia, le mise un braccio intorno alle spalle e stringendola forte a sé continuò il suo racconto.</p>
<p>«Tutto ebbe inizio in un giorno simile a questo, la pioggia bagnava l’asfalto, l’aria era fredda seppur fosse ormai primavera e il cielo era grigio e cupo…»</p>
<p style="text-align: center;"><strong>1. Godric Grifondoro</strong></p>
<p>Godric procedeva con aria distinta per il villaggio. I suoi indumenti erano zuppi, i suoi passi riecheggiavano nel fango. Ma a lui sembrava non importare della pioggia. Le gocce d’acqua si infrangevano sul suo viso mescolandosi alle lacrime, ciononostante il suo andamento fiero non veniva meno nemmeno per un istante. Proseguì fino alla metà del villaggio oscurato dal grigio delle nuvole, dove era collocata casa sua, e per non farsi vedere entrò nella sua stanza dalla finestra. Si strappò di dosso quei vestiti fradici che lo soffocavano. Si sdraiò sul letto. Le vene sui suoi muscoli scolpiti pulsavano di rabbia, le sue grandi mani erano chiuse in pugni. Godric si passò una mano tra i capelli umidi, poi la posò sulla fronte, era bollente ed come se la testa stesse per scoppiargli. I suoi occhi grandi, le cui iridi erano costellate di pagliuzze dorate, ora erano gonfi, velati dalla tristezza e dalla rabbia, la gioia che solitamente irradiavano era svanita, guardavano fissi il soffitto offuscati dalle lacrime. Le sue labbra carnose erano chiuse e tirate, come se stesse cercando di morderle per sfogare la rabbia. Il suo naso perfettamente simmetrico era rosso.</p>
<p>Perché? Perché non poteva averla? Cosa aveva il suo promesso sposo più di lui? La desiderava, la voleva solo per sé. Era uscito per chissà quale motivo e l’aveva incontrata.<br />
Lei, Priscilla.<br />
Era bella come una rosa in fiore, fresca come l’acqua. Il suo sorriso era in grado di riempire il cuore di felicità, il tocco delle sue mani era come il Paradiso.<br />
La amava.<br />
Ma non poteva averla. Era innamorato, arrabbiato, arso da quel sentimento che non poteva esprimere.</p>
<p>I giorni passavano, uno dopo l’altro, ordinariamente statici. Per Godric ogni giorno era peggiore del precedente. Vedeva Priscilla passeggiare assieme al suo compagno, rassegnata. Ma lui non voleva cedere, non poteva.<br />
Lei non lo guardava più negli occhi. Godric rimpiangeva i tempi passati in cui lui e Priscilla erano bambini, giocare, ridere e tenersi la mano era così naturale.<br />
Ogni sera ripensava alle loro avventure insieme, quando correvano per i prati, quando rotolavano giù per la collina, le torte di fango, i tuffi dalla scogliera fingendo di volare.</p>
<p>Ricordava perfino il giorno in cui si conobbero, nonostante fossero passati innumerevoli anni. Godric stava andando nel bosco a raccogliere legna per il fuoco, quando la vide, rannicchiata vicino ad un sasso, con le lacrime agli occhi. Lui l’aveva guardata, le aveva sorriso e le si era seduto accanto, per consolarla. Da quel giorno divennero amici, sempre presenti l’uno per l’altra, e qualunque cosa accadesse, erano sempre pronti ad ascoltarsi, a consolarsi, a ridere insieme.</p>
<p>Inseparabili.</p>
<p>Ricordava bene anche il giorno in cui Priscilla gli annunciò il suo fidanzamento: lei era entrata in camera sua dalla finestra, piangendo e si era buttata tra le sue braccia, in lacrime. Godric allora l’aveva abbracciata forte e, stringendola fra le sue braccia, si era accorto che il suo cuore batteva più forte. Priscilla gli disse che i suoi genitori l’avevano promessa in sposa. Avrebbe dovuto sposare Salazar Serpeverde.<br />
Godric aveva alzato gli occhi, non guardava più Priscilla.<br />
Il suo sguardo era diventato vuoto, triste e cupo, il suo cuore duro.</p>
<p>Fu da quel giorno che la ragazza decise di prendere le distanze da lui, ma Godric non poteva starle lontano. La sua assenza lo rattristava, lo aveva reso suscettibile e iracondo, lo stava lentamente facendo impazzire. Cosa avrebbe potuto fare? Non riusciva a vivere con quel peso, sentiva un vuoto dentro che giorno dopo giorno lo consumava. Passava i suoi giorni pensando a Priscilla, chiuso in camera sua o nel bosco perso nella sua solitudine.</p>
<p>Che cosa stupida, l’amore. Come può renderci smisuratamente felici, può renderci infinitamente tristi, tanto da far apparire la nostra vita inutile e senza un fine. Non esiste una via di mezzo, nessuna speranza.</p>
<p>Un turbinio di pensieri negativi si annidava nella sua testa, non riusciva a sbarazzarsi di quella sensazione di vuoto, aveva perso il sorriso. Ancora non sapeva che una via d’uscita c’era, ed era più vicina di quanto pensasse.</p>
<p>Un rumore attirò l’attenzione del ragazzo. Proveniva dalla finestra alle sue spalle. Quando si volse le sue labbra si piegarono in un breve sorriso. Una folta chioma di ricci scuri spuntò da dietro le tende. Una ragazza minuta sedeva sul davanzale puntando i grandi occhi nocciola sul viso sfatto di Godric, tra i capelli erano intrecciati dei girasoli.</p>
<p>«Ti rendi conto di quello che ti stai facendo? Sai che Priscilla non ha colpa: fosse per lei non si sposerebbe con Salazar: è il suo migliore amico, non il suo amore. Lo vuoi capire che buttandoti giù così non fai il suo bene?» la fanciulla ruppe il silenzio pronunciando quelle parole di rimprovero.<br />
«Taci Tosca, lasciami annegare nel mio dolore.» il sorriso appena accennatosi sul volto del ragazzo sparì nuovamente.<br />
«No, è mio dovere aiutarti, che tu lo voglia o no…sei il mio migliore amico. Devi uscire, devi riprendere la tua vita: vedrai che il tempo aggiusta ogni cosa.»</p>
<p>No, il tempo non avrebbe sistemato nulla. La vita è effimera, il tempo è infinito. Solola Mortepuò porre fine ad ogni sofferenza. Il nero trionfa sul bianco.</p>
<p>«Tosca, tu non capisci, tu non puoi comprendere il mio dolore.»<br />
«Cosa credi, che solo perché ancora nessuno mi ha spezzato il cuore io non possa capire? Sei solo uno stupido che ama piangersi addosso. Un idiota che non reagisce. Ormai è passato il tempo in cui tutti cercavano di compatirti, di comprenderti. Devi riuscire a mettere un punto a questa storia.»</p>
<p>Aveva forse ragione? Poteva lei, sola e non innamorata, capire quanto stava accadendo nella testa e nel cuore del giovane? Avrebbe anche potuto non comprendere, ma aveva ragione. Chi lo compativa ormai? Nessuno.</p>
<p>Il grigio silenzio, il plumbeo cielo, il buio della stanza erano ormai le cose con le quali Godric si relazionava. Era forse giunto il momento di portare un po’ di iridescenza in quella vita?</p>
<p>«So a cosa stai pensando. So che pensi che io abbia ragione. Godric, ti conosco da tanto tempo: a volte sembri dimenticare che mi conosci da prima di Priscilla. So quanto ami la vita, quindi reagisci.»</p>
<p>Quelle erano state le ultime parole che avrebbe sentito quel giorno e le prime che udiva davvero da quando si era chiuso in sé stesso.</p>
<p>Era arrivato il momento di dire <em>basta</em>.</p>
<p>Tosca lasciò la stanza furiosa, ma la sua presenza si sentiva ancora. Egli poteva distintamente avvertire il dolce profumo di vaniglia e fiori d’arancio che aveva lasciato l’amica dietro di sé. Un aroma così delicato e al contempo così vispo e vitale.</p>
<p>Quello stesso giorno, Godric uscì alla luce del sole. Non appena varcò la soglia della sua maestosa casa, quella luce lo accecò. Così come il platonico schiavo della caverna era rimasto abbagliato nello scoprire il mondo reale, Godric lo era rimasto tornando alla realtà e alla vita.</p>
<p>Dopo quella momentanea sensazione di smarrimento, egli iniziò a sentire il flebile canto degli usignoli, che accompagnava un meraviglioso paesaggio primaverile. Una distesa verdeggiante, interrotta da timidi puntini multicolore si stendeva davanti ai suoi occhi: blu, bianco e verde dominavano nel paesaggio. Improvvisamente gli sembrò di respirare serenità, sentì nascere una speranza, sentì il suo cuore tornare a battere.</p>
<p>Ma dove andare, adesso? Cosa fare?</p>
<p>Intraprese così un viale del quale portava un vago ricordo. Perdendosi nei suoi pensieri, perse anche la via.</p>
<p>Quando si rese conto di non sapere dove si trovava, si fermò. I fiori e i dolci canti sembravano appartenere a un altro mondo, guardando il posto dove era finito. Secco, arido. Un gracchiare di corvi era adesso l’unico rumore che sentiva: il marrone prevaleva, accompagnato da un’ oscura tonalità arancio-rossa in quella sconfinata radura abbandonata.</p>
<p>Improvvisamente si scatenò un vento gelido e il tempo sembrò fermarsi. Secco era il paesaggio, come la voce che accompagnata dalla folata si alzò. Penetrante, avvelenata.</p>
<p>«Il baldo giovane è arrivato,<br />
per quanto tempo ti ho aspettato?<br />
È giunto il momento di venire a sapere<br />
ciò che nei tuoi peggiori incubi hai iniziato a temere.<br />
Chi sono? Ti starai chiedendo.<br />
Lascia che tu capisca sentendo.»</p>
<p>Una figura apparve alle sue spalle. A passi lenti e strascicati si fermò dinanzi a lui. Non era riconoscibile, pareva eterea. Il mantello che portava era nero e un cappuccio celava il suo volto.</p>
<p>«Poco è il tempo che ci è concesso,<br />
per questo in breve ti esporrò quanto sapere ti è permesso.<br />
Sappi che sono chi viene incontrato<br />
da chi ha un cuore malato.<br />
L’amore è creato per rendere felici,<br />
l’invidia appartiene solo ai di lui nemici.<br />
Priscilla ti ama e tu ami lei,<br />
ma averla non portai con i tuoi piagnistei.<br />
In realtà, rassegnati: neanche con un sorriso<br />
avrai indietro colei con cui per molto tempo hai riso.<br />
Un’altra è la donna che scoprirai di amare,<br />
ma il tuo cuore dall’ odio dovrai liberare.<br />
Non preoccuparti, nessuno perderai.<br />
I vostri destini si appartengono:<br />
qualcosa di grande fonderai.<br />
Non tutti alla fine saranno felici e contenti,<br />
ama e non sarai tra i perdenti.</p>
<p>Rossa è la via.»</p>
<p>La voce cessò e Godric venne abbandonato dalle forze. Non era stata debolezza la sua, né smarrimento, né paura. La voce non era entrata solo nelle sue orecchie, ma anche nella sua mente, nelle sue ossa, nel suo cuore. Quando lo abbandonò si sentì morire per un istante. Una spada giaceva al suo fianco, l’impugnatura era tempestata di rossi rubini. Passione, coraggio.</p>
<p>Passò del tempo prima che Godric riprendesse i sensi e quando accadde era calata la notte. Vedendo l’oggetto che giaceva accanto a lui, capì subito di non aver immaginato tutto. Il suo petto ardeva, la sua pelle scottava, raccolse la spada e tornò sui suoi passi, ora sapeva qual’ era la via.</p>
<p>Lentamente si avviò verso casa: non aveva intenzione di rimanere in quel luogo ancora a lungo. Se di giorno era tetro, è impossibile descrivere come appariva di notte. Il silenzio regnava sovrano, i corvi tacevano. Si sentivano solo i passi di Godric in quella notte senza Luna.</p>
<p>Una nuvola si intravide e ciò preannunciava un grigio cielo il giorno seguente. Il giorno fatidico, il giorno temuto, l’inevitabile giorno.</p>
<p>Una notte passata insonne si lasciava intravedere dalle profonde occhiaie del giovane Godric. Sopra esse, due occhi spenti fissavano una fanciulla venirgli incontro. Presto avrebbe scoperto se il suo cuore avrebbe retto a tanto.</p>
<p>Eccola, Priscilla avanzava. Eccolo, Salazar l’aspettava.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>2. Priscilla Corvonero </strong></p>
<p>Seduta sulla spiaggia Priscilla ammirava il tramonto, i suoi occhi erano umidi ma non piangeva, il suo viso splendeva di un radioso candore e le sue labbra parean petali di rosa. La sottile linea che separava il cielo dal mare si scorgeva appena, aria ed acqua sembravano mischiarsi tra loro inondando il paesaggio di riflessi blu e turchesi. Il sole era ormai calato, la ragazza teneva raccolta tra le mani la vaporosa veste, le sue gambe nude tremarono quando la brezza della sera si infranse sulla sabbia.<br />
Era sola.</p>
<p>&#8220;Tutto questo non ha senso&#8230;&#8221; pensò la giovane Priscilla Corvonero.</p>
<p>Godric Grifondoro era entrato di prepotenza nella sua vita, l&#8217;aveva folgorata con la sua bellezza e il suo essere sempre all&#8217;altezza della situazione. Priscilla era innamorata di quel dolce e caparbio giovane, ma non poteva averlo; la sua famiglia l&#8217;aveva promessa in sposa a Salazar Serpeverde, mago altamente dotato e ambizioso, ma che lei vedeva soltanto come amico. Erano ormai passati mesi da quando aveva fatto irruzione nella camera di Godric, rivelandogli ciò che le era capitato, cosa il destino le aveva riservato. Mentre parlava il respiro le si era spezzato in gola. Ricordava benissimo quel giorno, la pioggia nascondeva le lacrime che le rigavano il viso. Lacrime che non erano state asciugate da Godric, come il giovane soleva fare nei momenti di debolezza della ragazza. Egli l’aveva allontanata da sé e la vitalità aveva abbandonato il suo dorato sguardo.</p>
<p>Con un delicato e fluido movimento la ragazza si alzò in piedi e si diresse verso la riva, senza pensarci due volte lasciò che la veste scivolasse lungo i suoi fianchi e si tuffò in quelle limpide acque. Come un sottile e minuto pennello intinge le sue setole in una tavolozza di colori, così Priscilla si immerge in quell&#8217;immenso Oceano blu.</p>
<p>Blu.</p>
<p>La sua vita era caratterizzata da quella tinta e da tutto ciò che la rappresenta. Il blu è il colore della calma, della gentilezza e della semplicità. Priscilla amava la quiete e la natura, ragazza riflessiva e intelligente non lasciava per nessun motivo che la rabbia si impossessasse di lei contrastandola con una sensazione di pace e serenità che trasmetteva a chi la circondava. Nel suo cuore si celavano mille dubbi, mille domande.</p>
<p>Perché le era stata sottratta la possibilità di essere felice?</p>
<p>Non le importava in quel momento, ciò che provava era una rassegnata tranquillità nella quale poteva rifugiarsi in momenti difficili come quello e il mare… con il suo colore così fresco e limpido… il mare era in grado di lavar via tutte le sue pene non lasciando altro che l&#8217;armonia dei sensi. Il blu è il colore del silenzio, tutto ciò che la circondava scomparve non appena quelle spumeggianti acque sfiorarono la sua morbida pelle. Tutto quello che cercava, tutto quello di cui aveva davvero bisogno era poter essere felice e spensierata, quella pace quasi irreale, l’infrangersi delle onde sulla scogliera, il suono del silenzio.</p>
<p>Priscilla aveva rattoppato il suo cuore, soffriva ancora per quell&#8217;amore perduto, quell&#8217;amore che solo lui avrebbe potuto darle, ma era troppo onesta per ingannarlo così scelse di ferirlo sacrificando anche se stessa e la sua felicità.</p>
<p>Quando finalmente riemerse era calata la notte. Si distese sulla sabbia tiepida e attese, respirando a pieni polmoni il dolce silenzio della solitudine. Il suo sguardo si posò ancora una volta sull&#8217;orizzonte godendo di quella naturale bellezza che brillava al chiaro di luna.</p>
<p>Un&#8217;immensa e fluida distesa di zaffiri.</p>
<p>Poco più tardi, tornando verso casa, involontariamente il suo cammino venne deviato. Forse sovrappensiero la ragazza si ritrovò in una radura buia e silenziosa, qualcosa di magico aleggiava in quell’aria tetra. Il destino che la legava a Godric era malvagio, contorto. D’un tratto si sentì soffocare, inutilmente portò una mano alla gola. Due occhi rossi, vitrei e cupi la fissavano. Ancora una volta una voce fioca e inquietante apparve dal nulla. Ma stavolta la profezia era diversa: lei sarebbe stata una perdente.</p>
<p>«…Non preoccuparti, nessuno perderai.<br />
I vostri destini si appartengono:<br />
qualcosa di grande fonderai.</p>
<p>Non tutti alla fine saranno felici e contenti,<br />
stavolta però, tu sarai tra i perdenti.</p>
<p>Blu è la via.»</p>
<p>Proprio quando il fiato della ragazza stava per esaurirsi e sentì sotto di lei le gambe cedere, tutto cessò. Al posto della mortale mano che un momento prima le avvinghiava la gola, sul suo petto tremante brillava un prezioso diadema. Al centro vi era uno zaffiro. Sapienza, tranquillità.</p>
<p>Ancora confusa e spiazzata, Priscilla tornò sui suoi passi. Come aveva potuto sbagliare strada? E che significato avevano le parole di quell’ombra? Forse che il giorno dopo, quando si sarebbero tenute le nozze, lei sarebbe stata una perdente.</p>
<p>Quella notte fu quasi insostenibile, la giovane non riuscì a chiudere occhio pensando e ripensando a quelle parole: «Tu sarai tra i perdenti.»</p>
<p><em>Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato e qualcosa di blu.</em></p>
<p>Priscilla era stupenda nel suo abito bianco. Il diadema brillava maestoso sul suo capo, la pelle morbida, candida, non assumeva il solito colorito roseo, pioveva e il cielo era grigio. Si diceva che una sposa bagnata fosse una sposa fortunata, ma in quel momento lei si sentiva tutto fuorché fortunata.</p>
<p>Era tutto come l’aveva sempre sognato, tutto eccetto lo sposo. Mentre avanzava silenziosa verso l’altare accompagnata dall’organo incrociò lo sguardo dell’amato. Godric sedeva in prima fila, al suo fianco c’era la dolce Tosca Tassorosso; i suoi occhi erano diversi dalle altre volte, brillavano come se delle rosse fiamme bruciassero al loro interno.</p>
<p><em>Sarebbe potuta andare peggio, Priscilla. Conosci la persona che passerà con te il resto della tua infelice vita, almeno. Non è uno sconosciuto, sai che non ti farà del male. Ma è una persona che ha del cattivo in sé, che è sempre pronta ad invidiare, a macchiarsi di crimini qualora lo ritenga necessario.</em></p>
<p>L’intelligenza che si oppone alla forza, un animo nobile accostato ad un animo del tutto privo di sentimenti. Era possibile? Noi crediamo solo a ciò che vogliamo, solo a ciò che riteniamo giusto. Ma la nostra mente, il nostro cuore, non distinguerà mai in modo oggettivo ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.</p>
<p>Lo sposo sorrideva enigmatico.</p>
<p>Eccola, Priscilla avanzava. Eccolo, Salazar l’aspettava.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>3. Tosca Tassorosso</strong></p>
<p>Eccola, Priscilla avanzava. Eccolo, Salazar l’aspettava.</p>
<p>Quando la sposa varcò la soglia della maestosa chiesa tutti si girarono ad ammirarla in tutta la sua bellezza. Era uno splendore, l’abito nuziale le calzava a pennello e i suoi lunghi capelli corvini raccolti in un’ampia crocchia mettevano in risalto il suo grandi e tristi occhi blu.</p>
<p>Tosca sentì un nodo allo stomaco. Priscilla era davvero incantevole, forse la donna più bella che avesse mai visto. Come poteva credere di competere con lei? Era inutile negarlo, ciò che provava per Godric non era una semplice amicizia, era qualcosa di più intimo e profondo. Nonostante dentro si sentisse morire al pensiero che il ragazzo a cui tanto teneva amasse un’altra, la ragazza continuò a sorridere anche quando Priscilla guardò verso di lei. In quel momento si sorprese nel sentire la mano di Godric stringere la sua in cerca di conforto. Non poté far altro che stringere a sua volta e godere di quel breve contatto.</p>
<p>Improvvisamente il ricordo di ciò che era accaduto il giorno prima assalì la ragazza togliendole il fiato.</p>
<p>Poco dopo essere uscita dalla finestra della stanza di Godric, Tosca aveva deciso di inoltrarsi nel bosco in cerca di un prato fiorito dove potersi sdraiare a prendere un po’ di quel tiepido sole primaverile. Stranamente si perse. Non era da lei smarrire la strada, conosceva quei boschi come le sue tasche, ma quel luogo lo ricordava appena.</p>
<p>Era sola in un’immensa radura desolata. All’improvviso un forte vento si levò facendo volteggiare le foglie che giacevano per terra. Un’ombra, forse un uomo, vestita di nero la investì. La giovane non ebbe il tempo di tirar fuori la bacchetta dalla tasca che la sua schiena sbattè violentemente al suolo, la figura incappucciata la sovrastava privandola della luce del sole e bloccandole i movimenti. Qualche istante dopo cominciò a parlare.</p>
<p>«…Non preoccuparti, nessuno perderai.<br />
I vostri destini si appartengono:<br />
qualcosa di grande fonderai.</p>
<p>Non tutti alla fine saranno felici e contenti,<br />
colui che ami non è lontano, non sarai tra i perdenti.</p>
<p>Gialla è la via.»</p>
<p>Il peso di quell’ombra si dissolse in una nube di fumo denso che la fece tossire.</p>
<p>Il Destino aveva fatto visita anche a Tosca Tassorosso e la sua pena era stata peggiore di quella degli amici. Più era grande e forte la vitalità delle vittime, più era il dolore che dovevano patire per conoscerela Sorte, per far si che un disegno più grande di loro si avverasse.</p>
<p>Tosca si mise a sedere ancora scossa dall’accaduto, ai suoi piedi giaceva una coppa ben levigata, su di essa vi era inciso “Amicitia, Amor, Vita” ed era tempestata di topazi.</p>
<p>Quando Tosca riemerse dai suoi pensieri la cerimonia era appena a metà e Godric stringeva ancora la sua mano.</p>
<p>“È solo un amico” Pensò la giovane guardando il profilo del ragazzo seduto accanto a lei.</p>
<p>Solo un amico.</p>
<p>Si può mentire al proprio cuore? No, non si può. Provava qualcosa per Godric, ma aveva sempre rispettato l’amore che egli provava per Priscilla. Perché rovinare un’amicizia, quando tutti possono essere felici? A Tosca bastava il sorriso di Godric per essere felice. Non aveva mai chiesto un bacio, né un abbraccio. Eppure in quel momento avrebbe voluto che lui la stringesse a sé e le dicesse che andava tutto bene, forse lui avrebbe potuto spiegarle chi era quell’essere che aveva incontrato nel bosco e a cosa serviva la lucente coppa che le aveva lasciato. Ma non voleva parlargliene. Era sempre stata una fanciulla solare e vivace, non si era mai lasciata abbattere dal pensiero che l’avvenente giovane non sarebbe mai stato suo: il sorriso era la sua arma vincente, si ripeteva, non avrebbe mai permesso che si spegnesse.</p>
<p>Ora erano lì, al matrimonio di Priscilla e Salazar, erano insieme e l’ostacolo più grande era ormai quasi superato.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>4. Salazar Serpeverde</strong></p>
<p>Salazar sorrideva soddisfatto mentre la bella Priscilla avanzava verso di lui con il velo calato sugli occhi.</p>
<p>Aveva vinto, si sentiva un vincitore nonostante il giorno prima qualcuno gli avesse detto il contrario. Non gli importava che la giovane non fosse felice, non gli importava che non lo amasse, l’espressione sconvolta di Godric lo esaltava, aveva vinto. Priscilla Corvonero era sua e lui non poteva far nulla per impedire quel matrimonio. Con il tempo, ne era certo, avrebbe imparato ad amarlo dimenticando Godric. Forse non subito, ma sarebbe accaduto.</p>
<p>Mentre ammirava colei che sarebbe stata sua moglie avvicinarsi passo dopo passo, ciò che era accaduto poche ore prima si fece largo nella sua mente.</p>
<p>La notte precedete Salazar aveva deciso di fare una passeggiata per il paese, non era affatto teso per il matrimonio, era convinto che fosse la cosa migliore che gli potesse accadere. Priscilla proveniva da un’antica stirpe di maghi purosangue, cosa c’era di meglio di una bella strega con una nobile famiglia alle spalle? Nonostante sembrasse essere un giovane privo di sentimenti Salazar amava la fanciulla, forse non in modo viscerale come Godric, ma l’idea di sposare Priscilla e sottrarla al suo amato lo allettava a tal punto da fargli girare la testa.</p>
<p>I suoi passi scricchiolavano sulle innumerevoli foglie secche riverse al suolo. Il rumore prodotto dal suo passaggio spaventò i piccoli abitanti del bosco che corsero a nascondersi nelle loro tane. Salazar camminò senza prestare attenzione al sentiero che stava percorrendo, il pensiero di Priscilla in abito nuziale invadeva con prepotenza la sua mente. Quando si fermò non riconobbe subito il luogo in cui si trovava. La luna splendeva nel cielo di mezzanotte illuminando di un’argentea luce quella radura ove egli era già stato in passato. Un vago ricordo lo colpì, ma non riuscì a carpirne i particolari in tempo.</p>
<p>Improvvisamente la luna venne offuscata da quella che gli parve una pesante e spessa nuvola nera che lentamente si gonfiava diventando sempre più grande e calando lentamente verso il basso. Poco dopo il giovane mago si ritrovò avvolto dalle tenebre, un denso fumo nero lo rese ceco e la bacchetta appena sguainata volò via all’istante. Poi una lugubre voce si levò dal buio più totale.</p>
<p>«…Nel tuo cuore si annida il male,<br />
credi aver sopraffatto il rivale.<br />
Ma la donna ormai tua non ti ama<br />
La mano avrai ma non il cuor della dama.</p>
<p>Non preoccuparti, nessuno perderai.<br />
I vostri destini si appartengono:<br />
qualcosa di grande fonderai.</p>
<p>Non tutti alla fine saranno felici e contenti,<br />
stavolta però, tu sarai tra i perdenti.</p>
<p>Verde è la via.»</p>
<p>Salazar tentò di liberarsi fendendo l’aria con le mani in modo frenetico e disperato. Quando la cupa nebbia si dissolse un ciondolo d’oro pendeva sul suo petto, al centro vi era incastonato un piccolo serpente fatto interamente di smeraldi.</p>
<p>Il verde gli si addiceva, rappresentava la speranza e le grandi aspirazioni, era il colore di chi voleva affermarsi e salire al comando di qualcosa di grande. Era anche il colore dell’invidia.</p>
<p>Quando Priscilla salì finalmente sull’altare il giovane scacciò lontano il pensiero di quell’ombra. Poco dopo la cerimonia ebbe inizio ed egli si dimenticò di quello strano avvenimento.</p>
<p>Il Destino li aveva avvertiti.<br />
Il Destino li aveva uniti in un grande disegno che presto si sarebbe delineato nel loro presente… Nel loro futuro.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>5. L’unione</strong></p>
<p>Adesso tutti e quattro gli amici si trovavano nello stesso luogo, con i loro rispettivi oggetti. Fu in quel momento che il tempo si fermò, davvero: tutto divenne grigio, i volti di coloro che li circondavano si fermarono in una smorfia statuaria.<br />
Adesso, i cuori dei quattro amici, i loro colori, le loro vie e i loro oggetti si trovavano nel medesimo luogo e il Destino agì.<br />
La spada uscì dal fodero di Godric,la Coppadi Tosca le sfuggì dalle mani, il diadema di Priscilla si allontanò dal suo capo, il medaglione di Salazar si staccò dalla catena che lo tratteneva al collo.<br />
I quattro si volsero verso gli oggetti e si protesero per afferrarli, non appena li sfiorarono si ritrovarono nella radura misteriosa in cui ognuno di loro aveva incontrato il Destino. Inconsapevolmente, al momento del fatidico incontro tutti erano lì, ma ognuno vedeva il posto in un modo diverso.<br />
Quella radura era il luogo in cui Godric aveva incontrato Priscilla per la prima volta, le sue lacrime versate adesso erano le pietre sul suo Diadema. In quel luogo Godric aveva lottato contro Salazar, da bambino: le gocce del suo innocente sangue adesso erano il rubino della Spada, l&#8217;eco della risata soddisfatta di Salazar risiedeva negli smeraldi incastonati nel Medaglione. Lì, Tosca aveva ammirato Godric per la prima volta: la gioia del primo amore risiedeva nei topazi della Coppa.</p>
<p>Nella mente dei quattro riecheggiarono le risate fanciullesche e la triste e spoglia radura riprese le sembianze che aveva in passato. Una Promessa, un Destino che univa tutti.</p>
<p>«Godric, giochiamo a fondare una scuola?»<br />
«Sì Priscilla, va bene! Io faccio il re e tu la regina?»<br />
«Ma nelle scuole non ci sono i re e le regine! Facciamo che siamo noi a scegliere i colori della scuola?»<br />
«Che bella idea Tosca! Io scelgo il Rosso, perché oggi Priscilla ha la camicetta rossa!»<br />
«Io scelgo il verde, perché è il colore migliore del mondo!»<br />
«Io scelgo il giallo, perché è il colore degli occhi di Godric!»<br />
«Io scelgo il Blu, perché vi voglio tanto bene!»<br />
«Fondiamo la scuola, promesso?»<br />
«Promesso!»</p>
<p>I bambini hanno una grande anima, i loro occhi sono lo specchio della verità e il Destino risiede in loro. La voce del Destino è fatta dalle loro risate, eterne.<br />
Tosca alzò la bacchetta al cielo e fu seguita dagli altri: fu così che nacque Hogwarts ed ecco il perché della scelta dei Quattro Colori.</p>
<p>Una Promessa mantenuta, un Amore ritrovato. Due mani vincenti si stringevano in un amore eterno, due perdenti che ritrovano il significato della vittoria.</p>
<p style="text-align: center;"><strong style="text-align: center;">EPILOGO </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>Quando Hermione terminò il suo racconto Rose rimase a bocca aperta. Non avrebbe mai pensato che dietro ai quattro colori delle case di Hogwarts si nascondesse il Destino, non avrebbe mai pensato neppure che i fondatori ci fossero stati tanti intrecci amorosi e rivalità. La ragazzina rimase in silenzio per qualche minuto rapita dalle sue riflessioni, poi alzò lo sguardo sulla madre.</p>
<p style="text-align: justify;">«Mamma, ma alla fine Priscilla e Salazar si sposarono?» chiese la fanciulla pensierosa.<br />
Hermione la guardò sorridendo, sapeva di aver disseminato degli interrogativi senza risposta all’interno della storia ed era fiera della sua bambina, che pur essendo molto giovane aveva colto ogni particolare ragionando sullo svolgimento.<br />
«Tu cosa ne pensi mia cara?» chiese la donna.<br />
Rose si soffermò nuovamente a pensare.<br />
«Credo che si siano sposati dopo la fondazione della scuola, a meno che non si siano nascosti all’interno di Hogwarts celandosi agli occhi delle proprie famiglie per sfuggire al matimonio…»<br />
Hermione non fece altro che accennare un sorriso e la fanciulla capì che non voleva darle la risposta.<br />
«E un’altra cosa… Godric riuscirà ad innamorarsi di Tosca? Perché è lei la via d’uscita dalle pene d’amore provate per Priscilla, è lei la “donna che scoprirà di amare”, non è forse vero?» chiese ancora Rose curiosa.<br />
«Tesoro…» disse la madre accarezzandole i lunghi capelli rossi «Questa, è un’altra storia.»</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3503</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Post Mortem &#8211; di MadameYui</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3454</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3454#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 14:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MadameYui</dc:creator>
				<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
		<category><![CDATA[Serpeverde]]></category>
		<category><![CDATA[aldià]]></category>
		<category><![CDATA[atto unico]]></category>
		<category><![CDATA[colore]]></category>
		<category><![CDATA[lord voldemort]]></category>
		<category><![CDATA[monologo]]></category>
		<category><![CDATA[post mortem]]></category>
		<category><![CDATA[scena]]></category>
		<category><![CDATA[verde]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3454</guid>
		<description><![CDATA[Dall'aldilà, dove è finito dopo la battaglia finale, Lord Voldemort fa un breve bilancio di tutta la sua esistenza, dalle origini fino al suo ultimo istante di vita, utilizzando una insolita chiave di lettura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><strong>FF A TEMA:</strong> &#8220;I colori della nostra vita&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Dall&#8217;aldilà, dove è finito dopo la battaglia finale, Lord Voldemort fa un breve bilancio di tutta la sua esistenza, dalle origini fino al suo ultimo istante di vita, utilizzando una insolita chiave di lettura.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Lord Voldemort</p>
<p><span id="more-3454"></span></p>
<p align="center">
<p align="center">
<p><strong><center>Post Mortem</center></strong><br />
<strong><center> Monologo – Atto Unico</center></strong></p>
<p align="center">
<p>(<em>La scenografia è completamente bianca, sullo sfondo alcuni gradini in marmo a rappresentare l’inizio di una scalinata, una nebbiolina a terra.<br />
L’attore entra in scena. Ha il volto senza naso, indossa una tunica nera ed è a piedi scalzi.<br />
Muove qualche passo. Cogitabondo, poi inizia a parlare tra sé</em>.)</p>
<p>E’ triste che sia finito tutto così. Pochi attimi sono bastati per strapparmi dalle mani il mio regno. Avevo il mondo ai miei piedi, poi è arrivato quell’insulso ragazzino e tutto mi e scivolato via tra le dita.<br />
Ed è ancora più triste il fatto che adesso mi ritrovi qui, nel bel mezzo nel nulla, a parlare ancora una volta da solo immaginando che ci sia un’intera platea ad ascoltarmi, proprio come quando ero in vita e mi bastava un solo gesto per calamitare l’attenzione di tutti e fare in modo che ognuno pendesse dalle mie labbra.</p>
<p>(<em>L’attore dopo qualche secondo di silenzio si rivolge ora direttamente al pubblico</em>)</p>
<p>Sapete, stavo cercando una parola per definire la mia vita e dopo lunghe riflessioni ne ho trovata una che ne racchiude tutto il senso.<br />
Molti di voi avranno pensato a ‘magia’, altri a ‘potere’, altri ancora a ‘terrore’.<br />
Vi sbagliate tutti. Ce n’è una che mi rappresenta ancora meglio: ‘verde’.<br />
Non ci credete? Ve lo dimostro subito.</p>
<p>Sono nato il 31 dicembre 1926 da Merope Gaunt, ultima discendente per linea di sangue di Salazar Serpeverde e già qui troviamo un piccolo indizio. Ma andiamo pure avanti.<br />
Mia madre morì nel darmi alla luce, così sono cresciuto in un orfanotrofio, dove però sentivo di essere diverso dagli altri e non riuscivo proprio in nessun modo a legare con nessuno, così appena potevo, fuggivo da quel lurido casermone e mi rifugiavo nel mio nascondiglio segreto, una grotta nelle vicinanze, nella quale passavo ore a pensare e a rimirare i miei tesori. Il muschio verde che ricopriva le pareti di pietra è stato il panneggio che ha avvolto la mia fanciullezza da eremita. Ed è stato allora che ho scoperto di essere rettilofono. I serpenti venivano da me, attratti dal potere che portavo inconsapevolmente dentro di me. Mi sembra superfluo sottolineare quale sia il colore più diffuso della pelle dei rettili.<br />
Quando ho compiuto undici anni un uomo si presentò da me, dicendomi di essere uno degli insegnati di una scuola speciale. Iniziò a raccontarmi della magia, del suo mondo e di come lì tutti avessero i miei poteri.<br />
Ricordo di non avergli creduto subito, così lui fu costretto a darmi una piccola dimostrazione. Rimasi incantato dall’idea di trovare dei miei simili, di spezzare quell’isolamento che mi ero imposto, così accettai di seguirlo e le porte di Hogwarts si spalancarono per me.<br />
Secondo voi in quale Casa finii? Serpeverde, ovviamente!<br />
Ricordo la mia divisa nera sulla quale spiccava il verde smeraldo della mia cravatta e degli inserti sulla tunica, il marmo delle pareti della sala comune, i drappi, i tendaggi dei letti. Tutto verde. Perfino la luce era verde, visto che i nostri dormitori erano nei sotterranei, sotto il Lago Nero, e la poca luce che filtrava dalle finestre assumeva la colorazione verdognola dell’acqua stagnante del lago. Passarono gli anni e scoprii come aprire la Camera di Segreti. Lì sotto trovai un altro mondo, neanche a dirlo, tutto verde. Verdi erano le striature della pietra, perfino quella nella quale era scolpito l’imponente ritratto di Salazar in persona, verdi erano le alghe che ondeggiavano sinuose nell’acqua, verde il muschio che tappezzava le pareti formando preziosi arazzi. Verdi erano le squame del basilisco che vi trovai e che non osai mai guardare negli occhi, non tanto per la certezza che sarei morto, quanto per il timore di trovarvi una qualche striatura di verde, prima di finire dritto al creatore.<br />
Già allora il verde stava diventando un’ossessione ed iniziava a darmi ai nervi.</p>
<p>(<em>L’attore fa un profondo sospiro e si va a sedere sugli scalini sul fondo, poggia stancamente la testa su una mano, prendendosi qualche secondo per riordinare le idee. Poi riprende a parlare, sollevando la testa</em>).</p>
<p>Avrei dovuto capirlo che non me ne sarei mai liberato.<br />
Una volta finiti gli studi per un po’ di tempo ho fatto qualche lavoretto, ho perfino provato ad entrare ad Hogwarts come insegnante, cosa che Silente non mi permise. Ho continuato a campare di espedienti, ma ben presto ho compreso che quella che mi aspettava era la via della grandezza, ed era giunto il momento di intraprenderla.</p>
<p>(<em>L’attore si alza e si dirige verso il pubblico, riprendendo il proprio monologo con foga</em>).</p>
<p>Ho iniziato a diffondere le mie idee sulla purezza del sangue, cominciando a carpire la fiducia di quegli stolti che in me vedevano un leader da seguire.<br />
E’ stato così semplice irretirli. Non si sono neanche accorti che colui che avevano innalzato a propria guida sulla via della purezza del sangue era figlio di un babbano ed era anche cresciuto in un orfanotrofio babbano, senza sapere nulla della magia e del suo mondo.<br />
Eppure eccoli lì, tutti ai miei piedi.<br />
Crearono perfino un marchio di cui fregiarsi il braccio, ed un simbolo da far risplendere nel cielo, a monito della mia inarrestabile ascesa al potere. Chi creò il Mors Mordre aveva un pessimo senso dell’umorismo, visto che lo creò verde, ma non è vissuto abbastanza per vedere che a me non faceva per niente ridere.<br />
Il mio strumento più potente? La mia firma personale? Che domande! L’Avada Kedavra! E ora che ci penso il suo raggio è verde…</p>
<p>(<em>L’attore finge di pensarci su qualche secondo e poi scoppia in una risata isterica</em>).</p>
<p>Quando andai dai Potter, quella stupida sanguesporco mi puntò addosso i suoi occhioni verdi e mi supplicò di risparmiare il suo bambino.<br />
Il tempo di una risata, la mia, ed il raggio verde partì dalla punta della mia bacchetta e la raggiunse in pieno petto. Mi avvicinai al lettino dal quale un altro paio di occhi verdi mi scrutava tra l’incuriosito e l’indispettito.<br />
Ma questa volta il mio raggio verde non fece il suo dovere e me lo vidi rimbalzare addosso.<br />
Degli anni che seguirono ho un ricordo vago, indistinto, così come lo era il mio corpo. Ricordo bene però gli occhi verdi di Harry Potter, che mi scrutavano decisi ed ardenti, la notte che tornai in vita in quel cimitero sperduto.<br />
Quella volta riuscì a sfuggirmi, ma non mi arresi certo per questo piccolo contrattempo, e ripresi la mia scalata al potere, ricominciando a suggellare le mie imprese con il verde dell’Avada Kedavra.<br />
E arriviamo così alla battaglia finale, quella che si è svolta ad Hogwarts. Lo scontro decisivo tra me e quel maledettissimo ragazzo con gli occhi verdi come la madre.<br />
L’ultima cosa che ho visto prima di morire, questa volta per davvero? Il raggio verde dell’Avada Kedavra che ancora una volta mi rimbalzava addosso.<br />
E poi mi sono ritrovato qui, dove la cosa più interessante che possa fare è esibirmi in estenuanti e noiosissimi monologhi davanti ad un pubblico immaginario, raccontandomi la mia stessa storia, come se non la conoscessi già.<br />
Ed ora, dopo aver sentito il mio racconto, avete ancora il coraggio di dire che la mia vita non possa essere perfettamente riassunta con la parola ‘verde’?</p>
<p>(<em>L’attore raccoglie i cenni di assenso del pubblico, poi allarga le braccia, rassegnato</em>).</p>
<p>E pensare che a me il verde non è neanche mai piaciuto.</p>
<p>(<em>L’attore, sconsolato, lascia la scena. Cala il sipario. Ovviamente verde</em>).</p>
<p align="center">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3454</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Chiave dei Colori &#8211; di BIA</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3471</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3471#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 13:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BIA</dc:creator>
				<category><![CDATA[avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatiche]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Finali alternativi]]></category>
		<category><![CDATA[Serpeverde]]></category>
		<category><![CDATA[colori]]></category>
		<category><![CDATA[Dissennatori]]></category>
		<category><![CDATA[Funny]]></category>
		<category><![CDATA[lago nero]]></category>
		<category><![CDATA[luna]]></category>
		<category><![CDATA[sirene]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3471</guid>
		<description><![CDATA[Che cosa sarebbe accaduto se l'incantesimo di morte di Voldemort su Harry avesse funzionato quella sera nella foresta probita? Chi avrebbe continuato la lotta e come? E soprattutto quali sarebbero state le immediate conseguenze delle politiche di Voldemort? Luna e Neville riescono come altri a salvarsi grazie all'estremo sacrificio di alcuni dei loro professori che muoiono o vengono imprigionati. Questo perchè loro ragazzi possano continuare a sperare. Ma se la malvagità di Voldemort privasse persino il mondo dei colori naturali da lui tanto odiati, allora cosa ne sarebbe della speranza stessa? I colori hanno una funzione precisa nella storia umana e Luna dovrà ricordarlo persino al coraggioso amico Neville.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><strong>FF A TEMA:</strong> &#8220;I colori della nostra vita&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Che cosa sarebbe accaduto se l&#8217;incantesimo di morte di Voldemort su Harry avesse funzionato quella sera nella foresta probita? Chi avrebbe continuato la lotta e come? E soprattutto quali sarebbero state le immediate conseguenze delle politiche di Voldemort? Luna e Neville riescono come altri a salvarsi grazie all&#8217;estremo sacrificio di alcuni dei loro professori che muoiono o vengono imprigionati. Questo perchè loro ragazzi possano continuare a sperare. Ma se la malvagità di Voldemort privasse persino il mondo dei colori naturali da lui tanto odiati, allora cosa ne sarebbe della speranza stessa? I colori hanno una funzione precisa nella storia umana e Luna dovrà ricordarlo persino al coraggioso amico Neville.<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Neville Paciock, Luna Lovegood.</p>
<p><span id="more-3471"></span></p>
<p align="center">
<p align="center">
<p>Le sue parole, in quel triste cortile di una Hogwards distrutta, erano state coraggiose ed audaci.<br />
Aveva sfidato l’Oscuro Signore e, a stento, lui e pochi altri, protetti dai professori sino al più estremo dei sacrifici, erano riusciti a lasciare il Castello quella sera, dopo che Minerva McGranitt aveva trovato la formula per annullare per alcuni attimi il blocco alla smaterializzazione. Lei, la sua direttrice, oltre che docente preferita insieme alla Sprite, era da due anni rinchiusa nelle segrete di Azkaban dove  la più insofferente delle ex studentesse, Bellatrix Le Strange, si era divertita a relegarla insieme ad altri, torturandola spesso lei stessa oltre ai Dissennatori.<br />
Quanto infatti ai noti carcerieri d’Azkaban v’era da dire questo, purtroppo: che stavano più fuori che dentro. Oramai si erano riprodotti in numero eccessivo, per nulla controllati né dai Mangiamorte né da Voldemort che, dal canto suo, non poteva essere toccato. Se lui non aveva ricordi veramente belli, i suoi accoliti erano tutelati da un particolare scudo che li rendeva immuni agli attacchi. Mentre per gli altri, maghi o babbani, era il disastro: quei lunghi mantelli svolazzavano su tutto il paese, Londra in testa. I babbani non riuscivano a vederli né a difendersi, e proprio loro erano le principali vittime. Da tempo i loro giornali parlavano dei suicidi di massa, dei reparti di psichiatria strapieni e, quel che era peggio, non riuscivano a spiegare, neanche con le migliori ricerche scientifiche, l’avvenimento che più di tutti era all’origine, secondo loro, di quelle tragedie: la scomparsa dei colori. Neville sospirò guardando confuso ed  irato le foto ancora ricche di rossi e giallo oro che ritraevano lui ed i vecchi amici: Hermione, Ron, Ginny, Fred e George. Ed Harry Potter, morto quella notte al Castello, ucciso dal mostro che adesso permetteva addirittura la distruzione del suo Pseudo-regno.<br />
“Neville vuoi una tazza di Plimpi? Ti farebbe bene sai?”<br />
Luna gli si avvicinò senza far rumore, come sempre. Lui si asciugò gli occhi ed accettò il brodino, o meglio la brodaglia violacea, che l’amica gli porgeva. Da tempo erano solo loro due: Hermione e Ron avevano dovuto ripiegare all’estero perché su loro pendeva una pena di morte, e da lì potevano cercare di sensibilizzare le altre comunità. Bill e Fleur erano in ambasciata alla ex scuola di lei, in Francia, ed Hermione, grazie all’appoggio di Vicktor Krum, stava ottenendo buone bacchette ed appoggi nell’Est Europa. Ma, man mano che il tempo passava, e che alcune sentinelle riportavano i risultati delle operazioni di terrore di Voldemort, anche gli animi più arditi cominciavano a riempirsi di dubbi. Quello era il risultato delle politiche di segretezza ed anche delle rivalità tra scuole: il mondo magico non era mai stato veramente unito ed adesso più che mai se ne vedevano le fallacità. La speranza cominciava a scemare mentre i loro amici ancora non si arrendevano. E neanche loro. Luna era straordinaria, se ne accorgeva giorno dopo giorno: aveva conosciuto la prigionia, la cattiveria di Voldemort, eppure era sempre riflessiva, posata, con la testa sulle spalle, proprio lei, la ragazzina soprannominata Lunatica Lovegood che persino lui, in quel primo incontro sulla carrozza, aveva giudicata strana. Era forte, invece, e più matura di tutti loro, che ancora non sapevano cosa significasse bene andare avanti nonostante tutto, tranne Harry che ne era diventato amico subito. E presto anche lui, con un’altra storia drammatica alle spalle, ne avrebbe apprezzato la forza.<br />
“Grazie Luna. Più tardi esco e cerco qualcosa di più… solido. Sei pallida sai? Non voglio che ti trascuri per me.”<br />
“Oh non preoccuparti, Neville. Quando mi hanno salvata dai sotterranei di Villa Malfoy ero assai peggio e poi io pallida lo sono sempre stata. Come la Luna, diceva sempre papà…”<br />
Gli occhi di Luna si fissarono per un attimo nel vuoto, carichi di bei ricordi ma anche di tristezza velata: suo padre non era sopravvissuto alle torture dei Mangiamorte che l’avevano rapito all’indomani della visita di Harry e adesso era definitivamente sola. V’era solo Neville con lei e per questo si facevano forza a vicenda.<br />
“Lo vendicheremo vedrai…”<br />
“Non è vendetta che voglio! Voldemort ha fatto tutto questo per vendetta! L’unica cosa che dobbiamo fare è far trionfare la pace e la giustizia, più per i vivi oramai che per i morti. Loro, ovunque siano, stanno bene adesso: mio padre era una delle persone più buone del pianeta e non può che essere felice.”<br />
Neville ripoggiò lo sguardo sulle foto.<br />
“Belle vero? E soprattutto così colorate… Non sembra vero che una volta quei colori c’erano sul serio.”<br />
“Già Luna, e stiamo parlando solamente di due anni fa.”<br />
“Ti ricordi i prati colorati della scuola? Il rosso, il blu dell’indaco ed il viola dei non ti scordar di me… Il giallo! Del sole e delle divise dei Tassorosso… Quanta gioia davano, quanta voglia di vivere! Secondo me non è un caso che i dissennatori cancellino i colori con la loro crescita… i colori sono gioia, voglia di vivere appunto, di andare avanti. Mentre loro vogliono che questi istinti in noi muoiano così che non facciamo resistenza alle loro bocche. Tutto diventa freddo e buio. I colori ci farebbero ancora sperare, invece.”<br />
Neville rimase fulminato sul posto. Era vero! Forse era anche quella la causa dell’arrendevolezza che li circondava! Le persone avevano dimenticato l’importanza di vivere perché avevano dimenticato i colori! Dopotutto come dichiarare l’amore per la ragazza che si desidera senza un mazzo di rose rosse? Come innamorarsi al chiaro di luna senza che questo ci sia? Le notti, persino quelle, da due anni erano nuvolose e buie.<br />
“Luna ti rendi conto di quello che hai appena detto!? E’ questo il motivo! Se solo riuscissimo a ripristinare i colori potremmo convincere la gente a reagire! Il giallo per il coraggio, il rosso per l’amore, l’azzurro per la pace!!! Le persone devono riscoprire cosa significa vivere, e non solo sopravvivere, per  ribellarsi a Voldemort!”<br />
“Vuoi dire che dobbiamo ricolorare il mondo?”<br />
Sorrise e poi si incupì peggio di prima: sì, era quello che stava dicendo ma dalla domanda di Luna comprendeva che stava sognando ad occhi aperti come i bambini. Ricolorare il mondo? Mica era un foglio bianco e lui un pittore coi pennelli! Per di più in Disegno aveva sempre fatto schifo.<br />
“Sì che cosa stupida vero? Non so da dove mi sia saltata in mente!”<br />
“Non è affatto stupida: da un po’ ci penso anch’io. Per questo ho ripreso gli appunti di papà sulla <em>Chiave dei Colori</em>.”<br />
Ed adesso cos’era questa <em>Chiave dei Colori</em>? Luna &#8211; già lo capiva guardandola in quegli occhi azzurro cielo, profondi come una fonte eterna &#8211; aveva desiderio di raccontargli un’altra delle leggende strampalate raccolte dal padre. E ne aveva bisogno: un po’ per ricordare il genitore scomparso ed un po’ forse per rifuggire quei tristi frangenti. Decise di assecondarla perché forse, in fondo, ne aveva bisogno anche lui. “La Chiave dei Colori? E cosa sarebbe?”<br />
“Mai sentita la storia della Chiave dei Colori? Eppure è così bella! Papà me la raccontava sempre da piccola, soprattutto dopo la morte di mamma. Però non è una fiaba: esiste sul serio! Solo che gli uomini, noi maghi compresi, non ne ricordiamo nulla perché abbiamo smesso di guardare sul serio i colori dimenticandoci anche delle cose che veramente sono importanti nella vita, come quelle che hai detto tu prima. La storia è questa: quando il mondo fu creato v’era la pace tra tutte le creature, ma un giorno alcune di queste si ribellarono al suo creatore che qui dimorava sotto forma di albero. Lui, triste, si fece tagliare da Morte e con lei se ne andò. I colori di quel mondo di pace, rovinato dalla guerra tra i Luminosi (i buoni) e le Ombre (i cattivi), sbiadirono senza tornare più alle loro tonalità originarie, anzi diventando sempre più scure. Ciononostante dopo un po’ quel Signore buono che se ne era andato ebbe pietà delle creature che aveva lasciato sul pianeta, gli ultimi Luminosi, ed altri tra i quali i primi maghi. Chiese così a Morte di consegnare ad essi la Chiave dei Colori per far tornare tutto come prima o quasi.”<br />
“La Morte!? E perché avrebbe dovuto fare una cosa del genere scusa? Non gode, Lei, delle pene altrui?”<br />
“Oh no! Secondo la storia, che è vera ti ripeto, Morte ha solo il compito di portare con sé le anime di quelli che muoiono, per ordine dell’albero stesso e, poverina, non lo fa con piacere! Siamo noi uomini che decidiamo di far morire violentemente qualcuno, noi che uccidiamo! Lei anzi ci aiuta, portando le anime di quei poveretti in un posto migliore! E se qui ci fosse pace proprio Lei sarebbe l&#8217;essere più felice perché finalmente se ne potrebbe andare in pensione!”<br />
Neville sorrise: Luna era sempre la stessa, desiderosa di vedere bontà e speranza ovunque, finanche nella forza che più di tutti spaventava gli altri. E, a pensarci bene, era questo che più gli piaceva di lei. “Continua scusa.”<br />
“Bene… Morte portò la chiave agli ultimi Luminosi ed ecco che i fiori, il cielo e tutto si ricolorò di nuovo ed i cuori delle persone tornarono finalmente felici. E così sarebbe stato per sempre. Persino nelle sofferenze, i colori della natura e del creato avrebbero fatto da balsamo ai loro cuori, facendoli sperare in un futuro migliore, più giusto per i loro figli se non per loro stessi. La Morte, dopo che il mondo fu di nuovo tutto colorato, prese nuovamente in consegna la Chiave e, dicendo che questo era previsto dal loro Signore, la pose in un regno a parte dove chiunque avrebbe potuto riprenderla se avesse avuto un cuore ricco di bontà e coraggio. Un cuore puro, come il tuo insomma! Indicò alle creature di quel tempo la Porta, consigliando loro di non dimenticarne mai l’ubicazione in modo da riprendere l&#8217;oggetto quando sarebbe stato nuovamente necessario. Perché, questo ha detto, il potere dei colori è più forte di qualsiasi forza da noi producibile. E, se è più forte dei patronus, dovrebbe non solo scacciare, ma addirittura distruggere i Dissennatori, no!?”<br />
“La tua storia è davvero bellissima, hai ragione, ma veramente credi…”<br />
“Ma sì: cos’è… fai lo scettico come Hermione adesso? Possibile che voi Grifondoro dobbiate essere sempre così limitati? Senza offesa ma Harry ha creduto a papà quando lui gli ha raccontato dei doni della Morte! E ce l’aveva quasi fatta, come anche Hermione ha detto! Perché non possiamo farlo noi? Dopotutto chiedere non costa nulla. Quel posto potrebbe ancora essere sorvegliato ma…”<br />
“Di quale posto stai parlando e soprattutto a chi dovremmo chiedere della Chiave?”<br />
“Ma è logico! Quali altre creature conosci che hanno migliaia di anni e custodiscono la storia non solo del loro mondo ma a volte anche del nostro?”<br />
Neville cominciò a pensarci su: “Gli unicorni? Ma quelli non parlano.”<br />
Luna sospirò: “Sto parlando delle Sirene del Lago Nero, Neville! Mi sembrava chiaro!”<br />
Neville arrossì. A volte, parlando con Luna, aveva l’impressione di trovarsi di fronte alla porta del dormitorio Corvonero. Spesso, per curiosità, vi si era accostato da studente, non azzeccando mai un solo indovinello così da incassare le risa di quelle quattro assi inattaccabili. Non che lui volesse davvero entrare nel dormitorio, soltanto i primi anni era convinto che il cappello avesse sbagliato a porlo tra i Grifondoro, e provare la porta delle altre case lo incuriosiva per capire quale tra i Corvonero ed i Tassorosso sarebbe stata migliore per lui. Non lo aveva detto mai a nessuno e meno male: adesso si risentiva tonto come allora.<br />
“Dici che le sirene…”<br />
“Perché non domandarglielo? Papà aveva ipotizzato di sì ed in effetti ha senso! Chi meglio di loro che hanno una memoria così vasta ed antica?”<br />
“Dobbiamo arrivare sino al Lago Nero, in pratica alla Scuola… Ed io so anche come fare!”<br />
“Lo sapevo! Per me era davvero questo il problema: come ci arriviamo? C’è qualcuno ancora così coraggioso da aiutarci?”<br />
“Non serve. Vieni; materializziamoci a Green Ville, il villaggio vicino ad Hogsmade. Da lì andremo a piedi fino al nostro primo obiettivo.”</p>
<p>Di verde a Green Ville non v’era più nulla, neppure l’erba purtroppo.<br />
Camminando per chilometri, travestiti da viaggiatori casuali e facendo attenzione a non farsi ugualmente notare, giunsero su una delle tante colline desolate dei dintorni di Hogsmade. Lì Neville si fermò. Dopo proseguì, ancora più prudente, sino ad un gruppo di alberi neri come cobalto. Fu allora che, superati anche quelli, entrò in un vecchio capanno abbandonato o almeno così sembrava da quella prospettiva. In realtà doveva essere una casa anche piuttosto bella un tempo, mentre oggi si intravedevano ovunque solo mobili distrutti e carta da parati strappata da profonde ed inquietanti unghiate. Nel silenzio più assoluto e con la solita decisione, Luna lo seguì, anche quando l’amico le chiese di strisciare rovinosamente in un cunicolo scavato nella terra, umido e stretto.<br />
Quando riemerse non riuscì comunque a trattenere lo stupore: erano proprio nei giardini della scuola, ai piedi del vecchio Platano Picchiatore, oramai morto. Si accertarono che non vi fosse nessuno dopodichè si incamminarono verso il lago. Da quando c‘era stata la battaglia nessuno osava avvicinarsi a quel luogo e così persino i Mangiamorte, sicuri che oramai fosse solo un cimitero, avevano smesso di sorvegliarlo. I loro obiettivi erano altrove.<br />
“Me l’ha confidato Hermione poco prima di partire per l’estero. Ha creduto che potesse essere utile se un giorno avessimo dovuto per qualche motivo tornare qui. La casa diroccata era la Stamberga Strillante.”<br />
“Oh allora c’è ancora un passaggio segreto che i Mangiamorte non hanno scoperto.”<br />
“Esatto, e per noi è una fortuna. Ecco il lago. Ed ecco qui l’algabranchia.”<br />
Ingoiarono la dose necessaria ad un’ora di nuoto, consci di doverne usare altre se fosse occorso più tempo. Il lago era diverso da tutto il resto in superficie: anche se i colori dell’acqua lacustre non erano mai stati tra i più brillanti, lì ancora regnavano incontrastati il verde alga ed i colori dei pesci che si incontravano.<br />
“Kirlaxianthia!”<br />
Si fermarono, scioccati e sorpresi. Una sirena era apparsa proprio di fronte a loro con tanto di tritone, minacciosa. Neville pensò che quella era stata un’idea folle: le sirene non facilmente lasciavano uscire incolume chi era entrato nei loro domini senza permesso. Ma Luna lo spaventò ancora di più iniziando a parlare in quella stranissima lingua.<br />
Luna parlava Sirenese!? Ecco che adesso in confronto all’amica si sentiva ancora più uno stupido. Certo che lo parlava altrimenti non le sarebbe venuta l’idea di andarle a consultare! Dopo alcune concitate frasi, al termine delle quali la sirena abbassò il tritone, iniziarono a muoversi seguendola.<br />
“Ho chiesto di vedere la regina dicendo che non siamo qui per male ma per una cosa importante e segreta. Speriamo che ci ascolti, ma papà diceva sempre che le sirene non sono così cattive come sembrano, e che se possono ti aiutano; per questo sin da piccola, per allenare la mia intelligenza, mi ha insegnato la loro lingua.”<br />
“Non lo avevi detto. Meno male comunque perché io già mi vedevo trafitto da quello spiedo pieno di alghe verdi.”<br />
La sirena si girò verso di lui dandogli un’occhiataccia che gli fece gelare ancor più il sangue nelle vene.<br />
“Sappi che ti capisce. Le sirene hanno imparato da secoli la lingua degli uomini e di tutte le creature fuori e dentro l’acqua.”<br />
“Ah sì? Perché sono l’unico qui a non capire un’acca? Comincio a sentirmi a disagio.”<br />
Mentre Luna gli sorrideva amichevole, la sirena emise una percettibile risata divertita dopodichè, silenziosa, li condusse dentro il palazzo reale costituito da ampissime celle su una enorme parete rocciosa piena di coralli rossi e gialli. Per la prima volta Neville, forse per quella meravigliosa vista inaspettata, iniziò sul serio a sperare. Forse la chiave non esisteva, ma dato che erano lì si poteva provare una mediazione con le sirene attraverso Luna.<br />
“Salve uomini. Quale strana esigenza vi spinge a varcare i nostri confini senza permesso? Non sapete che adesso abbiamo addirittura potere di morte su voi?”<br />
La regina, inquietante quanto severa, si rivolse loro nella lingua umana, con suo enorme sollievo.<br />
“Ci scusi tanto regina, non volevamo offenderla. E’ che forse lo saprà, su v’è la desolazione e la morte …”<br />
“Certo che lo so! Con chi credi di parlare umano!? Non respiriamo come te ma se vogliamo possiamo uscire dalle acque. Anche se persino questo non serve: l’intera zona, l’intero paese, è buio quanto la foresta proibita e tutto per colpa della malvagità di uno della vostra razza! Di nuovo!”<br />
Neville era confuso e spaventato: “Di nuovo? Perché quando…?”<br />
“Pure di memoria corta! Ma la studiate ancora la vostra storia o credete che sia un insieme di favole!?”<br />
“Regina oramai in pochi ricordano di Morgana e dell’incantesimo che lanciò sulla Foresta Incantata. Solo la mia famiglia temo… Lo scusi, non voleva offenderla in alcun modo, ma noi uomini abbiamo davvero la memoria corta.”<br />
“Tu parli bene per essere una di loro. Ti chiami Luna, vero? Ti abbiamo tenuta molte volte d’occhio da studentessa. Un’umana che si interessava alla salute dei Thestral e delle altre creature indifese della foresta è un curiosa eccezione. Sei di razza elfica per caso?”<br />
“Si dice che all’origine della mia famiglia vi fosse Miara…”<br />
“Miara la regina!? Perché non l’hai detto subito? Ma sapevo che si chiamavano in altro modo i suoi eredi.”<br />
“Mia madre era la sua discendente. Io porto il nome di mio padre, per questo non l’ho detto prima regina; mi scusi.”<br />
A Neville cominciava a girare la testa e non capiva se era per la scomparsa anticipata degli effetti dell’algabranchia o per qualche altro motivo, magari per quello già conosciuto di non capire nulla di quanto detto. Era meglio che a parlare fosse Luna.<br />
“Questo cambia tutto. Siamo disposti ad ascoltare le richieste di una discendente; parla quindi.”<br />
Mentre tutta la corte di sirene guardava Luna con occhi nuovi ed a volte persino sorridenti, Neville si rendeva conto che l’amica nascondeva dei segreti, oltre che delle conoscenze, a lui preclusi.<br />
“Siamo qui perché crediamo che una nuova speranza potrebbe essere data agli uomini se solo i colori tornassero nel nostro mondo…”<br />
“Quindi se ho ben capito siete qui per l’Ingresso al Regno della Chiave?”<br />
“Esiste sul serio!!!?”<br />
La regina lo guardò furibonda e disgustata, ed ancora una volta lui si rese conto di aver aperto bocca senza pensare.<br />
“Certo che esiste!!! E sin oggi mi sono domandata per due anni perché nessuno venisse a chiederla! Allora è vero: avete dimenticato proprio tutto!”<br />
“Tranne i miei genitori regina… la prego ci aiuti. Mia madre sapeva dove fosse la porta ma è morta quando ero bambina e non mi ha potuto trasmettere né questa né altre conoscenze. Siamo disperati.”<br />
La regina e la platea si volsero pietose a Luna che ancora una volta metteva sinceramente riparo ai suoi errori.<br />
“Ma certo principessina: ti porterò io stessa alla porta, insieme al tuo amico. Non v’è dubbio alcuno che tu sia chi dici: solo una persona di sangue Elfico antico ha la speranza e la bontà che intravedo nei tuoi occhi e non posso permettere che la discendente della mia migliore amica di un tempo soffra ancora per la malvagità altrui. Può venire anche il tuo amico scettico, mi sembra buono in fondo.”<br />
“Oh lo è regina: ed uno degli umani più coraggiosi di questo pianeta, glielo assicuro!”<br />
Mentre Neville, sotto i sorrisi delle sirene, arrossiva sentendosi un pesce rosso, la regina faceva loro strada.<br />
“La porta è addirittura qui, nel nostro fondale. E’ proprio per proteggerla che ci siamo trasferite in questo luogo migliaia di anni fa, e su invito di Miara, nientemeno. Questo secoli prima che incontrasse Merlino e si innamorassero. Un uomo stupido anche lui ma almeno le voleva bene ed alla fine ci chiese di non abbandonare la guardia anche dopo l’uccisione della sua amata e la maledizione di Morgana sulla foresta. Ecco siamo arrivati.”:<br />
Erano di fronte ad una parete di roccia come le altre. La regina vi poggiò una mano guantata ed improvvisamente si aprì un arco argentato, luminoso come il chiaro di luna.<br />
“Entrate. Io sarò qui ad aspettarvi, non temete.”<br />
Varcarono la soglia e davanti a loro apparve uno spettacolo da sogno. Era come trovarsi in superficie ma tutto, proprio tutto, era ipercolorato, quasi esageratamente. Il cielo era rosa, e di blu v’erano degli enormi uccelli grandi quanto fenici.<br />
“Per la barba di Merlino, dove siamo!?”<br />
“Nel regno dei sogni! E’ reale ma è così bello che noi altri riusciamo soltanto a sognarlo. Non è stupendo? Proprio come me lo descrivevano mamma e papà. Non possiamo stare troppo tempo però: la regina ci aspetta e la Chiave è proprio in fondo alla valle, sulla collina più alta. Ecco la vedi?”<br />
Luna indicò un punto luminoso come un diamante, fisso all’orizzonte come un faro in quel paradiso inimmaginabile persino nei sogni per lui. Nei suoi almeno.<br />
“E cosa dobbiamo fare per prenderla?”<br />
“Secondo la storia che mi raccontavano, nulla: solamente dimostrare che siamo mossi da buone intenzioni.”<br />
“Altrimenti che succede: restiamo qui?”<br />
“No! Verremo inceneriti.”<br />
Luna lo aveva detto col suo solito aplombe, mentre lui, al sentire la prospettiva, immaginava già il suo costume sormontato da un mucchietto di cenere.<br />
“Dai andiamo.”<br />
La seguì ed attraversarono valli e foreste con animali sgargianti di tutte le tonalità primarie e composte possibili, nelle varie ed infinite sfumature di quello che, davvero, era il mondo dei colori. V’erano creature curiose che sembravano capirli e Luna di tanto in tanto ne salutava un paio come fossero stati i Thestral amici di una vita.<br />
Risalita la collina la videro. C’era un piedistallo pieno di edera e di fiori fucsia, e sopra una grande ninfea, galleggiante nella piccola vasca, la Chiave. Lunga quanto una mano intera e decorata di tralci d’uva e d’edera anch’essa, attirava l&#8217;attenzione più luminosa che mai.<br />
“La prendo io! Così se io dovessi diventare cenere tu riuscirai a tornare indietro. Mi hai capito? E’ inutile morire entrambi!”<br />
Neville sembrava, ascoltandosi, avere davvero tutta la forza che mostrava. Dentro di sé invece tremava, ma l’amica doveva essere salvaguardata. Si avvicinò prima che lei potesse ribellarsi, e prese tra le dita l’oggetto. Per un po’ non capì cosa avesse fatto perché aveva istintivamente chiuso gli occhi. Era vivo e vegeto e con un sorriso si rivolse a Luna che lo guardava commossa.<br />
“Sapevo che ce l’avresti fatta. Sei la persona giusta. E’ bellissima non trovi? Forse non ci permetterà di scacciare subito quell’uomo malvagio ma ridarà colore e speranza agli altri. I colori sono meravigliosi qui ed io mi sento già meglio. Tu no?”<br />
“Sì, anch’io.”<br />
Pieno di vergogna per non aver creduto subito alle parole dell&#8217;amica, ridiscese con lei il colle e ripercorse la valle. La regina delle sirene era davvero ancora lì ad aspettarli.<br />
“Ora che avete la chiave vi spiego come funziona: è sufficiente soltanto portarla in superficie perché sprizzi colore ovunque. Per non attirare subito attenzione su di voi vi consiglio dunque di coprirla con un panno. Se volete riempire velocemente il mondo di colori, scacciando le creature coi mantelli neri che lo tengono in scacco, vi consiglio di salire il più possibile in alto e di compiere la vostra missione dai cieli. Da lì sarà difficile colpirvi a causa della luce intensa che scaturirà. Poi quando avrete finito e sarete al sicuro come mi auguro, congedate la Chiave: vi sentirà e tornerà quaggiù da sé scomparendo. Mi raccomando state attenti: non può esservi nulla di peggio della perdita di altre buone persone per la vostra gente, ora più che mai.”<br />
Ringraziarono, lui ancora imbarazzato e lei con aria triste e filiale, la sirena che li guardò stavolta materna ed apprensiva. Forse le sirene erano tanto scontrose perché senza più fiducia in loro uomini. E magari anche spaventate?<br />
“Come faremo a salire sino in cielo? Con le scope? Ci vedranno…”<br />
“No, la regina mi ha dato un’idea magnifica mentre la salutavo. E non vedo l’ora di rivedere la nostra vecchia amica.”<br />
“Chi?”<br />
Neanche il tempo di dirlo e sentì un fischio acuto molto familiare. Alzando lo sguardo quasi gridò per la gioia: Fanny li stava salutando abbassandosi sempre più di quota. Persino le sue piume erano grigie dato che i raggi del sole non le colpivano più da tempo. Una rabbia feroce si impadronì di lui al punto che senza farselo dire salì sull’animale.<br />
Quella sarebbe stata una delle sere più pericolose ma anche più straordinarie ed indimenticabili della vita di entrambi. Sulla schiena di Funny si alzarono di metri e metri di altezza e senza preavviso, con tutta la velocità che l’amica sincera poteva concedere loro, scoprirono la chiave attraversando in lungo ed in largo, impiegandovi tutta la notte, l’intera nazione. Hogwards, o meglio le sue macerie, furono ricoperte di piante e fiori luminosissimi anche in quel tramonto che d’un tratto era finalmente rosso fuoco. Come la luce d’ una fiaccola illumina, senza più spegnersi, un corridoio buio, così loro avanzando nella sera coloravano, anche di notte, il mondo che oramai non riconoscevano da mesi. E quando giunsero su Londra fu ancora più straordinario: qualcuno, abituato a quel buio tanto da non dormire più, richiamò l’attenzione degli altri guardando incredulo la luce dell’aurora che illuminava di rosa il cielo e tutto un paesaggio non più grigio. L’incantesimo di dissimilazione operato da Luna era perfetto, e quel che era meglio le grida dei Dissennatori sotto di loro scoraggiavano persino i Mangiamorte che non si azzardarono mai a sollevarsi in volo per la paura di esserne investiti. Fu così che tutto filò liscio mentre i Dissennatori diventavano cenere invisibile spazzata dal vento prima che potesse cadere a terra, mentre loro continuavano ad essere inguardabili per la luce fortissima emanata della chiave. In molti, babbani o maghi, uscivano intanto allo scoperto, gridando di gioia dal basso e piangendo, la speranza ed un insperato pizzico di nuova gioia finalmente nei cuori. Guardando quello spettacolo persino Neville si commosse, i capelli di Luna, davanti a lui con la Chiave tra le dita, ad accarezzargli il viso.<br />
“Grazie Luna”<br />
“Di che cosa? E’ anche il mio mondo.”<br />
“Sì ma sarebbe molto meno straordinario senza di te.”<br />
Luna sorrise mentre lui, asciugandosi le lacrime, ringraziava con una carezza anche Funny che li stava riaccompagnando finalmente contenta a casa, le piume nuovamente rosso fuoco, come dovevano essere con quel loro colore, testimone ulteriore del coraggio e della forza inesauribile della sua anima.</p>
<p align="center">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3471</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amore senza fine &#8211; di ArabaFenice</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3366</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3366#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 23:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ArabaFenice</dc:creator>
				<category><![CDATA[avventura]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Grifondoro]]></category>
		<category><![CDATA[Introspettive]]></category>
		<category><![CDATA[Malinconiche]]></category>
		<category><![CDATA[Romantiche]]></category>
		<category><![CDATA[affetto]]></category>
		<category><![CDATA[amore senza fine]]></category>
		<category><![CDATA[aprile]]></category>
		<category><![CDATA[daphne]]></category>
		<category><![CDATA[divinazione]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[hogsmade]]></category>
		<category><![CDATA[Hogwarts]]></category>
		<category><![CDATA[incantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[madama]]></category>
		<category><![CDATA[magica]]></category>
		<category><![CDATA[nathan]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
		<category><![CDATA[pazzina]]></category>
		<category><![CDATA[personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[pollock]]></category>
		<category><![CDATA[priscilla]]></category>
		<category><![CDATA[profezia]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[rosmerta]]></category>
		<category><![CDATA[soluzione]]></category>
		<category><![CDATA[strega]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3366</guid>
		<description><![CDATA[FF A TEMA: &#8220;Soluzioni magiche per problemi d&#8217;amore&#8221; RATING: G Se credete che &#8220;l&#8217;amore senza fine&#8221; sia  priorità esclusiva delle coppie, vi sbagliate di grosso! Esistono varie forme d&#8217;amore: quello di una nonna per una nipote, di un padre per una figlia, quello tra ex fidanzati che si rispettano e si vogliono ancora bene. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF A TEMA:</strong> &#8220;Soluzioni magiche per problemi d&#8217;amore&#8221;<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Se credete che &#8220;l&#8217;amore senza fine&#8221; sia  priorità esclusiva delle coppie, vi sbagliate di grosso! Esistono varie forme d&#8217;amore: quello di una nonna per una nipote, di un padre per una figlia, quello tra ex fidanzati che si rispettano e si vogliono ancora bene. La vostra scrittrice in erba ArabaFenice, alle prese con la sua prima FF, proverà ad esaltare al meglio questo aspetto dell&#8217;amore, in una storia introspettiva e dinamica, nostalgica e a tratti malinconica, che avrà come protagonista la proprietaria del pub più amato di Hogsmeade: Madama Rosmerta! Le sue pene d&#8217;amore e i suoi tormenti interiori andranno incontro, alla fine, ad una soluzione magica del tutto inaspettata!<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Madama Rosmerta, Nathan, Signor Pollock, Daphne, Priscilla</p>
<p><span id="more-3366"></span></p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Antefatto</strong></p>
<p><em>Tonf</em>! &#8230; <em>Tonf</em>!&#8230;<br />
Degli strani rumori provenivano dal soggiorno stile inglese di quella grande ed accogliente casa di campagna, immersa in una vallata che, ogni anno, nel periodo invernale, si tingeva di tutte le sfumature del bianco. Una spessa coltre di neve la ricopriva interamente.<br />
<em>Tonf</em>! <em>Sbam</em>! &#8230; <em>Tonf</em>!<br />
No, non poteva di certo essere colpa del vento. È vero, fuori faceva molto freddo e la neve fioccava leggera, ma non c’era neppure una leggera brezza a scuotere le fronde dei grandi alberi che riempivano la scena di quel paesaggio da cartolina.</p>
<p><strong>TONF!</strong></p>
<p>L’ultimo tonfo fu il più violento. Adesso era chiaro: qualcosa di molto grosso e pesante doveva essere precipitato sul parquet del soggiorno.<br />
La donna che, da decenni, ormai, abitava in quella casa, non ne poté più di tutto quel chiasso.<br />
Al momento dell’accaduto, si trovava in cucina, dove cercava di darsi da fare per preparare la cena. Dal momento che aveva già sottoposto all’Incantesimo Tagliuzzante gran parte delle patate che avrebbe utilizzato per preparare la sua famosa frittata, decise di togliersi d’impeto il grembiule e di dirigersi immediatamente verso il soggiorno.<br />
«Daphne, insomma! Vuoi dirmi che diamine succe&#8230; <strong>OH CIELO</strong>!» sbraitò.<br />
Quella signora di circa sessant’anni, dall’aspetto sobrio e curato e con indosso vestiti comodi ed ampi, era rimasta a bocca aperta.<br />
Il tappeto del suo soggiorno era letteralmente sommerso dai libri. Tomi di ogni forma, colore e dimensione, erano caduti rovinosamente qua e là in malo modo.<br />
Una bambina minuta, dall’aspetto grazioso e con grandi occhi color nocciola, non osava alzare la sguardo, ormai fisso sul parquet scuro che arredava la stanza preferita dalla sua nonna, né spostare di un millimetro la sua mano destra che, immobile dietro la schiena, impugnava una bacchetta rigida e di colore chiaro che la piccola, in tutti i modi, cercava di nascondere. Indossava una giacca di lana, con tanto di cappuccio, color bianco latte, un jeans e delle scarpe da ginnastica nuove di zecca. Il suo abbigliamento contribuiva senz’altro a conferirle un’aria ancor più sbarazzina.<br />
«Vieni qui. O-R-A!». Il tono della donna fu perentorio.<br />
«Ma nonna, io… io non volevo! Volevo solo prendere un libro! Era su una mensola troppo alta, così ho provato con un incantesimo di Appello ma, lo sai, non sono ancora molto pratica e…»<br />
«&#8230;e tu, allora, hai pensato bene di salire su questa sedia e di arrampicarti fin lassù, vero? E così hai urtato quell’enorme pila di libri che adesso giace sul mio tappeto, giusto? Non ci posso credere, Daphne. Sai quanto io sia affezionata a quei volumi. Sai anche che più volte ti ho detto che avresti potuto prenderli, sfogliarli, addirittura portarli a casa tua. Ma, tesoro, insomma, hai visto che hai combinato? Il soggiorno è irriconoscibile e a molti dei libri si è staccata la copertina. Potevi chiamarmi, chiedermi di aiutarti!»<br />
La nonna, nel rimproverare la piccola, sembrava essere più dispiaciuta che arrabbiata.<br />
Daphne si rese conto del danno causato ed iniziò a piagnucolare piano, in tono sommesso, quasi provasse imbarazzo per le sue stesse lacrime.<br />
La nonna, che non sopportava di vederla in quello stato, addolcì il tono e aggiunse:<br />
«Rischiavi di farti molto male, piccola mia! Almeno questo lo capisci? Mi hai fatto preoccupare&#8230; Ora smettila di piangere, su, asciugati il viso e vieni qui a darmi una mano a rimettere in ordine.»<br />
«Ma perché non usi&#8230;»<br />
«&#8230;la magia? Oh, no di certo! Sarebbe troppo semplice, tesoro mio.» Il tono della nonna era deciso, ma decisamente più sereno.<br />
La bambina apprezzò ugualmente lo slancio di benevolenza da parte della nonna. Per lei, era già una fortuna non essere stata punita più severamente, così decise di non controbattere ulteriormente. Rassegnata, si rimboccò le maniche e si accinse ad aiutarla.<br />
Fu quest’ultima a rompere nuovamente il silenzio quando, per smorzare la tensione, accennò un sorriso e disse: «A proposito: perché non mi dici qual è il libro a causa del  quale hai accidentalmente combinato questo disastro?»<br />
Daphne arrossì, poi indicò un grosso tomo dalla copertina rossa, ancora in bilico sulla mensola della libreria.<br />
«Ah-ahh! <em>“L’incantesimo dei cigni volanti”</em>&#8230; dovevo aspettarmelo&#8230; è un bel romanzo, comunque.» La nonna non sembrava sorpresa dalla scelta della nipote, al punto che continuò a borbottare sottovoce, tra sé e sé: <em>“Per la barba di Merlino, questo dannato titolo incanta ancora i ragazzini&#8230; persino l’ultimissima generazione ne sembra affascinata&#8230;Mah, roba da matti…”</em> Poi esclamò, puntando la bacchetta in direzione del libro: «Accio libro!» Il volume prese a svolazzare in aria e, infine, piombò tra le mani della donna. «Tieni cara, appoggialo sul tavolino. Lo potrai iniziare a leggere più tardi. Intanto, per favore, finisci di aiutarmi a sistemare questo caos.»<br />
Daphne prese in mano il pesante libro che la nonna le stava porgendo, lo soppesò un attimo e, infine, fece ciò che le era stato detto. Aveva una gran voglia di iniziarlo a leggere, ma sapeva bene che il tono della nonna non ammetteva repliche. Si rassegnò dunque all’idea di leggerlo in seguito e provò a dare una mano più che poteva.<br />
Le due dedicarono circa un’ora alla pulizia e alla sistemazione del soggiorno. Poi, tra una cosa e l’altra, proprio mentre la nonna terminava di spolverare la cornice di un grande quadro, raffigurante il castello di Hogwarts, accadde l’inaspettato.«Toh!» &#8211; mugugnò la nonna &#8211; «Guarda un po’ cosa salta fuori dopo tutto questo tempo&#8230; »<br />
Tra le mani, adesso, stringeva un altro libro, dall’aspetto trascurato e consunto e protetto da una copertina verde acqua parzialmente strappata, rovinata. Non assomigliava affatto ai tipici volumi d’epoca, né tanto meno sembrava appartenere a quella categoria di libri che la nonna aveva conservato per decenni. Daphne sospettava dunque che fosse semplicemente usurato a causa di un utilizzo ripetuto nel tempo. Evidentemente la nonna, o chi per lei, doveva averlo letto e riletto.<br />
Gli occhi della donna presero a luccicare vistosamente. Daphne parve accorgersene, al punto tale che smise di impilare gli ultimi libri che le erano rimasti per andarle incontro.<br />
«Nonna, che succede?» domandò. Nel rivolgersi alla donna, le aveva candidamente preso la mano.<br />
La signora si mise a sedere sul divanetto azzurro, posto dinanzi al caminetto in pietra, ed iniziò a guardarsi intorno, con l’aria persa e disorientata di chi ha fatto un tuffo nel passato.<br />
«Ehh, cara Daphne» disse, commossa «questa casa è piena zeppa di ricordi! Vecchi souvenir che tua madre o tuo zio mi portavano in dono dopo le gite scolastiche&#8230; riviste d’epoca che la mia dolce madre &#8211; la tua bisnonna &#8211; amava sfogliare quotidianamente. E poi, ancora, le foto del mio matrimonio, il mio primo mantello da strega…»<br />
Daphne ascoltava in silenzio, curiosa di comprendere dove i pensieri e le memorie avrebbero condotto la nonna. Quest’ultima, però, ben presto cessò di parlare. Si mise in piedi, si asciugò le lacrime con la manica dell’ampio maglione che indossava, e provò a reagire. D’ un tratto, infatti, disse:<br />
«Dai, basta sentimentalismi. Finiamo di rimettere tutto al proprio posto. Devo tornare al più presto in cucina, non ho ancora sbattuto le uova per la frittata e&#8230;»<br />
«Nonna..?»<br />
«No tesoro, sul serio! Sto bene! E’ stato solo un attimo di debolezza&#8230; Ora, da brava, aiutami e non pensare più a ciò che hai visto&#8230;»<br />
«Nonna… no che non va tutto bene&#8230;» Daphne non aveva assolutamente intenzione di lasciar perdere. Adesso voleva scavare a fondo, desiderava comprendere cosa la nonna, poco prima, in uno slancio di confidenza estrema, avesse provato a dirle. Soprattutto, le stava a cuore capire quali emozioni avesse scatenato quel libro e quale nesso ci fosse tra esso e i “ricordi” cui la nonna accennava.<br />
«Nonna, ho voglia di dare un’occhiata a quel libro. Se non vuoi dirmi che cosa ti è preso va bene, rispetterò la tua volontà. Ma, per favore&#8230; Lascia che io gli dia un’occhiata. Non so neanche come si intitoli&#8230; »<br />
La nonna smise nuovamente di parlare. Daphne la osservava. I suoi timidi occhi color nocciola erano fissi su di lei.<br />
Trascorsero alcuni minuti senza che nessuna delle due proferisse parola, poi la bambina, senza dir nulla, si diresse verso il baule in vimini posto ai piedi della libreria. Il libro che tanto aveva scombussolato la nonna era adagiato lì, pronto per essere nuovamente riposto su una mensola e per ricadere nel suo oblio, proprio come se si trattasse di un volume qualunque. Daphne smise di guardare la nonna e lo prese in mano. Mentre stava per iniziare a sfogliarlo, la nonna ruppe il silenzio:<br />
«Non ha un titolo.»<br />
«Cosa hai detto?» Daphne non era certa di aver capito bene.<br />
«Hai sentito bene: questo libro non ha titolo.»<br />
«Ma tutti i libri ne hanno uno. Altrimenti non si saprebbe come distinguerli!»<br />
«Questo libro non ha un titolo. E non è mai stato in vendita. Fine della storia.»<br />
Daphne era certa di non aver afferrato al meglio il senso del discorso, ma la nonna sembrava risoluta e salda nella sua posizione.<br />
Decise dunque di non chiedere più spiegazioni. Dopo qualche istante di esitazione, tuttavia, disse, d’un fiato: «Leggilo per me, nonna.»<br />
La donna non sembrava affatto convinta. «Davvero? Ti piacerebbe? Tuttavia, non credo sia una buona idea&#8230;»<br />
«Allora dimmi cosa c’è che non va in questo libro, in modo che io possa capire e farmene una ragione. Se lo farai, ti prometto che non ti chiederò più nulla. Mi comporterò come se non fosse mai esistito.»<br />
Daphne era più sveglia di quanto la nonna pensasse.<br />
«Ha ragione tua madre, ragazzina: sai il fatto tuo. Credo di non aver mai incontrato una bambina di dieci anni più determinata e testarda di te.» Il tono della nonna era serio, ma tra le sfumature della sua voce si poteva ugualmente cogliere l’affetto incondizionato che provava nei confronti della nipote.<br />
«Sai che c’è? Hai ragione. Pensavo fosse presto, ma mi sbagliavo. Credo sia il momento adatto per consentirti di leggere questo libro.»<br />
Sul volto di Daphne si aprì un meraviglioso sorriso. «No, sarai tu a leggerlo per me, nonna. I patti sono chiari. E sono questi.»<br />
«E va bene&#8230;! Te lo prometto! Potremmo iniziare a darci dentro con la lettura già questa sera. Dopo cena, ci sediamo qui, accendiamo il camino.. Non ci disturberà nessuno. Ti piace l’idea?»<br />
La bambina annuì, felice.<br />
<!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br />
<!--[endif]--></p>
<p>La serata trascorse in fretta. Le due consumarono soddisfatte quel che la nonna aveva preparato per cena per poi, finalmente, andare a prendere posto sul morbido ed accogliente divanetto del soggiorno.<br />
«Uh, quasi dimenticavo… <em>Innervo</em>!», esclamò la nonna, che si era dimenticata di accendere il camino. Pian piano la stanza iniziò a riscaldarsi, ma lei afferrò ugualmente una coperta, e la adagiò sulle gambe di Daphne, che tuttavia non riusciva a star ferma. La bambina, infatti, ben presto si mise a cavalcioni su uno dei due braccioli del divano, mentre la nonna prese regolarmente posto su di esso.<br />
«Bene, credo che adesso non manchi proprio più nulla.» disse «Ma prima&#8230;» aggiunse subito, divertita, sapendo che Daphne non ne poteva più di aspettare «&#8230; prima è bene che tu sappia che questa storia potrà lasciarti senza fiato, potrà intristirti e commuoverti. Ti chiedo però di andare “oltre”. Solo alla fine del racconto capirai cosa intendo dirti, ma intanto è bene che ti prepari a coglierne il significato più intimo, più vero.»<br />
«Ok, nonna, te lo prometto! Però adesso iniziamo, eh?»<br />
La donna non se lo fece ripetere due volte.<br />
Era incredula: non avrebbe mai pensato che la bambina avrebbe potuto manifestare tutto questo interesse per un libro sconosciuto, privo di titolo e avvolto da un alone di mistero.<br />
<em>“L’incantesimo dei cigni volanti”</em> era ancora sul tavolino in legno, laddove Daphne l’aveva lasciato.<br />
Lo aveva dimenticato in fretta. Il nuovo libro aveva pungolato la sua curiosità di bimba, l’aveva catturata ancor prima che potesse conoscerne il contenuto.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Capitolo 1</strong></p>
<p>Chiuso. <em>“I tre manici di scopa”</em>, lo storico locale di Hogsmeade, gestito da Madama Rosmerta, era chiuso. «Che giorno è oggi, Rose?» chiese perplesso un mago di mezz’età ad una strega di bell’aspetto, che camminava sotto braccio con lui. L’uomo aveva notato il cartello appeso alla porta d’ingresso del pub: su di esso, la parola “chiuso” era scritta a lettere cubitali e si alternava ad intermittenza con l’espressione “Per necessità ed esigenze particolari, recarsi al locale <em>“La testa di Porco”</em>&#8220;. Quel cartello stregato era ormai sotto gli occhi dell’intera popolazione di Hogsmeade.<br />
La bella strega di nome Rose, dopo aver scrutato il cartello per alcuni istanti, finalmente rispose al marito e, come se gli avesse letto nel pensiero, disse: « Hai intuito bene, Harold. Oggi è proprio il 4 Aprile. E questa&#8230;» aggiunse poi, indicando con un leggero cenno del capo il locale di Madama Rosmerta «non è certo una novità.» Il marito annuì, ma non disse altro. Entrambi restarono a fissare per qualche attimo il pub più frequentato di Hogsmeade, che in quella fresca mattina di primavera appariva desolato e silenzioso. Poi, svanirono in un lampo, andandosi a materializzare chissà dove.<br />
Durante il corso dell’intera mattinata, in molti indugiarono dinanzi alla porta d’ingresso del locale. Nessuno, tuttavia, sembrava particolarmente stupito di trovarlo chiuso. Passeggiando per le viuzze di Hogsmeade, si potevano udire diversi maghi e streghe discutere di questa strana chiusura, che tuttavia sembrava non destare più scalpore.<br />
«Sono anni, ormai, che Rosmerta sbarra la porta d’ingresso de <em>“I tre manici”</em>, all’alba del 4 Aprile. Chissà che cosa le prende, poverina&#8230;» disse una strega dall’aria trascurata.</p>
<p>«Cosa vuoi che abbia, Rita!» replicò Ray, un mago unticcio e dall’aria vagamente stralunata «Elphias mi ha giurato di averla udita singhiozzare, questa mattina. I muri della sua camera da letto confinano con le pareti del retrobottega del locale. E ti assicuro che si tratta di muri a tal punto sottili che, se solo volesse, Elphias potrebbe percepire persino i sospiri più impercettibili di Rosmerta…»<br />
«Sì, Ray, ho capito! Elphias ripete questa storia tutti gli anni. Quel che non abbiamo ancora scoperto, tuttavia, è il motivo per il quale Rosmerta, ogni anno, il 4 Aprile, si trinceri nel retrobottega fino all’alba del giorno successivo. Mi chiedo se non abbia subito un lutto, un trauma che ogni anno rievoca, in questa data&#8230;» disse sottovoce la strega.<br />
Intanto, un giovane mago, assonnato e con il volto segnato da due profonde occhiaie, si era materializzato al loro fianco. «Lupus in fabula…!» sentenziò Ray «Proprio di te stavamo parlando, caro Elphias…».<br />
Il mago li guardò con aria interrogativa. «Di me…?» chiese, sbadigliando.<br />
«Di te, di te&#8230; ed anche della chiusura del pub di Rosmerta!» rispose Rita.<br />
«Uff, ve ne prego, non ne parliamo&#8230; E’ dalle quattro di questa mattina che non chiudo occhio! Quella donna mi farà impazzire prima o poi. Non ho udito altro che i suoi singhiozzi e le dieci dita della mia mano non sarebbero sufficienti per contare il numero di volte in cui ha tirato fragorosamente su con il naso. Ma si può sapere che le prende il 4 Aprile? Anche quest’anno, a meno da non volermi far scoppiare un violento mal di testa, credo che sarò costretto ad andare a trascorrere l’intera giornata da mia madre.» Elphias era visibilmente infastidito.<br />
Mentre Rita scrollava le spalle, incapace di rispondere ad interrogativi che, in fin dei conti, attanagliavano anche lei, Ray rise a denti stretti, per alcuni brevissimi istanti. Entrambi, poi, tornarono seri e, persi nei propri pensieri, non dissero più nulla a riguardo.<br />
Ormai, dunque, era evidente: qualcosa doveva essere accaduto il 4 Aprile di molti anni prima, ma nessuno sapeva di cosa si trattasse. Non era chiaro se fosse stato un tremendo lutto a sconvolgere Rosmerta o più semplicemente un avvenimento spiacevole. Tuttavia, era certo che, qualsiasi cosa fosse, doveva averla turbata profondamente, fino a spingerla a chiudere il suo locale, a serrarne le imposte e a isolarsi nell’oscurità per l’intero corso della giornata.<br />
<em>“I tre manici di scopa”</em> non era di certo l’unico pub di Hogsmeade -né tantomeno l’unico spazio chiuso nel quale potersi rifugiare- ma era senz’altro il più accogliente dei locali, il più frequentato dagli avventori, quello a cui tutti erano maggiormente affezionati.<br />
Rosmerta, inoltre, era molto amata, quindi, durante quel giorno, il suo dolore tendeva quasi a diventare collettivo: tutti si domandavano cosa le fosse accaduto, ma i più cercavano di non discuterne o al massimo di parlarne sottovoce, in segno di discrezione e di rispetto nei confronti della donna.<br />
Anche quell’anno, Hogsmeade si preparava con molta tristezza e massimo pudore al suo 4 Aprile, turbata da mille interrogativi e desiderosa che quel giorno trascorresse in fretta.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Capitolo 2</strong></p>
<p>Il sole era alto nel cielo, ma le imposte serrate de “I tre manici di scopa” non consentivano ai suoi raggi di filtrare all’interno del locale per illuminarlo adeguatamente. Gli sgabelli in legno erano capovolti sui tavoli e sul bancone principale: tutto era disposto in ordine, e il locale sembrava pervaso da una calma apparente.<br />
Madama Rosmerta era accovacciata sul pavimento del retrobottega. Con le braccia cingeva le sue gambe, mentre il suo mento poggiava sulle ginocchia. Il suo volto era rigato dalle lacrime, segnato da intime sofferenze. Da lì, la giovane donna era in grado di udire nitidamente i passi frettolosi di diversi maghi e streghe arrestarsi per qualche attimo dinanzi alla vista del suo locale chiuso, per poi recuperare terreno parecchi istanti dopo. Se qualcuno maggiormente distratto non avesse per caso avuto l’accortezza di parlare sottovoce, Rosmerta sarebbe stata persino in grado di udirne i sospiri, gli interrogativi, i perché.<br />
Quest’attenzione, questo massimo riguardo nei suoi confronti le scaldava il cuore. Sapeva che, fatta eccezione per pochi curiosoni e per alcune –pochissime, in realtà- streghe anziane, che amavano spettegolare e ricamare sopra alla vicenda, i più le volevano davvero bene: era certa che, lì fuori, fossero in tanti ad essere in pena per lei. Ricambiava profondamente l’affetto che le era riservato e, se solo fosse stata un po’ più forte, avrebbe volentieri risparmiato a tutti questa giornata carica di ansie e preoccupazioni. Ma lei non era così brava a reagire, né credeva di essere forte sino a quel punto. Il suo dispiacere, così, cresceva, si autoalimentava, la bloccava.<br />
Quel 4 Aprile la turbava profondamente. Ogni anno, nei giorni che precedevano quella data, Rosmerta si faceva via via più cupa, meno affabile, più triste. I suoi clienti se ne accorgevano e, in silenzio, capivano. Nonostante ciò, tuttavia, ogni volta continuavano a sperare che quello potesse finalmente essere l’anno della svolta, del cambiamento. Ma da almeno un decennio, ormai, venivano puntualmente smentiti da Rosmerta che, all’alba del 4 Aprile, si rinchiudeva nel suo dolore per le successive 24 ore. In quel momento, nel suo retrobottega, le sensazioni che provava, le terribili emozioni che la turbavano, erano le stesse di ogni anno. Non mutavano forma, non si evolvevano, non maturavano.<br />
<em>“Più mi dico che devo smetterla di fare così e più cerco di gettarmi il passato alle spalle, più esso mi perseguita, mi insegue&#8230; Non mi dà scampo né tregua, mi lascia senza fiato. Cosa devo fare per darmi pace?”</em> ripeteva a sé stessa, in maniera compulsiva, tra un singhiozzo ed un sospiro. Poi, come ogni anno, non smetteva di tuffarsi nel suo mare privato di ricordi. Si trattava di una storia già sentita centinaia di volte, di memorie lontane che conosceva a menadito, ma era ugualmente incapace di non pensarci, pur sapendo che ciò le avrebbe procurato ulteriore dolore.<br />
Quindi, cos&#8217;era accaduto? Quale frammento di quel passato che tanto rifiutava la sconvolgeva?<br />
Se solo fosse stata in grado di esternarli, i ricordi ed i pensieri di Rosmerta avrebbero senz’altro svelato l’arcano mistero&#8230;<br />
<em>“Era estate ed io ero piccola, molto piccola: potevo avere al massimo 12 anni. Lunghi boccoli biondi m’incorniciavano il viso. Mi trovavo all’esterno della mia casa, alle prese con un fastidiosissimo gnomo da giardino, quando lui passò. Aveva gli occhi chiari, i capelli scuri, un sorriso che scioglieva il cuore. Il mio nuovo vicino di casa si chiamava Nathan e divenne in pochi istanti l’oggetto della mia prima cotta adolescenziale, taciuta per lunghissimo tempo. Sembrava quasi che non esistessi, per lui.</em><br />
<em>Qualche anno dopo, quel ragazzo timido e ai miei occhi irraggiungibile, si accorse di me. Io, nel frattempo, mi ero trasformata in una splendida ragazza di diciassette anni. In poco tempo mi chiese di uscire, e per me fu l’avverarsi di un sogno. Ci innamorammo e trascorremmo insieme due anni intensi e pieni di emozioni. L’incantesimo si spezzò un giorno, non so spiegarmi bene perché. Mi lasciò ed io ne fui devastata: era stato il mio primo amore. Dopo alcuni mesi, capii che era ora di voltare pagina e di andare avanti. Ultimato il mio settimo anno di scuola, mi diedi da fare duramente per entrare al Ministero. Mi allettava l’idea di lavorare in un posto simile e il mio sogno era quello di entrare a far parte dell’Ufficio regolazione e controllo delle creature magiche.</em><br />
<em>Mia madre ne sarebbe stata ben felice, ma io ero certa che lei sarebbe stata soddisfatta di me in qualunque caso. Mio padre ci aveva abbandonate qualche anno prima: non era cattivo, ma era un uomo frustato e profondamente egoista, incapace di provare rimpianti o sensi di colpa. Aveva fatto a pezzi il cuore di mia madre, che ora non voleva più sentir parlare di lui: io ero tutto ciò che le restava.</em><br />
<em>Quando un giorno mi disse di voler andare da Priscilla, una strega di mezz’età, sua amica di lunga data, tornata a risiedere stabilmente in città, provai a lungo a rifiutarmi di accompagnarla. Di quella donna non sopportavo neanche la vista. Me la ricordo avvolta in lunghi scialli color melanzana, con i capelli corti e spettinati ed un viso olivastro che mi inquietava: ogni volta che pensavo a lei, mi tornava in mente la prof. Cooman, la mia ex insegnante di divinazione. Ed infatti, proprio come lei, Priscilla era convinta di possedere la capacità di predire il futuro, di guardare oltre con il suo “occhio interiore”. La mamma, infine, riuscì a convincermi, così feci strada insieme a lei fino alla casa della donna. Non ricordo molto di quel giorno: so solo che, proprio mentre il suo topo da compagnia addentava un grosso pezzo di formaggio accidentalmente caduto sul pavimento, lei iniziò a tremare, scossa da fremiti prolungati. Sembrava sprofondata in uno stato di trans. D’un tratto, iniziò a parlare. Mia madre si spaventò: Priscilla stava profetizzando qualcosa che aveva a che fare con il suo futuro o, per meglio dire, con il nostro futuro. Infatti, la donna disse che mia madre avrebbe presto incontrato un mago che le avrebbe rubato il cuore. Lei se ne sarebbe innamorata perdutamente, mentre lui avrebbe solo voluto giocare con i suoi sentimenti. La profezia di quella che ritenevo essere una tremenda impostora riguardava marginalmente anche me. Sembrava infatti che anch’io, profondamente scossa dalla vicenda che avrebbe colpito mia madre, avrei ripetutamente fallito in amore, facendo naufragare alcuni rapporti importanti ed in particolare uno, che per me sarebbe dovuto essere l’amore vero.</em><br />
<em>Ce ne andammo da casa di Priscilla sconvolte. Mia madre era finalmente d’accordo con me.</em><br />
<em>«Avevi ragione tu, quella è una pazza. E io dovrei forse dare ascolto alla pseudo profezia di una folle? Ma non ci penso neanche.» mi disse, ed io fui pienamente soddisfatta che si fosse persuasa. Ma, ben presto, dovetti fare i conti con i miei errori di valutazione. Un mago misterioso piombò davvero nella vita di mia madre, che se ne innamorò a prima vista: lui la illuse e la sconvolse. Lei, affranta dal dolore, profondamente risentita per essere stata oggetto di una meschina presa in giro e, soprattutto, incredula di non aver prestato ascolto alla profezia, si rinchiuse in casa, dove, lentamente, impazzì. Io mi sentivo fragile, impotente e soprattutto profondamente in colpa per averla spinta a non dar retta alla profezia.</em><br />
<em>Un giorno, infine, fu necessario portarla al San Mungo, dove le avrebbero garantito l’assistenza necessaria. Così io rimasi sola, in quella grande casa, con una madre delirante in ospedale ed un padre assente, finito chissà dove. Ma si sa, la vita riserva sempre piacevoli sorprese&#8230; Così, qualche tempo dopo, Nathan tornò da me. Il mio primo, unico, grande e vero amore era di nuovo con me: non potevo crederci. Mi sentii rinascere: con lui al mio fianco, potevo tutto. Ma la profezia pendeva come una grossa spada di Damocle sulla mia testa: alternavo momenti di estrema euforia e felicità, a lunghi periodi di incertezza, di ansia, di insicurezza. “Sarai tu stessa a condurre la tua più grande storia di amore verso il suo epilogo&#8230;” Le parole di Priscilla risuonavano nella mia testa, non mi lasciavano vivere la mia vita in pace. Quando Nathan se ne accorse, gliene parlai, certa che dopo sarei stata meglio, che in due avremmo trovato una soluzione. Quando la notte del 3 Aprile di parecchi anni fa, vagando da sola per la città, iniziai a sprofondare nuovamente nel rimorso per la sorte che era spettata a mia madre, nell’ansia di fare del male a Nathan, per via delle mie fragilità, presi l’amara decisione di lasciarlo andare. Non vedevo altre soluzioni. La mattina del 4 Aprile, mi materializzai nel soggiorno di casa sua e vuotai il sacco. Lui provò a farmi ragionare, provò a dirmi che avrebbe scoperto dove si trovava la profezia, che l’avrebbe distrutta e che mi avrebbe liberata, ma io avevo scelto di non credere più a niente. Non volevo più farmi illusioni. Me ne andai, lasciandolo devastato: il giorno seguente partì, lasciò Hogsmeade, intenzionato a non incontrarmi mai più.</em><br />
<em>Insieme a lui, partì una parte di me e si allontanò  per sempre l’unica possibilità che mi era stata concessa per essere felice.”</em><br />
Il volto di Rosmerta, pian piano, riemerse dall’ombra. La sua testa si drizzò nuovamente sul collo. Si era lasciata andare, per l’ennesima volta, ai ricordi.<br />
<em>“Ho rovinato tutto”</em> continuava a pensare.<br />
«Accio fazzoletto!» disse infine, bacchetta alla mano, tirando sul col naso.<br />
Un soffice velo di carta svolazzò da un armadietto del retrobottega, atterrando dolcemente tra le sue mani.<br />
La bella Rosmerta ne era certa: ancora una volta, per il decimo anno consecutivo, avrebbe trascorso interamente il “suo” 4 Aprile in completa solitudine, bevendo burrobirra e attendendo, ansiosa, che giungesse finalmente la sera, per andare a dormire, per lasciarsi tutto nuovamente alle spalle e per riprendere, il giorno successivo, la vita di sempre.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Capitolo 3</strong></p>
<p>All’alba di quel 4 Aprile, proprio mentre Rosmerta si accingeva a blindare il suo locale, un giovane mago di 35 anni, che abitava in un paesino a circa 80 km da Hogsmeade, era già in piedi, pronto per affrontare una nuova giornata lavorativa. Un elfo domestico dall’aria particolarmente eccentrica gli lustrava le scarpe, mentre la moglie dormiva ancora profondamente. Lui le diede un tenero bacio in fronte, bevve il suo latte macchiato, lasciò che il suo gufo grigiastro beccasse alcune briciole dalla sua stessa mano, indossò il mantello e si smaterializzò in un batter di ciglia.<br />
La sua giornata fu intensa: di mestiere faceva il reporter per una gazzetta magica locale, dunque fu tutto un susseguirsi di articoli da scrivere, di interviste da realizzare e di notizie dell’ultima ora per le quali tenersi costantemente aggiornato.<br />
Verso le sette tornò finalmente a casa, esausto.<br />
Ad attenderlo, c’era la moglie Eliadora. Era una giovane donna dall’aria graziosa, ma la sua bellezza era in quel momento oscurata da un’evidente stato di preoccupazione che aumentava a vista d’occhio. Non disse nulla. Si limitò a guardarlo con gli occhi carichi di angoscia, poi gli indicò con un leggero cenno del capo la lettera scarlatta che giaceva sopra il grande tavolo della cucina. Soltanto allora, in effetti, l’uomo si accorse della presenza di una civetta sconosciuta, e dall’aria spaesata, appollaiata sul davanzale interno di una delle finestre della stanza da pranzo.<br />
Egli, in silenzio, prese in mano la busta e notò che era già stata aperta: la moglie doveva averla letta e qualcosa gli diceva che il contenuto non dovesse essere dei migliori.<br />
Quando iniziò a leggere, la sua fronte iniziò ad aggrottarsi sempre di più. Accigliato, seguì concentrato ogni singola parola, ogni espressione che la lettera conteneva e quando, infine, lesse il nome di colui che l’aveva scritta, ogni cosa fu definitivamente e dannatamente chiara.<br />
Disse solo: «Pollock. L’ha scritta Pollock.» La moglie annuì: i suoi occhi erano colmi di lacrime, adesso. Lui prese a sedere, stravolto dalla giornata e visibilmente scosso.<br />
D’un tratto, la moglie ruppe il silenzio. «Devi andare. Fai quello che ti dice, vai da lui. Sembra seriamente pentito, caro&#8230; vuole darle una mano, capisci? E’ sempre suo padre, in fondo. Sai bene che sono l’ultima persona che vorrebbe lasciarti partire, ma&#8230; <em>devi</em> farlo.» Si interruppe e iniziò a piangere, piano.<br />
Il marito, guardandola, le accarezzò teneramente il viso e le asciugò le lacrime.<br />
Poi si alzò in piedi e disse soltanto: «D’accordo. Hai ragione tu. Suo padre sembra pentito ed io&#8230; io devo farlo per Rosmerta, nonostante tutto.»<br />
Nathan -questo era il suo nome- abbracciò forte sua moglie. Poi, la baciò dolcemente sulla fronte e si allontanò per preparare i bagagli. Sarebbe partito quella notte stessa.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Capitolo 4</strong></p>
<p><strong></strong>«Il covo dei tre nargilli, York!»<br />
Nathan, dopo essersi congedato dalla moglie, entrò nel camino e scandì a viva voce la sua destinazione.<br />
Il giovane mago conosceva bene York: quella cittadina tra Scozia ed Inghilterra, parecchi anni prima, gli aveva rubato il cuore, tale era il suo fascino. Sino a poco prima, tuttavia, non era al corrente del fatto che lì dimorasse l’ormai anziano padre di Rosmerta. A dire il vero, Nathan era certo che nemmeno lei sapesse nulla a riguardo.<br />
Quando atterrò sullo scricchiolante pavimento in legno della vecchia taverna, cui il signor Pollock, nella sua lettera, aveva accennato, Nathan fu sorpreso di trovarla vuota.<br />
Si mise in piedi, scrollandosi il più possibile la polvere di dosso. Una voce lo fece trasalire:<br />
«Ero certo di aver udito dei rumori. Ciao Nathan, piacere di rivederti. Sapevo che saresti venuto&#8230;» Un uomo era apparso sulla soglia di una vasta sala, adiacente a quella in cui Nathan era sopraggiunto. Era alto e piuttosto magro, ma in buona salute. Nathan l’aveva visto per l’ultima volta all’età di 17 anni, quando si era fidanzato per la prima volta con Rosmerta. Per il resto, lo conosceva solo grazie ai rari racconti della donna, che comunque di solito preferiva non parlarne. I due si strinsero la mano, poi Pollock lo invitò a sedersi. «Guardati intorno, Nathan. Questa è la mia isola felice! Un tempo era una taverna molto apprezzata dalla gente del posto. Sai, apparteneva a mio padre, il nonno di Rosmerta&#8230;» Nel pronunciare il nome della figlia, non riuscì a celare una leggera esitazione.<br />
Nathan, che non aveva ancora detto nulla da quando era arrivato, gli lesse nel pensiero e disse: «Non me lo chieda, signor Pollock, la prego. Non so come stia sua figlia. Non la vedo da circa 10 anni. E, a dirla tutta, questo nostro incontro sta riaprendo vecchie ferite, forse non del tutto rimarginate&#8230;»<br />
Pollock sembrava sorpreso.<br />
«Vuoi dirmi che tu e lei&#8230;»<br />
«Esattamente» lo interruppe prontamente Nathan «Ha capito bene: non stiamo più insieme da dieci anni ed è da allora che non la vedo. Dopo che lei mi ha lasciato, mi sono trasferito. Sono andato via da Hogsmeade e ora vivo al sud. Ma lei lo saprà di certo… voglio dire, la sua civetta sembra non aver avuto alcun problema a rintracciarmi. Inoltre, ho una moglie di cui sono perdutamente innamorato, che conosce tutta la storia, che sa di me e Rosmerta&#8230; le ho parlato anche di lei, signor Pollock, lo sa? Ma mia moglie è una donna intelligente: ha letto per prima la sua lettera e mi ha spronato a partire. A dirla tutta, se non fosse stato per lei non credo che sarei qui, adesso. Ad ogni modo, nella sua lettera dice di essere cambiato, di non essere più l’uomo egoista d’un tempo. Sostiene di essere pronto a voltare pagina e di voler riallacciare i rapporti con Rosmerta. Dalle cose che ha scritto, sembra essere persino pentito, quindi la prego, non sia scortese, saltiamo i convenevoli e mi dica perché mi ha fatto arrivare fin qui.»<br />
Nathan prese fiato. Aveva svuotato ai piedi di Pollock l’intero bagaglio di aspettative, timori, curiosità, insicurezze che aveva portato con sé da casa.<br />
Non ci volle molto prima che l’uomo prendesse finalmente la parola. «Hai ragione, Nathan. Andrò dritto al sodo: so della profezia. So cosa è accaduto dopo che io sono andato via di casa. Ho conosciuto anch’io Priscilla: il suo “occhio interiore” mi ha riconosciuto e non ha taciuto. La donna è entrata in uno stato di semi-incoscienza, poco dopo avermi incontrato, e ha profetizzato&#8230; come posso dire&#8230; beh, ha profetizzato qualcos’altro. C’è dell’altro, Nathan.»<br />
Nathan sembrava incerto. «Non capisco&#8230;» disse scuotendo la testa.<br />
«Quel che provo a dirti è che Priscilla ha detto che la profezia che pende sulla testa di mia moglie e di mia figlia potrebbe coinvolgere anche le generazioni future. Se questa catena non verrà spezzata al più presto, la profezia potrebbe colpire inesorabilmente anche le mie nipoti, le loro future figlie e, allo stesso modo, gran parte delle streghe che nasceranno nella nostra famiglia. Dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo liberarle, dobbiamo&#8230; dobbiamo liberare Rosmerta.»<br />
Pollock adesso era pallido, i suoi occhi tristi. Nathan rabbrividì all’idea di ciò che sarebbe potuto spettare alle future streghe di casa Pollock. <em>“Io e Rosmerta abbiamo sofferto così tanto&#8230;”</em> pensò.<br />
No, non era il caso di indugiare ulteriormente: Nathan sembrava risoluto, adesso.<br />
«Mi dica cosa devo fare, signor Pollock.»<br />
«Devi aiutarmi a distruggere la profezia, Nathan. So che è chiederti tanto ma&#8230; devi aiutarmi a trovare un modo per farla fuori.»<br />
«Beh, non credo occorra preoccuparsi più di tanto. Ritengo che la cosa più difficile sia riuscire a trovarla. Sua figlia Rosmerta non mi ha mai detto dove si trovasse: sospetto che tutto ciò che lei stessa sapesse a riguardo fosse il suo contenuto. Quanto al distruggerla.. non ho esperienza con le profezie, ma so che sono racchiuse all’interno di piccole sfere di cristallo. Suppongo che sia sufficiente mandarla in frantumi.»<br />
«Ti sbagli di grosso, mio caro.» disse Pollock. Poi, si mise in piedi e, senza aggiungere nulla, si allontanò dalla stanza in cui si erano accomodati. Scese delle scale in pietra che Nathan sembrò notare solo in quel momento, e ne riemerse una decina di minuti più tardi.<br />
Stringeva tra le dita qualcosa che, per qualche istante, parve brillare.<br />
Due uomini, intenti a giocare a ramino all’interno del loro quadro, si voltarono di scatto, appena intravidero quel tenue bagliore. «Pollock, Pollock&#8230; che cos’hai in mano?», esclamò uno dei due.<br />
«Niente che possa interessarti più di tanto, Sir Sportius. Torna a giocare al tuo ramino e non darmi noia.» L’uomo nel quadro aggrottò la fronte, offeso.<br />
Intanto Nathan appariva nervoso, inquieto, ma altrettanto curioso di scoprire cosa Pollock recasse in pugno. Quando l’uomo allargò le dita per far bella mostra di ciò che era andato a prendere, Nathan capì. «Ma allora l’ha già trovata! Come diamine c’è riuscito?!»<br />
«E’ una lunga storia» rispose Pollock «ma non è certo questo il momento di parlarne. Non è rilevante. Non cantare vittoria, comunque: come ti dicevo, ti sbagli di grosso se credi davvero che sia così facile distruggere questa profezia. La sfera che la racchiude è di un vetro infrangibile resistente alle altissime temperature. Sembra poi che nessun incantesimo riesca ad incrinarla anche solo parzialmente. Leviamoci dalla testa l’idea di distruggerla in modo convenzionale: le ho provate davvero tutte ma è impossibile. Inoltre&#8230;»<br />
«Inoltre?» Nathan era sempre più impaziente di capire come avrebbe dovuto agire.<br />
«&#8230;Inoltre, Priscilla, nella sua seconda profezia, ha rivelato che esiste un unico modo per distruggerla. Non è stata però in grado di dirmi quale sia, ovviamente, altrimenti non ti avrei di certo disturbato.»<br />
Pollock smise di parlare. Aveva detto tutto ciò che sapeva. Ora toccava a Nathan aiutarlo.<br />
«D’accordo, ho capito tutto. Non rassegniamoci.» esclamò quest’ultimo.<br />
«E chi si rassegna, Nathan! Non mi sarei preso la briga di chiamarti dopo tutto questo tempo se non fossi stato determinato a portare a termine questa faccenda.»<br />
«Bene! Allora è deciso. Resterò qui finché non capiremo come distruggere questa maledetta profezia. Ha la mia parola, signor Pollock.»</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Capitolo 5</strong></p>
<p>All’alba del 5 Aprile, Nathan si svegliò tra le soffici lenzuola di un letto preparato appositamente per lui dall’elfo domestico del signor Pollock. Aveva dormito profondamente ma, nonostante tutto, si sentiva tutt’altro che riposato. Le tempie presero a pulsargli. <em>“Andiamo bene…”</em> pensò, mettendosi a sedere in mezzo al letto.<br />
Dopo essersi lavato e vestito, andò in cucina, dove trovò Pollock adagiato su una poltrona color cammello che la sera prima –Nathan ne era certo– non aveva affatto notato.<br />
«Buongiorno! Dormito bene?» gli chiese Pollock.<br />
«Ohh, a meraviglia!» mentì Nathan. Per circa una decina di minuti, i due non si rivolsero la parola: entrambi sembravano persi nei loro pensieri.<br />
D’un tratto, Pollock si rivolse a Nathan in tono cordiale: «Senti, lo so che una “missione” di questo tipo non era propriamente ciò che andavi cercando, ma te lo ripeto: è di vitale importanza.»<br />
«Gliel’ho già detto, signore: nessun problema! Sono qui per questo e sto… sto bene&#8230;»<br />
Nathan non risultò convincente: il tono della sua voce lo tradiva.<br />
«Ragazzo, non raccontarmi frottole. Dio solo sa quello che ti passa per la testa. Tu sei tutt’altro che tranquillo. Ma troveremo un modo, sono fiducioso…»<br />
«Ohh, basta chiacchiere! Sto bene. Punto.» Nathan aveva involontariamente alzato il tono della voce. Se ne accorse subito, dunque si premurò di aggiungere, con aria imbarazzata: «Forza signor Pollock. Sono già le nove del mattino. Mettiamoci al lavoro.» Pollock annuì.<br />
Per il corso dell’intera mattinata, per volere di Nathan, setacciarono le pagine di moltissimi libri di incantesimi, pozioni e fatture e prestarono particolare attenzione ad un libro che a Pollock era sfuggito. «Mmm, interessante.» esclamò Nathan. Il libro in questione si intitolava <em>“Storia di una profezia”</em> e descriveva i diversi tipi di profezie esistenti e la loro efficienza nel tempo. Nathan sembrava aver riacquistato di colpo il suo entusiasmo ma, purtroppo, fu costretto a ricredersi ben presto. Al suo interno, non trovò niente che potesse aiutarli.<br />
Intorno alle tre del pomeriggio, Pollock gettò la spugna: «Te l’avevo detto, Nathan. Le ho provate tutte! Gli incantesimi convenzionali non funzionano con questa! Dobbiamo cercare altrove»<br />
«Ma altrove, dove&#8230;? Siamo da sei ore inchiodati su queste sedie e se non possiamo cercare le risposte ai nostri interrogativi nei libri, allora io veramente mi rifiuto di continuare. Non possiamo andare avanti così.»<br />
«Ah, adesso ti rifiuti! Te l’avevo detto che non sarebbe stato facile e, credimi giovanotto, sei ore di ricerca sono nulla in confronto all’angoscia che ho provato per giorni e giorni, dal maledettissimo momento in cui sono venuto a sapere della profezia! E adesso arrivi tu e ti lamenti?» Pollock perse il controllo. Il suo volto era paonazzo e visibilmente provato.<br />
Nathan non aveva il coraggio di guardarlo negli occhi, quindi disse soltanto: «Io non mi lamento. Semplicemente non so cosa fare.» con le braccia conserte ed il capo chino.<br />
Pollock lo guardò stupefatto per alcuni istanti. Poi si mise in piedi e si allontanò dalla sala da pranzo. Quando tornò, notò che Nathan era rimasto immobile nella posizione in cui l’aveva lasciato.<br />
Fece un bel respiro e disse:<br />
«Te lo dico io cosa dobbiamo fare, quindi ascoltami bene: noi andremo da Rosmerta.»<br />
«Che cosa?! Lei… lei non può chiedermi questo, Pollock!»<br />
«Senti, non so cosa sia successo tra voi ma, te lo ripeto per l’ennesima volta: è per il suo bene e per il bene delle future generazioni della nostra famiglia. Quando ti ho invitato a venire, non volevo di certo che mi aiutassi a cercare una soluzione nei libri che avevo già guardato mille volte, né che provassi ad usare incantesimi che io avevo già testato sulla profezia, senza ottenere nessun risultato. Ti ho ugualmente lasciato provare, questa mattina, perché non sono così presuntuoso da pensare che non potesse essermi sfuggito qualcosa. Hai tentato, ma siamo ugualmente al punto di partenza. Quindi» concluse poi, con un tono che non ammetteva repliche «Rosmerta è la nostra ultima possibilità. Pensaci un attimo: in fondo entrambi non parliamo con lei da anni. Chissà, magari nel tempo anche lei è venuta a sapere qualcosa, magari è riuscita a scoprire come distruggere la profezia e la sta cercando disperatamente. Non sa che da qualche tempo è nelle mie mani. Se solo fosse così, se solo riuscissimo a farla ragionare, potremmo unire le nostre forze e liberare per sempre le donne della mia famiglia da questa terribile sorte!»<br />
Nathan lo ascoltò e capì che Pollock aveva ragione.<br />
«Anche questa volta, ho avuto bisogno che qualcuno mi spronasse a darmi una mossa. Ieri mia moglie, che mi ha convinto a raggiungerla in questo posto, oggi lei&#8230;» Prese a squadrare l’uomo e disse: «Sembra davvero cambiato, signor Pollock. È deciso, determinato a fare qualcosa per il bene di sua figlia. Voglio darle fiducia perché&#8230; beh, sì, perché ha ragione lei. Mi sta a cuore la felicità di Rosmerta. E non vorrei che altre streghe, in futuro, debbano pagare, sulla propria pelle, il caro prezzo di questa dannata profezia.»<br />
Pollock si rincuorò. «Bene,» disse «raduna al più presto le tue cose, allora. Appena sei pronto, partiamo. So di per certo che Rosmerta è sempre lì, dove l’hai vista tu per l’ultima volta…»<br />
«Si trova a <em>“I tre manici di scopa”</em>? Ne è sicuro?»<br />
«Ohhh, certo che lo sono. Però non crederai che io sia così stupido da pensare che sia opportuno materializzarci all’interno del locale. La spaventeremmo a morte! Sarà meglio arrivare nei dintorni del pub. Una volta lì, aspetteremo l’orario di chiusura e, quando tutti i clienti saranno andati via, prima che Rosmerta chiuda la porta d’ingresso, faremo la nostra entrata a sorpresa.»<br />
«Lei è geniale.» disse Nathan.<br />
«No, sono solo un vecchio che ha voglia di fare le cose per bene e che… che vuole ritrovare l’amore di sua figlia.»</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Capitolo 6</strong></p>
<p>L’arrivo di Nathan e Pollock ad Hogsmeade fu perfetto. Nessuno sembrava averli notati e quella era davvero una fortuna: in molti, in paese, ricordavano il signor Pollock come un uomo egoista e privo di sentimenti, che aveva abbandonato la moglie e la figlia ancora ragazzina, quindi era meglio non dare troppo nell’occhio. Si rintanarono al più presto in una viuzza desolata, dalla quale non passava mai nessuno, e così si assicurarono alcune ore di tranquillità. In poco tempo, era già ora di cena.<br />
«Sto morendo dalla fame.» disse Nathan.<br />
«Non è questo il momento di pensare al cibo. Manca poco, ormai…»<br />
In effetti, non molto tempo dopo, i primi negozi di Hogsmeade si erano iniziati a svuotare.<br />
«Copriti bene con il mantello e cammina sempre con il capo chino, mi raccomando. Cerca di sembrare naturale, però, disinvolto. È ora. Avviamoci&#8230;» Pollock si incamminò per primo e Nathan lo seguì a ruota. “I tre manici di scopa” era lì vicino. Quando giunsero dinanzi alla porta di ingresso, a entrambi sembrò che il tempo non fosse mai passato. «Non è il momento di farsi prendere dalla nostalgia» sussurrò Nathan, che questa volta fece strada per primo: spinse delicatamente la porta ed entrò, avendo cura che Pollock gli stesse dietro.<br />
«Siamo chiusi!» La calda voce di una donna risuonava nella stanza. Nessuno rispose.<br />
«Berta, sei tu? Lo sai che è tardi… anche se la porta non è ancora sbarrata, non vuol dire che potete entrare di straforo. Conosci le regole e…» La voce si interruppe. Era Rosmerta in persona a parlare: entrambi l’avevano riconosciuta. Quando apparve sulla soglia della grande sala, piena di tavoli che si stavano auto-pulendo e di piatti che danzavano leggeri nell’aria diretti verso il grande lavabo della cucina, non riuscì a credere ai suoi occhi.<br />
Gli occhi le si riempirono di lacrime, ma non si mosse di un solo passo. Restò immobile, confusa per via di ciò che si era appena verificato. «Nathan… Sei… Sei tu…Tu… Io… Nathan…»<br />
L’uomo era colpito. Rosmerta non era cambiata di una virgola. Conservava intatta la sua candida bellezza, adesso più austera, più matura. Vedendo che la donna era rimasta al suo posto, inerme, fece lui il primo passo. Le si avvicinò e la abbracciò, a lungo. Fu un abbraccio intenso, che Rosmerta assaporò con gli occhi chiusi, serrati dalle lacrime. Quando li aprì, tuttavia, finalmente lo vide.<br />
Il suo bel viso mutò espressione, le sue braccia lentamente lasciarono andare il collo di Nathan mentre lei, sconvolta, fissava l’uomo che, d’un tratto, aveva deciso di riemergere dall’angolino buio nel quale si era rintanato. Aveva paura, Pollock: temeva che la figlia, nel vederlo dopo tutto quel tempo, non avrebbe reagito al meglio. Così fu: Rosmerta si avvicinava cautamente al padre, con lo sguardo severo di chi, d’un tratto, ha la mente annebbiata da ricordi che vorrebbe rimuovere in fretta, ma dai quali non riesce ugualmente a liberarsi.<br />
«Tu…» sibilò poi. Adesso solo pochi centimetri li separavano. Nathan temeva che avrebbe potuto schiaffeggiarlo da un momento all’altro, ma la donna si limitò a guardare il padre con disprezzo, dicendo: «Che diavolo ci fai qui?! Con che coraggio ti presenti nel mio locale dopo tutto questo tempo&#8230;?! Ti voglio fuori di qui&#8230; al più presto!»<br />
Pollock non reagì né rispose. «Sei forse sordo?» tuonò di nuovo Rosmerta «Devi andartene! Vai via di qui, lasciami in pace!»<br />
Il tono perentorio della figlia scosse l’uomo, che pian piano torno in sé e, con la salivazione totalmente azzerata, provò a dire: «Figlia mia, ti chiedo perdono… ti prego, ascoltami…! Sono successe tante cose, è passato tanto di quel tempo&#8230; Cose gravi mi hanno spinto fin qui e&#8230;»<br />
«Allora lo ammetti! Sei qui perché hai bisogno di qualcosa! Cosa hai combinato, <em>papino caro</em>, cosa vuoi che rimetta a posto la tua <em>“amata figlioletta”</em>, eh? Ohh, sì, sono proprio curiosa di sentire quale faccenda urgente ti abbia spinto fin qui, appositamente per disturbarmi&#8230;» Il tono di Rosmerta adesso era canzonatorio, sprezzante.<br />
Pollock provò a rispondere, ma Nathan aveva intravisto la bacchetta di Rosmerta  far capolino da sotto la sua ampia veste. Terrorizzato che la donna, fortemente provata a causa del rancore che serbava nei confronti del padre, potesse farsi sfuggire la situazione di mano, si sentì costretto ad intervenire:<br />
«È cambiato.»<br />
«Cosa dici?»<br />
«Sì, Ros&#8230; io sono stato catapultato di punto in bianco in questa situazione proprio come te. E’ vero, io non so cosa provi in questo momento e non mi permetto di giudicare il tuo dolore ma&#8230;»<br />
«Ohhh, sta zitto Nathan…»<br />
«No, non sto zitto. E’ cambiato Ros, che ti piaccia o no. Se non vuoi credere a lui, prova a fidarti almeno di me! Gli avrei permesso di venire sin qui se non fossi stato assolutamente certo che non fosse più la stessa persona che ho conosciuto anni fa? Pensi che io ti odii fino a questo punto? No, Rosmerta, io non ti odio affatto. E nemmeno tuo padre. La profezia ha profondamente condizionato la tua vita, il nostro rapporto&#8230; adesso lo so e lo sapevo anche dieci anni fa, quando mi hai lasciato andare. Al tempo ero solo troppo immaturo per capire ma adesso&#8230; adesso è tutto diverso. Tutto. E noi siamo qui per la profezia.»<br />
Rosmerta, nel frattempo, si era messa a sedere. «Accio acqua!» esclamò, e subito una brocca svolazzò leggera verso di lei. Si versò da bere: era scossa, turbata ed aveva bisogno di riprendersi.<br />
Era decisa a far finta che il padre non fosse lì, accanto a lei, ma si mostrò comunque disposta a ragionare. «Oggi è il 5 Aprile, Nathan. A rigor di logica, quindi, ieri era il 4 Aprile. Ti ricordi cosa accadde il 4 Aprile di dieci anni fa, vero?» Il ragazzo annuì, sconsolato. «Bene» proseguì la donna «Neanch’io l’ho dimenticato. E vuoi sapere cosa faccio da allora io, ogni anno, il 4 Aprile? Mi dispero. Sbarro l’entrata del locale. Lo chiudo per un’intera giornata e inizio a sperare che la notte arrivi in fretta. Non chiederti, quindi, se mi interessa sapere cosa hai da dirmi di nuovo riguardo la profezia. La mia risposta è abbastanza ovvia, quindi dimmelo e basta.»<br />
Nathan lasciò che Rosmerta parlasse. Poi, con un cenno del capo, invitò Pollock, ancora incapace di proferire parola, a sedersi. L’uomo fece ciò che gli era stato suggerito, mentre Nathan restò in piedi ed iniziò a raccontare. Le disse tutto, non le nascose nulla. Pollock non intervenne mai: se ne stava in silenzio, mortificato, ad ascoltare Nathan che illustrava alla figlia la situazione.<br />
Quando quest’ultimo smise di parlare, Pollock riuscì a stento a tirar fuori dal mantello la sfera infrangibile che conteneva la profezia.<br />
«Eccola, Ros. Eccola qui, tuo padre l’ha trovata.» Rosmerta la prese in mano e la scrutò a lungo. Poi disse, tra le lacrime: «Io non ne sapevo nulla. Non sapevo dove fosse né &#8211; se è questo che speravate di scoprire venendo qui da me &#8211; come possa essere distrutta. Non ne ho davvero la più pallida idea, purtroppo.»<br />
Rosmerta doveva essere la loro ultima speranza. Nathan non faceva altro che pensarci e non voleva credere che l’ultima possibilità che avevano di scoprire come distruggere la profezia fosse appena andata in fumo. Provava tuttavia a non mostrarsi eccessivamente preoccupato: non voleva gettare gli altri due ulteriormente nello sconforto.<br />
«Va bene, su&#8230; troveremo un modo, te lo prometto» disse. Ma Pollock prese improvvisamente la parola. «No che non lo troveremo. Non ci riusciremo. Ne abbiamo già parlato, Nathan, lei era la nostra ultima possibilità. Figlia mia, speravo, davvero, che tu potessi aiutarci&#8230; volevo fare il possibile per liberarti dal peso di questa dannata profezia, volevo sul serio riuscirci! Io&#8230; io ci ho provato!» Pollock iniziava a perdere il controllo. Prese la mano della figlia, ma lei scansò immediatamente quella del padre. «Ti prego, Rosmerta, ti prego! Devi ascoltarmi, ti supplico! Io volevo&#8230; io… io&#8230; ci ho provato! Lo so che sono stato un mostro, lo so&#8230; ma ti supplico devi perdonarmi!»<br />
Adesso Pollock sembrava davvero disperato. La implorava, la scongiurava di mettere da parte il passato, ma lei aveva iniziato a piangere e non gli dava retta. Nathan li osservava, attonito, e non sapeva cosa fare. Ma, alle prime lacrime di Pollock, qualcosa accadde.<br />
La profezia era lì, al centro del tavolo, più o meno alla medesima distanza da padre e figlia. I singhiozzi di Pollock si fecero via via più intensi e Rosmerta non riusciva a darsi pace: voleva perdonarlo per averla abbandonata, tradita, dimenticata, ma non ci riusciva. I due piangevano, di tanto in tanto Rosmerta lo implorava di andar via e, sempre più frequentemente, Pollock le diceva che no, non se ne sarebbe andato.<br />
Nathan notò che parecchie lacrime iniziarono a gocciolare dai volti di entrambi sulla sfera di cristallo che conteneva la profezia: l’uomo era come rapito dall’immagine di queste piccole gocce che si mischiavano le une con le altre, formando una patina umida sulla superficie della sfera. Non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Pian piano, Nathan iniziò ad avvicinarsi sempre più ad essa: qualcosa aveva attirato la sua attenzione. Alcune lacrime non si limitarono a gocciolare sulla superficie di cristallo, ma iniziarono a corroderla lentamente, in punti diversi della sfera. Quasi subito, ebbe l’intuizione giusta. Le lacrime che causarono quelle insolite fratture furono unicamente quelle che rigavano il viso di Pollock. Più il padre piangeva, disperato, pentito, più la profezia che aveva colpito la figlia, e che avrebbe potuto rovinare la vita di altre fanciulle, andava pian piano in frantumi. Rosmerta parve non accorgersene, ma Pollock sì. Iniziò a spostare ripetutamente lo sguardo dalla sfera a Nathan, mentre altre lacrime cadevano giù dal suo volto: non riusciva a crederci. Pian piano, con gli occhi sgranati dall’emozione, sul suo viso si aprì un sorriso di gioia mista a soddisfazione. Quando il pianto si arrestò, cadde un’ultima, decisiva lacrima sul cristallo: quel che era rimasto della profezia, andò definitivamente in mille pezzi. I cocci erano sul tavolo e Rosmerta, solo in quel momento, si rese conto di cosa era accaduto. Alzò piano la testa, che nel frattempo si era accasciata sul tavolo, e si asciugò le lacrime con la manica della camicia. Il padre la guardava con tenerezza, commosso. Aveva ripreso a piangere, piano, ma le sue non erano più lacrime di tristezza, bensì di gioia totalizzante e, ancora una volta, di assoluto pentimento. Lo stesso pentimento che lo aveva ricondotto da lei, lo stesso che adesso aveva reso sua figlia libera.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Capitolo 7</strong></p>
<p>Il mattino dopo, Pollock era già pronto per tornare a casa. Aveva ottenuto più di ciò che voleva.<br />
Rosmerta, dopo gli avvenimenti di quella notte, capì che non aveva più motivo di tenerlo a distanza. I due si erano dunque riconciliati: la distruzione della profezia l’aveva non solo allontanata per sempre da un futuro sentimentale disastroso, ma l’aveva anche esposta al pentimento del padre, che adesso non avrebbe potuto non riconoscere.<br />
«Abbi cura di te, figlia mia.» le disse Pollock, prima di andare.<br />
«Mi farò viva molto presto, papà, te lo prometto. Abbiamo troppe cose arretrate da raccontarci…»<br />
Pollock la guardò estasiato: «Sei diventata una donna splendida.» Poi, osservò Nathan. Lui sorrise e gli strinse la mano, ma Pollock lo tirò a sé e lo abbracciò forte. «Grazie. Il merito di tutto questo è tuo.» Nathan ricambiò affettuosamente il gesto e poi gli disse: «Arrivederci, signor Pollock. E si ricordi che si sbaglia: il merito è anche suo.» Dopo queste ultime, semplici parole, il padre di Rosmerta svanì nel nulla.<br />
Nathan e Rosmerta rimasero soli e Nathan sapeva bene che, di lì a poco, gli sarebbe toccato salutarla nuovamente.<br />
«Ha ragione mio padre, sai&#8230;? È tutto merito tuo. Se tu non l’avessi accompagnato, lui non sarebbe mai venuto. Mi hai salvata, Nathan, e hai salvato anche mio padre: ci hai permesso di riappacificarci.»<br />
«Io non ho salvato nessuno, Ros’.. forse ho salvato solo me stesso. Rivederti mi ha permesso di riconciliarmi con il mondo. Mi sei sfuggita dalle mani così in fretta…adesso che abbiamo ripreso i contatti, potrò tornare a casa mia in assoluta serenità.»<br />
«Tornare a casa? Questa è la tua casa, Nathan. Lo è sempre stata! Ed io ti ho aspettato per 10, lunghissimi anni. Perché mai dovresti andare via, adesso?»<br />
«Perché amo un’altra donna, Rosmerta, ecco perché. Sono sposato, adesso. E amo davvero mia moglie.» Nathan non era più riuscito a trattenersi. Aveva vuotato il sacco. «Non sono venuto qui per tornare con te, ma per rimettere le cose al proprio posto. Ecco, la soluzione magica ai problemi d’amore che tanto ti affliggevano era tutta qui: distruggere la profezia grazie alle lacrime di tuo padre, per salvarti da te stessa, per liberarti, per permetterti di amare ancora. Il nostro amore è stato vero e sincero, ma appartiene al passato. Adesso, vivi il presente: te lo assicuro, c’è qualcuno lì fuori, da qualche parte, che ti aspetta e tu non puoi più farlo attendere a lungo.»<br />
Rosmerta, tra i singhiozzi, annuì. Le erano bastate quelle semplici parole per capire. Aveva scoperto una nuova faccia dell’amore: quella del dono incondizionato di sé per rendere felice l’altro.<br />
A Nathan doveva tutto e, anche se avrebbe dovuto rassegnarsi all’idea che quell’uomo che aveva tanto amato non poteva più essere suo, era certa che lui le avesse restituito tutto ciò di cui avesse bisogno: il sorriso, la gioia di vivere, la speranza.<br />
Dopo che Nathan partì, Rosmerta ci mise un po’ ad abituarsi all’idea che si sarebbe potuta innamorare di nuovo. Ma adesso poteva, niente più glielo impediva. Ogni tanto, la sera, andava a sbirciare con aria sognante le coppiette di innamorati che affollavano il locale di Madama Piediburro, ma era sicura che, quando meno se lo sarebbe aspettato, un principe azzurro le avrebbe rapito il cuore.<br />
Quel che è certo, è che riprese i rapporti con il padre.<br />
E che non ci fu mai più un 4 Aprile triste, ad Hogsmeade.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Epilogo</strong></p>
<p><strong></strong>«Ecco, Daphne. Abbiamo finito.» disse la nonna, mentre chiudeva il libro, alla nipotina, che ancora la guardava rapita ed estasiata.<br />
Poco dopo, la bambina disse, con la voce rotta dall’emozione: «Avevi ragione, nonna. È bellissima questa storia. Ed è la <strong>tua</strong> storia.»<br />
La nonna sorrise. «Non sapevi tutte queste cose di me, vero? Beh, in ogni caso sono contenta di averti letto questo libro, stasera. Era giunto il momento di raccontarti tutto.»<br />
«Non mi aspettavo nulla di tutto questo e poi… chi ha scritto il libro? Sei stata tu?»<br />
Rosmerta la guardò intenerita e disse: «No, cara. E’ stato Nathan.»<br />
«Il Nathan del libro? Il tuo primo amore?»<br />
«Proprio così, tesoro. Come avrai capito, lui è stato un ottimo reporter. Ha sempre amato scrivere, sin da ragazzo. Così, qualche anno fa, ha pensato di mettere la nostra storia nero su bianco e.. voilà, eccola qui! Lui avrebbe voluto pubblicarla, ma quando mi fece leggere questa, che è l’unica copia che sia mai stata stampata, io gli dissi che era meglio custodire gelosamente i nostri ricordi, non divulgarli.»<br />
«Hai fatto bene, nonna. Hai preso la decisione giusta.» rispose Daphne.<br />
La piccola indugiò un attimo, poi riprese dicendo: «Comunque Nathan aveva ragione: l’amore vero era davvero da qualche parte ad aspettarti! Hai incontrato il nonno, qualche anno dopo, no?»<br />
«Eccome se aveva ragione! Nathan è stato bravissimo: non solo ha aiutato mio padre a liberarmi dalla profezia, ma ha previsto alla perfezione come sarebbero andate le cose di lì in avanti.»<br />
«Già! E comunque, nonna, è un vero peccato che questo libro non abbia un titolo. Secondo me dovresti provvedere e dargliene uno tu. Uno che sia soltanto tuo, che ti sia ispirato dal cuore…»<br />
Rosmerta indugiò un attimo. Guardò la nipote con amore e sconfinata tenerezza e le disse: «Hai ragione, tesoro. Hai qualche suggerimento per caso?»<br />
«Beh, in effetti sì… che te ne pare di <em>“Amore senza fine”</em>?»<br />
Rosmerta la guardò esterrefatta: la nipote aveva perfettamente colto il senso della sua storia. Commossa, le rispose: «E’ perfetto, tesoro mio. Davvero perfetto.»<br />
La abbracciò e le diede un bacio sulla fronte. Era vero: proprio lei, a lungo disillusa nei riguardi dell’amore, poteva adesso affermare che ciò che Nathan e suo padre le avevano indirettamente regalato, senza voler niente in cambio, non fu solo una magica soluzione per tutti i suoi problemi sentimentali, ma anche e soprattutto un amore sconfinato, <em>senza fine.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3366</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Polvere di Stella &#8211; di Stella LoveBad</title>
		<link>http://fanfictions.lumos.it/?p=3403</link>
		<comments>http://fanfictions.lumos.it/?p=3403#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 23:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stella LoveBad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divertenti]]></category>
		<category><![CDATA[FF a tema]]></category>
		<category><![CDATA[Grifondoro]]></category>
		<category><![CDATA[Romantiche]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[colpita]]></category>
		<category><![CDATA[dormitorio]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[filtri d amore]]></category>
		<category><![CDATA[ginny weasley]]></category>
		<category><![CDATA[mago]]></category>
		<category><![CDATA[Mylord]]></category>
		<category><![CDATA[notti]]></category>
		<category><![CDATA[polvere]]></category>
		<category><![CDATA[Pozioni]]></category>
		<category><![CDATA[romanticismo]]></category>
		<category><![CDATA[San Valentino]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Stella LoveBad]]></category>
		<category><![CDATA[stelle cadenti]]></category>
		<category><![CDATA[Vanily]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fanfictions.lumos.it/?p=3403</guid>
		<description><![CDATA[FF A TEMA: Soluzioni magiche a problemi d&#8217;amore RATING: G Stella LoveBad, studentessa di Hogwarts, si è innamorata del bel Caposcuola Grifondoro, Mylord. Per attirare l&#8217;attenzione dell&#8217;amato Stella ne combina di tutti i colori, tra pozioni fallite e nozioni sbagliate, con l&#8217;aiuto dell&#8217;amica Ginny e un pizzico di fortuna, riuscirà a conquistare il cuore dell&#8217;affascinante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FF A TEMA:</strong> Soluzioni magiche a problemi d&#8217;amore<br />
<strong>RATING:</strong> G<br />
Stella LoveBad, studentessa di Hogwarts, si è innamorata del bel Caposcuola Grifondoro, Mylord. Per attirare l&#8217;attenzione dell&#8217;amato Stella ne combina di tutti i colori, tra pozioni fallite e nozioni sbagliate, con l&#8217;aiuto dell&#8217;amica Ginny e un pizzico di fortuna, riuscirà a conquistare il cuore dell&#8217;affascinante giovane mago?<br />
<strong>PERSONAGGI:</strong> Stella LoveBad, Mylord, Vanily, Ginevra Weasley</p>
<p><span id="more-3403"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Prologo</strong></p>
<p>La luna splendeva radiosa nel cielo di mezzanotte e lungo i corridoi del castello non si sentiva un fiato, anchela Sala ComuneGrifondoro era silenziosa e ciò non accadeva spesso, le uniche luci ad illuminare la stanza erano quelle del fuoco nel camino e del cielo stellato. L&#8217;intero castello era avvolto nell&#8217;ombra, solo poche candele sparse qua e là rischiaravano i corridoi principali, i quadri sonnecchiavano beati e i fantasmi parevan muti come un violino senza corde, Hogwarts e i suoi vivaci abitanti erano immersi in un profondo sonno. Nel dormitorio femminile una ragazza, avvolta da una calda coperta lanosa, girava attorno alla panciuta stufa, piazzata al centro della stanza per scaldare l’ambiente nelle fredde notti d&#8217;inverno, e colpita dalla luce lunare creava buffe ombre sul tappeto oro-scarlatto. La giovane strega non riusciva a prendere sonno, continuò a vagare per la piccola stanza in preda a chissà quale tormento finché qualcosa, fuori dalla grande finestra, non attirò la sua attenzione; avvicinandosi al vetro raccolse la sua coperta e si inginocchiò sul davanzale di marmo per poter vedere meglio. In quella fredda notte di Febbraio il cielo fu invaso da una pioggia di stelle cadenti che, luminose e incandescenti, scivolarono giù come gocce d&#8217;acqua su uno specchio. Era uno spettacolo mozzafiato e, senza perdere un secondo di più, la ragazza chiuse gli occhi ed espresse il suo desiderio, prima che quel mare di luci si esaurisse.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Capitolo 1</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Un segreto svelato</strong></p>
<p>La luce del mattino invase all’improvviso il dormitorio, qualcuno doveva aver tirato la pesante tenda rossa nel tentativo di svegliare le ragazze. Ginevra Weasley, settima e unica figlia femmina della famiglia Weasley da generazioni, infilò la testa sotto al cuscino per ripararsi dai raggi del sole, allungò un braccio verso il letto accanto al suo e cominciò a tirare le coperte. Non sentendo alcun lamento in risposta, si alzò facendo scivolare il guanciale di lato e, passandosi una mano tra i bellissimi capelli rossi, sbadigliò mettendosi a sedere sul letto a gambe incrociate.</p>
<p>«Stella? Stella!» la ragazza distese le braccia in più direzioni e si stiracchiò, poi ancora con gli occhi socchiusi saltò sul letto accanto al suo per spaventare l’amica. Quando si accorse che era vuoto si svegliò completamente e scese dal letto allarmata, era lei ad alzarsi sempre per prima, qualcosa non quadrava. La giovane cominciò a guardarsi intorno preoccupata, ma non dovette cercare lontano per trovare Stella che, rannicchiata sul tappeto proprio sotto la finestra, era ancora avvolta dalla sua coperta lilla e sembrava essere in preda a un sogno magnifico. Ginny le si piantò davanti con le mani sui fianchi sbuffando rumorosamente mentre Diana e Arnold, le loro due puffole pigmee rispettivamente rosa e fucsia, giocavano tra i capelli della ragazza addormentata. Quando Stella si girò su un fianco schiacciandole, le due creature emisero un gridolino acuto che fece sobbalzare tutto il dormitorio, eccetto lei che ovviamente continuava a dormire beata. Ginevra spazientita, dopo aver scosso e chiamato la compagna più e più volte, sfoderò la sua bacchetta e sussurrò l’incanto “Wingardium Leviosa”; subito una brocca colma d’acqua si rovesciò sul viso dell’amica.</p>
<p>«Coff Coff…» Stella si mise a sedere di scatto trascinandosi dietro le due puffole ancora avvinghiate ai lunghi capelli rosso scuro. Passarono alcuni minuti prima che la ragazza realizzasse cos’era successo e si riprendesse dallo shock di essere stata svegliata così bruscamente, poi rivolse uno sguardo furioso alla strega che giocherellava ancora con l’arma del delitto.<br />
«Ma sei impazzita? Hai deciso di annegarmi nel sonno?» chiese la ragazza alzandosi da terra e lanciando la coperta lilla sul suo letto.<br />
«Che esagerata, per un bicchier d’acqua…» sghignazzò Ginny visibilmente divertita.<br />
«Ah lo trovi divertente? Beh sappi che toccherà anche a te prima o poi!» esclamò la giovane cercando di convincere Diana e Arnold ad allentare la presa sulla sua chioma «Ma insomma vi volete staccare voi due? Non ho tempo da perdere oggi!»<br />
«Non credo che la tua vendetta verrà messa in atto molto presto, sei sempre l’ultima a svegliarti… a proposito, che diavolo ci facevi sdraiata per terra? Mi hai fatto prendere un accidente!» Ginny rimproverò l&#8217;amica osservandola mentre si vestiva e minacciava le puffole di spazzarle via con un colpo di spazzola.<br />
«Non ci crederai ma ieri notte c&#8217;è stata una pioggia di stelle cadenti!» rispose la ragazza. Finalmente era riuscita a convincere le due palle di pelo ad allontanarsi, lanciò Arnold all&#8217;amica e, cercando di acchiappare Diana che le saltellava sulla testa, continuò a raccontare: «Ho espresso un desiderio e mi sono addormentata guardando il cielo&#8230;era così suggestivo e romantico&#8230;» i suoi occhi brillarono al ricordo della notte precedente.<br />
«Sì, sì, bello, stupendo, incantevole, fantastico, superlativo… Andiamo? Non vorrei perdermi la colazione per l&#8217;ennesima volta!» rispose sbrigativa l’amica, in cinque minuti era già pronta per uscire.</p>
<p>L’unico pensiero di Ginny in quel momento era quello di riempirsi la pancia. Per aspettare Stella, la maggior parte delle mattine, saltava la colazione ed era costretta ad attendere fino a pranzo. In quel lasso di tempo che pareva interminabile la ragazza era decisamente intrattabile e ad ogni osservazione altrui sulla sua indisponenza rispondeva: “Il mio stomaco ti chiede gentilmente di andare al diavolo!”. Senza attendere oltre si incamminò verso la scalinata che portava alla Sala Comune.</p>
<p>«Hey aspettami!» gridò Stella appoggiandosi una mano sulla testa in modo che Diana potesse rotolare lungo il suo braccio fino alla spalla, prese il libro di incantesimi e si affrettò a raggiungere l’amica saltellando con uno stivale in mano e la bacchetta tra i denti.</p>
<p>La Sala Comunebrulicava di studenti pronti per una nuova giornata di lezioni, la giovane si guardò intorno e si fermò a salutare alcune compagne, ma non sembrava prestare molta attenzione ai loro discorsi, infatti continuò a frugare tra la folla con lo sguardo, senza però trovare ciò che stava cercando. Con aria afflitta la ragazza strinse un po’ più forte la mano dell’amica e salutando i compagni Grifondoro la seguì attraverso il ritratto della Signora Grassa.</p>
<p>Al di là del dipinto una scena inconsueta le lasciò a bocca aperta, le scale del castello sembravano impazzite, cambiavano direzione più rapidamente del solito, non permettendo a nessuno di salire o di scendere.</p>
<p>Le ragazze confuse si rivolsero alla donna nel dipinto, lei di certo avrebbe saputo spiegare quell’inconveniente: «Signora cos’è successo alle scale?» chiese Ginny facendo una smorfia di dolore, aveva appena visto la sua ricca colazione andare in fumo.</p>
<p>«Oh, buongiorno signorine!» la donna le salutò accennando un breve inchino «Temo che sia un altro scherzo dei suoi fratelli, signorina Weasley, ma non durerà ancora a lungo, i Capiscuola delle quattro case se ne stanno già occupando.»</p>
<p>A quelle parole il viso di Stella si illuminò. Subito si diresse verso il bordo del pianerottolo del settimo piano per sporgersi e guardare di sotto; aveva trovato ciò che cercava poco prima nella Sala Comune. Quattro giovani maghi volavano agili, a cavallo delle loro scope, tra le scale in movimento agitando abilmente le bacchette per riportare un po’ di ordine nel castello; la ragazza non aveva occhi che per lui. Mylord, un giovane alto e dai lineamenti perfetti, era appena riuscito a fermare una rampa di scale con un incantesimo che Stella non conosceva.</p>
<p>La ragazza sospirò appoggiando il mento tra le mani e osservando l’unico Grifondoro con cui non aveva il coraggio di parlare</p>
<p>«È…bellissimo…» sussurrò con occhi sognanti, intanto l’amica era impegnata a far apparire un grosso panino imbottito.<br />
«Cosa ha detto la signorina LoveBad, mia cara?» chiese sottovocela Signora Grassaa Ginny.<br />
«Non lo fo, ma ho ragione di penfare che ftia impaffendo» rispose la ragazza divorando con gusto la sua colazione di riserva. Intanto le scale erano tornate al loro consueto e placido movimento e i quattro Capiscuola avevano abbandonato il campo tornando alle loro faccende. La sparizione dell’amato fece rinsavire Stella che si alzò in piedi e con un gran sorriso invitò Ginny a scendere a lezione di Incantesimi.</p>
<p>Stella LoveBad, quarto anno alla scuola di magie e stregonerie di Hogwarts, era una ragazza solare e divertente che amava fare nuove amicizie e trascorrere le sue giornate in compagnia; richiedeva solitudine solo in casi di estrema necessità, quando si isolava a rimirare il cielo con la sola compagnia della sua adorata puffola pigmea, Diana. Studentessa modello, giocava attivamente nella squadra di Quidditch della sua Casa, ma nell’ultimo mese sembrava spesso turbata, malinconica e Ginevra, la sua migliore amica e confidente, era arrivata alla conclusione che il problema fosse un ragazzo.</p>
<p>«Senti un po’…» cominciò Ginny quando finalmente ebbe finito di mangiare il suo mega panino «Sbaglio o mi stai nascondendo qualcosa?» il suo sguardo catturò il sorriso malizioso che si dipinse sulle labbra dell’amica.<br />
«Io? Per quale motivo dovrei nasconderti qualcosa?» ribatté Stella continuando a scendere le lunghe scale e mantenendo la stessa espressione.<br />
«Lo sapevo! È un ragazzo! Dimmi chi è, dai, dai, dai!» Ginny si aggrappò al braccio dell’amica e cominciò a saltellare euforica «Non puoi tenermi all’oscuro di tutto, dimmi chi è ti supplico, non lo dirò a nessuno, giurin giurello!»<br />
«Mmm… E va bene, basta che la smetti di gridare!» Stella si bloccò sulle scale di marmo e tirò a sé la compagna per sussurrarle all’orecchio il nome del mago che le aveva fatto girare la testa.<br />
«Sì, sì, sì tutto quello che vuoi» la supplicò l’amica, così la ragazza mise le mani a cono intorno al suo orecchio e vi appoggiò le labbra sussurrando il bramato nome. Quando Ginevra venne a conoscenza dell’identità del rubacuori sgranò gli occhi e rimase a bocca aperta, poi si ricompose e, continuando a scendere le scale, cominciò a rilasciare il fiume di domande che le ronzavano in testa tormentando la strega innamorata fino all’ora di pranzo.</p>
<p>Quando le lezioni mattutine giunsero al termine Stella si sentiva la testa esplodere, ormai era mezzogiorno passato e le ragazze varcarono la soglia della Sala Grande dove le tavolate erano già imbandite, Ginny non le aveva ancora dato un attimo di tregua.</p>
<p>«Ah, ho un’altra domanda!» esclamò la ragazza sedendosi al tavolo Grifondoro, nei quattro anni trascorsi insieme a Hogwarts Stella aveva già avuto degli spasimanti, ma non era mai stata così impacciata e timida nei confronti di nessuno di loro.<br />
«E ti pareva… Va beh, spara, ma che sia l’ultima, non ne posso più!» rispose la strega che, con i gomiti sopra al tavolo, si reggeva la testa con una mano giocherellando con Diana. Lei colpiva una nocciola con le dita e la puffola rosa gliela rimandava spingendola con il piccolo muso.<br />
«Va bene. Allora, dal momento che il cavaliere non corre a salvare la principessa, ma soprattutto, a quanto ci risulta, non sa nemmeno della sua esistenza, e la nostra nobile pulzella ha troppa fifa per dichiararsi, cosa strana assai per il suo carattere, come credi che questa fiaba si possa concludere con un: “E vissero per sempre felici e contenti?”» Ginny aveva colpito nel segno e si scusò in anticipo con un sorrisetto colpevole, ma bisognava pur sempre occuparsi anche di quel piccolo inconveniente.</p>
<p>Non era mai capitato che Stella non riuscisse a esprimere i propri sentimenti, il più delle volte lo faceva in modo molto diretto, altre lo faceva capire chiaramente, ma questa volta c’era qualcosa che la frenava impedendole di farsi avanti.</p>
<p>La ragazza, toccata nel vivo, trattenne il respiro per un istante e guardò negli occhi l’amica con espressione triste: «Non lo so Gin, non lo so proprio… Si sta anche avvicinando San Valentino e sono sempre più scoraggiata, l’unica cosa che mi consola è sapere che non è impegnato… O almeno così pare…»</p>
<p>In quel momento due ragazze del primo anno si sedettero poco lontano da loro e cominciarono a chiacchierare mentre si riempivano il piatto di prelibatezze d’ogni genere.</p>
<p>«Hai sentito che a Susan piace Cormac Flint, ma lui non la degna di uno sguardo?» disse una ragazzina dai capelli corvini in tono divertito.<br />
«Ma sì, si sapeva già da tempo! Piuttosto sai cosa si è inventata? Vuole fargli bere un filtro d’amore, di quelli potenti! Non credo che Cormac potrà resistere a tanto.» rispose l’altra ragazza sghignazzando.</p>
<p>Un filtro d’amore? Interessante… Che fosse quella la soluzione a tutti i suoi problemi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Capitolo 2</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Surrogati d’Amore</strong></p>
<p>Stella balzò in piedi e si girò di scatto verso Ginny. Arnold e Diana protestarono spaventati dalla reazione della strega lanciandole minuscoli pezzetti di pane.</p>
<p>«Ci sono!» esclamò prendendo l’amica per le spalle e scuotendola come una pignatta «Un filtro d’amore! Con quello potrò avere la sua attenzione e passare un San Valentino da favola! Andiamo!» la ragazza non stava più nella pelle, prese la compagna per la cravatta e la trascinò verso l’uscita della Sala Grande, intanto le due puffole rotolavano a velocità folle tra le gambe degli studenti per non perdere di vista le padroncine.</p>
<p>«No, ti prego, anche il pranzo no…» piagnucolò Ginny afferrando una coscia di pollo dal piatto di uno studente Tassorosso mentre le veniva sottratto a forza l’ennesimo pasto.</p>
<p>Si fermarono davanti alla biblioteca. Quello era il posto giusto per iniziare le ricerche, avevano solo bisogno di tempo, pazienza e di un po’ di fortuna. Stella spinse le pesanti porte della sala e si diresse verso la sezione “pozioni”.</p>
<p>«Cosa stiamo cercando esattamente?» chiese Ginny allungando il passo per raggiungere l’amica, gli scaffali, carichi di polverosi e massicci libri, sembravano incurvarsi sotto tutto quel peso.<br />
«Sto pensando di creare un vero e proprio filtro d’amore… Ma non so come potrei farlo bere a Mylord…» rispose Stella pensierosa. Improvvisamente si fermò. Davanti a lei si ergeva la scaffalatura più ricca della biblioteca, decine e decine di tomi consunti in attesa di essere sfogliati, alcuni inseriti ordinatamente negli appositi spazi, altri accatastati in un angolo in modo confusionario.<br />
«Santi numi!» esclamò Ginny «Non vorrai mica leggerli tutti?! Ti ricordo che i filtri d’amore non sono un gioco, potrebbero avere chissà quali conseguenze, ma soprattutto non sono in grado di riprodurre l’amore vero!»</p>
<p>Stella ignorò palesemente l’amica e si accomodò su una sedia consultando un manuale dall’aria molto antica.</p>
<p>«Senti un po’ qui: Laverne de Montmorency fu una grande pozionista specializzata in filtri d’amore, tra le sue creazioni più famose ricordiamo “Cristalli di Cupido”, “Intruglio di baci”, “Bolle seducenti”… Questi non li vendono Fred e George?» chiese la ragazza curiosa.<br />
«Sì, sono fedeli riproduzioni di pozioni d’amore famose.» rispose Ginny fulminea «Stella io però stavo pensando…»<br />
«Shh Shh guarda qui!» la interruppe l’amica, «Amortentia, la pozione d’amore più potente al mondo, assume il profumo di ciò che più attrae colui che l’annusa…»<br />
«Si ma…»<br />
«È perfetta!» Stella aveva interrotto Ginny ancora una volta «Potrei attirarlo con il profumo di qualcosa per lui irresistibile e a quel punto…»</p>
<p>SBAM!</p>
<p>Un grosso libro cadde sulla testa della ragazza facendo più rumore che altro.</p>
<p>«Ahi!» era stata Ginny a colpirla.<br />
«Ma che ti è preso oggi? Prima cerchi di annegarmi e ora questo! Cosa ti ho fatto?» Stella si massaggiò la testa trattenendo una lacrima.<br />
«Questa mattina mi hai fatta spaventare! Pensavo che ti avessero rapita gli alieni, il che non sarebbe nemmeno strano&#8230; E ora mi hai interrotto due volte senza lasciarmi parlare!» rispose l&#8217;amica furiosa «Bla bla bla, parli sempre e solo tu e poi tocca a me rimediare ai tuoi pasticci, quindi ora zitta e ascolta!»<br />
Stella incrociò le gambe sulla sedia, mise le braccia conserte e fece spallucce tirando fuori il labbro inferiore come i bambini quando fanno i capricci. «Sentiamo» disse.<br />
«Era ora! L’Amortentia è una pozione di grado superiore, non la studieremo prima del sesto anno e comunque sia è troppo potente per il tuo scopo. Potremmo progettare un profumo a base di ingredienti comuni che creino una naturale attrazione…» spiegò Ginny sedendosi accanto all&#8217;amica.<br />
«Vorresti utilizzare afrodisiaci naturali, come frutta e spezie?» Stella sciolse le braccia e abbandonò il suo lato infantile, l&#8217;idea aveva catturato la sua attenzione.<br />
«Sì, direi che sarebbe un buon inizio… Se partissimo subito con un filtro rischieremmo solo di peggiorare le cose, una volta svanito l’effetto i ricordi rimangono, nonostante tutto, e Mylord potrebbe non gradire.»<br />
«Non ci avevo pensato… Istruiscimi, o mia maestra di vita!» disse Stella inchinandosi ai suoi piedi e venerandola come se fosse una divinità greca, la ragazza rendeva sempre ogni cosa un gioco.<br />
«Sei fortunata, mia cara discepola.» Ginny si unì allo scherzo tirando su il mento in modo altezzoso «Ma torniamo seri per un istante, Fred e George utilizzano spesso afrodisiaci naturali per i loro prodotti e io ho appreso la loro sacra arte… Tanto per cominciare avremo bisogno di vaniglia, anice, cannella, zenzero e cardamomo.»</p>
<p>Le ragazze si misero subito alla ricerca degli ingredienti e in poche ore realizzarono un profumo sopraffino in grado di stendere anche il troll più raffreddato della foresta proibita.</p>
<p>«Allora, Mylord è nella serra della Professoressa Sprite, sembra che stia facendo una ricerca con alcuni studenti del sesto anno.» Ginny fece il punto della situazione mentre spruzzava con insistenza la fragranza sul collo e sui capelli dell’amica. «Fase uno: entri nella serra e ti avvicini a lui, non serve che tu gli rivolga la parola, devi solo agitare la tua lunga chioma nella sua direzione e vedrai che, sopraffatto dall’amore, ti chiederà di sposarlo lì tra un frullobulbo e un geranio zannuto!»<br />
«Ma io non voglio che mi chieda di sposarlo! Voglio solo attirare la sua attenzione e chissà…» Stella si perse per l’ennesima volta nelle sue fantasie.<br />
«Ma insomma è un modo di dire!» esclamò l’amica lasciandosi scappare una risata, era la prima volta che la vedeva così impacciata «Tutto ciò mi diverte moltissimo sai? Non pensavo che avresti mai avuto bisogno del mio aiuto per certe cose, riesci sempre a sorprendermi!» Ginny voleva davvero bene a Stella, era la sorella che non aveva mai avuto e ci teneva a vederla felice.</p>
<p>Una dolce e densa nube di profumo avvolse la ragazza che, ancora sognante, veniva trascinata all’aperto dalla compagna.</p>
<p>«Uhm, ok. Fase uno, avvicinarsi al soggetto e agitare la chioma, ma… La fase due?» chiese Stella perplessa.<br />
«La fase due… Beh NON c’è una fase due!» così dicendo Ginny la spinse con decisione dentro la serra.</p>
<p>Tutti si girarono a guardare la nuova arrivata senza prestarle grande attenzione, tutti tranne Mylord ovviamente, troppo impegnato a esaminare un vaso di arbusti autofertilizzanti. Stella si fece coraggio e avanzò verso di lui. Ancora pochi passi e sarebbe stata a portata di naso, ma, non appena la ragazza fu abbastanza vicina da poterlo quasi sfiorare un attacco di panico la spinse a retrocedere bruscamente facendola inciampare su uno studente di Serpeverde, chinatosi a raccogliere un bubotubero.<br />
La strega atterrò sul sedere in un gran tonfo.</p>
<p>«Tutto bene? Ti sei fatta male?» chiese il ragazzo porgendole il braccio per aiutarla ad alzarsi, intanto lo sguardo di lei saettò verso Mylord per accertarsi che non l’avesse vista cadere così goffamente.<br />
«Oh, si sto bene, scusa ma non ti avevo visto e… Sono inciampata.» si giustificò lei sempre guardando il Caposcuola Grifondoro che non ne voleva sapere di girarsi.<br />
«Non ti preoccupare… Hai un buon profumo sai?» lo studente di Serpeverde stringeva ancora la sua mano.<br />
«C-come scusa?» la ragazza lo guardò terrorizzata e si ritrasse velocemente, il profumo aveva attirato l’attenzione della persona sbagliata. «D-devo proprio andare ora, uh com’è tardi! Scusa ancora per l’incidente, bye bye!» schizzò fuori portata più veloce della luce e raggiunse l’amica fuori dalla serra lasciando il ragazzo imbambolato a guardarsi le mani.<br />
«Ma che diavolo stai combinando? C’eri quasi! Perché sei tornata indietro?!» esclamò Ginny sorpresa, due ore buttate al vento, anzi, due ore sottoposte al naso di un Serpeverde.<br />
«Non lo so, non lo so, NON LO SO!» esclamò Stella sconvolta «Ho bisogno di levarmi quest’odore di dosso, hai visto quello? Per poco non mi dava un morso, che orrore!»</p>
<p>Le ragazze si allontanarono dalla serra a grandi passi. Il Caposcuola non l’aveva degnata di uno sguardo, ma qualcuno aveva seguito avidamente tutta la scena, qualcuno che, incuriosito da quello strano comportamento, le pedinò in silenzio fino in Sala Comune.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Capitolo 3</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> Nemiche amiche</strong></p>
<p>Le ore di lezione sembravano non finire mai, Stella non si dava pace, come aveva potuto rovinare un’occasione del genere proprio non lo sapeva. Il ragazzo di Serpeverde, che aveva per sbaglio annusato il suo magico profumo, la tormentava lanciandole bigliettini smielati, Mylord continuava a ignorarla e Ginny progettava nuovi intrugli da sottoporre all’amica. Quando finalmente la giornata di studio si concluse, e gli studenti poterono avere un po’ di tregua, Stella si rifugiò nella Sala Comune per rimuginare su ciò che era accaduto nella serra. La ragazza, stanca e amareggiata, si raggomitolò in un angolo del soffice divano rosso. Fortunatamente quel pomeriggio non c’era nessuno e nella sala regnava un gran silenzio interrotto soltanto dal crepitio del fuoco nel camino; rapita dal movimento delle fiamme che parevan danzare, accarezzò con tenerezza la sua piccola Diana.</p>
<p>«Bene, bene, bene, signorina LoveBad che piacere trovarla qui.» una voce, proveniente dalla poltrona verde-acqua vicino alla finestra, fece sobbalzare la strega strappandola ai propri pensieri. Stella si mise a sedere giusto in tempo per vedere la poltrona girare su se stessa rivelando il suo interlocutore. Una ragazza, alta e snella, era comodamente seduta e la fissava con insistenza, accarezzando contemporaneamente il suo gatto.<br />
«Vanily, mi hai spaventata! Pensavo che foste tutti nel parco…» disse la ragazza sorpresa di vederela Responsabiledelle Iniziative Artistiche chiusa nella Torre invece di andare a godersi un po’ di libertà.<br />
«Ho capito tutto sai?» Vanily posizionò la poltrona verde-acqua davanti alla compagna e vi si sedette nuovamente. «Non so esattamente cosa tu stia architettando, ma ti conviene sputare il rospo e subito!» disse la responsabile in tono minaccioso.<br />
Stella rimase di stucco, non capiva dove volesse andare a parare.<br />
«Di cosa stai parlando? Non capisco…»<br />
«Su non fare la finta tonta, ti ho vista oggi nella serra… Cosa stavi cercando di fare?» ribatté la compagna, solitamentela Responsabileera molto meno inquietante.<br />
«Oh… Niente, ero entrata per chiedere un’informazione, ma poi ho cambiato idea e sono inciampata uscendo…» Stella si sentiva a disagio, la ragazza continuava a fissarla con gli occhi pieni di curiosità mista a rabbia, possibile che anche lei fosse innamorata del Caposcuola e avesse scoperto le sue intenzioni?<br />
«Basta! Smettila di prendermi in giro e metti le carte in tavola!» Vanily era fuori di sé « Ti piace Mylord, non è forse vero? Penso che se ne sia accorta tutta Hogwarts, tranne lui che è sempre così impegnato che dimentica persino di allacciarsi le scarpe!»</p>
<p>Stella era senza parole, continuava a guardare la compagna senza riuscire a risponderle.</p>
<p>«Ascoltami bene, prima che tu ti faccia strane idee premetto che non sono innamorata del tuo caro Caposcuola, ma ci tengo molto. Lui è il mio nipotino, capisci?» poco a poco Vanily si rilassò e ritrasse gli artigli, la sua scena da tigre famelica l’aveva fatta, ora voleva soltanto entrare a conoscenza dei dettagli di quella faccenda sospetta.<br />
«Nipotino? Non sapevo foste parenti… Ma non sei un po’ troppo giovane per essere zia? Oltretutto lui è più grande di te…» rispose Stella un po’ confusa.<br />
«Ma no, io sono sua nonna! Ti spiego, credo fermamente che la mia anima sia molto antica, avrà come minimo… 91 anni sì! Quindi altro non posso essere che una nonna e lui è il mio caro nipotino. La questione è alquanto complicata e non starò certo qui a spiegarla a te!» rispose la ragazza incrociando le braccia e alzando un po’ il mento. «…In ogni caso sono curiosa di sapere come mai una ragazza espansiva come te ha deciso di ricorrere a certi mezzucci da fattucchiera di quart’ordine per avvicinarlo.»<br />
«Come sai che… Oh beh, lasciamo perdere… La verità è che con lui non riesco a parlare. Ogni volta che lo vedo o che mi passa vicino rimango pietrificata e mi manca il respiro… Non mi era mai successo prima ma non devi preoccuparti, lui non mi degna di uno sguardo…» rispose la ragazza abbassando gli occhi e fissando con aria triste la sua puffola pigmea che mugolava nel tentativo di consolarla.</p>
<p>Vanily si sciolse come neve al sole e, intenerita, lasciò la sua poltrona verde-acqua per sedersi accanto a Stella.</p>
<p>«Su, su tesoro, ho capito qual è il problema.» confessò la ragazza. «La tua non è una semplice cotta, tu ti sei innamorata e, a quanto ho capito, questa è la prima volta. Mi sei sempre stata simpatica e credo che saresti la ragazza perfetta per mio nipote, quindi ti aiuterò…»<br />
«Dici sul serio?» chiese la strega stupita.<br />
«Certo! Ma a una condizione…» sul viso di Stella si dipinse una smorfia di terrore, cosa poteva volere la responsabile in cambio del suo prezioso aiuto? «Mi è stato riferito che ami scrivere racconti e a me serve qualcuno che si occupi di produrne uno ogni mese… A tempo indeterminato!»</p>
<p>La ragazza ci pensò su per qualche istante, aveva bisogno di Vanily e dopo tutto a lei piaceva davvero scrivere, quel compromesso non le sarebbe pesato troppo e in passato aveva già pensato di partecipare alle iniziative artistiche.</p>
<p>«Accetto!» esclamò entusiasta.<br />
«Fantastico! Ora forza, andiamo da Ginny, tre menti sono meglio di due!» Vanily prese sotto braccio la sua nuova amica e la trascinò attraverso il ritratto diretta al secondo piano. Aveva visto Ginevra sperimentare qualche magico intruglio nel calderone inutilizzato che si trovava nel bagno di Mirtilla Malcontenta.</p>
<p>Quando giunsero nel bagno delle ragazze la trovarono con il viso sporco di nero e i vestiti bruciacchiati, la giovane sbraitava contro il calderone urlando come una matta, intorno a lei c’erano decine di ampolle rovesciate e libri dalle pagine spiegazzate accatastati malamente.</p>
<p>«Maledizione!» esclamò la ragazza gettando un grosso libro nel calderone, poi esausta si sdraiò sul pavimento coprendosi il volto con le mani.</p>
<p>Stella si avvicinò all’amica e la aiutò ad alzarsi. «Ma cos’hai combinato? Ti è esplosa una pozione in faccia?» chiese la ragazza sistemandole i capelli.</p>
<p>«Esattamente… Dannati filtri d’amore, ma chi me lo ha fatto fare?!» Ginny agitò il pugno verso il soffitto «Sono riuscita a crearne solo uno e ne avrò provati almeno dieci! Ecco tieni, è una specie di scirop…Vaaaaanily che piacere! Cosa ci fai qui?» Ginevra non si era accorta della responsabile e, al contrario di Stella, era perfettamente a conoscenza della “parentela” tra lei e il Caposcuola.<br />
«Rilassati Ginny cara, so tutto e sono qui per darvi una mano… Stella, potresti provare a mettere lo sciroppo nel succo di zucca di Mylord domani a colazione, dovrai aspettare che ci sia confusione e che lui sia distratto.» suggerì la ragazza «Direi che per oggi vi siete stancate abbastanza, andiamo a cena, questa sera vi farò dimenticare filtri e pozioni… Ho una bella scorta di grog nascosta nell’armadio.» disse Vanily ammiccando, lanciò un incantesimo auto-pulente per riordinare il bagno e, prendendo entrambe sottobraccio, si avviò versola Sala Grande.</p>
<p>Ginny era su di giri, finalmente poteva consumare un pasto completo e la cosa le fece tornare il sorriso. Stella continuava a lanciare occhiate furtive verso il limite del tavolo dove Mylord chiacchierava con i prefetti, mentre Vanily cercava in tutti i modi di farle mangiare qualcosa, la sua sindrome da nonnina apprensiva si stava manifestando anche con lei. Quando Ginny si fu abbuffata tanto da scoppiare e la responsabile riuscì a rifilare a Stella un’enorme fetta di frittata, si alzarono da tavola e salirono al settimo piano. Una volta oltrepassatala Signoradi rosa vestita annunciarono ai compagni Grifondoro la grande festa che avrebbe avuto inizio pochi minuti dopo, Vanily corse su per le scale a chiocciola recuperando qualche bottiglia di Grog e i primi bicchieri che vennero riempiti furono quelli delle ragazze. Le tre amiche erano l’anima della festa, coinvolgevano tutto il dormitorio con la loro allegria. Quando Mylord entrò in Sala Comune, si unì a suoi compagni di buon grado, il ragazzo non poteva non aver notato Stella che, assuefatta dal dolce Grog, capitanava un gruppo di grifette intente a interpretare l’ultimo singolo delle Sorelle Stravagarie con un buffo balletto. Non appena la ragazza si accorse della sua presenza smise di ballare e si irrigidì come un baccalà, presa nuovamente dal panico corse da Vanily che le versò un altro bicchiere per farla rilassare.</p>
<p>«Hic… Ma scuuuusa, se gli versassi lo sciroppo nel Grog?…HIC!» la ragazza sbiascicava le parole mentre proponeva il suo folle piano.<br />
«Sai, si può fare, lo metto nella bottiglia e vado a versarglielo nel bicchiere…HIC!» anche Vanily aveva bevuto parecchio e, dopo che Ginny, ridendo senza freni, ebbe versato lo sciroppo dentro la bottiglia e sui suoi piedi, si avviò barcollando in direzione della finestra dove Mylord scherzava con un paio di ragazzi allampanati. «Nipote, brinda con me! Finisci la bottiglia prego.» Ma qualcuno fu più veloce, un ragazzo del secondo anno si tuffò euforico verso la bottiglia e ne tracannò il contenuto. Stella, dall’altra parte della sala, rimase a bocca aperta. L’ennesimo tentativo andò in fumo, quant’erano le probabilità che accadesse un incidente del genere due volte in un giorno solo? Era troppo ubriaca per saperlo.<br />
«Oh accidenti…HIC!» Vanily si battè una mano sulla fronte disperata.<br />
«Ti senti bene, nonna?» chiese Mylord preoccupato, era ancora troppo lucido per far finta di niente.<br />
«Oh certo certo caro, va tutto benissimo, HIC! Vado a mettere a letto quel piccolo grifone impazzito…» così dicendo la ragazza tornò barcollando dalle amiche, il grog e lo sciroppo avevano mandato fuori di testa il ragazzino che continuava a fare gli occhi dolci a Stella. «Petrificus Totalus… Hic… Tutti a lettooo!» Mylord reggeva bene l’alcool, con quella bravata avevano rischiato di farsi scoprire.</p>
<p>Le ragazze trascinarono il novellino fino al dormitorio maschile inciampando mille volte e facendo un gran baccano, non riuscivano a trattenere le risate. Non potevano tornare di sotto, l&#8217;avevano combinata grossa quindi appena misero piede nella loro stanza il sonno le assalì trascinandole nel mondo dei sogni.</p>
<p>La mattina seguente Stella si svegliò con un gran mal di testa. La ragazza sbirciò fuori dalla grande finestra e si rallegrò vedendo gli studenti che prendevano il sole nel parco, ciò stava a significare che era Sabato e non c’erano lezioni a Hogwarts. Ancora intontita da tutto il Grog che aveva ingerito la sera prima si avvicinò al letto di Ginevra oscillando come una foglia al vento.</p>
<p>«Giooorno…» disse la ragazza tastando il materasso. «Fatti più in là!» esclamò infilandosi nel letto dell’amica e riaddormentandosi all’istante. Fu Vanily a buttarle giù dal letto attirandole con il dolce profumo di latte caldo e pancakes.<br />
«Sveglia pigrone, vi ho portato la colazione!» canticchiò la ragazza tirando loro via le coperte di dosso.</p>
<p>Si prospettava una splendida giornata. Colazione a letto, niente lezioni e un meraviglioso sole. Le ragazze decisero di andare a fare una passeggiata nel grande parco del castello e trascorrere quelle ore di riposo rilassandosi il più possibile; Stella non aveva voglia di pensare a Mylord, così sfuggente e misterioso e a quel maledetto San Valentino che si avvicinava sempre di più. La ragazza si sdraiò sull’erba proprio sotto un maestoso salice piangente, mentre Ginny e Vanily giocavano a palla poco distante; le lunghe fronde dell’albero le solleticavano la nuca e il sole, penetrando attraverso esse, disegnava mosaici di ombra e luce sui suoi vestiti. Il chiacchiericcio degli studenti risuonava nell’ampio giardino, voci e risate si sovrapponevano creando una soffice confusione in lontananza, poi una voce si distinse dalle altre.</p>
<p>«Quanto mi piace… Un Prefetto e un Caposcuola, saremo una coppia perfetta! La mia popolarità salirà alle stelle! Mylord amerà cioccolatini all’Amortentia, non falliranno di certo…»</p>
<p>Stella si irrigidì, non poteva credere alle sue orecchie. Aveva sentito bene, dall’altra parte del salice c’erano due ragazze e una aveva appena rivelato di voler regalare dei cioccolatini incantati al suo amato Mylord. Dopo tutto era un bel ragazzo, con la testa sulle spalle, avrebbe dovuto immaginare di non essere l’unica ad aspirare all’affascinante Caposcuola. La giovane strega aggirò silenziosamente l&#8217;ampio tronco per poter vedere in faccia la rivale e con sua grande sorpresa vide Artemisia Cloggs, Prefetto Corvonero. Stella si lasciò prendere dallo sconforto, come poteva competere con un Prefetto? Artemisia era bella e popolare, non avrebbe dovuto faticare troppo per ottenere l’attenzione del ragazzo. No! Non poteva permettere che l’avesse vinta lei…</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Capitolo 4</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Operazione anti-corvo</strong></p>
<p>Stella non riusciva ad allontanarsi dall&#8217;albero, non poteva rischiare di farsi scoprire, ma allo stesso tempo era curiosa di sapere i programmi della rivale. Dopo aver origliato l&#8217;intera conversazione aspettò pazientemente che le ragazze Corvonero si allontanassero, poi corse dalle amiche a riferire l&#8217;accaduto.</p>
<p>«Non posso credere che quella smorfiosa voglia corteggiare mio nipote!» esclamò Vanily in tono di stizza, «Sono certa che le interessi più il suo ruolo all&#8217;interno della scuola che Mylord stesso. Sembra una vecchia megera in cerca di un marito importante&#8230; La detesto!»<br />
«Per quanto ne sappiamo potrebbe essere innamorata anche lei&#8230;» aggiunse Stella, non aveva mai pensato a cosa potesse comportare avere una storia con un Caposcuola e non voleva credere che l&#8217;unico obiettivo di Artemisia fosse di rendere la sua immagine ancora più popolare, eppure quelle che aveva udito poco prima le sembrarono parole molto ambigue.<br />
«Non lasciarti ingannare, è subdola e meschina&#8230; Non mi fido di lei, in oltre non ho mai sentito Mylord nominarla.» la responsabile rimaneva dell&#8217;idea che il prefetto Corvonero fosse poco affidabile.<br />
«Cosa centra, sono sicura che non abbia mai nominato neppure me, per questo sto cercando di attirare la sua attenzione in tutti modi&#8230;» rispose la ragazza perplessa, non sapeva perché continuava a difendere la sua nemica «Ad ogni modo non le permetterò di avvicinarlo prima che l&#8217;abbia fatto io! Poi non si sa mai&#8230; Potrebbe sempre rifiutarmi&#8230;»<br />
«No, no, no, non pensarci nemmeno, occupiamoci di Artemisia piuttosto&#8230; Dove hai detto che tiene nascosti i suoi cioccolatini esplosivi?» Ginny era impaziente di risolvere la faccenda, non sopportava di vedersi mettere i bastoni tra le ruote e sopportava ancor meno vedere Stella in difficoltà.<br />
«Nella stanza delle necessità, al settimo piano. Non li troveremo mai in quella baraonda infernale!» esclamò la ragazza, doveva escogitare un piano per fermare il Prefetto.<br />
«DOBBIAMO trovarli! Non vedo altra soluzione, anche se eliminare il regalo potrebbe non bastare&#8230;»</p>
<p>Le ragazze si sedettero in cerchio sull&#8217;erba cercando di pensare ad una soluzione. Dopo alcuni minuti di silenzio Stella si alzò in piedi con decisione.</p>
<p>«Non pensavo che sarei mai arrivata a tanto ma, non vedendo altre vie d’uscita, sono costretta a mettere in atto&#8230;l&#8217;OPERAZIONE ANTI-CORVO!» la giovane alzò gli occhi al cielo trionfante.<br />
«Sarebbe?» chiese la responsabile trattenendo una risata, mentre Ginny quasi piangeva dal divertimento.<br />
«Non vi preoccupate, penserò io a quella cornacchia della Cloggs.» rispose la ragazza euforica «Ora ho “solo” bisogno di trovare un filtro d’amore adatto…»<br />
«E di un po’ di coraggio aggiungerei, ogni volta che ti avvicini a lui te la fai sotto!» aggiunse Ginny rotolandosi per terra in preda alle risate. Stella la fulminò con lo sguardo facendola sentire in colpa.<br />
«Anche se poteva risparmiarsi questa crudele battuta, devo ammettere che Ginevra ha ragione…» puntualizzò Vanily «…dobbiamo trovare qualcosa che possa avere lo stesso effetto di un filtro d’amore senza però dover essere ingerito necessariamente… Qualcosa che funzioni a distanza, anche solo di pochi passi…»<br />
«Potremmo gettargli addosso un secchio di “Bolle seducenti”, magari siamo fortunate e ne mangia un po’.» scherzò Ginny, non riusciva a controllarsi, la sua serietà era andata a farsi friggere.</p>
<p>D’un tratto il viso di Stella si illuminò, forse aveva trovato la soluzione.</p>
<p>«UNA POLVERE CHE FA STARNUTIRE!» esclamò la ragazza sorridendo.<br />
«Ma è geniale! Come ho fatto a non pensarci?» si domandò Vanily un po’ delusa.<br />
«La preparo io, lo preparo io!» saltellò Ginny entusiasta, finalmente aveva smesso di ridere.<br />
«Molto bene, allora mettiamoci all&#8217;opera!»</p>
<p>Noce moscata, pietra di luna in polvere, corno di bicorno, ali di doxy…<br />
Zafferano, frutto della passione, asfodelo e belladonna…</p>
<p>Passarono due giorni, le prime ventiquattro ore le ragazze lasciarono gli ingredienti a macerare in essenza di vaniglia e, in quelle restanti, a seccare al sole. Quando il composto ottenne la consistenza giusta, Stella fece apparire un mortaio in cui sminuzzare gli ingredienti per ottenere una polvere perfettamente liscia.</p>
<p>«Nei filtri d’amore solitamente non si mette un proprio capello o si recita un incantesimo di riconoscimento?» chiese la giovane strega ancora intenta a pestare le erbe.<br />
«Niente paura, quando la polvere toccherà il viso di Mylord, lui saprà dove indirizzare il suo cuore.»</p>
<p>Erano davvero una bella squadra, con l’intuito di Vanily, l’abilità di Ginevra e la forza di volontà di Stella, diedero vita a una nuova ed esclusiva polvere d’amore battezzata con il nome di<em> Polvere di Stella</em>.</p>
<p>La sera prima del fatidico giorno era tutto pronto, Stella espose alle amiche il suo piano per sbarazzarsi, senza danni fisici, della rivale ottenendo un caloroso appoggio da parte di entrambe. Più agguerrita che mai si addormentò con il viso di Mylord stampato nella mente, l’indomani sarebbe stato suo.</p>
<p>All’alba le tre giovani streghe scesero dal letto e andarono ad appostarsi vicino alla torre Corvonero in attesa che il Prefetto uscisse per andare a recuperare i suoi cioccolatini imbottiti di chissà quale strana pozione, era risaputo che la studentessa fosse mattiniera e, con molta fatica, le ragazze dovettero sacrificare qualche ora di sonno per portare a termine la missione. Pochi minuti dopo le sei, Artemisia uscì silenziosamente dal suo dormitorio e si diresse su per le scale; Stella e le altre la seguirono di soppiatto nascondendosi di tanto in tanto dietro le antiche armature. Giunta al settimo piano la ragazza Corvonero si fermò davanti a una parete vuota in attesa che la porta della stanza delle necessità apparisse dal nulla. Quando finalmente i contorni dell’entrata si disegnarono sul muro di pietra, Artemisia entrò nella stanza lasciando semiaperta la porta alle sue spalle; Stella, senza perdere un minuto di più, ne approfittò intrufolandosi a sua volta come un topolino, mentre Ginny e Vanily rimasero fuori a controllare che non ci fossero imprevisti. La prima cosa che vide fu un gigantesco ammasso di cianfrusaglie, accatastate su tutta la superficie del pavimento, che si ergeva fino al soffitto. La ragazza seguì il prefetto lungo un piccolo corridoio creatosi tra una montagna di chincaglierie e l’altra; Artemisia si fermò a frugare tra vecchi libri di testo, poco distante da un massiccio armadio. Stella sapeva perfettamente a cosa serviva quel grande mobile, stava andando tutto secondo i piani.</p>
<p>«Comincia l’operazione anti-corvo…» sussurrò la ragazza a sé stessa.</p>
<p>Non doveva farsi vedere, se fosse saltato fuori che aveva aggredito un Prefetto avrebbe sicuramente passato dei guai seri e l’idea di una punizione non la allettava per niente. Non appena Artemisia Cloggs le diede le spalle, con un gesto della bacchetta, Stella aprì la porta dell’ Armadio Svanitore e la spinse al suo interno.</p>
<p>«Ci vediamo tra un paio di giorni… BRUTTA STREGA!» esclamò la ragazza trionfante.</p>
<p>“Non è poi così grave, non ci metterà molto a capire cos’è successo e ne uscirà con una semplice smaterializzazione… Non avevo altra scelta” pensò Stella uscendo dalla Stanza delle necessità, si sentiva tremendamente in colpa, aveva inflitto alla sua rivale un colpo basso ma non poteva permettere che Mylord venisse ammaliato da una ragazza il cui unico interesse era quello di diventare più importante all’interno della scuola, non se lo sarebbe mai perdonato. Lui meritava di meglio, ma non era affatto sicura di essere lei quel “meglio”, nonostante Vanily sostenesse il contrario.</p>
<p>Una volta uscita dalla stanza la porta svanì alle sue spalle.</p>
<p>«Tesoro, va tutto bene? Hai una faccia, sembra che ti è morta la puffola…» chiese la responsabile preoccupata. Diana protestò agitandosi furiosa sulla spalla di Ginny.<br />
«Mi sento uno schifo… Un vero schifo!» rispose Stella amareggiata.<br />
«Smettila di piangerti addosso, se non l’avessi fatto tu l’avrei fatto io… Forse avrei fatto anche di peggio!» esclamò Vanily mettendo un braccio intorno alle spalle dell’amica.<br />
«Stella, quella voleva approfittare del ragazzo che ami, penso che chiunque avrebbe fatto la stessa cosa al tuo posto, non devi sentirti in colpa.» Ginny strinse la ragazza in un abbraccio affettuoso. «Ora occupiamoci di cose più importanti, il tuo cavaliere ti aspetta, pronto per un bello starnuto!» disse l’amica sorridendole.</p>
<p>Le ragazze scesero di corsa a fare colazione, non potevano permettersi che Ginny mandasse tutto all&#8217;aria avendo una crisi isterica da mancanza di cibo. Trovarono Mylord in biblioteca, sembrava che per lui San Valentino fosse un giorno come un altro. Intento a riprendere i ragazzini del primo anno che correvano, non curanti delle regole, per i corridoi non si accorse della presenza delle tre Grifondoro appostate dietro uno scaffale.</p>
<p>«Ora che ci penso, perché non ti metti a correre per i corridoi? Questo attirerebbe senz’altro la sua attenzione!» scherzò Ginny prendendo l’amica a gomitate.<br />
«Sai, le tue battute sono davvero pessime ultimamente! Prova a chiedere a Fred e George se tengono dei corsi di aggiornamento sulla simpatia.» ribattè Stella facendole la linguaccia.<br />
«Coraggio, è il momento giusto! Polvere alla mano e soffia sulle candeline!» Vanily la incoraggiò a farsi avanti.<br />
«Ma insomma! Quante volte vi ho detto di non correre per i corridoi! Un po’ di moderazione ragazzi!» gridò il Caposcuola rivolto a due novelli studenti.</p>
<p>Era davvero bello, il nero della divisa lo rendeva ancora più intrigante. Dopo un attimo di esitazione Stella raccolse tutto il coraggio che aveva, cioè ben poco in quel momento, fece un profondo respiro, e uscì dal suo nascondiglio con una manciata di polvere tra le mani. In quell’istante il ragazzo si voltò e non appena la vide accennò un saluto sorridendo.</p>
<p>«Ciao, Stella!»</p>
<p>Mylord l’aveva salutata&#8230; E sapeva il suo nome?! Stella cadde dalle nuvole, si sentì avvampare e per poco non svenne dall&#8217;emozione. Prima di farsi prendere dal panico per l’ennesima volta aprì le mani e soffiò con decisione la polvere magica sul viso del ragazzo.</p>
<p>«ETCIU’!!!» il Caposcuola cominciò a starnutire violentemente e ad ogni starnuto si scusava con la ragazza.</p>
<p>Incredibile, ce l’aveva fatta! Ora bisognava soltanto aspettare che la polvere facesse effetto, Stella era pronta a ricevere le tanto agogniate attenzioni dell’amato.</p>
<p>A differenza dei classici filtri d’amore, la polvere non ebbe bisogno di alcun incantesimo per funzionare alla perfezione. Il respiro della giovane, misto alla polvere magica, aveva fatto sì che il ragazzo si innamorasse perdutamente di lei e di nessun’altra.</p>
<p>Le ragazze rimasero in attesa con il fiato sospeso.</p>
<p>Quando Mylord si riprese dalla scarica di starnuti cadde il silenzio. Il ragazzo, intontito e confuso, si grattò la nuca pensieroso. Poi alzò gli occhi verso la ragazza e un ampio sorriso si dipinse sul suo viso.</p>
<p>«Ti hanno mai detto che hai due occhi stupendi?» disse il ragazzo continuando a sorridere.</p>
<p>Stella era stupefatta, aveva funzionato, aveva funzionato davvero! Avrebbe finalmente potuto trascorrere il San Valentino dei suoi sogni.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Capitolo 5</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Qualcosa non quadra</strong></p>
<p>Il desiderio espresso la notte in cui vide la pioggia di stelle si era finalmente avverato, era tutto perfetto. Il ragazzo dei suoi sogni era lì davanti a lei, le stringeva la mano con dolcezza e le sussurrava parole dolci all’orecchio. Esisteva qualcosa di meglio? Qualcosa come sentirsi apprezzati e amati da una persona che si reputa importante? Stella pensava di no. Per lei, quello era il paradiso. Nulla poteva distogliere la sua attenzione dall’amato, mai i suoi sogni erano stati più belli.</p>
<p>Stella era su di giri e per poco non svenne per trattenere il respiro, si sentiva leggera come una piuma, come se stesse camminando sulle luna. Forse era vittima anche lei di un incantesimo di rimbalzo… No, il suo era proprio amore, passione pura e semplice. Era follemente innamorata di Mylord.</p>
<p>Il tempo sembrava essersi fermato, nulla più contava eccetto lui. Tutto quello che la circondava appariva sfocato ai suoi occhi, come una foto scattata da un’auto in movimento. Le sue labbra, i suoi occhi, quei capelli scuri, le sue grandi mani. Tutto di lui le appariva semplicemente perfetto. E la sua voce, il suono della sua voce le fece correre un brivido lungo la schiena.</p>
<p>Nonostante tutto fosse così meravigliosamente romantico, c’era qualcosa che la turbava. La ragazza non riusciva a godersi quel momento così emozionante.</p>
<p>Stella si girò a guardare in direzione delle amiche, ciò che vide furono gioia e soddisfazione, ma perché lei non provava gli stessi sentimenti?</p>
<p>Qualcosa non quadrava.</p>
<p>Poi il ragazzo disse qualcosa che la ragazza non si sarebbe mai aspettata di sentire, qualcosa che la lasciò senza parole.</p>
<p>«Stella… Credo di amarti…» confessò Mylord stringendole più forte la mano, i suoi occhi sembravano sinceri.</p>
<p>La ragazza lo guardò per un istante senza vederlo davvero, si era come formata una patina sottile tra la realtà e la finzione e lei non riusciva più a distinguere l’una dall’altra. Poi si ricordò di quello che le aveva detto Ginny qualche giorno prima: “Ti ricordo che i filtri d’amore non sono un gioco, potrebbero avere chissà quali conseguenze, ma soprattutto non sono in grado di riprodurre l’amore vero!”</p>
<p>Ora era tutto chiaro. Era stata una sciocca a non ascoltare l’amica. Avrebbe dovuto saperlo, i filtri d’amore erano in grado di creare un’ossessione romantica e travolgente, ma nulla e nessuno poteva mettere il vero amore in bottiglia. La consapevolezza che quelle splendide parole, che poco prima aveva sentito pronunciare a Mylord, non potevano essere vere e sincere le cadde addosso come un enorme macigno calpestandole il cuore.</p>
<p>«Io… Io… Io non posso mi dispiace!» gridò Stella sconvolta. Spesse e amare lacrime rigarono il suo viso mentre correva veloce verso le porte del castello. Nessuno la seguì. Mylord non era in sé e non riuscì a capire cosa avesse scatenato quella reazione nella ragazza, mentre Vanily e Ginevra avevano capito benissimo, sapevano che, sotto quella maschera da ragazza spigliata e divertente, si nascondeva una giovane strega fragile e insicura. Non potevano aiutarla, non questa volta, doveva cavarsela da sola.</p>
<p>Stella correva a perdifiato sull’erba del grande parco e si fermò solo quando raggiunse la riva del Lago Nero. Diana era rimasta saldamente aggrappata al colletto della sua camicia, ancora una volta accanto alla sua padroncina. La ragazza pianse fino allo sfinimento, dove aveva sbagliato? Perché non riusciva a combinarne una giusta? Non voleva spingere Mylord ad amarla con l’inganno, era sbagliato e ora l’aveva capito, forse troppo tardi. Se solo avesse trovato il coraggio di avvicinarsi a lui e parlargli come fanno tutte le persone normali invece di ricorrere alla magia, forse non avrebbe sofferto tanto. Guardando la sua immagine riflessa nelle torbide acque del Lago Nero, si rese conto di quanto fosse sciocca. Aveva lottato tanto per arrivare a lui, non poteva rinunciare proprio ora.</p>
<p>Si sentiva davvero sciocca.</p>
<p>La ragazza trascorse il resto della mattinata in riva al Lago lontana da tutto e da tutti, non aveva voglia di affrontare Mylord , aveva bisogno di pensare. Non poteva far finta che andasse tutto bene, anche se aveva ottenuto ciò che voleva, la ragazza non era affatto contenta. Era arrabbiata, terribilmente arrabbiata con se stessa. Aveva preso la situazione sotto gamba ritrovandosi poi a piangere sul latte versato. Nonostante fosse una sensazione fuori dal comune, quella di poter finalmente guardare Mylord negli occhi, non bastava a distoglierla dal pensiero che fosse tutto sbagliato. Nei suoi sogni non usava un incantesimo per farlo innamorare di lei e nemmeno una polvere o una pozione; nei suoi sogni tutto nasceva spontaneo e cresceva con naturalezza.</p>
<p>Doveva prendere una decisione. Le opzioni erano due: poteva farsi coraggio e affrontare la situazione traendone soltanto i lati positivi, che in realtà non vedeva affatto, oppure rimanere nascosta fino a che l’effetto della polvere non vada scemando. Dopo qualche minuto di profonda riflessione decise di aspettare che Mylord tornasse in sé, sperando che non ricordasse nulla di quella mattinata disastrosa. Per un istante sperò addirittura che si fosse dimenticato proprio della sua esistenza.</p>
<p>Nel frattempo in biblioteca Ginny e Vanily tentavano di consolare il povero Caposcuola che, confuso dalla Polvere di Stella, non riusciva a spiegarsi perché la ragazza fosse scappata da lui.</p>
<p>«Nipote caro, ora ti dirò qualcosa che spero ricorderai domani. Stella ti ama, per questo ha fatto di tutto per poter avere anche una sola possibilità di stare con te.» cominciò la responsabile «Ha combinato un sacco di pasticci in questi giorni, ha fatto cose che non avrebbe mai fatto per nessun altro arrivando al punto di chiedersi se davvero fosse giusto.»<br />
«Ma io la amo… Davvero!» rispose il ragazzo con l’innocenza di un bambino.</p>
<p>Vanily esasperata cercò di spiegare la situazione al nipote adottando una terapia d’ urto.</p>
<p>«Mylord, non so se questi siano i tuoi veri sentimenti o no, l’unica cosa di cui sono certa è che sei sotto l’effetto di una pozione d’amore che ti è stata somministrata sotto forma di polvere. Stella non riusciva a parlarti, ogni volta che abbiamo provato a farla avvicinare a te abbiamo ottenuto risultati disastrosi quindi abbiamo optato per le maniere forti.» Vanily era molto tesa, sperava che il ragazzo, l’indomani, ricordasse ogni cosa e allo stesso tempo sapeva che aver aiutato Stella in quell’impresa avrebbe avuto delle ripercussioni sulla sua carriera.</p>
<p>Il giovane mago era fermo impalato, si limitò ad ascoltare.</p>
<p>«Sai perché è scappata?» chiese la ragazza al Caposcuola.<br />
«Avrò detto qualcosa di sbagliato… Ma non potevo non dirle che l’ amo.» rispose lui.</p>
<p>Era palese che Mylord non fosse nel pieno delle sue facoltà mentali, ma Vanily volle continuare ugualmente.</p>
<p>«Stella è scappata perché si è resa conto che un Mylord soggiogato dalla magia non era ciò che voleva. Quella ragazza nasconde dentro di sé una grande sensibilità e distingue nettamente il bene dal male. Negli ultimi giorni ha messo a dura prova sé stessa e questa volta non ce l’ha fatta, non sopporta l’idea di avere le tue attenzioni con l’inganno, ora si pente di averti soffiato addosso la polvere magica e sarà nascosta da qualche parte a rimuginare e a darsi la colpa di tutto.»<br />
«Posso andare a cercarla?» chiese il ragazzo speranzoso, in quel momento l’unico suo pensiero era quello di poterle dire quanto era bella.<br />
«Assolutamente no, per oggi ha avuto abbastanza emozioni e la ciliegina sulla torta è stato quest’ improvviso crollo emotivo. Dovevo aspettarmelo. Ginevra, per favore, vai tu a cercarla, ormai si dovrebbe essere sfogata abbastanza.» così dicendo la responsabile prese sotto braccio il Caposcuola. Aveva intenzione di portarlo in Torre, ma non prima di aver fatto una capatina alle cucine, avevano saltato il pranzo per l’ennesima volta. Sarebbe stata una giornata dura, l’effetto della polvere sarebbe svanito dopo ventiquattro ore e Vanily doveva tenere il ragazzo lontano da Stella per tutto il giorno, le scale anti-maschio del dormitorio femminile gli avrebbero impedito di vederla durante la notte.</p>
<p>Ginny conosceva abbastanza bene Stella da poterla scovare ovunque. Dopo una breve ricerca la trovò accoccolata sul prato intenta a fissare il vuoto.</p>
<p>«Vuoi fare due passi?» chiese l’amica sdraiandosi accanto a lei e abbracciandola forte.<br />
«No…» sussurrò la ragazza «Voglio soltanto fuggire il più lontano possibile…»<br />
«Devi affrontare la cosa, domani tutto si sistemerà» così dicendo Ginny aiutò la compagna ad alzarsi e insieme si incamminarono verso il castello.</p>
<p>Quando quella strana giornata giunse al termine Stella era distrutta, il senso di colpa la stava divorando, la paura di quello che avrebbe potuto pensare di lei Mylord l’indomani fu l’ultimo suo pensiero prima di cadere dolcemente tra le braccia di Morfeo.</p>
<p>La mattina seguente la ragazza si sveglio tardi come al solito, la stanza era avvolta da uno strano silenzio. I letti accanto al suo erano vuoti, nemmeno Diana c’era. Fuori splendeva il sole, era probabile che i suoi compagni fossero usciti. Stella, convinta di essere completamente sola e ancora in pigiama, scese lentamente le scale a chiocciola, l’unico rumore in tutta la torre era lo scricchiolio dei suoi passi sugli scalini di legno. Quando giunse nella Sala Comune trovò qualcuno ad aspettarla…</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Epilogo</strong></p>
<p>Mylord era seduto sulla morbida poltrona verde-acqua di Vanily, la sua espressione seria fece preoccupare Stella, ricordava qualcosa? Perché erano soli? Dove erano finite le sue compagne? Questa volta la giovane non esitò neppure un istante e, nonostante fosse in pigiama e avesse i capelli raccolti in una coda di cavallo sbilenca, si andò a sedere sul divano scarlatto in attesa. Era tesa, non sapeva come avrebbe potuto giustificare il suo comportamento.</p>
<p>«Ti stavo aspettando…» disse il ragazzo guardandola negli occhi.<br />
La ragazza sostenne il suo sguardo senza rispondere, non aveva più nulla da perdere.<br />
«Se ti preoccupa il fatto che io possa ricordare cosa è successo ieri, direi che sì, me ne ricordo perfettamente…»<br />
Stella rimase esternamente impassibile, ma dentro di sé il cuore le balzò in gola.<br />
«Ti capisco sai?» confesso Mylord, dopo qualche istante si alzò dalla poltrona per andare a sedersi accanto a lei.<br />
«E’ inutile perdersi in giri di parole… Ho fatto andare via tutti dalla Sala Comune perché volevo che tu sapessi una cosa…» continuò il ragazzo avvicinandosi a Stella.<br />
«Non ti sei domandata come mai, nonostante conoscessi il tuo nome, non ti avessi mai rivolto la parola prima?» Stella ascoltava in silenzio aspettando di capire dove volesse arrivare.<br />
«Stella, come potevo non notarti? Sei la ragazza più in gamba che abbia mai conosciuto, sei bella, simpatica, forse un po’ matta e hai carattere… Non avevi bisogno di pozioni e incantesimi per avere la mia attenzione, era tua già da tempo.» Dopo quelle parole qualcosa di impercettibile si mosse dentro la ragazza, cominciava a mancarle il respiro.<br />
«Tu mi piaci, mi piaci dalla prima volta che ti ho vista, ma ogni volta che ti incontravo avevi sempre qualcuno che ti ronzava attorno… Prima quel Serpeverde, poi quel ragazzino, pensavo di non interessarti affatto…»</p>
<p>Finalmente Stella lo guardò. Non certa che le sue parole fossero sincere, erano già passate ventiquattro ore? Le girava la testa, era piacevolmente confusa.</p>
<p>«Erano sotto l’effetto di incantesimi indirizzati a te, ma ogni volta che mi avvicinavo un po’ troppo qualcosa mi spingeva a tirarmi indietro… Non so di cosa avessi paura…» Stella abbassò lo sguardo sulle sue pantofole rosa.<br />
«Lo so, Vanily mi ha raccontato ogni cosa… Credo che a questo punto tu abbia capito che non avevi bisogno di nulla per conquistare il mio cuore…» Mylord posò le mani sulle guance di Stella stringendole delicatamente il viso, poi la guardò intensamente, si persero l’uno nello sguardo dell’altra «…è già tuo…».</p>
<p>Stella si sentì morire. Le sue mani sul suo viso, così calde e morbide. Erano così vicini che la ragazza poté ammirare la sua immagine riflessa negli occhi del Caposcuola. Il suo cuore batteva all’impazzata, sempre più veloce, come un cavallo imbizzarrito. Le sue guance avvamparono colorandosi di rosso, un piacevole calore la avvolse dolcemente in un turbinio di emozioni fin ora mai provate. Entrambi aspettavano quel giorno da tempo, ma vollero prolungare quell’attimo meraviglioso con l’intenzione di renderlo indimenticabile. Ancora una volta il mondo si offuscò lasciando spazio all’unica cosa veramente importante, il suo sorriso. Mylord attirò la giovane strega stringendola a se. Si sentiva al sicuro tra le sue braccia, non avrebbe voluto essere in nessun altro luogo, lì con lui era tutto perfetto. Quando finalmente le loro labbra si incontrarono, la ragazza chiuse gli occhi lasciandosi trascinare in un mondo parallelo dove non esisteva nessun altro, soltanto Stella e Mylord, un luogo in cui forme e colori, luce e ombra si confondevano tra loro lasciando spazio a quell’intenso e lungo bacio.</p>
<p>Stella non voleva aprire gli occhi, il pensiero che fosse tutto soltanto un sogno la terrorizzava, ma quelle mani tra i capelli, il suo profumo e quelle labbra… Era tutto vero!</p>
<p>«Mi dispiace… Non potevo sapere…» sussurrò la ragazza non appena si allontanarono l’uno dall’altra.<br />
«Shhh, non hai bisogno di scuse, ora siamo solo io e te…»</p>
<p>Fu il momento più bello della sua vita, un momento che sarebbe rimasto indelebile dei ricordi. Si lasciò cullare ancora per un po’, tutto ciò di cui aveva bisogno era lì, accanto a lei.</p>
<p>Finalmente Mylord era suo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fanfictions.lumos.it/?feed=rss2&#038;p=3403</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

